Wolf Creek (2005) Il lato oscuro di Dundee

Wolf CreekDa più di dieci anni Greg McLean infesta l’etere australiano con una sua orripilante creatura che non accenna a passare di moda: visto che questo 2016 Wolf Creek diventa una serie televisiva – spero inedita in Italia – è il momento di ripassare i due film.

30 mila persone scompaiono ogni anno in Australia, e tra questi non c’è neanche uno sceneggiatore di filmacci horror!
Comunque una scritta iniziale ci spiega che il 90% delle persone scomparse viene ritrovato entro un mese, ma non ci spiega il senso di questi numeri: perché 27 mila persone ogni anno in Australia spariscono per un mese? Dove vanno? Sono rapite? Scappano di casa? Vanno a comprare le sigarette? Cosa le spinge a scomparire?
Spingitori di scomparsi austrialiani: ecco il filmone dell’anno! Purtroppo non è questo film…

Titolo minimalista per un film minimo

Titolo minimalista per un film minimo

Presentato (con che coraggio?) al celebre Sundance Film Festival nel gennaio 2005, Wolf Creek esce in patria australiana nel marzo successivo e con gran velocità già il 17 maggio 2005 è proiettato nelle sale italiane. La Dolmen Home Video lo presenta in DVD l’8 marzo 2006, ristampandolo il 4 dicembre 2008, con l’aggiunta dell’imbarazzante scritta «Come possono ritrovarti, se non sei mai scomparso?»
Si dice sia ispirato ai delitti di un serial killer australiano degli anni Novanta, Ivan Milat, che però ancora oggi in carcere continua a dichiararsi innocente spingendosi ad automutilarsi per protesta. Al di là di questo, Wolf Creek è una semplice bojata come ce ne sono centinaia in giro, senza bisogno di scomodare veri fatti di cronaca.

Tre giovani in vacanza: praticamente già morti!

Tre giovani in vacanza: praticamente già morti!

Tre amiconi gggiovani fanno le solite stupidaggini che fanno i gggiovani nei film horror: dopo una notte di bagordi partono per un viaggio in una località deserta e pericolosa.
Dopo dieci minuti di film, agli spettatori viene una gran voglia di ammazzarli con le proprie mani…

Il meraviglioso cratere di Wolfe Creek (con la "e")

Il meraviglioso cratere di Wolfe Creek (con la “e”)

La meta è oggettivamente affascinante: il cratere di Wolfe Creek – con la “e” perché deve il suo nome a Robert Wolfe – è meraviglioso e inquietante come molte bellezze geografiche australiane. E non credo proprio che sia una semplice pubblicità per beccare soldi statali, o almeno non solo.
In Picnic ad Hanging Rock (1975) si raccontano vere scomparse (in realtà mai avvenute) nei pressi della inquietante formazione rocciosa omonima, e in Un grido nella notte (1988) si racconta la triste vera scomparsa di un neonato nei pressi della formazione rocciosa di Uluru (o Ayers Rock): sono entrambi ottimi e famosissimi film, quindi in pratica il plot funziona alla grande.

Fatto di cronaca vera (o presunto tale)
+ Bellezza naturale inquietante
= successo assicurato

Be’, questo film dimostra che non va sempre così…

Picnic a Wolf Creek

Picnic a Wolf Creek

Dopo aver sbattuto in apertura la più falsa delle scritte mai concepita da cineasta di lingua inglese – «Basato su eventi reali» – McLean per metà film lascia credere che la storia parli di rapimenti alieni. E a metà tra citazione e plagio, fa fermare gli orologi nei pressi di Wolfe Creek come se fossimo di nuovo ad Hanging Rock…

Torniamo ai nostri tre scemotti, sono arrivati a Wolfe Creek e scoprono il twist di sceneggiatura che McLean ha in serbo per loro: una roba incredibile che ti dico levati… anzi alla romana, te dico lèvate!
Indovinate un po’? La macchina non riparte e i tre protagonisti sono gli unici ragazzi del 2005 al mondo privi di cellulare: per la successiva ora si sente solamente il rumore degli applausi del pubblico.

John Jarratt nel ruolo di Mick. No... non quel Mick!

John Jarratt nel ruolo di Mick. No… non quel Mick!

A soccorrere i ragazzi è Mick (John Jarratt), un rude cacciatore vestito come Mr. Crocodile Dundee (con anche lo stesso nome!), che offre loro la cena nella propria catapecchia del deserto. La situazione è talmente ridicola che uno dei ragazzi cede e domanda all’uomo: «Sei come un navigatore solitario, che dice frasi del tipo “Quello non è un coltello: questo è un coltello!”»
La citazione di Dundee ci sta tutta, è perfetta, ma analizziamo la situazione: sei solo nel deserto, totalmente in balìa di un cacciatore che è grande il doppio di te… e lo prendi per il culo? Davvero una gran brutta idea.
Quando i ragazzi si risvegliano incaprettati, non è davvero una grande sorpresa…

Che sorpresona!

