Battle Royale e i suoi fratelli

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Mentre in Occidente romanzieri più che adulti scrivono storie pensate per adolescenti, nel 1999 il trentenne Koushun Takami sconvolge il Giappone con un romanzo che anche i più adulti faticano a digerire: Battle Royale (Batoru rowaiaru), che solo nel 2009 la Mondadori si azzarderà a portare in italiano (con la traduzione di Tito Faraci), mentre in contemporanea la Planet Manga inizia a distribuire la corposa serie di manga ispirata al romanzo e firmata da Masayuki Taguchi. Tutto su carta… perché in video non si può!

Battle_LibroNel futuribile 1997 – Takami scrive nel ’96 – il Giappone appartiene ad una Repubblica della Grande Asia dell’Est ed è dominato da una rigida dittatura laica. In questo mondo, quarantadue studenti quindicenni della scuola di Shiroiwa passano misteriosamente da una gita scolastica a un gioco al massacro: sono stati scelti per partecipare all’edizione annuale del Programma n. 68, meglio noto con un’espressione rubata al wrestling: Battle Royale.
«La ragione per cui voi tutti oggi siete qui – spiega l’organizzatore Kinpatsu Sakamochi, – è… per ammazzarvi a vicenda». Questo programma governativo si svolge in modo rigorosamente segreto sin dal 1947: solo il Governo conosce le statistiche dei risultati, e le famiglie dei partecipanti uccisi ricevono regolarmente una pensione a vita «e un foglio autografato dal Grande Dittatore».
Scandalizzati dal ritrovarsi incastrati in un gioco mortale, ci vuole poco perché i giovani reagiscono alla situazione in modi molto diversi, ma tutti violenti. Ognuno di loro ha dolori segreti e storie traumatiche da esorcizzare nell’uccisione dell’avversario, e l’utopica “collaborazione” fra le vittime non sembra durare molto: gelosie ed antipatie prendono ben presto il sopravvento trasformando tutto in un massacro sanguinoso.
Solo due giovani innamorati sembrano tenere alta la bandiera dell’amore a dispetto di un mondo violento. Il problema è che però… solo uno può uscire vivo dal Battle Royale!

Una delle vincitrici del Battle Royale

Una delle vincitrici del Battle Royale

Il futuro sembra sempre indissolubilmente legato a giochi fenomenali, e dalle semplici lotterie di metà Novecento – tanto nel 1984 (1948) di George Orwell che ne Il disco di fiamma (Solar Lottery, 1955) di Philip K. Dick – si arriva inevitabilmente ai giochi violenti di pellicole come Anno 2000. La corsa della morte (Death Race) e Rollerball (entrambi del 1975) o al romanzo L’uomo in fuga (The Running Man, 1982) di Stephen King fino al film Giochi di morte (The Blood of Heroes, 1989) di David Peoples: tutti casi dove lo scontro violento determina l’esito finale.
Partendo da qui, però, Takami aggiunge una forte dose di rabbia giovanile. «Per ora non possiamo far altro che fuggire – dice il protagonista, – ma voglio distruggere questo paese, un giorno».

Ragazzi, questa è la peggiore gita scolastica della storia!

Ragazzi, questa è la peggiore gita scolastica della storia!

La storia di un Governo oppressivo che cerca di arginare una generazione che non crede in lui e anzi vuole distruggerlo colpisce fortemente il settantenne Kinji Fukasaku, regista illustre e pluripremiato che durante la Seconda guerra mondiale è stato prelevato, insieme alla propria classe scolastica, e costretto a lavorare in una fabbrica di munizioni. Attaccata dai bombardamenti americani, la fabbrica si è ben presto trasformata in uno scenario simile al romanzo di Takami, quindi il regista non può far altro che portare al cinema nel dicembre del 2000 Battle Royale, la cui sceneggiatura è affidata al figlio esordiente Kenta Fukasaku.

Il più infame e bastardo Takeshi Kitano di sempre!

Il più infame e bastardo Takeshi Kitano di sempre!

