Dodici russi arrabbiati

12Il 27 giugno 2008 arrivava nelle sale italiane un piccolo capolavoro russo che è stato bellamente ignorato, eppure è uno di quei film che lascia un segno profondo: è la reinterpretazione in chiave russa moderna di un classico dei classici di metà Novecento.
Credo meritino entrambi di essere ricordati.

Nikita Mikhalkov colpisce ancora, dritto al cuore del proprio Paese con il coraggio che ha sempre contraddistinto la sua visione registica: niente maschere, niente trucchi, tutto a volto scoperto. Sto parlando di 12 (2007), scritto, diretto e interpretato dal celebre autore di film come Il sole ingannatore, giusto per citare alcune tra le sue pellicole più premiate.
Il film — candidato al Premio Oscar come miglior film in lingua straniera nel 2008 — si rifà ad un testo che ha fatto la storia  del cinema americano.
12_StudioEra il 1954 quando Reginald Rose scriveva per la trasmissione televisiva “Studio One”, tirando fuori sceneggiature che negli anni sarebbero state riprese ed ampliate: poche però ebbero la fama internazionale di quella che scrisse per l’episodio 7×01 (20 settembre 1954):  Twelve Angry Men.

Dodici uomini arrabbiati, dodici americani comuni, dodici giurati che si ritrovano costretti nella loro camera a dover decidere il destino di un ragazzo accusato d’omicidio: dodici uomini che non hanno alcun dubbio sul verdetto di colpevolezza. O no?
Tra di loro c’è un uomo che ha dei dubbi; c’è un uomo che non ha motivi nascosti per odiare l’imputato; un uomo che ha il coraggio di affrontare gli altri undici con una sola arma in mano: l’arma del sospetto. Il sospetto che le indagini siano state superficiali, che il movente labile e il processo troppo superficiale. Li prenderà tutti per stanchezza, ma quei dodici uomini arrabbiati usciranno dalla loro camera con un verdetto: innocente.

12_posterLa sceneggiatura corre di bocca in bocca – arriverà anche in Italia nell’antologia Teatro televisivo americano (Einaudi 1966) – e il cinema non può ignorarla: il 10 aprile del 1957, neanche tre anni dopo l’episodio televisivo, esce nei cinema americani 12 Angry Men, film diretto da un giovane Sidney Lumet, futuro re del legal thriller. Il film arriva in Italia il 28 settembre dello stesso anno con il titolo La parola ai giurati. (In DVD MGM dal 17 dicembre 2002.)

Dodici grandi attori capitanati da Henry Fonda

Dodici grandi attori capitanati da Henry Fonda

Dodici grandi attori hollywoodiani – più o meno già noti al pubblico – sono capeggiati dal maestro Henry Fonda: l’unico a lottare per l’innocenza del ragazzo accusato d’omicidio.
Dodici grandi interpretazioni per dodici personaggi che mettono a nudo davanti alla telecamera la propria mediocrità: è facile accusare, molto più difficile dubitare delle proprie certezze.

Il nostro Gassman nel ruolo che fu di Henry Fonda

Il nostro Gassman nel ruolo che fu di Henry Fonda

Il film di Lumet amplifica la sceneggiatura di Rose che vede anche remake in cinematografie straniere: dal tedesco Die zwölf Geschworenen (1963) al finlandese Kaksitoista valamiestä (1963) fino al recente francese Douze hommes en colère (2010) senza dimenticare lo statunitense La parola ai giurati del 1997 con uno straordinario Jack Lemmon nel ruolo di Fonda.
Questi però sono tutti remake fedeli al testo originale: Nikita Mikhalkov va oltre. Molto oltre. E infatti non c’è alcun credit alla sceneggiatura di Rose, sebbene sia palese il legame.

Non più un'angusta stanza di tribunale bensì una palestra scolastica...

Non più un’angusta stanza di tribunale bensì una palestra scolastica…

Alla fine di un processo scottante, i dodici giurati vengono chiusi in una stanza – che, per lavori in corso, viene spostata in una palestra scolastica – per emettere un verdetto che pare scontato. Un ufficiale dell’Armata Rossa è stato rapinato ed ucciso dal proprio figlio adottivo… un giovane ceceno: visto l’odio profondo che i russi nutrono nei confronti di questa etnia, il giudizio dei giurati pare scritto ben prima dell’inizio della seduta.
Uno di loro, però — un ex alcolizzato ora redento, interpretato da Sergej Makovetskij — è meno superficiale degli altri e comincia a far sorgere dei dubbi negli altri giurati: dapprima refrattari, gli altri uomini col passare delle ore si convincono sempre di più che il processo non è stato affatto convincente.

