Strugatsky Forever: E’ difficile essere un dio

Difficile_italiaLa settimana scorsa abbiamo incontrato i fratelli russi Ardakij e Boris Strugatsky (nell’accezione anglofona del loro nome) grazie a The Inhabited Island, sontuoso film russo ispirato al loro romanzo del 1969 Обитаемый остров (“L’isola abitata”, inedito in Italia). Cinque anni prima però i due fratelloni avevano affrontato tematiche simili da un altro punto di vista, sfornando un romanzo che non esito a definire un capolavoro: È difficile essere un dio (Трудно быть богом, 1964), giunto in Italia come n. 1109 della collana “Urania” (Mondadori, 10 settembre 1989).
DifficileSulla copertina della citata edizione campeggia una scritta: «Da questo romanzo il film omonimo diretto da Peter Fleischman». Forse chi ha deciso di apporre quella scritta credeva in una distribuzione italiana della pellicola: la sua fede però è stata mal riposta.
Il film è inedito o almeno non risulta apparso in lingua italiana in alcuna forma, eppure esiste una incredibile locandina cinematografica italiana (acquistabile su eBay) che presento in apertura del pezzo: forse preparata in vista di una distribuzione nostrana mai avvenuta.

Es ist nicht leicht ein Gott zu sein è una co-produzione russo-franco-tedesca del 1989. Originariamente gli stessi fratelli Strugatsky dovevano curare la riduzione in sceneggiatura del loro romanzo, ma per farlo chiesero che il film fosse diretto da un regista sovietico, come Aleksej German. Quando invece venne chiamato alla regia il tedesco Peter Fleischmann (con due “n”, non con una come la scritta italiana citata), autore notoriamente “intrattabile”, gli scrittori russi si ritirarono dal progetto, ed in seguito non ebbero mai parole positive per il film girato.
Lo stesso anno, poi, per “ripicca” scrissero Без оружия (Bez oruzhia, “Senza armi”), pièce teatrale che condensava il loro romanzo.

Uno degli splendidi paesaggi della pellicola

Uno degli splendidi paesaggi della pellicola

Fleischmann stesso dunque lavorò alla sceneggiatura del film, affiancato dall’esperto sceneggiatore francese Jean-Claude Carrière, e il risultato viene presentato in anteprima martedì 12 settembre 1989 al Festival del Cinema di Venezia.
In seguito l’accoppiata di sceneggiatori e la colonna sonora vengono premiati al Catalonian International Film Festival nel 1990, mentre l’anno successivo il festival portoghese Fantasporto premia sia il regista che gli effetti speciali.

L'infuocato sole di un mondo lontano

L’infuocato sole di un mondo lontano

In un lontano futuro gli abitanti della Terra vivono in pace ed armonia fra di loro: niente più guerre, niente più violenza. Un giorno viene scoperto un lontano pianeta abitato anch’esso da esseri umani, ma ad uno stadio primitivo di civiltà, quello cioè corrispondente al Medioevo terrestre. Gli storici della Terra si chiedono: quale miglior occasione di studiare le nostre origini? Quale miglior occasione di seguire il lento processo storico dalla barbarie alla civiltà? Un gruppo di osservatori viene quindi inviato di nascosto sul pianeta: si dovranno confondere fra la popolazione e studiare usi e costumi.

don Rumata (Edward Zentara), terrestre in incognito

don Rumata (Edward Zentara), terrestre in incognito

Per un popolo che ha ormai dimenticato la violenza, venire a contatto con la brutalità umana sarà un’esperienza devastante.
Quando uno di questi osservatori, Mita (interpretato dal celebre regista tedesco Werner Herzog), viene fatto prigioniero ed accusato di tradimento, lo studioso Anton (Edward Zentara) indossa i panni del nobile don Rumata ed entra nella città di Arkanar per liberare l’amico, nonché studiare il grado di avanzamento culturale della popolazione.