Nel poco tempo che separa il romanzo dal film c’è qualcosa che ha cambiato il mondo in modo irreversibile. Malgrado non siano mancati “profeti in patria” come l’eccellente Truman Show (1998) di Peter Weir e il suo clone giovanilistico, il comunque ottimo EDtv (1999) di Ron Howard, il messaggio di Orwell del ’48 non è mai stato più frainteso come alla fine degli anni Novanta, quando la fine della realtàMatrix docetha dato vita alla realtà finta chiamata reality: il 16 settembre 1999 va in onda il Grande Fratello.

L'immancabile video illustrativo

L’immancabile video illustrativo

Non è certo al fenomeno televisivo che pensa Takami quando finisce di scrivere il romanzo nel 1996, ma l’anziano regista Fukasaku vede l’esplosione della finta realtà televisiva e non può che scagliarvisi dando al proprio film un taglio diverso. Indicativa una delle aggiunte della pellicola: quando all’inizio agli studenti vengono spiegate le regole del gioco, non è il professor Sakamochi a farlo (come nel romanzo) bensì un video in TV in cui una giovane presentatrice, vestita come un videogioco, spiega le regole delle uccisioni ridendo e ammiccando. È la trasfigurazione della morte proprio come in un videogioco, dove appunto tutto è finto e quindi non mette paura: anche della morte vera non bisogna aver paura, perché la realtà è solo un grande reality.

Classica giornata scolastica giapponese!

Classica giornata scolastica giapponese!

I toni forti della pellicola e l’uccisione di adolescenti, mostrata senza veli, le valgono l’ostracismo della distribuzione italiana (al massimo è nota un’edizione uscita in Italia in lingua originale con sottotitoli, e ogni anno si alza qualcuno a dire che il film è uscito doppiato, ma finché non vedo le prove non ci credo).
Malgrado venga distribuito in ogni parte del mondo (tranne in Italia), il film di Fukasaku ha bisogno di tempo per sedimentarsi nell’immaginario collettivo statunitense, ma una volta entrato non uscirà più. L’epoca dei reality raggiunge il punto di non ritorno, quando cioè non ci si può fermare ma non si ha davvero più niente da dire: non potendo (per ora) mettere davvero in scena il Battle Royale, scatta automatico il remake cinematografico. Non dichiarato, ovviamente.

Battle_CondemnedNel 2007 il film The Condemned. L’isola della morte di Scott Wiper (DVD Sony Pictures dal 7 maggio 2008) vede un gruppo di feroci criminali costretti in un’isola ad ammazzarsi a vicenda sotto l’occhio attento delle telecamere: se ne rimarrà uno solo in vita, questi sarà libero, altrimenti moriranno tutti, per divertire il pubblico di spettatori amanti delle emozioni forti.
Cala il numero dei partecipanti (da 42 a 10) ma le regole sono identiche. Con un piccolissimo dettaglio: gli USA non sono il Giappone, e quindi non possono mostrare la violenza dell’originale. Malgrado nel cast ci siano divi dell’action come Steve Austin e Vinnie Jones, in realtà assistiamo ad un imbarazzante spettacolo di super-criminali che fanno le donnicciole qua e là, che muoiono per sbaglio e Austin che grida a tutti «Rimaniamo uniti e diamoci tanti bacetti». Ma non erano i dieci peggiori criminali disumani al mondo?

