Shark in Venice (2008)

Shark in Venice (2)Continua la rassegna dedicata al Principe Biondo della Z.

Nato in Israele e quindi forgiato alla sua ottima scuola cinematografica, Danny Lerner ha una lunga carriera da produttore ma saltuariamente si è voluto macchiare del reato di scrivere e dirigere dei film. Dopo aver esordito con l’action Never Say Die (1994) di Yossi Wein qualcuno avrebbe dovuto dirgli che scrivere storie proprio non fa per lui: così non è stato e nel 2008 Lerner scrive e dirige il delirante Shark in Venice, noto anche come Sharks in Venice. (Non essendo chiaro quanti accidenti di squali ci siano nei canali veneziani, è difficile capire se bisogna usare il singolare o il plurale.)
Il film va in onda sulla TV americana il 14 dicembre 2008 ed esce in DVD il successivo 27 gennaio 2009: fortunatamente è ancora inedito da noi.

Uno squalo si aggira a Venezia e nessuno se ne accorge!

Uno squalo si aggira a Venezia e nessuno se ne accorge!

Qual è il nome più comune a Venezia? Ovvio: Don Vito Clemenza. Uno dice Don Vito Clemenza e pensa subito a San Marco e alle vedute del Tintoretto…
Comunque Don Vito – interpretato dal nostrano Giacomo Gonnella – è un boss della famigerata e temutissima mafia veneziana (!!!) che ha speso un bel po’ di soldi per organizzare una ricerca fra i canali seguendo le indicazioni di una mappa segreta di Marco Polo. Ad un certo punto i subbaqui trovano un’iscrizione subbaqua perfettamente conservata, risalente ai Medici: quando uno pensa alla celebre famiglia dei Medici, è proprio a Venezia che pensa…
Gli americani sono celebri per la mole sconfinata e imbarazzante di asfittici luoghi comuni sotto cui seppelliscono i propri neuroni, così vediamo i tecnici italiani che mandano baci agli schermi dei computer: lo testimoniano film, telefilm e anche i cartoni animati, gli italiani mandano baci a tutti!

Giacomo Gonnella nei panni di Don Vito Clemenza, boss della mafia veneziana...

Giacomo Gonnella nei panni di Don Vito Clemenza, boss della mafia veneziana…

Ma torniamo al film. I subbaqui fanno una brutta fine perché vengono aggrediti e mangiucchiati da uno squalo, senza che a nessuno degli uomini di Don Vito paia strano che ci sia uno squalo a Venezia. In fondo questo è un film surrealista, e infatti la posticcità di ogni singola ripresa esterna – rifatta al PC con software davvero scadenti – fa a gara con l’espressione vacua, se non addirittura subbaqua di Stephen Baldwin, il Re del Cinema di serie Z.
Questi interpreta il figlio di uno dei subbaqui scomparsi a Venezia che molla la cattedra di Oceanografia a San Francisco per partire con la fidanzata alla volta della città lagunare.
Appena giunto nella città si sentono le campane (ma non è che si sono confusi con San Pietro?) e soprattutto si sente opera lirica nell’aria, perché gli americani dopo quel maledetto film Gli intoccabili sono convinti che tutti gli italiani ascoltino la musica lirica: quando un americano viene in vacanza in Italia e sente SOLO musica pop del momento e MAI neanche una nota di musica lirica, non gli viene in mente che forse tutto ciò che sa del nostro Paese è un’immane e ridicola boiata?

Lo sguardo subbaquo di Stephen Baldwin

Lo sguardo subbaquo di Stephen Baldwin

Torniamo al film. Il dottor Franks (il nostro Baldwin) conosce un’ispettrice veneziana che ha il cognome più tipico di Venezia… Totti! Ma anche il suo superiore: il capitano Bonasera. (Ma chi cacchio li ha scelti i nomi?)
Organizza una nuova spedizione che si svolge esattamente come la prima, ma stavolta mentre lo squalo banchetta coi subbaqui – nella distrazione dell’intero quartiere, che non nota i litri di sangue che fuoriescono dall’acqua – il Baldwin subbaquo è più bravo del papà e trova il tesoro dei Templari, messo lì mentre questi tornavano dalla Crociata dando un passaggio a Marco Polo. (Stendiamo un velo pietoso su questo spunto…)

Aaaaaaah... dov'è che sono gli squali?

