[WIP] 99 Women (1969)

99 DonneUn quartetto di case europee – Cinematografica Associati (Italia), Corona Filmproduktion (Germania), Hesperia Films (Spagna) e Towers of London (forse Inghilterra ma non ho mica capito bene) – affidano al celebre Jess Franco (Jesús Franco) dei soldi perché li sperperi a piacimento.
Il risultato è Der heiße Tod (La morte calda), noto anche come 99 Women, Isle of Lost Women, 99 Mujeres, 99 femmes, L’amour dans les prisons des femmes, Les brûlantes e mille altri titoli.
L’IMDb ci dice che il film viene presentato in anteprima il 5 marzo 1969 a San Francisco e arriva sugli schermi italiani il 19 aprile successivo: in realtà le cose in Italia sembrano essere andate diversamente. A maggio da noi è ancora un titolo solo annunciato per la stagione cinematografica imminente, e l’uscita “ufficiale” (cioè annunciata sui giornali) è del 20 agosto 1969 con il titolo 99 donne.

Possibile quella a destra non abbia avuto il tempo di cambiarsi?

Possibile quella a destra non abbia avuto il tempo di cambiarsi?

Le mosche su una carogna aprono il film – scritto da Carlo Fadda e Milo G. Cuccia, insieme ovviamente a Franco – mentre lentamente le detenute si avvicinano all’isola dove si trova la loro prigione, chiamata Castillo de la Muerte: la cittadella della morte.
Le donne – la bionda Marie (Maria Rohm), la prostituta mora Helga (Elisa Montés) e la drogata roscia Nathalie Mendoza (Luciana Paluzzi) – sono vestite com’erano solite nella loro vita civile, tanto che Helga ha ancora indosso un abito di paiuzze: possibile che non l’abbiano fatta cambiare durante il processo?
Le detenute ora condividono una grande cella comune che in pratica è una camera del castello con alcuni sacchi per terra a mo’ di giaciglio. Non è chiaro se sia una interpretazione minimalista di un carcere o se il film è ambientato in epoche storiche passate: dubito che nel ’69 potesse esistere un carcere del genere, privo di qualsiasi agibilità minima.

Una prigione spagnola, ma molto spartana!

Una prigione spagnola, ma molto spartana!

La direttrice Thelma Diza (Mercedes McCambridge, diva della radio che ha vinto l’Oscar con il suo debutto cinematografico, nel ’49, con Tutti gli uomini del re) si mostra sin da subito spietata e fedele al ruolo di bieca torturatrice: è una ex guardia diventata direttrice e usa le detenute come suo giocattolo personale.

Il Premio Oscar Mercedes McCambridge nel ruolo della bieca direttrice

Il Premio Oscar Mercedes McCambridge nel ruolo della bieca direttrice

È in combutta con il vizioso Governatore Santos (Herbert Lom), che si tiene stretto facendogli “assaggiare” le prigioniere migliori. Però il carcere rischia una ispezione governativa a causa di due morti sospette in un solo anno: bisogna andarci cauti, a giocare con le detenute.
La direttrice non sembra ascoltare e la nuova arrivata, la roscia, ci lascia le penne per l’astinenza da droga: tre morti attirano l’attenzione del governatorato che infatti invia ad indagare la direttrice Carole (Maria Schell, storica attrice austriaca dalla carriera sterminata).

La sempre radiosa Maria Schell nel ruolo dell'ispettrice

La sempre radiosa Maria Schell nel ruolo dell’ispettrice

Intanto il Governatore ha messo i suoi occhi libidinosi addosso alla numero 99, che solo una volta verrà chiamata con il suo nome: Marie.
Aiutato dalla detenuta numero 76, Zoe (una Rosalba Neri sempre splendida), il potente approfitta della propria autorità per… boh, mica s’è capito. Franco a un certo punto inserisce una sequenza pornografica in cui i tre attori vengono vistosamente sostituiti per scene di sesso esplicito: un militare, una bionda e una mora prendono il posto dei tre personaggi, forse in un momento metacinematografico.