A destra, il celebre regista Werner Herzog nella parte dell'amico di Don Rumata

A destra, il celebre regista Werner Herzog nella parte dell’amico di Don Rumata

È vero, ci sono passi in avanti, addirittura uno degli abitanti ha inventato la macchina da stampa e un altro il telescopio… ma tutto è vano di fronte alla cieca violenza e all’orgia del potere. Il viscido Reba (Aleksandr Filippenko) sta macchinando un colpo di stato per avere su di sé sia il potere temporale che spirituale, ed ha tutto l’interesse che la popolazione rimanga ad uno stato di barbarie primitiva.
Anton potrebbe far ricorso alla tecnologia moderna della Terra per risolvere la situazione… ma “risolvere” significa spazzare via gli eserciti di Reba, significa usare la violenza, significa abbassarsi al livello dei barbari locali.

Che tipo di dio sei? Silenzioso o sanguinario?

Che tipo di dio sei? Silenzioso o sanguinario?

Anton è come un dio per la popolazione di Arkanar, ma dovrà scegliere quale dio essere: un dio violento e vendicativo, che semina morte e distruzione, o un dio silenzioso, che sta a guardare impassibile il male che dilaga.

Il tuo regno non viene
e la tua volontà non è stata fatta,
né in Cielo
né tanto meno in terra:
è difficile essere un dio.

Questa citazione dalla canzone Es ist nicht leicht ein Gott zu sein (o più semplicemente Gott Sein, 1997) dei Megaherz sembra illustrare alla perfezione il tema del romanzo e del film in questione.

I barbari di Arkanar

I barbari di Arkanar

Al contrario di quanto gli studiosi terrestri si aspettavano, la popolazione di Arkanar non dà segni di seguire la stessa evoluzione storica avvenuta sulla Terra: dal loro Medioevo sembrano non voler proprio uscire, così come nel romanzo e film precedentemente trattati, The Inhabited Island, la popolazione non dava segni di voler insorgere contro la dittatura che la soggiogava. Serve un esterno, un diverso… un dio, per poter cambiare le cose.

Il vero volto di Don Rumata

Il vero volto di Don Rumata

Nel precedente film Maksim, come abbiamo visto, accetta di buon grado di essere un dio e subito, appena atterrato, agita le acque e sprona la gente a ribellarsi. Qui invece Anton è dilaniato dalla responsabilità del suo ruolo: non vuole interferire con gli abitanti di Arkanar, ma allo stesso tempo non sopporta la vita sul pianeta e vorrebbe modificarla.
Nel romanzo il personaggio soffre molto di più che nel film: tutto, dall’odore che emanano le persone alla scomodità dei vestiti, è insopportabile per Anton, e niente lo farebbe più felice che vedere quei barbari evolversi in persone civili… ma quando capisce che questo potrà accadere solo tarmite forti dosi di violenza e morte, il conflitto interiore cresce ancora di più.

Riuscirà mai Arkanar ad uscire dal Medioevo?

Riuscirà mai Arkanar ad uscire dal Medioevo?

Come abbiamo detto, Anton è un dio per la popolazione del pianeta, ma ben presto scopre che (va ripetuto) non è affatto facile esserlo! Un dio non si mostra agli uomini, ed infatti lui deve sempre nascondersi dietro i panni di don Rumata; un dio non si intromette in faccende umane, ed infatti lui è costretto a non intervenire mai; un dio lascia il libero arbitrio, come infatti Anton è costretto a fare. Ma quand’è che un dio aiuta gli uomini? Non può farlo, perché l’unico modo per farlo è scendere in mezzo al fango insieme a loro, e in quel momento esatto… cessa di essere un dio!

Il dio Rumata scende in campo

Il dio Rumata scende in campo

Nel momento esatto in cui Anton scopre le proprie armi, in cui usa un modernissimo e supertecnologico raggio laser, in cui si mostra per quello che è, smette istantaneamente di essere un dio: ha svelato le proprie armi, ha ceduto alla violenza, ha odiato, è sceso nel fango insieme agli uomini per lottare con loro… l’ha fatto per il loro bene, è vero, ma ora ormai non è più un dio, è solo un altro uomo nel fango.
Mentre il Maksim di The Inhabited Island accetta, fors’anche incoscientemente, la responsabilità di un intero pianeta su di sé, Anton non ci riesce: si fissa sul particolare, prende a cuore singole persone e invece di pensare al bene dell’intera umanità (come farebbe un dio) si fissa sul bene di poche persone: non pensa in grande e fallisce proprio per voler aiutare quegli uomini che ama tanto. Un dio, quindi, deve guardare impassibile le sofferenze umane, il dolore e la violenza; un dio deve tacere e lasciare che gli uomini vivano e muoiano nel fango… ecco perché è difficile essere un dio.