Aaaaaaah… dov’è che sono gli squali?

La congerie di asinini luoghi comuni (cit.) e il montarozzo maleodorante di sfondoni sul set – dallo squalo che aggredisce quattro volte di seguito la stessa vittima, sfondando anche una barca che non c’era nella sceneggiatura, alla scritta “Fate silenzio” sulle pareti dell’ospedale, maccheronica resa del “Keep Silence” americano, alle ridicole finestre all’americana in un albergo veneziano – rendono Shark in Venice ridicolo oltre ogni immaginazione, indegno delle onorevoli buffonate di cui il sempre pessimo Baldwin è stato valente protagonista.

L.

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– Ultimi film con Stephen Baldwin:

– Ultimi film con gli squali:

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26 risposte a Shark in Venice (2008)

  1. Cassidy ha detto:

    Complimenti a chi ha scelto i nomi, o tradotto “Fate Silenzio” con google tanslator, mi inchino davanti a tanto genio 😉 Hai ragione gli Intoccabili ci ha segnati a vita, per il resto, un giorno farò l’albero genealogico dei Baldwin, sono circa un milione, ormai ho perso il conto… Un pò mi consola che non sono l’unico pirla, che tra i canali di Venezia sognava di vedere una pinna, mi sa che mi devo far vedere da uno bravo 😉 Cheers!

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  2. Michele Borgogni ha detto:

    Sembra una meraviglia! PERCHE’ NON LO CONOSCEVO??? (disperazione)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ahahah ti assicuro che con questo film ti farai ghiotte risate, tra veneziani di nome Totti e mafiosi che lanciano baci agli schermi. Ah, e subbaqui templari sulla via di Marco Pol 😀
      Se segui il Zinefilo, sarai informato sulle migliori porcate in circolazione 😛

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  3. Alessandro Madeddu ha detto:

    Ma questa è una boiata imperdibile! 😀 Grazie, Etrusco!

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  4. Giuseppe ha detto:

    Che incredibile minchiata, con la ciliegina sulla torta (di merda) della mafia veneziana 😀 … Non è che gli yankee si son confusi col Trentino-Alto Adige e la sua ex mafia del Brenta, magari? 😉
    Quanto a Stephen Baldwin, oramai è al di là del bene e del male, non lo si recupera più…

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  5. loscalzo1979 ha detto:

    Al confronto fa sembrare Aliens 2 sulla terra (girato nelle grotte abruzzesi) un CAPOLAVORO

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  6. Atroxsaurus ha detto:

    Un film veramente deludente? Perché? Perché, secondo me, un film su squali a Venezia sarebbe stato una FIGATA PAZZESCA, se fatto bene.
    Insomma posso capire che fare film sugli animali sia difficile e si deve essere più morbidi nella valutazione di questi film, ma questo è di Serie Z, non un bel film di serie B (Come il primo Anaconda e il primo Lake Placid). Ma poi come fa uno Squalo Bianco a sopravvivere in acque dolci? Esistono squali d’acqua dolce, come il più aggressivo Squalo Leuca, ma è impossibile per lo squalo bianco.
    Cosa rende un film sugli animali di serie Z?
    1 CGI pessima
    2 Motivazioni poco fantasiose per la particolarità dell’animale, insomma animali geneticamente modificati.
    3 Roba varia

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  10. Pingback: Hidden Agenda (2001) Dolph spia duro! | Il Zinefilo

  11. Celia ha detto:

    Adorabile.
    Un sogno proibito.

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  12. Pingback: Shadowchaser 4 (1996) Assedio alieno | Il Zinefilo

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