[WIP] Onna-ro hizu – Island of Horrors (1970)

Onna-ro hizuI prolifici Daiei Studios il 14 ottobre 1970 battono di due mesi la New World Pictures di Roger Corman presentando un WIP morboso: mentre gli americani gireranno nelle Filippine il blando Big Doll House, in un’isola ai confini del Giappone vede la luce Onna-ro hizu.
Diretto da Toshiaki Tahara (di cui non si conoscono altre opere), il film è conosciuto con i titoli anglofoni di Decapitation Island e Island of Horrors: non ci sono tracce di una eventuale distribuzione italiana.

C'è qualcosa di magico nei titoli giapponesi...

C’è qualcosa di magico nei titoli giapponesi…

Siamo su un’isola dell’Arcipelago di Amakusa (Amakusa-shotô) nel Mar Yatsushiro (Yatsushiro-kai), noto anche come Shiranui (Shiranui-kai), mare interno nella punta più meridionale del Giappone: per capirci, siamo di fronte al vasto Mar Cinese. Un posto perfetto per un’isola-penitenziario.
Nessuno chiama l’isola con il suo vero nome, ci informa una voce narrante: per tutti è l’Isola delle donne, o l’Isola della decapitazione. In questo lembo di terra a ridosso del mare vengono mandate in esilio esclusivamente le donne, e in questo momento ci sono 14 prigioniere e cinque guardie. Stabilire quando sia questo “momento” non è facile: gli attori indossano costumi d’epoca, ma i giapponesi hanno avuto un’unica moda per millenni, quindi non è chiaro quando si svolgano gli eventi. (Da alcuni riferimenti, è plausibile pensare a prima di metà Ottocento.)

Questi sì che sono titoli di... testa!

Questi sì che sono titoli di… testa!

La testa mozza di una prigioniera che ha tentato la fuga ci introduce all’isola, dove l’ispettore figlio di papà Santarô Isahaya (Masakazu Tamura), fresco di nomina, arriva con la sua barchetta per potare altre due detenute. Decapitata una prigioniera, infatti, non sta bene lasciare il gruppo in numero di 13! (È una battuta, non lo dicono nel film…)
La capa delle detenute, Omasa la Squartatrice (Yuki Aresa), organizza un rito di iniziazione per “accogliere” le nuove arrivate: la grintosa Okiyo (Maya Kitajima) e la tossicodipendente Osen (Hiroko Sakurai).

Omasa la Squartatrice e le altre detenute

Omasa la Squartatrice e le altre detenute

L’assistente della capa, Oran dei dadi (Reiko Kasahara), ha l’onore delle presentazioni e poi passa la parola alle altre, che accolgono le due detenute… a pagaiate sulle chiappe!

Pronte per il rito di iniziazione?

Pronte per il rito di iniziazione?

Il direttore dell’isola Gunjûrô Segoshi (Kazuo Katô) è abituato a fare il buono e il cattivo tempo, e non vede certo di buon occhio l’arrivo di Isahaya: va bene che è stato esiliato e retrocesso, però è sempre figlio del vice Governatore e potrebbe creargli problemi.

Santarô Isahaya (Masakazu Tamura), il buono della storia... che però si comporta da cattivo!

Santarô Isahaya (Masakazu Tamura), il buono della storia… che però si comporta da cattivo!

Segoshi ha un piano in testa: mettere le mani sul bottino di 3 mila ryo (pezzi d’oro) che il criminale Jubei di Shiranui ha nascosto da qualche parte. Jubei è stato arrestato e giustiziato senza mai rivelare dove abbia nascosto il bottino, quindi l’unico modo per recuperarlo… è stringere un’alleanza con l’amante di Jubei: Omasa, la capa delle detenute.

Il direttore zozzone e la squartatrice furba

Il direttore zozzone e la squartatrice furba

Come attività le detenute estraggono non si sa che sassi da piccole miniere sull’isola e fanno carovane di secchi per portare l’acqua direttamente alla “doccia” del direttore Segoshi. Da qui una detenuta ruba un piccolo panno e la vendetta è spietata: tutte le donne, che si erano lamentate di non poter fare un bagno, vengono rinchiuse in uno stanzino con una vasca piena d’acqua… bollente. Il calore assurdo le fa svenire tutte e contorcere mezze nude.
Non si vede neanche un centimetro di nudità, eppure è una scena potente.

Tripudio di carne bollente in una sequenza castissima ma che sembra "calda"

Tripudio di carne bollente in una sequenza castissima ma che sembra “calda”

È l’inizio delle torture per le povere donne, inflitte anche da loro stesse. Una particolarmente crudele la mette in atto proprio Isahaya, che sarebbe il “buono” della vicenda: denuda Okiyo e le mette in bocca una catena che regge una pentola piena d’oio bollente. Percossa con dieci bastonate, se la donna muoverà troppo la testa nell’agonia, verrà inondata d’olio bollente. E, ripeto, Isahaya è il buono della storia!

Ok, questa è davvero potente...

Ok, questa è davvero potente…

Se il direttore pensa ai soldi, i suoi inferiori non sono certo paste d’uomini. Quando delle detenute vengono liberate, i secondini si guardano bene dal riportarle sulla terraferma: chiamano qualche nave europea e vendono le donne come schiave sessuali.

Giornata calda, eh?

Giornata calda, eh?

Isahaya – che per tutto il film sembra il buono ma in realtà si comporta esattamente come i biechi secondini – vuole anche lui la sua parte, ignaro del fatto che i giochi stanno tutti per finire.

Non è un problema giocarsi la vita a dadi, per due bare professioniste

Non è un problema giocarsi la vita a dadi, per due bare professioniste

La situazione esplode quando arriva la peste sull’isola, e il direttore Segoshi decide di evacuare gli uomini… lasciando le prigioniere al proprio destino! Al massimo ci lascia quell’antipatico di Isahaya a morire con loro.
Questo dà il via ad una ribellione impensabile in altre condizioni, visto che è un’isolotto in mezzo al mare senza possibilità di fuga: ora che le guardie hanno messo in acqua una barca, le detenute tentano il tutto per tutto per salvarsi.

15 detenute... sono 15 coltelli puntati alla gola!

15 detenute… sono 15 coltelli puntati alla gola!

Una visione deliziata perché lo stile giapponese è impagabile. Essendo lontano dagli schemi occidentali, ogni scena è sorprendente e inaspettata, e anche se ci troviamo di fronte ad un film che non rimarrà certo negli annali del cinema, Onna-ro hizu è sicuramente un titolo di spicco del WIP in salsa giapponese.
Perché dà il via ad un fenomeno che infiammerà tutti gli anni Settanta… di cui parlerò in seguito.

L.

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8 risposte a [WIP] Onna-ro hizu – Island of Horrors (1970)

  1. Cassidy ha detto:

    Pagaiate sulle chiappe, per la serie benvenute e mettetevi comode 😉
    Amo molto i film Giapponesi, hanno una capacità di enfatizzare le emozioni, questo film non faccio nemmeno finta di conoscerlo, però ho davvero apprezzato il tuo commento dettagliato, questo WIP in salsa Giapponese è davvero una chicca 😉 Cheers!

    Piace a 2 people

  2. loscalzo1979 ha detto:

    Credo di averlo intravisto in una delle tanti notti dedicate da Ghezzi al cinema giapponese

    Piace a 1 persona

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