Intervista zinefila a Lucia Patrizi

giornodeglizombiDopo aver letto questa intervista di Alessandro Girola a Lucia Patrizi, mi sono chiesto: perché non proporne una anch’io alla grande divoratrice di film del ghiotto blog ilgiornodeglizombi?
Lucia ha accettato con grande disponibilità ed è con gioia che presento questa intervista Zinefila.

Domanda per rompere il ghiaccio: quanto è importante il cinema nella tua vita di tutti i giorni? Sapresti dirmi quanti film vedi in media?
Più che importante, è fondamentale. Mi dà da mangiare e mi paga l’affitto! Ma non solo per questo. Anche come semplice spettatrice, i film rivestono un ruolo determinante nella mia vita. Se sono a casa, ne guardo anche tre o quattro al giorno. Se lavoro, almeno uno ogni sera, altrimenti non vivo bene.

Domanda nostalgica. Nel recente “Tutto quel blu” (Giallo Mondadori di dicembre), Cristiana Astori ricorda che nel mondo delle videoteche anni Ottanta le locandine multicolori promettevano emozioni sempre negate, perché chi le ammirava sapeva che non avrebbe potuto vedere tutti quei film. Quale è stato il tuo rapporto con le videoteche di quel periodo?
CarrieQuando ero piccola, c’era una videoteca sotto casa mia dove andavo tutti i giorni e ci passavo le ore. I poveri commessi non mi sopportavano più e, per cacciarmi, mi minacciavano con la custodia del VHS di Carrie, di De Palma. Mi terrorizzava e io fuggivo in preda al panico dal negozio. Per tornarci dieci minuti dopo e riprendere a ciondolare davanti alla parete degli horror.

Domanda tecnologica: per te c’è un formato perfetto per vedere un film (schermo, monitor, smartphone, VHS, DVD e via dicendo) o quello che conta è “cosa” vedi e non “come”?
Il formato perfetto per un film è la sala cinematografica e basta. Su questo sono piuttosto purista, anche se guardo film in ogni possibile circostanza. Mi piace vederli a casa, in DVD o Blu-ray, sul mio monitor attaccato al PC, ma il grande schermo è un’altra cosa. Il cinema nasce per essere proiettato in quel modo e la qualità delle immagini è tutto. Non sopporto, in nessun caso, i film piratati dalla sala, con audio e video allucinanti. Li trovo un insulto vero e proprio al gusto estetico dello spettatore. Nel caso del cinema ha molta importanza il “come” si assiste a un film, che può essere rovinato da una bassa risoluzione, da un sonoro non all’altezza, o da un formato inadatto.

Domanda sleale. So che tu, come me, sei per una distinzione netta dei generi cinematografici: quale genere dunque ti piace di più? È un po’ come chiedere se vuoi più bene a mamma o a papà…
In realtà la distinzione tra generi è più un fatto di comodità che di sostanza. Le classificazioni non mi sono mai piaciute più di tanto, ma è sicuramente utile fare una distinzione, anche sommaria, tra i vari generi, anche se il più delle volte si fondono e si confondono tra loro. Se devo esprimere una preferenza, dico subito horror. Ma che cos’è esattamente l’horror, soprattutto oggi, dove ci capita di trovarlo un po’ ovunque, anche in prodotti insospettabili?

Domanda letteraria. Dico bene se affermo che distinguere i generi rende più divertente fonderli? In fondo nel tuo nuovo romanzo, “Il posto delle onde”, fondi ispirazioni provenienti da varie fonti, tanto cinematografiche quanto letterarie.
Posto_delle_OndeSe hai una conoscenza approfondita di uno o più generi cinematografici o letterari, ci puoi giocare di sicuro meglio rispetto a chi ha visto/letto al massimo due o tre libri/film in vita sua. È così per tutto. E più film vedi, più libri leggi, uscendo anche e soprattutto dai settori che ti sono familiari e che quindi rappresentano una rete di protezione, più la tua consapevolezza nel saperti districare tra i vari generi aumenta. E aumentano le tue fonti di ispirazione, mentre (sembrerà un paradosso, ma non lo è poi tanto), cresce anche la tua voce personale, insieme alla capacità di creare un qualcosa di originale.
Non ho mai nascosto quali sono le mie influenze, letterarie, cinematografiche, musicali, proprio perché mi sono servite a trovare un modo di esprimermi che appartiene solo a me. con tutti i debiti e le derivazioni del caso, ovviamente. Ne Il Posto delle Onde c’è tanta di quella roba che non sono neanche riuscita a inserirla nei tre making of pubblicati sul blog. Meglio così, saranno i lettori, se vorranno, a individuare le varie citazioni presenti nel testo.

