Everly (2014)

EverlyVe lo ricordate Joe Lynch, autore dello splatteroso Wrong Turn 2 (2007)? Da anni gira nel mondo della serie B in mille vesti diverse, e un bel giorno del 2011 scrive una sceneggiatura dal titolo Everly: ci crede così tanto che fonda la Everly Productions Limited (con sede ad Hong Kong!) per sovvenzionarne l’eventuale film.
Scomparsa la Everly Productions e venduta la sceneggiatura alla NewBridge Pictures di Los Angeles, anche quando nell’agosto 2013 viene depositato il copyright appare un certo Yale Hannon tra i beneficiari ma nessuno sa chi sia. Fa lo script coordinator (non so come si dica in italiano) per alcune serie televisive di successo e quando alla fine il film Everly si concretizza… risulta non solo sceneggiatore ma addirittura co-autore del soggetto!
L’unica spiegazione è che Lynch si vergognasse troppo di firmarsi anche sceneggiatore, oltre che regista…
Presentato al Fantastic Fest il 20 settembre 2014, questo minuscolo film esce in rete e in home video il 23 gennaio 2015. Conosce sorte migliore in Italia, dove addirittura pare sia arrivato in sala il 9 aprile 2015 (o almeno così dice l’IMDb: ComingSoon.it non riporta date), e la Koch Media lo porta in DVD italiano il 15 ottobre 2015.

Fermi tutti: questa è una tarantinata!

Fermi tutti: questa è una tarantinata!

In effetti ce l’ho un’idea del vero ruolo di Yale Hannon in questa storia: è il torturatore personale di Lynch. Mentre quest’ultimo è alla scrivania a scrivere la sceneggiatura, Hannon è dietro di lui e lo picchia forte con un frustino. «Più tarantinate, più tarantinate!»
Il risultato è un film che rappresenta una lunga, profonda, imbarazzante leccata rasposa allo sfintere di Quentin Tarantino: uno spettacolo indegno che andrebbe denunciato alla commissione di censura. Va bene strizzare l’occhio, ma un metro di lingua nell’ano non è cinematograficamente etico!

E' abbastanza mexican questo standoff?

E’ abbastanza mexican questo standoff?

Il film raccoglie l’idea di Sushi Girl (2012) di Kern Saxton: una lunga tarantinata girata in una sola stanza senza mai uscire, così si risparmia e fa tanto “cinema da camera”. Ecco che dunque Lynch ed Hannon (se veramente quest’ultimo ha partecipato) scrivono una sceneggiatura per questo incredibile “action da camera”.
Ogni elemento dei film di Tarantino viene presentato in versione povera ma, al contrario di Sushi Girl, il cast è ridotto all’osso.

C'è abbastanza Tarantinian Blood o apro un'altra confezione di ketchup?

C’è abbastanza Tarantinian Blood o apro un’altra confezione di ketchup?

Everly (la sempre brava e bella Salma Hayek) da quattro anni è una schiava sessuale nelle mani di un potente boss locale, col timore che questi possa ucciderle la figlioletta. Una notte di Natale non ce la fa più e ammazza tutti i clienti che stanno abusando di lei, scatenando le ire del capo che mette una taglia sulla sua testa.
Everly vorrebbe uscire per andare a mettere in salvo la figlia ma tutte le prostitute del palazzo si avventano contro di lei, per riscuotere la taglia.

So che siete distratti, ma c'è del sangue in basso a destra...

So che siete distratti, ma c’è del sangue in basso a destra…

Ammazzate tutte le prostitute – vestite come le protagoniste dei vari film di Tarantino – e le guardie asiatiche, Everly si ritrova assediata nella stanza. Pensa bene di farsi raggiungere dalla propria madre che da quattro anni custodisce la figlia, così le tre donne possono essere meglio torturate dalla sequela di ridicoli cattivoni che entra in scena.
Alla fine arriverà pure il big boss Taiko, interpretato da Hiroyuki Watanabe che si atteggia come se fosse uno famoso, tipo Ken Watanabe: non è nessuno, ma fa le faccette come se fosse Sonny Chiba in Kill Bill

Come canta Manson, questo è un nessuno che finge di essere qualcuno...

