Anno 2670 ultimo atto (1973)

Anno 2670 ultimo attoLa prima saga de Il pianeta delle scimmie giunge finalmente a conclusione con un orripilante quinto film: ogni tentativo di “miglioramento” della qualità del ciclo fallisce nel qualunquismo qualsiasi di un prodotto inguardabile.
Per questo film la Apjac International, su mandato Fox, vuole dare il meglio del meglio, così raccoglie il delirante spunto del folle Paul Dehn – autore dei precedenti due film – e affida il tutto alla coppia di sceneggiatori John William e Joyce Hooper Corrington, che l’anno successivo scriverà La rivolta delle gladiatrici (1974) di Jess Franco.
Il risultato è la sconclusionatezza più totale di Battle for the Planet of the Apes, che esordisce in patria il 15 giugno 1973.
Il film esce sugli schermi italiani il 23 maggio 1974 con il titolo Anno 2670 ultimo atto. La consueta 20th Century Fox lo porta in DVD italiano dal 21 dicembre 2004, e in Blu-ray dal 13 gennaio 2009.

Salve, sono Piero Scimmiangela ed ecco il riassuntone della saga

Salve, sono Piero Scimmiangela ed ecco il riassuntone della saga

Trattandosi dell’ultimo atto, è il caso di riassumere.
Nel 3978 Charlton Heston scopre che un olocausto nucleare ha spazzato l’umanità dalla Terra lasciando spazio di evolversi alle scimmie. Poi nel 3955 – perché la data cambia in corso d’opera! – gli umani non sono più scomparsi ma sono rimasti nelle fogne di New York insieme ai coccodrilli albini. Venerano un suppostone e nel loro scontro finale con le scimmie Charlton Heston preme il pulsante che fa esplodere la Terra.
Tornati indietro nel 1973, due scimmie si ritrovano nei turbolenti anni Settanta tra sesso, droga e rock’n’roll… ma preferiscono l’alcol. Un tizio della CIA si rende conto che il figlio che nascerà dalle due scimmie sarà un pericolo per la razza umana e fa un massacro.
Scampato grazie al direttore italiano di un circo, come Madagascar 3, il piccolo scimpanzé all’età di vent’anni scopre che i terrestri si circondano di scimmie perché hanno paura delle scimmie… Cioè, temono che le scimmie si ribellino così le trattano male… Insomma, capisce che i terrestri sono dementi come sceneggiatori hollywoodiani.
Il giovane Caesar se ne infischia dell’olocausto nucleare che attende l’umanità e decide di cambiare sceneggiatura: ora la Terra diventerà delle scimmie perché lo dice lui…

Già m'avete insegnato a parlare... mo' devo pure leggere?

Già m’avete insegnato a parlare… mo’ devo pure leggere?

Quando all’anatomista George W. Cornell chiesero perché le scimmie non parlassero, la sua risposta fu geniale: perché non hanno nulla da dire.
Grande megalomania umana è pensare che solo il nostro linguaggio vocale sia perfetto per comunicare, ignorando che da miliardi di anni miliardi di forme animali comunicanano alla perfezione senza bisogno di corde vocali. Semplicemente perché non hanno nulla da dirsi di ciò che diciamo noi.
Fregandosene di ogni logica e di ogni minima verosimiglianza, Caesar in soli dieci anni insegna a parlare a tutte le scimmie del mondo, crea caste ben precise così da fare tutti gli stessi errori che deprecava negli umani. Crea gli oranghi intellettuali, ovviamente pomposi perché non può esistere un intellettuale frizzante, e crea i generali guerrafondai e attaccabrighe.
E in questa utopistica – e buffonesca – società delle scimmie… è bandita la parola “no”, simbolo della schiavitù umana. Potrei passare il resto della giornata a scrivere di quanto sia ridicolo negare una negazione, e di quanto sia cialtronesco scrivere una sceneggiatura in cui dei personaggi insegnano a parlare “con handicap” – insegnano tutte le parole tranne l’unica che più serve nella conversazione! – ma vi lascio immaginare il mio plurimo disprezzo.

Perché Caesar è il capo? Forse perché è l'unico bianco?

Perché Caesar è il capo? Forse perché è l’unico bianco?

Se già la buffonaggine di insegnare a parlare fluentemente alle scimmie in soli dieci anni – superando il piccolo problema che le scimmie NON hanno corde vocali! Nel primo film parlavano perché erano mutazioni genetiche millenarie… – scopriamo che in questi soli dieci anni densi si è avuto il tempo per gli umani di andare a vivere nelle fogne di New York, dove però i coccodrilli non sono ancora albini: loro hanno bisogno di più tempo.
Così con vari peti di sceneggiatura assistiamo al più diarroico dei film della saga, che scalcia dal podio l’insopportabile secondo episodio: la lotta tra i fognaroli di New York e le scimmie che non dicono mai no!

Dastardly e Muttley ci sono: mancano le macchine volanti e il piccione...