Trudno byt bogom (2)Sin da quando il suo nome è stato scartato per il film di Fleischmann, Aleksey German pensa a come poter fare una propria versione del romanzo russo, e dal 2006 lavora ad un progetto che impiega anni a completare.
Battezzato originariamente История арканарской резни (Istoriya arkanarskoy rezni, “Storia del massacro di Arkanar”), il film esce alla fine nel 2013 con il semplice titolo Трудно быть богом, come il romanzo degli Strugatsky che si appresta a festeggiare i 50 anni nel 2014: se Fleischmann festeggiò i 25 anni del romanzo con una versione europea, German vuole festeggiare il cinquantenario riportando l’opera in patria russa.

Questa pellicola sembra girata espressamente per essere presentata nei festival cinematografici internazionali, ed infatti è solo lì che in pratica è apparso: proprio come il precedente titolo, ha esordito in Italia e precisamente alla Festa del Cinema di Roma il 14 novembre 2013.
L’avventura di Don Rumata in un pianeta tanto lontano fisicamente quanto vicino culturalmente, il dilemma etico di un osservatore esterno che non sa se intervenire perché una società “altra” compia gli stessi passi di quella terrestre, il dolore di un dio che vede i propri fedeli soffrire per scelte sbagliate, è tutto ridotto ad una delirante, fastidiosa e incomprensibile accozzaglia di immagini sporche, rumori sgradevoli e fiumi di oggetti sconclusionati riversati in scena senza motivo apparente.

Un guazzabuglio di immagini sporche e suoni sgradevoli

Un guazzabuglio di immagini sporche e suoni sgradevoli

La scelta di un bianco e nero livido e sporco sarebbe ispirata per descrivere la bassezza della civiltà aliena in cui si aggira il terrestre Rumata, ma la forzatura di riempire l’inquadratura di nani e mostri, di quintali di oggetti di scena inutili, di riempire gli altoparlanti di versacci e rutti, di gocce d’acqua calanti e orifizi gementi, ha tutto il sapore di una scelta intellettualoide che non ha nulla a che vedere con il romanzo degli Strugatsky, che invece è un esempio perfetto di narrativa impegnata socialmente e politicamente mascherata da mainstream.

Fleischmann ha portato su schermo tutta la potenza del testo degli Strugatsky, German invece si è esibito in un atto di onanismo intellettualoide della durata di tre ore. A voi la scelta di quale film preferire…

L.

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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8 risposte a Strugatsky Forever: E’ difficile essere un dio

  1. Cassidy ha detto:

    Werner Herzog!?! Figo! 😉 Non faccio nemmeno finta di conoscere il libro e i film citati, ti dico solo che la versione del 2013 non mi smuove il minimo interesse, invece il film di Peter Fleischmann (con due n) sembra molto più interessante, a metà tra “Dune” per ambientazione e “Arma non convenzionale” per il look del protagonista 😉 Scherzi a parte, gran pezzo e ottima segnalazione…. Cheers! 😉

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  2. Solarlord ha detto:

    Ho visto il film di Peter Fleischmann tempo addietro ed e` diventato uno dei miei film di fantascienza preferiti. La trasposizione cinematografica di German non l’ho ancora vista: e` veramente cosi´ terribile da vedersi?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ terrificante, un film assurdo pieno di gobbi e freaks vari, sdentati che biascicano e ruttano, rumori di sfinteri che si liberano e di acqua mefitica che si infila ovunque. Temo che German volesse fare qualcosa “alla Tarkovskij sotto allucinogeni”. Non ci sono parole per insultare quel film di German…

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      • Giuseppe ha detto:

        Ma infatti 😦 Quel poco di intravisto non mi ha per niente spinto a proseguire la visione nella sua interezza. A questo punto, sarebbe stato meglio ridistribuire il film di Fleischmann che già ai tempi, oltretutto, in non pochi avevamo inutilmente aspettato nelle sale nostrane, dopo l’anteprima a Venezia (e dopo averne letto le tappe di realizzazione sulle riviste specializzate)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non so cosa ci sia sotto, ma pare che l’opera di Fleischmann non sia destinata a conoscere lingua italiana…

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