Rosalba Neri è sempre un bello spettacolo

Rosalba Neri è sempre un bello spettacolo

Mentre la nuova direttrice Carole cerca di riportare le condizioni del carcere ad una dignità più umana, si fa raccontare dalle prigioniere le rispettive storie: non ci crederete, ma sono tutte storie di sesso; non ci crederete, ogni storia dà lo spunto per siparietti pepati.
In realtà tutta l’inutile trama del film è una scusa per inserire – nel modo più gratuito e ingiustificato – sequenze pornografiche del tutto slegate dalla trama e dalla logica. Una detenuta incontra di nascosto il suo amante della sezione maschile? Parte una scena porno anche se non c’entra niente, visto che i due sono in piedi nascosti in una guardiola.

La bieca direttrice e il lussurioso Governatore

La bieca direttrice e il lussurioso Governatore

Immancabile a un terzo del film il piano di fuga attraverso la giungla, con relativa violenza in ordine sparso – anche ai danni di un povero serpente, torturato a favore di camera – e sesso tra gli alberi. Le donne saranno riacciuffate e frustate a dovere, mentre l’ispettrice Carole se ne va via rattristata: il suo intervento non ha aiutato in nessun modo la situazione delle prigioniere.

Catfight tra le sbarre

Catfight tra le sbarre

La location spagnola è molto bella e le attrici sono ovviamente attraenti, ma tutto il film è solo una scusa per far ballare Rosalba Neri e mostrare coiti zoomati di anonimi attori porno. Non c’è il minimo guizzo di trama né approfondimento dei personaggi: sono tutte sagome umane che stanno lì solo come intervallo tra una penetrazione e l’altra.
Tecnicamente è un film ineccepibile, ma da cotanto regista mi aspettavo onestamente molto di più.

L.

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16 risposte a [WIP] 99 Women (1969)

  1. Cassidy ha detto:

    Ne avevo sentito parlare, ma non solo non l’ho visto, non sapevo nulla dei dettagli, quindi ti ringrazio per l’ottimo post pieno di gustose informazioni, il film avrà anche 100 (facciamo 99) titoli, ma “99 Women” suona fighissimo 😉 Cheers!

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  2. Giuseppe ha detto:

    Il grande e versatile Herbert Lom, da Doppia immagine nello spazio a 99 Women -e che women, va detto… Rosalba Neri e colleghe non si discutono- nello stesso anno: dalle stelle alle stalle (riassettate ammodino per sembrare celle spartane, mi sa) 😉

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  3. loscalzo1979 ha detto:

    “Un quartetto di case europee affidano al celebre Jess Franco (Jesús Franco) dei soldi perché li sperperi a piacimento.”

    Tutta la carriera di Franco riassunta egregiamente in questa frase XD

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  4. benez256 ha detto:

    Noto dalla recensione che purtroppo anche tu ti sei imbattutto nella devastante versione francese trasformata praticamente in un porno (con degli espedienti alla Joe d’Amato). E comunque sono arrivato volentieri in fondo solo per Rosalba Neri…<3

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Me l’hanno fatto notare, e sarebbe da studiare le varie edizioni del film che hanno girato l’Europa, ma per ora mi concentro sul genere WIP: magari in seguito tornerò ad approfondire 😉

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      • benez256 ha detto:

        Allora se posso permettermi ti consiglio di vedere Ilsa o Love Camp 7…sono un po’ nazi però meritano…se vuoi passare a vedere sul mio blog ho anche recensito una scopiazzatura del genere, sempre Franco…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per ora il genere nazi vorrei tenerlo separato dal WIP, ma certo la mitica Ilsa – che probabilmente nasce dai fumetti erotici italiani di Hessa, come ho raccontato nel mio blog Fumetti Etruschi – è il simbolo perfetto della bieca secondina!
        Grazie della dritta, ti vengo a trovare con piacere ^_^

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