Domanda nostalgica 2. Quando da ragazzino ho visto in TV un Visitor togliersi la faccia, sono stato malissimo, distrutto dal terrore… ma non ho voluto perdere una sola puntata della serie. Credi che sia questo il fascino dell’horror? Che ci spaventa, ci fa star male, ma ci ammalia per sempre?
Quelli che ti dicono: «a me gli horror non fanno paura», o mentono o non sono davvero appassionati del genere. È ovvio che, col passare degli anni e con l’accumularsi di visioni, il fattore paura diminuisca rispetto a quando eravamo giovani e spensierati e guardavamo robaccia come Shocker cagandoci sotto. Però, anche a 36 anni suonati, riesco a spaventarmi di fronte a determinati film. Quello è il fascino dell’horror, il fatto che continui a far paura, in un’epoca in cui lo spazio dedicato all’ignoto è sempre più ridotto, usando sempre i soliti trucchi e i soliti temi. È un qualcosa che lo rende parte del mito. E che il cinema e la letteratura horror saranno sempre in grado di fare. Ed è consolante.

Domanda cattiva. Da “zombologa” di lunga data, preferisci più la prima trilogia zombie di Romero o più la seconda? Secondo te ha avuto senso per il celebre autore riprendere l’argomento?
Diary_DeadCi sarebbe da scrivere un papiro su questa domanda, però ti giuro che cercherò di farla molto breve: la seconda trilogia di Romero è, oggettivamente, meno buona della prima, anche perché arrivata fuori tempo massimo. Se mi diverto ancora a vedere Land of the Dead, devo però ammettere che trovo molto più interessante Diary of the Dead, perché usa un linguaggio più moderno e, proprio in virtù di questo, cerca di affrontare tematiche più al passo coi tempi. Land of the Dead è, purtroppo, un film nato vecchio, sebbene abbia delle splendide intuizioni relative alla figura dello zombi, poi copiate da decine di film contemporanei. È superato nel suo voler essere un film “a tesi” e nel non disturbarsi neanche a nasconderlo dietro a una trama. Su Survival of the Dead non mi pronuncio neanche. Visto a non ricordo più quale edizione del Fantafestival di Roma, è ancora vivo in me l’imbarazzo profondo provato davanti allo schermo.

Domanda tecnica. Da vent’anni il telefono cellulare è entrato nelle nostre vite: perché secondo te gli sceneggiatori dei film horror ancora non hanno trovato un sistema per inserirlo nelle trame, invece di limitarsi a non farlo “prendere” quando serve?
Eppure, in un paio di film ci sono riusciti a dare al cellulare un ruolo non così imbecille. Per esempio, c’era quel gioiellino di The Hills Run Red (2009), dove i telefonini avevano una funzione interessante. Con gli smartphone poi, è diventato tutto ancora più difficile. Ma molti registi e sceneggiatori sono riusciti a integrarli nel contesto alla perfezione, senza per forza ricorrere alla scusa del “non c’è campo”. Quella è la scappatoia di chi è pigro o non sa scrivere…

Domanda insidiosa. Nel tuo blog recensisci molti tipi diversi di film, dai cult movie che hanno segnato un’epoca ai B-movie più beceri, magari anche inediti: secondo te sbaglio nel dire che viviamo sempre di più in un’epoca di netto divario qualitativo nel cinema? Ci sono alcuni grandi blockbuster patinati e un’armata delle tenebre di film dozzinali: in mezzo c’è davvero poco…
My_Little_Moray_EelIo credo che, blockbuster a parte, il cinema di genere stia trovando la sua strada nel settore indipendente. Se penso ai migliori horror del 2014, quasi tutti sono film con budget molto ridotti, case di produzione piccole ma attive nel settore da sempre, e registi in gamba e con un ottimo bagaglio culturale. Il divario, è vero, è gigantesco, ma nel senso che ci saranno sempre meno film con grossi investimenti, e sempre più costosi, e saranno circondati da una miriade di piccoli prodotti, molto spesso ottimi, destinati a una fascia di pubblico più esigente e, purtroppo, non pensati per la distribuzione in sala. O magari solo in release limitatissime, in poche città. Sta cambiando completamente la modalità di produzione e ricezione dei film. Forse è anche un bene. Bisogna solo cercare e selezionare con cura.

Chiudo infine con una domanda marzullica: secondo te la vita è un film… o i film aiutano a vivere meglio? 🙂
Dato che il cinema, in teoria, è la vita con le parti inutili tagliate, i film aiutando decisamente a vivere meglio 😀

Ringrazio di cuore Lucia Patrizi per la sua disponibilità e ricordo il suo blog ilgiornodeglizombi, il suo primo romanzo My Little Moray Eel e il suo nuovo secondo romanzo: Il posto delle onde.

L.

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