Dastardly e Muttley ci sono: mancano le macchine volanti e il piccione…

È davvero triste vedere tanta mediocrità in una sola pellicola, per lo più diretta dal bravo J. Lee Thompson, anche se continuo a credere che lui non si sia manco fatto vedere sul set: ha mandato il portiere di casa sua, che lui certe porcate non le dirige.
Ogni singola parola pronunciata in questo quinto episodio è una pernacchia verso il cielo e un peto verso la terra, emessi in contemporanea: è vero che gli anni Settanta hanno prodotto fiumi di liquami di cellulosa, ma qui si esagera!

Spulciami, baby...

Spulciami, baby…

La bruttezza di questo quinto episodio, ma anche della saga in generale, è talmente devastante che per trent’anni nessuno osa più anche solo pensare all’argomento… finché la totale aridità e mediocrità del cinema statunitense fa il giro e ricomincia da capo, riproponendo tutto quanto già riproposto. Quando gli scimpanzé scimmiottano le scimmie, allora sì inizia la serie Z! E state tranquilli che ne parleremo…

L.

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14 risposte a Anno 2670 ultimo atto (1973)

  1. Cassidy ha detto:

    Negare una negazione… Veramente avresti potuto scrivere un romanza sull’idiozia di questo film, visto varie volte negli anni, non mi resta mai nulla di questo film, ricordo la scena dell’insegnamento della lingua, un discorso su una certa zona radioattiva e poco altro. Hai fatto bene a concentrarti sull’idiozia della trama, perché è veramente un film basato sul nulla. Mi sembrava utile solo a portare in scena la struttura sociale delle scimmie, vista nella serie tv, quella dove i Gorilla erano i cattivi. Cheers! 😉

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  2. Mala Spina ha detto:

    sigh, sei il distruggitore di fantasie infantili… e pensare che pure questo mi era piaciuto!
    Di sicuro non avrò l’ardire di rivederlo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dimmi un po’ quale altro film hai amato nell’infanzia, che lo recensisco 😀
      Comunque è davvero inguardabile, oggettivamente…

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      • Giuseppe ha detto:

        … E qui, devo dire, ti allinei con quello che era il parere generale di gran parte della critica specializzata già all’epoca (“abbiamo toccato il fondo”, “stendiamo un velo pietoso” ecc.ecc.). Solo noi ragazzi/ini ci divertivamo ancora senza badare troppo all’implausibilità dell’insieme, dove si aggiungevano nuove evidenti facilonerie a quelle del precedente capitolo: lì prima si umanizzavano i primati in vent’anni, qui in metà tempo si pretendeva pure di farli parlare fluentemente. Ma nessuno di loro poteva ancora essere una mutazione (appunto) essendo passati solo pochi decenni, e proprio a questo proposito nessuno deve aver voluto/potuto considerare una semplice alternativa, capace di salvare il salvabile o provarci, almeno, e cioè ambientare TUTTO il film nel 2670! I secoli trascorsi avrebbero meglio giustificato cose come la diffusione del linguaggio (se proprio si era ormai deciso di farle parlare alla nostra maniera e arrivare pure all’utopia bizzarra dei senza “no”, che si desse giustamente loro tempo – e generazioni mutate – per farlo), l’errore reiterato da specie a specie della suddivisione in caste, i pregiudizi razziali, la zona radioattiva come premessa della futura Compagnia della Supposta al Cobalto, nel secondo film… Peccato, perché la sequenza finale – con lo stacco sulla reazione del volto scolpito di Cesare alla risposta del Legislatore – nella quale capisci di trovarti in un circolo temporale chiuso (non possiamo cambiare autostrada, professor Hasslein) è per me uno dei momenti più alti e malinconici di tutta la saga. Ed è pure collocato in un futuro abbastanza lontano da dargli quel senso che sceneggiatori di razza avrebbero potuto dare a tutto film, se qualcuno ci avesse creduto davvero 😦
        P.S. Chiedo venia per la filippica ma, nonostante lacune e difetti che certo vedo ora più di allora, io a questa cinquina scimmiesca rimango dannatamente affezionato 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quando vidi per la prima volta la cinquina scimmiesca, da ragazzino, anche a me piacque, ma ora non riesco a capire perché 😀
        E’ il classico raschiare il barile delle sceneggiature americane fatte al volo, giusto per far uscire di corsa un film che sfrutti l’onda giusta. Potevano uno zinzinino sforzarsi, visto i soldi che girano a quei livelli…

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  3. Giuseppe ha detto:

    Potevano eccome, ma – come ho sopra accennato – è piuttosto lampante quanto avessero smesso di crederci già da un bel po’ e la breve, oltre che assai risparmiosa, serie tv successiva non ha fatto altro che confermarlo una volta per tutte… Nuovo arrivo di astronauti in un anno a caso, continuità con la saga cinematografica praticamente inesistente. E, rispetto a tutto il resto, questi sono ancora gli aspetti migliori, eh 😀

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  4. loscalzo1979 ha detto:

    “Ogni singola parola pronunciata in questo quinto episodio è una pernacchia verso il cielo e un peto verso la terra, emessi in contemporanea”

    Ci dovrebbero fare magliette con questa frase !!!

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