[WIP] Female Prisoner 701: Scorpion (1972)

Sasori1cClasse 1947, Masako Ôta entra ventenne negli studi cinematografici Nikkatsu e comincia ad apparire in un film dietro l’altro. Delle otto pellicole in cui appare nel 1970, le tre della serie Nora-neko rokku ne decretano il successo con lo pseudonimo che la farà conoscere in tutto il mondo (tranne l’Italia): Meiko Kaji.
Sasori1bDa questo momento e fino al 1971 il suo volto è legato alla capa di una gang di motocicliste, che rende famoso il genere pinky violence che da subito degenera: la violenza al femminile si trasforma in scene erotiche sempre più esplicite. Quando la Nikkatsu decide di puntare tutto sul “Roman Porno” (Romantic soft-core porno) l’attrice molla la casa e va alla storica Toei: è già un nome e un volto noto, legato alla violenza, e subito le viene affidato il ruolo di Nami Higuchi: professionista della sala da gioco che risponde alla yakuza colpo su colpo. Il successo di Ginchô wataridori (noto all’estero con il titolo Wandering Ginza Butterly) e del suo seguito – al fianco del titano Sonny Chiba – gettano le basi per il personaggio-simbolo dell’attrice.

Va ricordato che il pinky violence, di cui ormai la donna è tra i volti più noti in Giappone, è praticamente sconosciuto nel resto del mondo, sostituito dal rinnovato fascino per il WIP (Women In Prison): proprio i giapponesi nell’ottobre del 1970 hanno presentato Onna-ro hizu, quindici donne in una prigione su un’isola, e poco dopo la New World Pictures di Roger Corman lancia Big Doll House iniziando il suo ciclo di WIP. Nel 1971 abbiamo Women in Cages, The Hot Box e The Big Bird Cage, quindi è il momento perfetto per il Giappone di rinnovare il suo interesse per il genere.
Quattro mesi dopo aver esordito alla Toei con Ginchô wataridori, Meiko Kaji è protagonista del film che maggiormente segnerà la sua carriera: Joshû 701-gô: Sasori (女囚701号 さそり), noto all’estero come Female Prisoner #701: Scorpion.

Fate largo alla nuova regina del WIP!

Fate largo alla nuova regina del WIP!

A Meiko Kaji viene affidato il ruolo di una donna sboccata, violenta e dalla nudità prolungata: questo è il personaggio che ha decretato il successo del manga di Tooru Shinohara. Non è chiaro se sia stato il regista esordiente Shunya Itô a stravolgere tutto o se sia stata Meiko stessa – non va dimenticato il suo abbandono dei film erotici della Nikkatsu e il suo ruolo di Nami Higuchi – ma alla fine la protagonista del film è l’esatto opposto del fumetto: quasi mai nuda (ci pensano le comprimarie ad essere sempre svestite) e perennemente muta, simbolo che rimarrà legato all’attrice. (Anche la sua Lady Snowblood sarà prevalentemente muta.)

La prigione protagonista del film

La prigione protagonista del film

Dalla fine della Seconda guerra mondiale la prigione femminile protagonista del film è stata un’istituzione perfetta come un ingranaggio: nessun intoppo, nessun problema, nessuna evasione… Il relatore non fa in tempo a finire di parlare che suonano le sirene: c’è appena stata un’evasione.
Chi mai può essere stata così folle da evadere in pieno giorno? Chi mai può tentare di attraversare a piedi le paludi che circondano la prigione? Chi è la sconsiderata che ha appena infranto 27 anni di perfetto funzionamento di questa istituzione?
È lei, l’eroina del WIP giapponese: Nami Matsushima, prigioniera numero 701. Meglio nota come Scorpione.

Un titolo, due occhi: un grande mito!

Un titolo, due occhi: un grande mito!

La fuga finisce male, la sua compagna di evasione ha il ciclo e per i cani sarà uno scherzo trovare le due evase. Picchiata a dovere e riportata in carcere, inizia il mito di Sasori (“Scorpione” in giapponese) e la sua… canzone del rancore.

Sono Sasori, e questa è la mia canzone...

Sono Sasori, e questa è la mia canzone…

Sei un bellissimo fiore,
e le parole di lui ti lusingano,
ma quando sarai sbocciata,
lui ti getterà via.
Stupida, stupida… stupida donna:
è la mia canzone di rancore.