Che sorpresona!

Inizia la parte noiosa del film, quella cioè che dovrebbe mettere paura. Con la minaccia di inenarrabili torture, tutto finisce come al solito in chiacchiere e in fughe ridicole, per non parlare delle trovate imbarazzanti: sparo all’uomo che vuole torturarmi per i prossimi sei mesi e, sapendo di averlo preso di striscio, sto mezz’ora a frugargli in tasca per cercare le chiavi della macchina. Queste puttanate sono la cancrena del genere horror…
Il livello di abominevole ridocolaggine che raggiunge ‘sta stupidata è profondo e scava ancora più in fondo, ma una scena va lodata. Dopo la centomillesima volta che la beota ragazza finisce nelle mani dell’assassino, lo minaccia con un ridicolo coltellino di due millimetri…

Quello non è un coltello...

Quello non è un coltello…

A questo punto il rozzo cacciatore è obbligato alla frase maschia del secolo: «Quello non è un coltello…

Questo è un coltello!

Questo è un coltello!

Questo è un coltello!»
Al di là di questa battuta, tutto il resto del film è da bruciare con la benzina: ma prima sparategli, per sicurezza…

Mick (non quel Mick) è pronto per una nuova avventura...

Mick (non quel Mick) è pronto per una nuova avventura…

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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11 risposte a Wolf Creek (2005) Il lato oscuro di Dundee

  1. Cassidy ha detto:

    Ne ho scritto dalle mie parti, parlando del sequel, anche a me sembra un filo sovrastimato questo film, “Picnic ad Hanging Rock” aveva un altro spessore, un altro livello di inquietudine, ma soprattutto… Un altro regista 😉
    La premessa è quella di un film del 1977 spostato nel 2005, l’assenza di cellulare che hai sottolineato è la prova, la parodia di “Mr. Croccodile Dundee” con la scena del coltello poi è da FACCIAPALMO 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dobbiamo ringraziare tutti l’editore di Joan Lindsay che le consigliò di cancellare il capitolo in cui spiegava cos’era realmente successo ad Hanging Rock: lasciare tutto non detto, e grazie ad un film geniale (diretto da un “ragazzetto in gamba” ^_^) ha reso immortale la storia.
      La prima metà di “Wolf Creek” è un prodotto amatoriale ma ha la buona idea di giocare con il non detto e lasciare un’atmosfera inquietante (almeno nelle intenzioni). Poi passa all’horror e svacca totalmente…

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  2. Denis ha detto:

    Ho un’anedotto sul film alla troupe di notte vicino al cratere si fermò veramente un camioncino con tizio vestito più o meno come Mick non ti dico che colpo presero….
    Non capivo come da solo abbia potuto fare una carneficina di turisti ,visto che nella baracca aveva telecamere e cellulari delle altre vittime e come delle forze dell’ordine non l’abbiamo rintracciato tramite il segnale dei telefoni.
    Comunque ho visto due filmacci uno con una sprecata Radha Mitchell ,Evidence e l’altro con addirittura Bruce Willis,John Cusack,si chiama The Prince in entrambi film la fotografia è urrenda.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Evidence l’ho recensito qui e curiosamente nel weekend ha avuto un picco di visite! The Prince è come i tanti film in cui Bruce fa una particina: inguardabili!
      Se ti si ferma l’auto nel deserto, non c’è neanche bisogno di Mick per avere paura 😛

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  3. Giuseppe ha detto:

    Povero Greg, anche se non è Weir la Z non se la merita proprio, dai 😉 : Wolf Creek non è senz’altro per tutti i palati, ma il suo dovere trovo che lo faccia eccome (nella prima e nella seconda metà, con un Jarratt mattatore capace di metterti davvero a disagio)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non ce la faccio proprio a rivalutarlo, è troppo pieno di robaccia americana (quelle tipiche assurdità che riempiono gli horror d’oltreoceano) per salvarlo. Se avesse continuato come la prima metà potevo dire che era un film molto rozzo ma d’atmosfera, invece poi arriva il chiacchierone che promette violenza e non fa assolutamente nulla per mezz’ora. Magari nel 2 migliora…

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, nel 2 Mick è decisamente più attivo (oltre ad esser pieno di senso dell’umorismo, a modo suo) e, in generale, rispetto al primo si cambia registro…

        Piace a 2 people

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  7. nik96 ha detto:

    da quello che ho sentito dire questo film è basato su una storia vera ma il secondo invece no

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