Happy Birthday, Mr. Van Damme

VanDammeQuesto non è un saggio o una retrospettiva sul cinema di Jean-Claude Van Damme: è un mio personalissimo omaggio ad un attore marziale che ha significato molto nella mia vita… e che oggi compie 55 anni.

Ostia, cittadina balneare nei pressi di Roma, 10 agosto 1990. Cinema Superga, un baraccone con scomodissime sedie di legno, aria condizionata a pezzi e perdite d’acqua sulle pareti. Primo o al massimo secondo spettacolo: gente in sala, forse tre persone. Compresi me e mio padre.
Entrambi condividiamo una passione feroce per il cinema marziale, e più è cialtrone meglio è. E nel 1990 tutti i film marziali sono cialtroni, nessuno escluso: sono semplici scimmiottamenti di “film veri”.
Si spengono le luci e per la prima volta nella mia vita assisto ad un film di arti marziali fatto come se fosse un film vero: Senza esclusione di colpi! (Bloodsport, 1988).

VanDamme_APotete dire e pensare ciò che volete, ma nel 1990 in Italia non esisteva nulla anche solo di vagamente paragonabile: tutti i film che vi vengono in mente sono nati DOPO Van Damme, che da solo – con il suo famoso bozzo in fronte – ha scritto tutte le pagine dei generi che oggi voi date per scontati.
Io ero uno di quei pazzi che frequentava canali locali in cerca di filmacci marziali, e negli anno Ottanta era facilissimo beccare i film di Hong Kong anni ’70, pieni di spadaccini volanti e combattimenti della durata media di venti minuti. Li odiavo, ma c’era solo quello e Bruce Lee. E di Lee sapevo a memoria ogni fotogramma dall’età di 10 anni, compreso il Calabrone Verde e il suo cameo contro Marlowe: volevo altro!

Gli unici altri prodotti disponibili all’epoca erano i film ninja, ma attenzione: solo ed esclusivamente Sho Kosugi – il mio avatar da più di sette anni! – faceva film guardabili, il resto era poltiglia poltigliosa. Però guardavo tutto e studiavo, tanto da arrivare a scrivere un saggio sull’argomento: Ninja: un mito cine-letterario.
Sul fronte dei combattimenti a mani nude, però, c’è la desolazione assoluta: per la prima volta Van Damme si presenta con una fotografia, un montaggio innovativo e addirittura una colonna sonora! Non musichette rubacchiate in giro, come facevano i cinesi – ricordo che il famoso tema di Dalla Cina con furore è un mezzo plagio della sigla di Ironside! – ma vere musiche composte da veri musicisti.
Senza esclusione di colpi! [1990-07-11]Il tema Triumph e la canzone Fight to Survive rimangono le migliori cose mai composte per il cinema marziale. Lo dico io e bbasta! ^_^

Quando uscii dalla sala del Superga ero come drogato: avevo visto più colpi al rallentatore di tutta la mia vita di allora: il massimo della goduria l’avevo provata con i calci volanti al rallentatore di Bruce contro Suzuki (Dalla Cina con furore) e contro Han (I 3 dell’Operazione Drago), ma parliamo di scene che durano un secondo scarso: questo giovanotto belga vola al rallentatore per tempi infiniti…
Insomma, avete capito che l’avvento di Mr. Van Damme è stato deflagrante, e ha segnato un’epoca molto più di quanto oggi – in tempi di totale e abissale e vergognosa ignoranza di cinema marziale – si ricordi.
La kickboxe non l’ha inventata certo J.C., ma tutti i film che ne parlano sono duoi debitori: non che non esistessero film, soprattutto ad Hong Kong, sulla kickboxe ma semplicemente non se li filava nessuno. DOPO sono sbucati fuori come funghi.
Van Damme ha inventato il pit fight marziale: ok, c’erano pure prima film con gente che si menava in arene clandestine, ma non usavano mai uno stile marziale e soprattutto… non esisteva un genere che li accomunasse. Subito dopo Lionheart, il genere ha sfornato fiumi di titoli (in gran parte inediti in Italia o usciti a cacchio) in cui si annidano vere perle: tutti questi film presentano una o più scene riprese di netto dal film di J.C., perché è lui che ha aperto la via.
Van Damme ha sdoganato il montaggio a “tre colpi” che all’epoca venne ricopiato da molti: una sola tecnica, tre o più riprese da angolazioni diverse mixate in rapida sequenza. Vi giuro che non esisteva nulla di così godurioso all’epoca… e se c’era nessuno se la filava! (David Worth, il creatore di questa tecnica per Kickboxer, tre anni dopo la ripete identica con Lady Dragon… ma i calcetti della Rothrock non sono i calci volanti di J.C.!)