Il meraviglioso tema musicale del film, Urami Bushi (“Canzone del rancore” con l’accento sull’ultima sillaba, stando alla pronuncia della cantante, uramì bushì), con la splendida musica di Shunsuke Kikuchi – il compositore che nel ’69 ha scritto il tema de L’Uomo Tigre! – è cantato da Meiko Kaji stessi, protagonista assoluta del film e pronta a diventare l’eroina nera degli anni Settanta. (La traduzione è una mia interpretazione facendo la media dei vari testi inglesi disponibili, quindi non prendetela come “ufficiale”!)
In Italia l’attrice è praticamente inedita, ma un briciolo di fama l’ha avuto quando i più appassionati si sono accorti che il Kill Bill di Tarantino era quasi un remake dello stupendo Lady Snowblood che l’attrice interpreta nel 1973: Meiko Kaji non è però Uma Thurman, e quindi la si è dimenticata ben presto come tutte le fonti originali che hanno reso famoso Quentin.

Vitto e alloggio non mi sembrano dei migliori...

Vitto e alloggio non mi sembrano dei migliori…

Dimenticate l’Italia e l’America, e preparatevi ad entrare in una prigione giapponese degli anni Settanta. E a cantare la vostra… canzone del rancore.

Scommetti che ti uccido con una coperta?

Scommetti che ti uccido con una coperta?

La tristezza è il tuo destino,
così hai rinunciato agli uomini:
mostra loro il tuo sorriso
e ti faranno soffrire ancora.
Triste, triste… triste canzone di donna:
è la mia canzone del rancore.

Mentre Meiko Kaji canta la sua canzone del rancore (a volte tradotta con “vendetta”), file di donne nude sfilano di fronte ai secondini dagli occhi a forma di maiale: tutte si prestano ad esercizi ginnici atti solo a far muovere le loro forme, senza alcun motivo “carcerario” apparente.
Tutte le detenute sono state punite per la fuga di Matsushima, e intanto lei giace in una cella buia e grondante acqua, incaprettata notte e giorno. (I giapponesi vanno pazzi per nodi e legacci!) Durante la tortura fisica ricorda il suo amore Sugimi (Isao Natsuyagi). un poliziotto della narcotici che dopo una notte d’amore le chiede di intrufolarsi in un night club della Kaizu, nota attività della yakuza.
Ovviamente i criminali non sono degli sprovveduti: la scoprono, la violentano e quando arriva il poliziotto a salvarla… si scopre che è pure più fetente della yakuza. L’ultima umiliazione per Matsu è quando l’uomo che amava le lancia in terra dei soldi per l'”operazione” ben riuscita: la donna prende un coltello e tenta di ucciderlo, senza però riuscirci.

Lo stupro di Matsu

Lo stupro di Matsu

Tutto questo viene diretto con un capolavoro scenico da applauso, sette minuti di cinema da antologia: giochi di luce, cambi di scenografie in corso, musica stupenda che cambia strumenti al cambio della scena raccontata… Insomma, cominciate ad applaudire finché non vi fanno male le dita!

Sono Sasori, e questo è il mio inferno...

Sono Sasori, e questo è il mio inferno…

Ti odio profondamente,
non potrò perdonarti mai:
cerco di cancellare la memoria
ma non posso dimenticarti.
Mai finirà, mai finirà… mai finirà perché questa
è la mia canzone del rancore.

La detenzione di Matsu è un inferno. Le detenute come la rossa Masaki (Yôko Mihara) la vogliono morta perché rovina i loro piani di piccola criminalità; il direttore Goda (Fumio Watanabe) la vuole piegare perché mostri quel pentimento che invece il silenzio beffardo della donna rifiuta; l’amato Sugimi infine la vuole far fuori perché ha paura che in carcere parli dei suoi loschi affari e dei suoi corrotti amici in politica. Il poliziotto corrotto incarica la bieca Katagiri (Rie Yokoyama) di uccidere Matsu in cella… ma dovrà mettersi in fila!
Tutti voglio morta Sasori… eppure il suo pungiglione continua a colpire senza pietà, e in silenzio.

La fossa è pronta... Chi è il primo?

La fossa è pronta… Chi è il primo?

Ti hanno detto che è solo un sogno,
mentre ti ridono in faccia.
Così cerchi di svegliarti
ma non riesci ad aprire gli occhi.
Una donna, una donna… il cuore di una donna
è nella mia canzone del rancore.

Il direttore Goda esagera nel torturare tutte le prigioniere nel tentativo di piegare solo Matsu, così alla fine si ritrova tra le mani una rivolta delle detenute: barricatesi con fucili e pistole in un deposito con tre ostaggi, ne approfittano per togliersi qualche “prurito” con i secondini!

La rivolta delle detenute

La rivolta delle detenute

A nulla varranno i tentativi della perfida Katagiri per far fuori Matsu: il bagno di sangue in cui si trasformerà la rivolta sarà il modo perfetto per Sasori di liberare il suo pungiglione.

Detenuta "cotta" al punto giusto...

Detenuta “cotta” al punto giusto…

Una splendida rosa rossa
ha spine che non puoi vedere.
Non voglio ferirti ma in quale altro modo
potrei ritrovare la mia libertà?
Cocente, cocente… cocente canzone di donna:
la mia canzone del rancore.

