Fate entrare il Vij

Fate entrare

«All’improvviso, la bara schizzò per aria, emettendo un suono sibilante, e iniziò a volare per la chiesa.»
Nikolaj Gogol’, “Il Vij”

Questo post è dedicato alla Bara Volante di Cassidy!

Ecco Cassidy che cade dalla sua Bara Volante!

Ecco Cassidy che cade dalla sua Bara Volante!

Esattamente 180 anni fa Nikolaj V. Gogol’ scriveva il racconto meno noto tra il pubblico italiano, abituato a milioni di ristampe del Naso e del Cappotto: messo da parte qualsiasi umorismo o sarcasmo, Gogol’ ci trascinava urlanti nell’orrore più nero… L’orrore di Ring.
Tutti vi diranno che il fenomeno Ring nato dallo splendido romanzo di Koji Suzuki affonda le radici nell’immaginario fantastico giapponese… be’, può darsi, ma quando si parla di una ragazza morta dai fluenti capelli neri, la cui salma veste una sottana bianca e torna in vita per tormentare un protagonista che non ha modo di sfuggirle, allora dimenticate il Giappone: proteggetevi in un sacro cerchio (ring)… e fate entrare il Vij!

Il "ring" a terra è l'unico modo per proteggersi dalla morta in veste bianca...

Il “ring” a terra è l’unico modo per proteggersi dalla morta in veste bianca…

Anno 1967: l’Unione Sovietica, la cui cinematografia firmata Mosfilm è sempre più splendente, gira un film mai visto sul suo suolo. Un film horror!
Per l’occasione, Georgi Kropachyov e Konstantin Yershov attingono ad una gloria nazionale come Gogol’ e prendono il suo racconto nerissimo del 1835: Вий (Vij o, all’inglese, Viy). Già nel 1960 detto racconto era servito come vaga e liberissima fonte di ispirazione per il film La maschera del demonio di Mario Bava: presentando però questo film in pratica tutt’altra storia, lo salterò a piè pari…
Kropachyov e Yershov dunque scrivono e dirigono Viy (distribuito nei paesi anglofoni come Spirit of Evil), il primo film horror sovietico destinato a luminoso futuro. Anche se non esistono prove, negli anni Ottanta della “sovietissima” Italia questo film venne trasmesso in televisione e io bambino ne rimasi profondamente scosso e terrorizzato, ricordando ogni particolare a decenni di distanza: purtroppo non so dirvi né quando è stato trasmesso né quale rete abbia avuto il coraggio di farlo, ma sono abbastanza sicuro che fosse doppiato in italiano.

Il mio cuore si scioglie davanti a questa scenografia, semplice ma efficacissima

Il mio cuore si scioglie davanti a questa scenografia, semplice ma efficacissima

Tre studenti del Monastero Bratsky di Kiev a passeggio nei boschi si perdono nel mezzo della notte e chiedono rifugio ad una vecchietta, che si rivelerà essere una strega (Ведьма, vedma, interpretata con grande autoironia dall’attore Nikolaj Kutuzov).
La megera prende di mira uno di loro, Khoma (il prolifico attore moscovita Leonid Kuravlyov), cavalcandolo e facendolo volare finché questi, ribellandosi, non colpisce la strega con un bastone e fugge lasciandola esangue: morendo, però, la vecchia si trasforma in una giovane donna.
Tornato al monastero, Khoma viene incaricato di recarsi in un villaggio per vegliare la figlia defunta di un ricco signore locale: scoprirà con orrore che la donna (la giovane romena Natalja Varley, quasi esordiente ma già bravissima) è in realtà la strega, morta per mano sua.

Iniziano le tre notti d'inferno per il povero Khoma

Iniziano le tre notti d’inferno per il povero Khoma

Il ricco signore non ascolta ragioni ed è fermamente deciso ad onorare le ultime volontà della figlia: obbliga dunque con la forza Khoma a vegliare per tre notti la salma, pregando e cantando. Queste volontà precise sono state dettate dalla ragazza-strega in punto di morte così da avere in proprio potere il giovane per tre notti: proverà di tutto per vendicarsi del povero Khoma.
Arriverà fino ad invocare il Vij: il Re degli Gnomi.

