Planet of the Apes (2001)

Planet of the ApesFinita la serie TV del 1974, seguono subito altri 13 episodi girati però a cartoni animati: Return to the Planet of the Apes fino al 1976. Passa qualche anno e gli spettatori devono andare in crisi d’astinenza, perché la Fox nel 1981 mette in atto l’Orgia delle Scimmie: ben cinque film televisivi costruiti a tavolino fondendo insieme gli episodi della prima serie TV.
Farewell to the Planet of the Apes, Forgotten City of the Planet of the Apes, Life, Liberty and Pursuit on the Planet of the Apes, Treachery and Greed on the Planet of the Apes e Back to the Planet of the Apes.
L’eco di questa indigestione scimmiesca arriva in Italia e nell’estate del 1982 mamma RAI lancia la maratona dei cinque film e subito il settembre successivo Montecarlo risponde mandando in onda la serie TV.
Ora che vi siete tutti sfogati, possiamo per favore piantarla con ‘ste scimmie? Ci saranno giusto vent’anni per tirare il fiato…

Be'? A me non lo date il sigaro di Charlton Heston?

Be’? A me non lo date il sigaro di Charlton Heston?

Un giorno del 2000, sul Monte degli Ulivi, Tim Burton si reca in ginocchio, sui ceci e sui cocci, alla residenza celeste del Sommo Produttore Richard Zanuck.
«Cioè, maestro, prendimi sotto la tua grande spada di fuoco», invoca Burton prostrato. «Donami un po’ della tua saggezza e, già che ci sei, dei tuoi soldi.»
Zanuck apre la bocca emettendo luce. «Aniene, figlio mio, so’ tutti boni a produrre Lo Squalo di Spielberg: io ho prodotto pure Lo Squalo 2! È da questo che si vede la gagliardiagggine
«Maestro, mi chiamo Tim Burton, non Aniene. Ho fatto film meravigliosi che hanno fatto innamorare il mondo, ma ora voglio fottermi la carriera come solo i grandi sanno fare: voglio che tutti ricordino solo Edward Scissohands e dimentichino gli altri film che farò. Ti prego, insegnami la gagliardiagggine, fammi sbracare come i migliori di Hollywood.»
Zanuck alza una mano, soave e sacra: «Sia la mia prima moglie che la terza si chiamano Lili: questo mi rende unico al mondo.»
«Sì, maestro, aspergimi di gagliardiagggine così che riesca a scrollarmi di dosso quel cadavere di Johnny Depp.»
«Gagliardo ora tu sei, fiero per il mondo andrai… e un film con le scimmie tu farai. So’ boni tutti a fa’ ride con le scimmie: tu invece… farai piange!»
Burton si getta a terra, sopraffatto dall’emozione. «Grazie, maestro.»
«Zanuck ha parlato. Però tutto ha un costo.»
«Pagherò qualsiasi cifra.»
«Te piacerebbe! Il vaticino è presto detto: Johnny Depp… te lo devi da tene’ stretto!»

Questa astronave l'ha disegnata lo stesso grafico di "Balle Spaziali"!

Questa astronave l’ha disegnata lo stesso grafico di “Balle Spaziali”!

Girato tra la California, l’Australia e le Hawaii nell’inverno 2000, con alcune scene rigirate nella primavera 2001, con la firma di Twentieth Century Fox Film Corporation e The Zanuck Company il 27 luglio 2001 esce al cinema Planet of the Apes.
In Italia arriva al cinema il 14 settembre successivo… mentre ancora si estraggono cadaveri dalle Torri Gemelle! Non un gran momento per un film…

Paul Giamatti è la parentesi comica della storia

Paul Giamatti è la parentesi comica della storia

Burton ha preso tre ottimi sceneggiatori e li ha messi in fila come le tre scimmiette: uno non dice ciò che pensa dell’operazione, uno non guarda la sceneggiatura che sta scrivendo e l’altro non sente le lamentele.
Il risultato è un guazzabuglio che cerca di essere furbo, attingendo a tutte le caratteristiche dei film anni Settanta ma rielaborandole.

Levami di dosso le tue mani puzzolenti, lurido bastardo umano.

Così la celebre battuta di Charlton Heston viene rovesciata di ruolo – a dirla è infatti il gorillone Attar (il compianto Michael Clarke Duncan) all’umano protagonista – e fin qui ci può stare.

