Apes Revolution (2014)

Apes RevolutionLa Chernin Entertainment è tutta eccitata: ha gli hard disk dei suoi computer pieni di scimmie digitali e sta disperatamente cercando l’occasione di usarle. Come fece già per la APJAC Productions, ai tempi del primo ciclo del Pianeta delle scimmie, la 20th Century Fox si tira indietro: lascia che siano gli altri a giocare con le scimmie, lei si limita a distribuire al cinema e a incassare quello che c’è da incassare.
E sicuramente c’è da incassare, perché non credo assolutamente al budget di 170 milioni di dollari ventilato da IMDb: quattro alberi come sfondo e il 90% del film fatto al computer… per me Dawn of the Planet of the Apes è stato lavorato nel garage della Chernin Entertainment.
Girato nell’aprile del 2013, viene presentato a San Francisco il 28 giugno 2014 e a New York l’8 luglio successivo: arriva subito in Italia il 30 luglio 2014 (fonte: ComingSoon), e la FOX ce lo porta in DVD e Blu-ray dal 2 dicembre successivo, sempre con lo stupido titolo Apes Revolution. Il pianeta delle scimmie.

Chi è stufo del Pianeta delle Scimmie alzi la mano...

Chi è stufo del Pianeta delle Scimmie alzi la mano…

Con L’alba del pianeta delle scimmie eravamo rimasti che le scimmie evolvevano di un milione di anni in un paio d’ore e se ne andavano a vivere nella foresta dietro il Golden Gate di San Francisco.
Tutte le altre milioni di scimmie della Terra non si sa che fine facciano, ma quelle dello zoo di San Francisco creano una comunità da cui gli umani sono banditi: l’umanità ha fallito e sta morendo per un virus che essa stessa ha creato. Ora tocca alle scimmie creare un mondo migliore.
Infatti le scimmie si mostrano subito alternative: si dipingono il corpo come gli umani, litigano come gli umani, si picchiano, uccidono e formano clan esclusivi. Ammazza che cultura alternativa… Ah, e ovviamente parlano inglese…

Caro Caesar, sai cos'è che chiamano "osso di scimmia"?

Caro Caesar, sai cos’è che chiamano “osso di scimmia”?

Il capo è Caesar che continua ad essere “interpretato” da Andy Serkis: visto che dice forse 10 parole in tutto il filim, poteva interpretarlo il regista stesso così si risparmiava…
Caesar è eternamente crucciato perché ha sulle spalle il peso dell’umanità… anzi, della “scimmità” futura: dovrà guidare il mondo dagli anni bui del dominio umano al caldo sole della barbarie scimmiesca, dove si vive tutti col culo su foglie bagnate e si dorme per terra. Meno male che c’è Caesar.

– Caesar, le scimmie chiedono sesterzi.
– No, no: vado dritto!

Ok, non ho resistito a ripescare questa vecchia freddura con Cesare, quello storico, ma vi giuro che in alcuni momenti la stupida piattezza dei personaggi sembra davvero una barzelletta trasformata in film.
Ricordo che il protagonista è una scimmia a cui è stata inoculata l’intelligenza: visto che non esiste intelligenza ad Hollywood, si crea un simpatico paradosso per cui un personaggio viene reso intelligente da una sceneggiatura stupida.

Oddio, ho un vuoto di memoria: che film è questo? Devo salvare Sarah Connor o scalare l'Everest?

Oddio, ho un vuoto di memoria: che film è questo?
Devo salvare Sarah Connor o scalare l’Everest?

Da anni potete stare tranquilli: dove c’è un blockbuster dispendioso, un film pompato dai media che poi esce fuori essere una bojata che tutti dimenticano un’ora dopo la visione, ci trovate Jason Clarke. Che sia Le paludi della morte (2011), Zero Dark Thirty (2012), Child 44 (2015), Terminator Genisys (2015) o Everest (2015), appena ci sono due soldi sul tavolo e una pessima sceneggiatura arriva di corsa Clarke a dare il peggio di sé.
Qui interpreta Malcolm, uno degli ultimi uomini sulla Terra che ha una gran bella pensata: invece di provvedere alla sopravvivenza, perché non riattiviamo una diga così da avere energia elettrica per sentire The Weight dei The Band?
Non so a voi, ma a me pare davvero una gran bella idea…

Sarà, ma a me... me pare 'na strunzata!

Sarà, ma a me… me pare ‘na strunzata!