Si dice che Natalja Varley rimpianse di aver girato il ruolo di una strega...

Si dice che Natalja Varley rimpianse di aver girato il ruolo di una strega…

È necessario specificare che il Vij è un’invenzione di Gogol’: non esiste un re degli gnomi nel folklore ucraino, così come non esistono gnomi. Sono echi delle fiabe dei fratelli Grimm rielaborati da Gogol’ (altri invece ritengono siano state le influenze delle creature fantastiche del poema Undine, che è sicuro lo scrittore russo avesse letto in anteprima in quanto amico del traduttore): già ne Il ritratto Gogol’ aveva associato le ciglia ad una visione orripilante. (Vij in ucraino significa infatti “ciglia”, anche se altri commentatori hanno azzardato ipotesi più o meno solide sulla nascita di questo demone fittizio.)

Khoma, la strega e la... bara volante!

Khoma, la strega e la… bara volante!

Il film segue fedelmente, quasi a livello didascalico, il testo del racconto breve di Gogol’. Gli attori calzano i personaggi gogoliani alla perfezione, facendo scenografia dei loro volti scavati e della loro ingombrante fisicità. Il film è denso di colori e di musica (scritta e diretta personalmente dal grande compositore russo Aram Khachaturian) e di invenzioni visive che fanno dimenticare i pochi mezzi disponibili: è quasi un manuale di regia che illustra quanto si possa fare con poco a disposizione, anche se in realtà pare che i due registi esordienti non abbiano firmato la parte “fantastica” che regna nella seconda parte del film. Per quella, la Mosfilm chiamò Aleksandr Ptushko, geniale regista ucraino che già aveva creato capolavori fantastici come Sadko (che anticipava fortemente i Viaggi di Sinbad americani). È difficile dirlo con sicurezza, ma è quasi sicuro che Ptushko diresse l’esplosiva creatività dei demoni e folletti che riempiono il set nella parte finale.

FATE ENTRARE IL VIJ!!!

FATE ENTRARE IL VIJ!!!

Le atmosfere sono dense ed intense; l’anima cosacca fatta di silenzi ed attese ma anche di grida e canzoni da ubriachi; l’assoluta irresponsabilità di Khoma, orfano vagabondo non legato a niente e a nessuno, che sembra vivere in stretto rapporto con quella stessa terra da cui nasce il Vij, il Re degli Gnomi; il cupo terrore che regna nella chiesa del paese dove giace la strega apparentemente defunta e dove appaiono legioni di demoni dalle forme più impensabili.
Tutto concorre a creare un film che sfida il tempo e il background culturale: la stessa qualità dei racconti di Gogol’.

Sveto mesto DVD bPassano più di vent’anni e il mito del Vij risorge nel luogo più impensato: la Jugoslavia.
Nel 1990 Ðorđe Kadijević scrive e dirige Sveto mesto (“Il posto sacro”), una variante meno “magica” ma ugualmente potente.

Tre novizi si attardano al ritorno in convento, e passano la notte in un’abitazione rurale lungo la strada. La notte sarà però terribile per il giovane Toma (l’attore serbo Dragan Jovanović): la vecchia proprietaria (in realtà una strega) lo assalirà e lo cavalcherà nei cieli notturni finché il novizio non riuscirà a colpirla.
Invece di lasciarla esangue (come il Khoma gogoliano), una volta accortosi che la strega è in realtà una giovane donna il novizio tenterà un approccio sessuale: sarà interrotto non solo dall’immobilità della donna, ma anche dal carretto fantasma le cui visioni hanno perseguitato Toma per tutto il giorno precedente.
Sveto mesto BTornato alla normalità, Toma viene inviato dal ricco Zupanski (Aleksandr Berček), la cui figlia morente ha chiesto proprio di lui. All’arrivo del novizio, la giovane Katarina (la serba Branka Pujić) è già morta e sebbene il padre non capisca perché abbia chiesto proprio di un novizio sconosciuto, è intenzionato a rispettare l’ultimo desiderio della giovane: Toma per tre notti dovrà vegliarla e recitare preghiere.
Questi ha riconosciuto in Katarina la strega che l’aveva aggredito, e fa di tutto per sfuggire al compito senza però riuscirci mai: anche dalla tomba la strega scaglierà la propria vendetta su di lui. È proprio lei, la pannočka (“giovane donna”) quasi muta nell’originale gogoliano che diventa vera protagonista del film.