Battle_HungerLibroSe ancora in questo periodo la censura preferisce dei nerboruti omaccioni agli efebici studenti dell’originale giapponese, è solo questione di tempo perché l’età cali: quando nel 2008 Suzanne Collins ricalca ampiamente… ripeto, ricalca ampiamente il film di Fukasaku per il romanzo Hunger Games fa i salti mortali per rendere comunque accettabile per la censura l’eccidio di giovani protagonisti.
Quando la Collins scrive, il reality è la moda dominante: l’autrice statunitense prova ancora a descrivere il grande gioco protagonista della vicenda come un’imposizione dall’alto, ma non ha più lo smalto dei suoi predecessori. Oggi sappiamo tutti che è il pubblico a voler vedere gente che si massacra in diretta, non è un “vizio” di quelli che controllano l’opinione.
Così abbiamo la giovane Katniss Everdeen che, per salvare la sorellina, si offre volontaria al suo posto per partecipare all’edizione annuale degli Hunger Games, violento gioco del futuro che da decenni vede scontrarsi teenagers provenienti da vari distretti di Capitol City. Ventiquattro giovani (una media fra i 42 di Batte Royale e i 10 di The Condemned) vengono rinchiusi in un grande recinto con a disposizione alcune armi: solamente uno di questi ragazzi potrà uscire vivo dal gioco, alla fine, portando prosperità al proprio distretto. E se Katniss fosse innamorata di un concorrente? Chi dei due alla fine si sacrificherà per l’altro?
Insomma, tutto un abile “copia-e-incolla” da Battle Royale.

E tirala 'na freccia, Jennifer Lawrence: facce 'sto favore!

E tirala ‘na freccia, Jennifer Lawrence: facce ‘sto favore!

Stiamo parlando di un prodotto destinato a quel pubblico noto come young adults, quindi si tratta di storie molto semplicistiche (se non proprio pesantemente superficiali) trattate in modo lineare: è come se la Collins – che aveva 44 anni all’epoca del primo libro – temesse che i giovani a cui si rivolgesse non avessero la concentrazione adatta per seguire un discorso più lungo di una sola riga. A vedere certe facce di young adults, temo che non avesse tutti i torti…
Battle_HungerFilmIl film del 2012 di Gary Ross (DVD Warner Home Video dal 18 settembre 2012) segue supinamente il romanzo della Collins e cerca di aggiungere grandi orpelli visivi – del tutto inutili ai fini della storia – per distrarre l’attenzione dello spettatore da una verità abbastanza ovvia: è ridicolo fare un film che promette di mostrare giovani che si uccidono a vicenda quando le regole censorie vietano di mostrare giovani che si uccidono a vicenda. Lo possono fare i giapponesi, e lo fanno senza problemi, non gli americani, e infatti non lo fanno.

Hunger Games è una storiella d’amore adolescenziale estesa e tirata per i capelli, una classica vicenda scolastica dove invece dei soliti bulletti ci sono ragazzi armati. I personaggi che muoiono – il motivo cioè della parola adults che segue young – lo fanno sempre altrove, e la stessa protagonista, che si mette in posa con l’arco in tutto il materiale pubblicitario della pellicola, nel primo film tira giusto un paio di frecce e sbaglia pure mira. Ricordo poi che l’arco è socialmente accettato perché non è un’arma violenta: infatti in Battle Royale non ci sono archi, ma solo armi violentemente violente!
Insomma, un prodotto violento che non è violento, una storia di sangue senza sangue, per giovani ma scritta da adulti: come ogni prodotto medio young adults, davvero un grande nulla mascherato da mille lustrini.

Questo sì che è un Battle Royale!

Questo sì che è un Battle Royale!

Indicativo è il fatto che negli USA è nato un acceso dibattito sulla questione del plagio, perché i fan della Collins rifiutano l’evidenza e non vogliono sentir parlare di copie da Battle Royale. Visto che è evidente che ci siano elementi identici, alla fine i fan hanno trovato un accordo comune: tanto Battle Royale che Hunger Games sono in realtà rimaneggiamenti del romanzo L’uomo in fuga di Stephen King. Due plagi fanno un originale! Tutti contenti, ora? Avete finito di litigare? Allora il Zinefilo sottolinea che stanno sbagliando mira, che cioè gli evidenti punti in comune non sono con il romanzo kinghiano bensì con il film L’implacabile (The Running Man, 1987, DVD Quadrifoglio dall’8 novembre 2011) scritto da Steven E. de Souza, che con il romanzo c’entra davvero poco. La sceneggiatura di quel film sì che anticipa i media sciacalli e gli spettatori assetati di sangue, e soprattutto anticipa il collare elettronico che verrà subito rubato dal film Sotto massima sorveglianza (Wedlock, 1991, DVD Passworld) con Rutger Hauer.