Sergej Makovetskij nel ruolo di Henry Fonda

Sergej Makovetskij nel ruolo di Henry Fonda

Fra le maglie della trama originale di Rose il regista e sceneggiatore russo (aiutato dagli sceneggiatori Aleksandr Novototsky e Vladimir Moiseyenko) immette elementi propri nella trama, come le storie personali dei singoli giurati che si discostano dall’originale statunitense.
La varia umanità dei giurati presenta un autista di taxi intollerante e razzista (Sergej Garmash) che chiama “selvaggi” tanto i ceceni quanto gli ebrei; un ebreo intellettuale (Valentin Gaft) che certo non è felice di certi epiteti, così come non lo è il chirurgo ceceno (Sergej Gazarov) che si considera russo a tutti gli effetti senza però per questo rinnegare il suo retaggio caucasico. Un rampollo di Harvard (Yuri Stoyanov) la cui famiglia possiede un canale televisivo modaiolo; un uomo di spettacolo con il cruccio di non esser mai preso sul serio, e via dicendo.
Si arriva al silenzioso osservatore, il presidente della giuria interpretato da Mikhalkov stesso che prima ascolta ed osserva tutti gli altri, e poi interviene solo alla fine inserendo un elemento tanto nuovo quanto deflagrante.

Il grande Mikhalkov, prima testimone muto poi coro della storia

Il grande Mikhalkov, prima testimone muto poi coro della storia

Una delle novità rispetto al copione originale, infatti, è la mafia russa, che non ha nulla da invidiare alle altre mafie mondiali. I giurati si rendono conto che il ragazzo ceceno è finito in mezzo ad un’operazione “poco pulita” in forte odore di mafia, e questo dà alla storia una connotazione decisamente diversa. Se i giurati opteranno per l’innocenza del giovane, questo comporterà una responsabilità maggiore di quanto comporterebbe un giudizio di colpevolezza: se infatti il ragazzo uscisse di galera, finirebbe nel mirino della mafia che l’ha “incastrato”, e quindi paradossalmente un verdetto di innocenza sarebbe una condanna a morte sicura.

Il momento più metaforico del film: se vuoi volare, vola, altrimenti rimani e assumiti le tue responsabilità

Il momento più metaforico del film: se vuoi volare, vola, altrimenti rimani e assumiti le tue responsabilità

La responsabilità è un elemento che si innalza dalla storia squisitamente giudiziaria e si riallaccia alla situazione russa che da sempre sta a cuore del regista. Durante tutto il film nella stanza vola un piccolo uccellino rimasto imprigionato nell’ambiente. Quello che sembra un semplice elemento scenografico svela la propria valenza nel finale, quando uno dei protagonisti apre una finestra e si rivolge all’uccellino: «Vuoi volare via? Vola, sei libero. Se vuoi restare, resta pure. La decisione è solo tua: nessuno può scegliere per te».
È come se Mikhalkov si rivolgesse ai propri connazionali invitandoli a scegliere da quale parte stare: possono andarsene, se vogliono, volare via – come ha fatto suo fratello Andrej Konchalovksij – ma se rimangono bisogna rimboccarsi le maniche e prendersi le proprie responsabilità.

Balla, bambino ceceno, per i soldati russi...

Balla, bambino ceceno, per i soldati russi…

Il regista sceglie una frase significativa per chiudere la pellicola: «La legge viene prima di tutto, ma cosa si può fare se la pietà viene prima della legge?». L’autore è il fantomatico B. Tosia che fa pensare più ad uno pseudonimo di Mikhalkov stesso che ad un oscuro autore.
Una curiosità. L’attore Sergej Garmash, che interpreta l’accorato tassista che fino all’ultimo considera colpevole il giovane ceceno, da anni cercava di partecipare ad un film di Mikhalkov, giungendo addirittura a pregarlo di avere una parte. Si dice che un giorno il regista gli abbia telefonato e gli abbia chiesto se andasse in chiesa. «Certo» rispose Garmash, poi alla domanda se pregasse molto, rispose «Sicuro». «Le tue preghiere sono state ascoltate — pare abbia risposto il regista russo — Ti sto spedendo un copione!»

Durissima scena che chiude il film: parlando di Cecenia, è l'unica possibile...

