[WIP] Women in Cages (1971)

women_in_cages_poster_01Lo storico regista filippino Gerardo de León (presentato come Gerry de Leon), classe 1913, è ormai a fine carriera quando si ritrova coinvolto in una produzione della filippina Balatbat Productions: la casa è stata coinvolta dalla neonata New World Pictures di Roger Corman per replicare il successo di Big Doll House. Leggi: per rifare il film con gli stessi attori e sfruttare ogni grammo di possibilità!
Presentato a San Francisco il 20 ottobre 1971, Women in Cages dovrà aspettare diversi anni per arrivare nei cinema italiani: apparirà timidamente il 20 aprile 1978 a Roma, pronto a girare l’Italia quasi di nascosto con il chilometrico titolo Rivelazioni di un’evasa da un carcere femminile.

Manifesto pubblicitario italiano

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Come si legge infatti sulle locandine cinematografiche italiane, il film viene presentato come «l’autentica storia di Carol Jeffries» che «ora è finalmente un film». Finalmente? Perché, chi è che lo stava aspettando? E soprattutto… chi cacchio è Carol Jeffries?
Il trucco del “diario segreto di Carol Jeffries”, a cui il film si rifarebbe, non funziona molto e i cinema nostrani non sembrano impazzire per questo titolo. Arriva anni dopo in VHS Stardust – collana “Il Piacere” – con una locandina che non c’entra assolutamente nulla, ripetuta nell’edizione Multivision. Il 13 luglio 2011 esce in DVD Mosaico Media.

Women in Cages EUna nave a largo, la Zulu Queen, è adibita a corrotto luogo di piacere e perdizione. Minuscole ballerine asiatiche si contorcono lentamente facendo ondeggiare… il nulla, visto che sono totalmente prive di petto.
Un indiano turbato (nel senso che porta il turbante) accoglie tutti con un saluto stereotipato e quelli che entrano sono marinai ancora più stereotipati. Sono lì per lasciarsi andare al vizio, forse ignari del baffuto filippino che li spia col cannocchiale lasciandosi andare ad espressioni stereotipate.
Oltre al sesso la Zulu Queen offre anche lo spaccio di droga, che avviene tra le piege delle coperte calde di copula.

Un pacchetto di droga passa di mano dai marinai alle prostitute, agli scaloppini al boss dal nome maschio e violento di… Rudy! (Interpretato dal prolificissimo attore filippino Charlie Davao mascherato come Charles Davis)
Il boss è così coraggioso che appena intravede mezzo poliziotto infila la droga nella borsa della sua amichetta californiana Carol Jeffries (Jennifer Gan), così da non farsi beccare dall’astuto commissario Acosta (il filippino Bernard Bonnin con un ridicolo ciuffo).
Nulla sfugge al commissario Acosta, dall’occhio fino e il ciuffo gonfio, e così… arresta Carol: ammazza che commissario!

Rudy è un boss duro ma dal cuore tenero, e promette a Carol che la farà liberare dai suoi avvocati: probabilmente usa gli stessi legali che hanno “aiutato” Wesley Snipes, perché la ragazza si becca dieci anni di galera per la droga che le hanno trovato in borsa.
La povera ragazza, che si eccitava a guardare le lotte dei galli, ora si ritrova in un terribile carcere filippino dal nome più che eloquente: Cárcel del Infierno.
Che sia “infernale” lo si capisce subito perché, appena scese dal furgone, le prigioniere fresche di condanna vengono fulminate dallo sguardo infuocato della bieca direttrice Alabama: interpretata dalla mitologica Pam Grier. (Che nel precedente film era invece una detenuta.)

La bieca secondina Pam Grier "tasta" la carne fresca!

La bieca secondina Pam Grier “tasta” la carne fresca!

La povera spaesata Carol, dopo essere stata perquisita e “disinfestata”, si ritrova in cella con la filippina Theresa (Sofia Moran, stellina del cinema asiatico dell’epoca: l’anno successivo interpreterà Catwoman in un film filippino!) e due americane prese di netto dal film precedente: Sandy (Judith Brown o Judy Brown) e Daniel Stokowski detta semplicemente Stoke (Roberta Collins). Contando pure la Grier, ben tre attrici ritornano da Big Doll House!

Judy Brown e Roberta Collins: stesso anno, stessa cella, secondo film!

Judy Brown e Roberta Collins: stesso anno, stessa cella, secondo film!

Se già la situazione non fosse terribile, Carol non sa che il boss Rudy è così innamorato di lei… da incaricare il suo aiutante Jorge (Paquito Diaz) di dare un ordine alla compagna di cella Stoke: uccidi Carol!

Stavolta Pam se la comanda di brutto!

Stavolta Pam se la comanda di brutto!

L’apparente premessa per un prison movie diventa subito un classico WIP, fatto di soprusi, catfight, torture e bondage.