Battle_AvengersIl successo di Hunger Games subito scatena gli autori della Marvel che, avendo bisogno di una sceneggiatura per eliminare alcuni personaggi dal proprio affollato universo, si rifà palesemente a Battle Royale per la saga Avengers Arena (2013): addirittura la locandina del primo numero è ripresa di netto dalla cover del film di Fukasaku.
Dennis Hopeless ai testi e Kev Walker ai disegni ci raccontano di sedici giovani supereroi che si ritrovano intrappolati in un’isola deserta e costretti a combattersi l’un l’altro: solo uno potrà uscirne vivo. «Benvenuti a Murder World — recita il lancio pubblicitario, — dove i segreti sono tanti, le alleanze deboli e la chiave per vincere può passare attraverso la riscrittura delle regole del gioco. Chi sopravviverà?»

Diagnosticatogli un cancro che non gli lascia che pochi mesi di vita, ignorando i consigli dei medici Kinji Fukasaku nel 2003 inizia le riprese di Battle Royale II, completato dopo la sua morte dal figlio Kenta.
Malgrado questo risvolto “emotivo”, il sequel apocrifo è un deludente stravolgimento di tutti gli elementi di interesse del primo film, rimanendo un indigesto guazzabuglio di tematiche assemblate alla bell’e meglio. In parole povere, un film orripilante e insopportabile.
Ah, e non credete a chi dice che Takeshi Kitano c’è anche nel secondo film: semplicemente appare in flashback per tipo 5 secondi!

Battle_UnderIn chiusura cito Under, serie nata per il web e poi distribuita anche in DVD Koch Media dal 26 febbraio 2015 con il titolo Under the Movie.
Ivan Silvestrini scrive e dirige un qualcosa di simile a quanto detto finora. Nell’Italia del 2025 la crisi ha distrutto tutto e praticamente abbiamo il solito regime totalitario. Il resto lo cito dal sito ufficiale: «L’Autorità Provvisoria sta mettendo a punto un reality show, Under, per spettacolarizzare l’esecuzione di soggetti antisociali e rivoluzionari di ogni sorta. 13 ragazzi sono rinchiusi in un bunker tra le Alpi e costretti a una convivenza forzata in cui alla fine solo uno di loro si salverà. L’unica legge, lì dentro, è quella della violenza: solo il più forte sopravvivrà».

Esiste una variante, con assassini di professione al posto di giovani innocenti, ma questa… è un’altra storia! (cit.)

L.

Informazioni su Lucius Etruscus

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30 risposte a Battle Royale e i suoi fratelli

  1. marcellino248 ha detto:

    Ci sarebbe anche “live! – Ascolti record al primo colpo”, che mi era pure piaciuto.
    Il Moro

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, sono un fan di LIVE, soprattutto per la scelta dell’attore Jeffrey Dean Morgan, che notoriamente non fa che interpretare personaggi che muoiono 😀
      Però in quel caso i concorrenti sono volontari e soprattutto ne muore solo uno, invece nello schema battle royale i concorrenti non sono volontari e devono ammazzarsi finché non ne rimane solo uno.

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  2. Cassidy ha detto:

    Ti dico solo che ad ogni film che hai citato (Rollerball, L’implacabile, Anno 2000 la Corsa della morte etc) Mi sono alzato in piedi ad esultare, complimenti per esserti ricordato di “Sotto massima sorveglianza” invece faccio ammenda e corro a recuperare “Giochi di morte” quello mi manca… Gracias! 😉

    Detto questo, finalmente, e dico finalmente, qualcuno che dice che Hunger Games è un plagio brutto di BR + The Running Man di Zio Stephen King (a mio avviso il suo libro più Carpenteriano), era ora! diglielo Lucius! 😉