Tornata nella rutilante città, con il lungo soprabito e il cappello nero che diventeranno un’icona dell’epoca, Sasori inizia ad uccidere tutti i criminali che l’hanno violentata nel night club, e il non farci vedere come li abbia trovati né come abbia organizzato la vendetta è un’ulteriore dimostrazione di disprezzo: non sono uomini, sono insetti che lo Scorpione sta spazzando via.

Sasori in libertà

Sasori in libertà

Nessun fiore sboccerà
sul mio cadavere,
così io continuerò a vivere
aggrappandomi al mio rancore.
Donna, donna… la mia vita di donna
è nella mia canzone del rancore.

Lo scontro finale con l’infame Sugimi, simbolo di tutto il male che è stato fatto a Matsu, avviene con una furia muta e solo immaginata. I corpi dei due ex amanti si affrontano in un amplesso mortale, un rutilare di braccia e di smorfie che distorcono i visi e con occhi folli di furore.

Quando un poliziotto corrotto con la pistola incontra una giustiziera con il coltello...

Quando un poliziotto corrotto con la pistola incontra una giustiziera con il coltello…

È un confronto senza parole, perché muto è il rancore di una donna: una donna che torna in carcere… pronta di nuovo alla violenza.

Sembra la fine... ma è solo l'inizio!

Sembra la fine… ma è solo l’inizio!

Female Prisoner #701: Scorpion è un capolavoro senza paura di smentite. I virtuosismi del regista esordiente lo rendono un prodotto ricercato e prezioso in ogni fotogramma. La macchina da presa sorprende sempre perché è lì dove non la si aspetta, pronta a cogliere smorfie di dolore o di rabbia.

Guardatevi le spalle, perché Sasori è libera!

Guardatevi le spalle, perché Sasori è libera!

È un film violento e delicato, senza età e senza che il tempo l’abbia minimamente scalfito: è il perfetto vagito dell’eroina nera nata dagli anni Settanta. È la nascita di Sasori.

L.

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ecco il link

Sasori_P

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14 risposte a [WIP] Female Prisoner 701: Scorpion (1972)

  1. Cassidy ha detto:

    Visto una volta sola una vita fa proprio mentre ero alla ricerca di titoli grossi della categoria WIP, un film che ha retto benissimo la prova del tempo, da lì a poco ho scoperto anche Lady Snowblood, insomma mi ha aperto un mondo 😉 Per il resto mi alzo in piedi per applaudire, hai sfornato un post pazzescamente bello, completo e appassionato… Complimenti! 😉 Vado a rivedermi il film, dopo questo tuo commento mi sembra doveroso. Cheers!

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  2. Denis ha detto:

    Posso dirlo mai piaciuto Quentin Tarantino trovo i suoi film troppo pieni di chiacchere,scoppiazzando scene dal nostro cinema Bis,anche James Elroy(ossessionato dalla Dalia Nera) disse che Pulp Fiction era una merda!!
    Ah Meiko l’ha vista in Lady Snowblood,film pieno di fontane di sangue(copiate pari pari in Kill Bill),e mi sembra di che ci sia anche in un Dvd che si intitola Sex in Japan.

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Condivido a pieno ma bisogna dirlo sottovoce: i seguaci di Quentin sono tanti e particolarmente violenti: ben due persone hanno smesso di rivolgermi la parola dopo una discussione sul cinema tarantiniano…
      Quentin dichiara apertamente di citare film famosi, ma sono tutti inediti in Italia quindi non si capisce cosa capiscano i nostri connazionali, che lo amano giusto per fede 😛

      Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        Vero. Ci sono i connazionali che lo idolatrano così, per partito preso, senza verificare le sue fonti e poi per fortuna ci sono gli altri che -come il sottoscritto- hanno invece l’abitudine di farle, le verifiche, per scoprire esattamente cosa e chi viene citato nei suoi film. Questo dovrebbe essere, nell’avvicinarsi all’opera di Tarantino, lo spirito critico giusto (e che, con poche eccezioni, manca alla grande proprio in quelli che dicono di amarlo senza riserve): potrei chiamarlo approccio da “Tarantiniano non tarantinato”. ^_^
        Quanto alla splendida rosa nera di questo vibrante post devo dire che sì, Meiko Kaji ha decisamente tirato fuori il poeta che è in te 😉
        P.S. Conoscere Shunsuke Kikuchi è praticamente un obbligo per noi ex-giovani robottomani…

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        “Tarantiniano non tarantinato” è una definizione perfetta 😛
        Kikuchi fa qui un lavoro eccezionale, la musica è grande co-protagonista dell’opera!

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  3. loscalzo1979 ha detto:

    attendevo in gloria l’arrivo a questo film.
    Grandissimo, te e il film come grandissima LEI ❤

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