Tim Roth è strepitoso, anche se va spesso in sovraesposizione

Tim Roth è strepitoso, anche se va spesso in sovraesposizione

Burton usa due sole location per tutto il film, facendo sempre primi piani per non darlo a vedere: un’ottima scenografia e un trucco eccellente fanno dimenticare l’angusta ristrettezza della Città delle Scimmie.
A parte i ridicoli salti dei primati – fatti davvero malissimissimo – il film è un prodotto tecnicamente splendente: peccato che la grande bravura di tutti gli attori corrisponda però a personaggi ridicoli.

Mark Wahlberg con Janet Jackson... ops, volevo dire Helena Bonham Carter

Mark Wahlberg con Janet Jackson… ops, volevo dire Helena Bonham Carter

Il film con Charlton Heston non c’entra nulla, così come ovviamente il frainteso romanzo di Pierre Boulle. È la storia di Leo Davidson (Mark Wahlberg), addestratore di scimmie spaziali che mentre cerca di salvare una di queste – dispersa nello spazio – entra in uno di quei varchi spazio-temporali che tutti noi abbiamo trovato in soggiorno, almeno una colta nella vita.
Si ritrova nel pianeta delle scimmie dove gli uomini sono considerati una razza inferiore… ma parlano… e hanno un parrucchiere di grido, vista la pettinatura della “primitiva” Daena (Estella Warren).
C’è pure il “primitivo” Kris Kristofferson che fa una parte di 25 secondi: ma non potevano lasciarlo riposare, che deve ancora fare due Blade?

La biondina alza l'audience, ok, ma perché chiamare Kristofferson in un ruolo di 25 secondi?

La biondina alza l’audience, ok, ma perché chiamare Kristofferson in un ruolo di 25 secondi?

La società delle scimmie è divertente e trovo simpatica l’idea di parlare di temi attuali – come la discriminazione razziale – virati allo scimmiesco, però poi il film dura altri 90 minuti e la pazienza è messa a dura prova.
Per quanto sia bravo Tim Roth e tutti gli altri, rimane un filmettino da due soldi che se la tira da filmone, inutilmente lungo e con tanti di quegli spunti che è solo una caciarata.
La trovata della scimmia spaziale che ritorna e il protagonista che parte per la Terra è una immane caduta di stile che Burton poteva tranquillamente evitarsi. Per giocarsi la carta di “Ape” Lincoln ha stuprato la sceneggiatura: ci avremmo guadagnato tutti se avesse evitato.

Abe / Ape Lincoln... capita la battuta? Se però si evitava era meglio...

Abe / Ape Lincoln… capita la battuta? Se però si evitava era meglio…

Non si può dire che Planet of the Apes sia un brutto film, è semplicemente una cosetta di basso profilo e noioso in più punti. Cosa che da Burton, prima, non ci si aspettava… Ora però è iniziata l’Era di Zanuck, storico produttore che ha permesso a Burton di fare costosissimi film di cui si è molto parlato prima, e di cui ci si è dimenticati un minuto dopo che sono usciti.

Lascio dunque la chiusura a Richard Zanuck, scomparso nel 2012:

So’ tutti boni a produrre “Cocoon”: io invece ho prodotto pure “Cocoon 2”. Qui si vede la mia gagliardiagggine.

L.

P.S.
Esistono provini con Johnny Depp che prova il costume da scimmia per un ruolo non specificato in questo film: il vaticino di Zanuck si è avverato!

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6 risposte a Planet of the Apes (2001)

  1. Cassidy ha detto:

    Zanuck/Aniene è un colpo di genio! 😉
    Concordo su tutta la linea, è un film che si è guardato bene dal farsi chiamare “Remake”, ma bastava chiamarlo con il suo nome…. Brutto.

    Una parata di star, risultato il primo flop (e brutto film) della carriera di Burton, o forse sarebbe meglio dire il primo di una lunga serie… Mi piace solo il make-up di Rick Backer, il resto è fuffa, strizzatine d’occhio continue, da Charlton Heston scimmia a quel finale… Veramente pessimo! 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il bello è che Zanuck viene considerato l’uomo che ha “lanciato le carriere di Spielberg e Burton”… ma scherziamo?
      In questo film Burton è riuscito a fare tutte le cose giuste per sbagliare: a questo punto… voleva toppare di proposito!

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      • Giuseppe ha detto:

        E, nonostante tutto, questo film rimane ancora la cosa più guardabile (se si esclude qualcosina di Big Fish e l’animazione pura, tipo La Sposa Cadavere) fatta in tutti gli undici anni precedenti a Frankenweenie… Solo Frankenweenie, sia ben chiaro, che sulla sua rivisitazione di Dark Shadows è meglio tacere. MOLTO meglio.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Di sicuro è un film che segna il declino di Burton, anche se speriamo tutti risorga grandioso, prima o poi…

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