Sveto mesto AIl regista serbo scarta quasi completamente le notti di veglia del povero Toma per incentrare la storia principalmente su Katarina, una giovane nobile decisamente dedita alla cattiveria. Tramite flashback conosciamo le vicende passate della donna – la feroce menomazione del servo Nikita (Predrag Miletic) e l’impossibilità di entrare in chiesa – come vengono narrate dalla servitù testimone dei fatti: «Anche se nobile, una strega è una strega» è l’opinione di chi l’ha conosciuta, e Toma non può che convenirne.
Trova spazio anche una visione prepotente della sessualità: si capisce che Katarina ha subìto attenzioni “particolari” dal padre, e che (forse da allora) usa il sesso come arma di distruzione. Seduce la propria cameriera così come seduce Toma: non per piacere né per gioco, bensì per una (solo accennata) sottile malvagità diabolica.

Sveto mesto CKatarina è veramente una strega? Quello che il regista ci mostra è solo un’allucinazione?
Kadijević si diverte a rielaborare il testo gogoliano virandolo al realismo: sullo schermo non vediamo altro che una giovane nobile viziosa e il dolore che ha seminato. Per spiegare quel poco di paranormale che c’è (comunque lasciato molto alla fantasia dello spettatore) si può tirare in ballo l’allucinazione: in fondo solo Toma vede il carretto fantasma, e solo lui ha visto il cadavere della pannočka tornare in vita.
L’alba (da sempre portatrice di “verità” dopo la notte della menzogna diabolica) trova Toma abbracciato al cadavere di Katarina in una posa sconcia: né demoni né Vij sono venuti a visitarlo, lasciando allo spettatore il dubbio che abbia assistito al delirio di un novizio roso dai sensi di colpa.

Sveto mesto DLe intenzioni del regista, spiegate a posteriori, sono di invocare l’antica tradizione mistica del proprio paese, ma in realtà l’impressione che lascia nello spettatore è che Kadijević è più interessato a studiare la reazione delle persone di fronte al paranormale, indipendentemente dal fatto che questo sia “vero” o meno.
Un’ultima parola va spesa per la musica essenziale di Lazar Ristovski: il tema ricorrente nei momenti giusti, pur se ridotto ai minimi termini, è un accompagnamento perfetto alla storia.

Il sottotesto sessuale di Sveto mesto non passa inosservato, e nel 2002 nasce un incredibile film pornografico russo dal semplice titolo Вий.
Tre giovani arzilli fraticelli girano la campagna russa lanciandosi nell’amore libero con le contadinotte locali. Uno di loro però viene costretto da un fattore a vegliare per tre notti la giovane donna morta che ha in casa: è abbastanza intuibile di che tenore saranno le notti del fraticello e le “armi” che userà la pannočka per dannarlo…

Vedma_DVD aLa storia di Gogol’ torna “seria” nel 2006 quando Oleg Fesenko scrive e dirige un film che non vorrebbe far pensare subito al Vij di Gogol’, sebbene sia il fedelissimo remake in chiave moderna. Visto che Fesenko taglia di netto la figura del demone evocato la terza notte e imposta la storia sul rapporto tra il protagonista e la strega, ecco che abbiamo il titolo Vedma (Ведьма), “strega” appunto.
Nei paesi anglofoni il film è distribuito come The Power of Fear o Evil.

Ivan Berghoff (Valeriy Nikolaev) è un giornalista dell’occulto e del mistero che ha riscosso un po’ di fama con i suoi avvistamenti di UFO, tanto da essere incredibilmente in lizza per un Premio Pulitzer.
Il suo capo lo manda in missione nel paesino di Castle Ville, sulla Highway 37: la cittadina è un buco, ma ha un’altissima percentuale di «incidenti e malattie strane». Nessuno sa darsene una spiegazione, e quindi c’è spazio per uno speculatore professionista come Ivan. «Di’ che è un posto stregato, che ci sono un sacco di forze oscure e via dicendo: buttati sul mistico»: questi i consigli del capo.