VanDamme_BVan Damme è stata un’esplosione nel sottobosco del cinema marziale di portata storica: grazie alla infinita richiesta che ha creato, sono apparsi attori come Loren Avedon e Jeff Speakman, molto più bravi marzialmente ma che avrebbero stentato ad esordire negli USA se J.C. non avesse aperto la diga. Ricordo che atleti eccezionali come Richard Norton, Gary Daniels e Cynthia Rothrock dovevano lavorare ad Hong Kong perché negli USA non c’era richiesta di divi marziali: solo DOPO J.C. sono potuti tornare in patria.
Si cercò pure un “sosia”: il bravissimo e sfortunatissimo Daniel Bernhardt, che fece Bloodsport 2, 3 e 4. All’epoca era identico a J.C. e molto più bravo, ma non ha mai trovato una vera grande occasione.

Mi preme sottolineare che Jackie Chan provò nel 1983 a sfondare negli USA con effetto disastroso; ci riprovò nell’85 con uguale insuccesso; quando si presentò con Terremoto nel Bronx e conquistò l’Occidente… era il 1995: devo aggiungere altro?
Dal 1980 Jet Li era una gloria nazionale e un divo asiatico di prima grandezza, bellamente ignorato da qualsiasi occidentale: quando si impone sul nostro mercato? Quando Joel Silver lo chiama a fare il cattivo in Arma letale 4… nel 1998.
Non sto dicendo che Van Damme abbia inventato il cinema marziale occidentale – della cui nascita parlo abbondantemente nel mio saggio citato Ninja – dico solo che ha lanciato la richiesta feroce di un certo tipo di marzialità: non quei due fetenti pugnetti a fine film a cui gli action heroes americani ci hanno abituato, ma tecniche eccellenti disseminate per l’intera durata della storia.
Grazie a lui atleti ed attori migliori hanno avuto la possibilità di presentarsi sugli schermi occidentali.

VanDamme_DPrima di rinunciare per vent’anni alle arti marziali in video – solo per ritornarci quando ormai non era più quello di una volta – Van Damme è stato l’unico vero grande attore marziale occidentale: nel genere action c’erano fiumi di nomi (compreso Chuck Norris, che esegue tecniche col contagocce per il semplice fatto che non è capace: è l’unico atleta al mondo che cade dopo ogni calcio che tira…) ma nessuno era un “attore marziale”.
Norris, Stallone, Schwarzy, non disdegnano tirare sganassoni, e nell’88 Sly si lancia pure in un’arena thailandese “alla Bloodsport” (film girato anni prima ma distribuito tardi), ma sono momenti della loro carriera: ogni tanto danno un calcio. J.C. dava SOLO calci, e questo ha infiammato il mondo.

VanDamme_ENessuno dei suoi milioni di fan ha mai voluto che J.C. si limitasse a recitare, e lui ha iniziato a limitarsi a recitare. Anche in questo è stato il primo: ha lanciato la moda del “Sono bravissimo a fare una cosa sola e quindi smetto di farla, deludendo tutti e tornando a farla quando ormai non sono più in grado di farla”. Lo seguirà il suo pupillo Scott Adkins, talento titanico e meraviglioso sputtanato dalla formula J.C.
J.C. torna a fare film marziali da cinquantenne, dimostrando a tutti che quindi ha toppato alla grande smettendo di farli quando ne aveva 30…

Io ero lì, quel novembre 1993, al cinema Royal di Roma, a vedere Senza tregua (Hard Target): per fortuna non sapevo che era l’ultimo film in cui Van Damme sarebbe stato Van Damme, così me lo sono goduto in tutta la sua bellezza. E J.C. volava: vi diranno che era lo stile di John Woo, non credeteci. J.C. volava perché è questa l’unica cosa che sapeva fare: volare.