    Il film, visto ovviamente in lingua originale (e come se no?) a me è piaciuto molto, ma non ho mai letto il libro, anche se mi hanno detto che è molto migliore (e cattivo) rimedierò, ma il professor Beat Takeshi è memorabile, ho un adorazione per quell’uomo, vorrei essere ucciso da lui in uno dei suoi film, lo so sono strano 😉 Altri complimenti per esserti ricordato della pessima mini “Avengers Arena” una porcata fatta dalla Marvel che prima ha introdotto un serie di personaggi nuovi (giovani versioni dei vendicatori) per poi ammazzarli, visto che non piacevano ai lettori, è bastato rubacchiare da BR, tanto in america non lo conosce nessuno…. Grandissimo post, come al solito 😉 Cheers!

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  3. Denis ha detto:

    Complimenti ottimo post ma il pg 13 castra gia in partenza il genere ti consiglio due ottimi giochi Manhunter(gioco ambientanto negli snuff e uno dei giochi più violenti di sempre della Rockstar),Madworld (stile grafico in bianco e nero che si rifà a Sin City)
    A il film 1984 l’ho visto!!
    I collari esplosivi c’è l’ho nell’ ottimo film anime che ti consiglio Cibercity oedo,mentre l’altro film animato che ti consiglio e Skycrawler ,i giapponesi non si fanno probemi a far morire ragazzini.
    Buon Ferragosto

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti i prodotti giapponesi colpiscono sempre per la differenza che corre tra ciò che si può mostrare da noi e ciò che si può mostrare da loro. In Occidente fare un film con ragazzi ma per adulti è una bestemmia: i film sono solo per i ragazzini e quindi ci sono mille divieti. Possibile che in tuttii continenti occidentali non c’è un solo adulto che vada al cinema????

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie comunque per le dritte sui giochi 😉

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      • Denis ha detto:

        Stallone in Demolition Man aveva previsto il buonismo e il rincoglinamento, ma insomma fanno troieggiare(grazie Miley) le cantanti nei video le starlette fanno sex tape e poi rompono,comunque anche Hulk Hogan e stato cacciato dal wrestling perchè inveiva per rabbia con la figlia (2 headed shark dell’Asylum)contro i neri mentre si trombava la moglie dell’amico(e gia qui) in pratica stigmatizzato per aver detto negro

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  4. loscalzo1979 ha detto:

    Editoriale straordinario, complimenti davvero, anche da fan di Battle Royale, concordo su tutto quanto.
    Anche sul II di BR concordo, peccato perché l’idea di base era buona, il manga poi che hanno tirato fuori dopo il film è una ciofeca immensa.

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  5. Giuseppe ha detto:

    Minuzioso post che mostra quanto Battle Royale abbia fatto scuola… solo che non tutti hanno potuto o voluto capire la lezione (di certo, né The Condemned né Hunger Games).
    P.S. Sono decisamente tipo più da anime selezionati che da Manga… e, nella mia selezione, assieme ad Akira, Appleseed e Ghost in the Shell, ovviamente c’è pure Alita 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Alita m’ha fatto innamorare perdutamente, ma solo il manga: l’anime ho provato a vederlo ma non mi ha convinto.

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      • Giuseppe ha detto:

        Il manga è sicuramente ben più complesso e sviluppato. Credo però che anche l’anime avrebbe potuto raggiungere quel livello, se non si fossero limitati a produrre un solo OAV in due episodi (da me visto come l’ideale pilot di una serie che però non arrivò mai 😦 )…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Leggevo che Cameron da tempo sta accarezzando l’idea di fare un film alla Avatar con Alita di cui, a quanto pare, ha comprato i diritti americani: chissà cosa uscirà mai fuori 😉
        Pensa che proprio in questo momento sto limando un pezzo per lunedì sul blog NonQuelMarlowe che contiene anche riferimenti ad Alita ^_^

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  6. Giuseppe ha detto:

    Per Cameron mi sa che, avendo i sequel di Avatar la precedenza, dovremo aspettarla un bel po’ la sua Alita… Il tuo pezzo su NonQuelMarlowe arriverà di sicuro prima 😉

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