Ivan, falso prete alle prese col vero Male

Ivan, falso prete alle prese col vero Male

Nell’irreale atmosfera di Castle Ville, la notte e la pioggia colgono Ivan impreparato, tanto da spingerlo a chiedere ospitalità in una vecchia casa nel bosco, di proprietà di un’anziana signora. Sistemato per la notte, Ivan riceve all’improvviso la visita di Marryl (Evgeniya Kryukova, paginone centrale gennaio 2001 del Playboy russo), giovane e misteriosa che lo seduce solo per rivelarsi una strega.

Evgeniya Kryukova, da Playboy al Vij

Evgeniya Kryukova, da Playboy al Vij

Affogata la donna, Ivan corre nudo nella pioggia e ruba un’auto per fuggire, scoprendo solo dopo che era l’auto di un prete. Infreddolito, indossa gli abiti sacri e così la situazione diventa ancora più complicata: viene scambiato per un prete dallo sceriffo Tomas Difan (Lembit Ulfsak), e visto che ha appena ucciso una donna Ivan non se la sente di rivelare la sua vera identità.

Inizia la veglia...

Inizia la veglia…

Lo sceriffo, che crede Ivan un prete, vuole eseguire le ultime volontà di Marryl – che si scopre essere sua figlia – e quindi per tre notti chiude il religioso nell’antica chiesa del paese dove è posta la tomba aperta della pannočka.
Inizia una reinterpretazione moderna del film del ’67, dove alla carenza di effetti speciali viene contrapposta una grande fantasia nell’uso della cinepresa, con giochi di camera davvero sorprendenti.

Dal semplice cerchio di gesso, al ring of fire!

Dal semplice cerchio di gesso, al ring of fire!

Ormai Ring è una saga molto nota, e quindi il regista gioca la carta del video: Ivan si riprende durante la seconda notte, e riguardandosi scopre se stesso agitarsi da solo, senza alcun fantasma in video. Sta dunque immaginandosi tutto quanto?
Tenta di fuggire inutilmente ma alla fine dovrà passare la terza notte nella chiesa, al cospetto della pannočka, ma stavolta sarà tutto diverso. Non sarà evocato alcun Vij e a sorpresa il percorso interiore di Ivan gli vale la redenzione: uccide la strega trafiggendola con un raggio del sole dell’alba e quindi sopravvive. Anche se con i capelli diventati bianchi dallo spavento.

Le tentazioni della Kryukova

Le tentazioni della Kryukova

Il film Fesenko ha uno stile visivo molto ricercato, sembra quasi che ogni inquadratura sia studiata appositamente per incutere angoscia: non è detto che ci riesca, ma il tentativo è comunque lodevole. La rozzezza della prima parte viene controbilanciata da un’estrema ricercatezza nella sequenza delle tre notti, dove il pizzico di effetti speciali viene sapientemente mischiato con riprese dal vero.

Viy 2014 AIl 2009 segna una data importante per la cultura russa: è il duecentesimo anniversario della nascita di Gogol’: non vi sembra l’occasione perfetta per tirar fuori un altro bel remake del Vij? Questo è il pensiero del regista Oleg Stepchenko, che vuole fare le cose in grande: vuole girare un film che unisca più spunti dei racconti di Gogol’ insieme, aggiungerci un ospite occidentale – Charles Dance – e girare un kolossal in 3D. Tutto bello… ma chi paga?
Inizia una agonia durata anni, con annunci e cancellazioni, con riprese sontuose e costose che non sembravano mai finire: solamente il 20 gennaio 2014 Stepchenko riesce a portare al cinema il suo Viy, una pacchianata incredibile di colori sgargianti e immagini ricercate, un’accozzaglia di personaggi da indigestione. La montagna ha partorito un topolino…

Stesso gesso, stesso cerchio

Stesso gesso, stesso cerchio

Il guazzabuglio che costituisce la trama di questo film è inframmezzato dalla storia delle tre notti che ormai ben conosciamo.

Stessa strega... ma molto più Ring!

Stessa strega… ma molto più Ring!