Come canta Manson, questo è un nessuno che finge di essere qualcuno…

Nella sceneggiatura troviamo ripetuto 13 volte il termine “bitch”, nel giro di tipo mezz’ora, e “solo” 43 volte il termine “fuck”: in pratica Lynch ha buttato a caso dei “bitch” e dei “fuck” e poi ha riempito gli spazi rimasti vuoti.
Non è facile giustificare che un personaggio non riesca ad uscire di casa, ci vuole talento per creare un motivo valido e Lynch… non ha talento. Everly è strapieno di trovate dementi e stupidate di ogni tipo. Tanto per fare un esempio: visto che la protagonista ha un arsenale degno di Schwarzenegger, perché non lo usa per farsi strada fuori invece di aspettare le guardie e ucciderle una alla volta? E perché quelle dementi di guardie salgono una alla volta?

Cara, è il momento di frasi a cazzo che fa molto pulp...

Cara, è il momento di frasi a cazzo che fa molto pulp…

Il capolavoro è lo scontro finale tra Everly e Taiko, che dovrebbe essere la catarsi della storia. Seguendo a capo chino lo stile tarantiniano, Lynch riesce a non far dire ai personaggi una sola parola che abbia un minimo valore: è solo un tarantiniano fiume di chiacchiere vuote e fastidiose inframmezzate da “bitch” e “fuck”.

È molto più doloroso rimuovere un tatuaggio che riceverne uno.

E anche quest’anno abbiamo il vincitore del Premio Graziealcazzo!

Citala ancora, baby

Citala ancora, baby

Finite la parole vuote, Lynch è lì che sente in pancia qualcosa che si agita e brontola: ah sì, è una citazione! Vuoi fare una tarantinata senza citazioni oni oni che la gente dice ammazza che tarantinata, c’è pure la citazione!

Allora è così che finirà: non con un bang, ma con un pianto.

Ohhh, ma che dialoghi pregnanti: il cattivo che cita Gli uomini vuoti di T.S. Eliot, come se l’espressione «not with a bang» non sia usata da eserciti di autori di lingua inglese. Poteva aggiungere l’amletico «Il resto è silenzio» per fare filotto!

Mmmm mi piace quando citi T.S. Eliot...

Mmmm mi piace quando citi T.S. Eliot…

Questo non è che un incubo. Se muoio sarà come svegliarmi. E se non mi sveglierò sarà il tuo incubo, figlio di puttana.

Cioè, aspetta: se muore si sveglia e quindi vuol dire che è viva? Ma se non si sveglia, cioè è morta, allora è l’incubo di lui che è addormentato? Oddio, la risposta di Everly si vede che è una scopiazzatura della nota filastrocca If I Die Before I Wake – usata da una miriade di film, pure da Orson Welles come titolo di lavoro per La signora di Shanghai (1947) – ma proprio non c’è riuscito a metterla in una forma un minimo logica.

Oè, brunetta che uccide: tieni sssigarèt?

Oè, brunetta che uccide: tieni sssigarèt?

Insomma, uno spettacolo imbarazzante che ti vien voglia di lasciarli soli, la lingua di Lynch e l’ano di Tarantino: a guardare il film… sembra di essere dei voyeur!

L.

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Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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8 risposte a Everly (2014)

  1. Cassidy ha detto:

    Ti dico solo…. Bro-Fist 😉 La pensiamo uguale, sulla Bara ho commentato questa schifezzetta di Lynch, che come giustamente dici tu rappresenta il classico caso di “Guardare i film di Tarantino, non capirli, ma cercare lo stesso di riprodurli”.

    Personalmente vado giù di testa per Salma Hayek, ma persino io riesco a vedere che questo film non fa altro che sfruttare tutte le generose forse della Messicana per tenere alto…. Diciamo l’attenzione via 😉 Ma sono trucchetti davvero di bassissima lega, per un film che urla “Z” dal minuto uno fino ai titoli di coda 😉 Cheers!

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  2. Denis ha detto:

    Mamma mia che zinefilata povera Salma (mai nome più adatto per il film),stanotte c’è un film ,fatto in tuo onore Assasinio al cimitero etrusco

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