Normale giornata alla mensa del carcere

Normale giornata alla mensa del carcere

Theresa è la “cocca” di Alabama e mostra soddisfazione perché la bieca direttrice la chiama per allietare le proprie notti, ricche di massaggi indiscreti e di frustate. Stoke è drogata persa ma non riesce ad uccidere la spaesata Carol, mentre Sandy è grintosa e le torture di Alabama non riescono a piegarla.

La tortura della "lessata"...

La tortura della “lessata”…

Immancabile arriva il piano di fuga, sebbene qualunque prigioniera ci provi finisce stuprata e uccisa dagli rudi guerrieri dei boschi. Le quattro donne però sono sicure che non sopravvivranno alle “attenzioni” della direttrice, così tentano ugualmente la fuga.

La direttrice ama certi giochetti...

La direttrice ama certi giochetti…

Presa Alabama come ostaggio, le cinque donne si ritrovano nella giungla… che in realtà è un prato filippino anche particolarmente gradevole: è difficile vederlo come un terreno impervio e pieno di asperità.
Essere stata rifiutata da Alabama ha reso Theresa furiosa, e mentre le compagne fuggono lei rimane per un sottile piacere: legare la direttrice ad un albero e frustarla a morte. Non ce la farà, perché il rumore delle frustate le ricorderà le notti di passione e l’Alabama dal seno nudo è onestamente uno spettacolo irresistibile.

Voglio vedere quanto resistereste voi davanti a Pam Grier legata...

Voglio vedere quanto resistereste voi davanti a Pam Grier legata…

Mentre Theresa si perde nel procace petto della direttrice, arrivano i guerrieri dei boschi, che teoricamente lavorano per Alabama… Però non è il caso di stare a fare i precisini: nel dubbio stuprano e uccidono entrambe le donne.

Fuga disperata

Fuga disperata

Dopo sparatorie e pericoli vari, la grintosa Sandy si salva mentre Stoke e Carol commettono un grave errore: tornano dal boss Rudy convinte che lui le salverà.
Ci vorrà l’intervento del commissario Acosta per salvare le due donne che il boss ha reso prostitute drogate della Zulu Queen.
Sottolineo che la scena del salvataggio da parte del marziale Acosta anticipa di due anni la parte finale de I 3 dell’Operazione Drago con Bruce Lee, tanto da ipotizzare che il film di Clouse si sia volutamente ispirato a questo Women in Cages per quella sequenza finale.

Il salvataggio marziale

Il salvataggio marziale

Nella media dei film WIP che seguiranno questo è decisamente ben curato e molto studiato nelle inquadrature, in modo da non mostrare mai genitali ma che il risultato non sia una semplice “pezza” bensì una bella inquadratura.
Rispetto poi a Big Doll House siamo davvero ad una marcia in più: lì ogni violenza è assente mentre qui, pur non mostrando in realtà nulla, le torture che Pam Grier infligge alle detenute sono terribili e davvero sadiche: una “cattiva” da antologia!
Unico rimpianto. Appena entrata in cella, a Carol viene detta questa frase: «dovrai fare attenzione al boccaporto». È per caso una metafora per incitarla a proteggere il proprio sesso? Sarà slang genitale? Purtroppo no: è veramente un boccaporto a cui deve fare attenzione, cioè la cella sotterranea di isolamento. Peccato…

L.

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17 risposte a [WIP] Women in Cages (1971)

  1. Cassidy ha detto:

    Ti ho già detto che l’idea di un ciclo WIP è la cosa più bella della galassia? 😉
    Oggi sono un pò nei casini, mi leggo tutto con comodo più tardi, intanto condivo ma… I’ll be back! 😉 Cheers!

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      ‘sto sito aspietta a te! 😀
      Scherzi a parte, recensire queste chicche è un piacere senza prezzo 😛

      Piace a 1 persona

      • Cassidy ha detto:

        Si vede che ti diverti, e per quello che vale, io mi diverto un casino a leggerti 😉 Meglio tardi che mai mi sono letto tutto il tuo ottimo pezzo, devo dire che inizio a segnare, perchè questo titolo mi manca, Pam passata dal lato opposto della sbarre è da recuperare, per altro, su quella sua foto legata ho dovuto fermare la lettura, ero a rischio E.N.E. (Epistassi Nasale Esplosiva) 😉 Grazie per il titolone, lo sapevo che questo tuo ciclo avrebbe fatto la mia gioia! Cheers 😉

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il genere è molto trash, i titoli ghiotti non sono molti, quindi questo goditelo a pieno perché vale la pena! Un centimetro di pelle di Pam è più potente di tutte le detenute del carcere!!!

        "Mi piace"

  2. loscalzo1979 ha detto:

    Grande recensione ❤

    Piace a 1 persona

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