Il film si apre con una ragazza trascinata esangue da un demone a forma di albero – un triste trucchetto per sfoggiare effetti speciali immotivati – e quando suo padre la trova lei le confida che vuole essere vegliata dallo studente di teologia Khoma (Aleksey Petrukhin).
Quando inizia la prima notte con la pannočka (interpretata dalla inquietante moscovita Olga Zaytseva) noi non sappiamo ancora perché ce l’abbia col povero Khoma: solo più avanti verrà raccontata la storia della vedma, ma intanto i frammenti di sottotrame e storie a brandelli ha già reso indigesto questo prodotto troppo moderno per la storia che racconta.

Temo che sia questo il vero aspetto dell'attrice Olga Zaytseva...

Temo che sia questo il vero aspetto dell’attrice Olga Zaytseva…

Il film viene distribuito in lingua inglese con il curioso titolo Forbidden Empire, ma nasce un piccolo problema: la durata di 130 minuti a quanto pare risulta indigesta per il pubblico anglofono. La distribuzione taglia venti minuti buoni, e purtroppo è proprio questa la versione che la comunque coraggiosa Koch Media porta in Italia, nel dicembre 2016: non mancando di rinominare il film Viy. La maschera del demonio.

FATE ENTRARE IL... Come? Hanno tagliato la scena???

La scena che dovrebbe essere il culmine è però sgonfiata

Ciò che rimane del Viy di Stepchenko è una quintalata di effetti speciali che rendono le tre notti con la pannočka una vera sarabanda horror, ed ogni collegamento tra la giovane strega e la Sadako di Ring ancora più forte.

Tranquilli, è solo un film... forse...

Tranquilli, è solo un film… forse…

Il Vij tornerà sempre a tentarci chiedendoci di guardare nei suoi occhi per guadagnarci l’inferno: perché il Vij è una finzione letteraria, e quando guardi la letteratura nel profondo non puoi che dannarti.
Non ci rimane che aspettare la prossima strega che emetterà nella notte il suo grido: FATE ENTRARE IL VIJ!

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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7 risposte a Fate entrare il Vij

  1. Cassidy ha detto:

    Prima di tutto ti ringrazio per la dedica, mille grazie davvero di cuore! 😀 Ribadisco che questi tuoi sabati di cultura sono una bomba, mi mandano sempre a scuola. Avevo sentito parlare del film originale come vaga ispirazione per “La maschera del demonio” di Mario Bava, ma non l’ho mai visto, mi tocca veramente recuperarlo, mi hai messo una discreta scimmia addosso 😉 Già per il fatto che c’è una bara volante non posso perderlo! 😉 Grazie mille! Cheers 😉

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Su YouTube lo trovi intero coi sub-eng

      E’ un film portentoso e potentissimo, e più sono “artigianali” gli effetti più scoprirai che ti fanno impazzire 😉

      Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        E visto che, con il tuo assai interessante post, mi hai convinto a fare entrare il Vij, 😉 vuol dire che ne approfitterò anch’io, visto che l’unica trasmissione italiana me la sono bellamente persa: il doppiaggio che ricordi, però, mi fa pensare a una sua possibile programmazione all’interno delle rassegne curate in Rai fino ai primi anni ’90 da Claudio G. Fava (anche attento e scrupoloso responsabile di doppiaggi – e ridoppiaggi – di film dimenticati o sconosciuti ai più, senza preclusioni di genere)… Ghezzi già all’epoca, che io sappia, difficilmente mandava in onda inediti doppiati.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Che m’hai ricordato, il mitico Claudio G. Fava! Ricordo che in casa era molto apprezzato ed è probabile che la rarissima trasmissione italiana del film del ’67 sia avvenuta grazie a lui.
        Ero piccolissimo, sarà stata la metà degli anni Ottanta, sono abbastanza sicuro di non aver letto sottotitoli e ogni immagine del film si è stampata a fuoco nella mente. Quando ho letto la mitica antologia “Al cinema con il mostro” di Peter Haining, ho riconosciuto subito il racconto di Gogol’, anche se lì era inserito per il suo (labile) collegamento con “La maschera del demonio” di Bava.

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  2. loscalzo1979 ha detto:

    Molto molto interessante questa saga.
    però una recensione più dettagliata del pornazzo del 2002 la potevi fare eh XD

    Piace a 1 persona

  3. Pingback: Viy (2014) Finalmente in Italia! | Il Zinefilo

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