Freezer (2014)

FreezerEcco il film che ha vinto il premio per il minor costo e minor scenografia della storia: Freezer, inedito in home video italiano ma trasmesso da Cielo il 31 dicembre 2017.
La giovane casa produttrice statunitense Envision Media Arts aveva già tentato un’operazione simile con Chained (2012), cercando cioè di ridurre lo spazio filmico al minimo, ma mentre in quel caso ha tirato fuori un ottimo piccolo film (giunto anche in Italia in DVD) con Freezer ha davvero raschiato il fondo. Per quanto io adori Dylan McDermott come attore – sono stato un fan sfegatato della sua serie TV The Practice – lo stesso non può farcela da solo a salvare un film immobile, diretto dallo svedese Mikael Salomon molto più a suo agio in ambiente televisivo ed uscito negli USA il 17 gennaio 2014.
Non starei a smaniare per una sua futura uscita italiana…

Sbaglio o comincia a fare freddino?

Sbaglio o comincia a fare freddino?

Il cinema non ha più mezzo soldo bucato, perché quei pochi dollari che girano sono tutti occupati dai blockbuster caciaroni delle grandi major: se non fai una minchiata per ragazzini o non ti ispiri a un romanzetto per ragazzine, nessuno ti sovvenziona. Così la produzione ha avuto un’idea in effetti geniale: facciamo un intero film in un’unica stanza!
Niente da obiettare sull’idea, adoro i “thriller da camera” e nel campo fantascientifico già il canadese The Cube ha fatto incetta di premi, utilizzando un’unica stanza cubica per tutte le riprese, ma con una piccola differenza: lì c’era una sceneggiatura forte.
Freezer inizia con Robert (Dylan McDermott) – che tutti chiamano Bobby facendo scattare la citazione proprio del suo personaggio di The Practice, e infatti lui dice sempre «Robert, not Bobby» – si sveglia in una cella frigorifera: come c’è finito? E chi lo tiene prigioniero?
Quando entrano due brutti ceffi che parlano solo russo, la situazione è chiara: è finito nelle mani della temuta mafia russa, e a nulla varrà ripetere che hanno commesso un errore.

Il mio nome è Bobby. No, non quel Bobby...

Il mio nome è Bobby. No, non quel Bobby…

Con una sceneggiatura stanca e poco accurata – non ci credo che una stanza strapiena di oggetti non avrebbe potuto dare agli sceneggiatori esordienti Tom Doganoglu e Shane Weisfeld elementi per arricchire la prigionia di Robert – il film procede lento e fastidioso: i colpi di scena sono così fiacchi che hanno più il sapore di totale mancanza di idee.
Bellino il finale, questo sì, ma non ripaga di una grande occasione mancata.

L.

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7 risposte a Freezer (2014)

  1. Cassidy ha detto:

    Concordo il tuo discorso sui blockbuster tratti da libri per ragazze, personalmente amo molto i film con mono location e mono attore, peccato che qui abbiano tirato un calcio al secchio del latte, però mi hai fatto venire la curiosità lo stesso 😉 Cheers!

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  2. Denis ha detto:

    In pratica la cesura tra serie B non esiste più ,in sostanza fanno trilogie (2 film non sono abbastanza) poche saghe ,reboot scimunuti ,purtroppo quel modello lo hanno portato anche nei videogiochi,comunque gente che finiva in una cella frigorifera (morta!!) me la ricordo in un film di Bava ,anche una mora Edvice Fenech ci finiva!!:(

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  3. Giuseppe ha detto:

    Di sicuro, lo spazio in cui far muovere McDermott non era così piccolo da non poterci infilare almeno uno straccio di sceneggiatura: Vincenzo Natali insegna, appunto. Forse, però, erano altri tempi…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sembra che negli ultimi anni valgano gli spunti: hai un ottimo spunto e ci fai un film. Ok, lo spunto è buono… ma la storia, poi? Trovare un bel soggetto è facile, scriverci intorno un buon film lo è molto meno…

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