Nel 1995 arriva quell’obbrobbrio de La prova (The Quest), dove J.C. – che sa benissimo di aver deluso tutti ed è alla ricerca di facili consensi – chiama amici e colleghi da tutti i precedenti film, ripresenta identico Bloodsport ma in maniera opaca e posticcia: e, quel che è peggio, si lascia giusto l’ultimo combattimento dove fa pena.
È lo stesso nemico di Lionheart, è Atilla, è Abdel Qissi, fratello di quel Michel “Tong Po” Qissi con cui Van Damme è partito da Bruxelles nel 1984 per andare a ballare da comparse sulla spiaggia del film Breakdance: è tutto uguale… ma tutto diverso…

"Breakdance" (1984) Da sinistra: Van Damme, Michel "Tong Po" Qissi e Lucinda "Ninja III" Dickey

“Breakdance” (1984)
Da sinistra: Van Damme, Michel “Tong Po” Qissi e Lucinda “Ninja III” Dickey

Nella metà dei Novanta ormai i “film alla Van Damme” li fanno altri, c’è il ciclo “Martial Law” col bravo Jeff Wincott, c’è Don “The Dragon” Wilson e altri bravi atleti: tutti impegnati a rifare i film di J.C. mentre lui butta via la sua carriera altrove.
(Sento il rumore dei vostri pensieri, pensate a Seagal ma lui è un altro discorso: ha sempre fatto per conto suo e a un livello di marzialità bassissimo: sevono dieci film di Seagal per raggiungere la quantità dei combattimenti di uno qualsiasi degli atleti che ho citato.)

Sono anni che critico J.C. semplicemente perché sono un suo grande fan e mi spiace vederlo fare bojate. Purtroppo tutti quelli che hanno un dono fanno di tutto per non usarlo: Van Damme sapeva volare e far volare gli spettatori. Ha aperto la via e l’Occidente ha conosciuto una rinascita marziale di portata epica: grazie, Mr. Van Damme, e auguri!

Chiudo con una perla rara che custodisco almeno dal 1992: una pagina celebrativa della rivista tedesca “Bravo” con tanto di cartolina con dietro, in tedesco, la biografia di J.C. In tempi in cui non c’era internet e l’informazione italiana era ridicola e buffonesca esattamente come oggi, trovare qualsiasi tipo di informazione su qualsiasi argomento era impossibile: mi misi di buona lena, presi un dizionario tedesco… e tradussi una lingua sconosciuta… solo per Van Damme!

VanDamme_BravoL.

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26 risposte a Happy Birthday, Mr. Van Damme

  1. Pingback: Senza esclusione di colpi! (1988) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

  2. Cassidy ha detto:

    Ne ho lette di cose su Jean-Claude Van Damme, ma questo pezzo è sicuramente uno dei più completi e grondante passione vera, davvero bellissimo 😉 Tanti auguri al grande Jean-Claude! 😉 Cheers!

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  3. Solarlord ha detto:

    Altro articolo molto interessante e molto ben scritto. Riguardo Bloodsport (che ho rivisto di recente) ritengo degno di menzione anche la sua genesi, sopratutto riguardo la figura di Frank Dux, che ille tempora avevo bellamente ignorato (e comunque da quello che ho trovato in giro, c’e` pure un documentario su tale argomento, non a torto).
    Niente da dire sui calci di Van Damme nel film sopracitato: per il cinema di arti marziali siamo semplicemente a livelli teologici. Come appassionato di HK movies non posso pero´ non richiamare alla memoria un attore e praticante di arti marziali come Hwang Jang-Lee: in uno dei tanti film di arti marziali degli anni ottanta, rispondente al nome di ‘The Master’, in cui lo vede protagonista per una volta in un ruolo che non e` da villain tira uno dei migliori calci volanti che abbia mai visto nel piccolo e grande schermo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Hwang Jang-Lee è un grandissimo mito, ed atleticamente imbattibile: solo che non aveva registi in grado di renderlo “appetibile” per il pubblico occidentale. Non so quanto bene siano stati distribuiti i suoi film in Italia negli anni Ottanta, di solito i nostri fetenti distributori preferivano le porcherie economiche e Hwang faceva invece film di qualità. Io l’ho conosciuto sul finire dei ’90 quando sono stati riproposti in TV i vecchi film di Jackie Chan: i suoi combattimenti sono di sicuro uno dei momenti migliori di ogni film 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      P.S.
      Nelle mie ricerche per il mio saggio “Ninja”, ho dovuto un po’ indagare su Frank Dux perché si spacciava anche maestro ninja. è uscito che la verità mal si sposava con le cose che diceva, e anche questo famoso “kumite” è più imparentato con la leggenda che con la verità dimostrabile. Una rivista di Los Angeles indagò, anni dopo il film, scoprendo che non esisteva un briciolo di prova dell’evento se non le parole di Dux… Diciamo che è una bella storia, al di là del suo rapporto con la verità 😛

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  4. Denis ha detto:

    Gary Daniels era stato nel pessimo film di Ken il guerriero(mamma mia) ,Jeff Wincot ha avuto più carriera come cattivo(Il corvo,Alien 4) gli altri attori dopo i ’90 sono spariti,Van Damme era un mito per gli anni ’90 degno successore dei muscolari anni’80 pensa che c’è pure un wrestler che gli somiglia di nome Rob Van Dam(fenomenale negli incontri estremi nella defunta ECW).
    Scott Adkins non si era rotto un ginocchio?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Adkins s’è rotto il cervello a forza di ascoltare i consigli di Van Damme, che gli hanno fottuto la carriera! (Il ginocchio se lo rompe il suo personaggio Yurj Boyka, il lottatore zoppo: non so se se lo sia rotto anche lui!)
      Il cattivo del Corvo e Alien 4 era Michael Wincott, fratello del bravo Jeff che purtroppo è scomparso dagli schermi.

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      • Denis ha detto:

        Scusa per l’errore d’altronde non ristrasmettendo più quei film ma tonnelate di reality di vari mestieri faccio fatica ricordamerli mi ricordo un’altra serie sui Ninja :Guerriero Americano.(venito in mente rivedendo Vivere e morire a L.A(c’è Steve James l’amico di Micheal Dudikoff )
        Ma ad Adkins sempre il russo fanno fare?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Davvero, se buttassero nella spazzatura un po’ di reality e tirassero fuori i film che nascondono in archivio, sarebbe un bene per tutti 😛

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  5. Giuseppe ha detto:

    John Woo aveva capito bene quanto Van Damme sapesse volare, mi sa, e proprio per questo doveva averlo diretto al meglio: il risultato difficilmente poteva essere diverso da quella perla action quale si è rivelata essere Hard Target… Ecco, forse all’epoca qualche altro film con Woo non sarebbe stata poi una cattiva strada da seguire per Jean-Claude (che, nonostante la marzialità perduta, continua a starmi simpatico).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      J.C. ha continuato sulla via dei registi asiatici, ma solo per rovinarli. Tsui Hark è tra gli dèi del cinema asiatico, ma quando ha provato a sfondare negli USA gli è toccato “Double Team” e se n’è dovuto tornare a casa. Ringo Lam è un genio, ma ha toccato girare “Hell” e via, a casa. Van Damme ormai ha il compito di distruggere le carriere dei nuovi talenti (guarda come ha ridotto Adkins, a fargli da maggiordomo!), ma al di là di questo da 25 anni continuo a seguirlo da vicino perché è sempre lui 😛

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  6. loscalzo1979 ha detto:

    Bell’articolo davvero.
    e concordo su TUTTO per quel che riguarda le critche a Van Damme

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