Durissima scena che chiude il film: parlando di Cecenia, è l’unica possibile…

La sequenza che chiude 12 è di fortissimo impatto visivo ed emotivo: un cane randagio che cammina portando in bocca una mano umana mozzata, che arriva a conclusione di varie scene di guerre in Cecenia mostrate come a scandire gli atti della commedia umana portata avanti dai giurati. Una scena durissima – già usata da Kurosawa ne La sfida del samurai (1961) e Lynch in Cuore selvaggio (1990) – di forte contrasto con l’atmosfera da “dramma da camera” che il film aveva avuto fino ad allora. Serve a ricordare che al di là del cinema… c’è la Cecenia.

L.

Articolo apparso originariamente, in forma ridotta, su ThrillerMagazine il 16 giugno 2010.

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11 risposte a Dodici russi arrabbiati

  1. Denis ha detto:

    Insomma il “colpevole” ha una non scelta se rimane in galera è da uomo innocente(anche se la mafia russa può ucciderlo anche li) ,se esce è morto l’unica colpa era di essere nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
    Di film russi ho visto solo L’infanzia di Ivan e Cargo 200.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Gli italiani sono campioni olimpici di giro di spalle, così finito il comunismo hanno smesso di interessarsi della cinematografia russa, che invece sforna prodotti eccezionali in ogni genere, compresa la fantascienza.
      Mikhalkov è un grande autore ma omai dimenticato dall’Italia: credo che tutti i suoi film siano stati distribuiti da noi ma ormai è tutta roba da collezionisti. (O malati raccoglitori come me 😛 )

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      • Giuseppe ha detto:

        Qui Mikhalkov è stato dimenticato e, riguardo alla memoria, non deve andare poi così bene nemmeno per altri illustri colleghi. Rimanendo in ambito sci-fi, temo sia già un lusso che si parli ancora di Andrei Tarkovskij per Solaris e Stalker, dimenticando comunque che altri prima di lui avevano affrontato (con ambizioni diverse) il genere: vedi ad esempio “I sette navigatori dello spazio” di Klushantsev che secondo me, per via dei rimaneggiamenti/rimontaggi/riutilizzi di sequenze subiti in suolo U.S.A, ha corso pure il rischio di essere ricordato come film americano e non russo…
        Purtroppo, anche l’erronea l’equazione cinema russo=cinema (esclusivamente) impegnato, graniticamente sostenuta per troppo tempo dalla pseudo-intellighenzia snob italiota, ha fatto sì che per noi tutto il resto di quella produzione, in pratica, nemmeno esistesse 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        I sette navigatori è un mito da riscoprire: quando l’ho visto per la prima volta mi ha riempito di meraviglia.
        Negli ultimi anni il cinema russo ha girato autentici capolavori, che però da noi non si affacciano neanche: l’italiano medio associa il cinema russo con la Corazzata Potemkin e tutto finisce lì. (Peraltro la Corazzata è uno stupendo fillm!)
        Mi hai stuzzicato, e per i prossimi “saggi del sabato” ripeschero’ qualche chicca russa per fare un viaggio russo ^_^

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  2. Cassidy ha detto:

    Per quanto mi riguarda “Twelve Angry Men” di Sidney Lumet è un capolavoro senza sterzo, uno di quei film che chi ama il cinema, chi vuole scrivere e chi vuole recitare dovrebbe imparare a memoria, amo molto i film con gli “uomini contro” l’Henry Fonda di questo film è uno dei più rappresentativi 😉

    Il film di Nikita Mikhalkov, andai a vederlo al cinema e mi fece impazzire, bellissimo, pezzo fantastico che rende giustizia a due film stupendi 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Noooo ti invidio da morire! Al cinema dev’essere stato bellissimo! Io ho scoperto il film tipo un anno dopo l’uscita in DVD…
      Tenere fermi in scena 12 personaggi e scrivere un testo che non sia noioso è impresa da geni: dovrebbero studiarla quegli autori che riescono ad annoiare pure nei film d’azione 😀

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  3. loscalzo1979 ha detto:

    L’ho beccato lo scorso weekend su RaiMovie (mi pare fosse RaiMovie).
    Era già iniziato, effettivamente ha degli spunti interessanti, ma non mi ha catturato come mi cattura ogni volta che vedo La Parola Ai Giurati, probabilmente il miglior film sociale in un unico ambiente mai girato nella storia del cinema.

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