Immancabile arriva lo scontro di civiltà, perché la Terra è completamente disabitata e ogni umano potrebbe prendere come casa propria un’itera città… ma no, umani e scimmie vogliono stare proprio lì, esattamente su quei dieci metri quadrati nella foresta dietro il Golden Gate.
Perché non andate un po’ più in là?
No, noi umani vogliamo stare proprio lì.
Ma ci sono centinaia di dighe sparse per gli Stati Uniti…
No, a noi serve quella dove sono le scimmie.
Ma ci sono i generatori autonomi che potete portarvi in giro: andate ad abitare a New York e fate la cacca nell’Hudson…
No, noi vogliamo rompere le balle alle scimmie del Golden Gate.
Ovviamente gli umani non hanno da mangiare ma quintali di armi, e sparano milioni di proiettili a vuoto come se i proiettili crescessero sugli alberi: in effetti le scimmie un po’ di ragione ce l’hanno. So’ proprio dementi gli umani, soprattutto gli sceneggiatori.

Il regista si ritaglia un ruolo cameo...

Il regista si ritaglia un ruolo cameo…

La coppia Amanda Silver e Rick Jaffa (colpevole anche del precedente film), aiutata da quel Mark Bomback che è riuscito a sbagliare Wolverine l’immortale (2013) – è impossibile fallire con Logan, eppure lui c’è riuscito! – scivolano nel qualunquismo qualsiasi riuscendo a creare una storia ancora più buffonesca e cialtrona del precedente film.
Seguendo un copione vecchio di millenni, i due capi Caesar e Malcolm sono buoni e giusti ma hanno in seno il germe della ribellione: una scimmia e un umano ribelli fomentano la massa demente che inizia a fare la guerra. E tutto scorre come se non fosse il miliardesimo film che racconta la stessa storia nella stessa identica maniera di come la raccontavano i primi film del Novecento: non c’è alcun interesse a cambiare una sola virgola.

Gangsta' Monkey!

Gangsta’ Monkey!

La trama di Apes Revolution è solo un incidente, una scusa per mostrare quanto sono fighe le scimmie al computer a cui è dedicata l’intera attenzione del film.
Io non faccio testo perché sono immune dal fascino degli effetti speciali sin dalla metà degli anni Novanta, ma chiedo a chi li apprezza: non sono meglio i videogiochi, dove almeno alla bellezza degli effetti speciali corrisponde una trama molto più sviluppata di ‘ste porcate? Posso capire i primi cinque minuti in cui dici «Oh, ammazza quanto sono belle ‘ste scimmie al computer», ma superate le due ore possibile che non ti venga voglia di rinchiudere il regista in uno zoo?

Uè, Caesar: tieni sssigarèt?

Uè, Caesar: tieni sssigarèt?

Visto che questi filmacci assurdi continuano ad apparire, evidentemente piacciono, e allora… è davvero l’alba del Pianeta delle Scimmie!

L.

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7 risposte a Apes Revolution (2014)

  1. Cassidy ha detto:

    Jason Clarke qui è riuscito nell’impresa di risultate meno carismatico di una scimmia (digitale), Gary Oldman sprecatissimo nella classica scena del discorso “Lo so che avete paura, ho paura anche io…” Allora perché ci fai un discorso motivazionale se hai paura?! 😉 Stima enorme per Serkis, e per quanto io posso esaltarmi a vedere una scimmia che spara in soggettiva, il film la butta troppo in caciara, se il film precedente aveva pro e contro, questo ha quasi solo contro secondo me… Ma sono sicuro che arriverà anche il terzo capitolo. Gangsta’ Monkey 4 Life! 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahahah non avevo pensato a sbeffeggiare Oldman e il suo discorso: l’apparire in milioni di film sta seriamente ledendo il carisma di un grande attore! Qui raggiunge rare vette di inutilità…
      Il terzo film sarà su una scimmia albina che vuole sfondare in un mondo di scimmie nere: “8 Monkeys” 😀

      "Mi piace"

  2. Denis ha detto:

    A me i film con personaggi digitali fanno venire dopo un pò male agli occhi (perchè percepiscono i movimenti fasulli),ieri mi sono rivisto Velluto Blu e oggi mi uccidi con le scimmie ,gia il King Kong di Jackson mi fece cadere le braccia,ma chi controlla le sceneggiature non nota le scemenze o prendono per fessi gli spettatori?
    Comunque e vero i videogiochi hanno trame migliori i 4 Batman Arkham usciti gli ha scritti Paul Dini.

    Piace a 1 persona

  3. Giuseppe ha detto:

    Pompano gli effetti visivi perché alla storia non ci credono più… Come successe negli anni ’70, direi, solo che all’epoca non potevano ancora nascondere il fatto di aver ormai gettato la spugna dietro la magniloquenza del digitale.

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