[WIP] Diario segreto da un carcere femminile (1973)

DiarioOrmai nel 1973 il genere WIP (Women In Prison) è sdoganato e i suoi prodotti si vendono in tutto il mondo, e in questo periodo l’Italia non è ancora la barzelletta di oggi: è un Paese la cui cinematografia è attentamente seguita e i cui prodotti sono ampiamente venduti all’estero. Soprattutto quelli totalmente sconosciuti ai blasonati critici nostrani.
Women in Cell Block 7Il 17 luglio 1973 arriva nei cinema Diario segreto da un carcere femminile, prodotto da una casa specializzata in storie di criminalità come la Overseas Film Company: il film verrà distribuito negli USA già nell’agosto 1974 con lo storico titolo Women in Cell Block 7, e con una locandina grandiosa destinata ad essere simbolo del genere WIP.
Il film è scritto e diretto dal romano Rino Di Silvestro, poco attivo nel nostro cinema.

Mentre la colonna sonora di Franco Bixio, diretta da Vince Tempera, è ampiamente distribuita e ancora oggi disponibile su Amazon, dopo un’edizione in VHS Domovideo si sono perse le tracce del film, mentre invece l’edizione americana è ancora ristampata in DVD.

Un film che inizia così... ti dà un certo brivido...

Un film che inizia così… ti dà un certo brivido…

Una bieca secondina con il dito medio alzato, infilato in un preservativo, ci fa capire subito il tono del film.
Mentre la protagonista viene ispezionata in ogni orifizio, ci si chiede perché stia andando lei in galera visto che il film si apre con l’accusa di spaccio di droga del fidanzato Tonino…

Secondina golosa...

Secondina golosa…

Il boss di Tonino viene aggredito da due picciotti che parlano come i siciliani nelle barzellette, e senza molte spiegazioni partono 10 minuti – dico 10 minuti – di immotivato e buffonesco inseguimento di macchine per le vie della città.
Di questo, nella sua cella, Daniela Vinci (Jenny Tamburi) non sa nulla: lei è davvero convinta che il fidanzato Tonino trasportasse venti chili di bicarbonato per lo zio pasticcere…
I poliziotti non credono alla buona fede di Daniela e vogliono farla parlare per saperne di più sulle attività del fidanzato, ma per fortuna della donna arriva in carcere – fattasi volutamente arrestare – Hilda (Anita Strindberg), pronta ad aiutarla.

Anita Strindberg che ascolta una canzone romana

Anita Strindberg che ascolta una canzone romana

Capa delle carcerate è Mamma Santa (Eva Czemerys), che esaudisce i desideri delle detenute e dissipa le liti, ma vuole anche cose in cambio perché non è che sta lì a fare beneficenza.
Ecco la sua frase tipica:

Così voglio e così sia, disse Gesù a Maria.

Al che una detenuta risponde in rima:

E u’ cazz’ che te se frega, disse il mago alla strega!

Che angherie angheriose

Che angherie angheriose

Sullo sfondo di una trama noir raffazzonata e totalmente delirante – le angherie sulla povera Daniela perché confessi le malefatte del fidanzato sembrano avere più di un debito con trovate simili viste in Big Doll House (1971) e Woman in Cages (1971) – il piazzale del carcere è teatro di un nugolo di attrici doppiate con voci “regionali”.
Mamma Santa ha un accento calabrese, poi c’è la veneziana, la napoletana e su tutte spicca la voce della romanaccia (forse Gabriella Giorgelli, ma non sono sicuro), che ha sempre l’offesa giusta per tutti.
Visto che negli anni Settanta la romanità impera in ogni aspetto cinematografico, più volte nel film – girato proprio agli studi romani di De Paolis Incir – viene lanciata la canzone Lettera da un carcere femminile di Paolo Lepore e Franco Bixio, cantata da Malia Rocco: il database Dicogs afferma che il vinile della canzone risale al maggio 1973, quindi probabilmente è uscita come traino del film, che arriva in sala a luglio.

Certo che fa caldo in questa prigione

Certo che fa caldo in questa prigione

C’è la piromane (Bedy Moratti) e Salve Regina o Maria Goretti (Cristina Gaioni), bersaglio di prese in giro perché cristiana praticante: tutto materiale gettato in scena ma in realtà praticamente ignorato. L’attenzione è tutta per la biancheria femminile!

Classica biancheria da galeotta...

Classica biancheria da galeotta…

Motivo trainante del film è la sequenza di scene pruriginose tutte cassate dall’edizione VHS nostrana ma che per fortuna i DVD americani hanno recuperato. È inutile girarci intorno: è un film girato a casaccio che vuole solo mostrare scene d’amore saffico. Visto che queste scene sono assenti nella VHS italiana, il film da noi appare ancora più ridicolo.

Il gioco della secondina...

Il gioco della secondina…

Che la bieca secondina ami concupire la bella galeotta di turno è elemento quasi obbligatorio nel WIP, quindi non stupisce che la direttrice (Elisa Mainardi) abbia un occhio di riguardo per la romana, già turbata di suo per la prolungata astinenza; lo stesso dicasi per il dottore del carcere, che cura con passione e dedizione i bisogni fisici delle detenute; stesso discorso infine per i vari catfight tra detenute, dove invece di picchiarsi (come sarebbe plausibile) si impegnano a strapparsi la biancheria a favore di camera.
Va tutto bene… ma perché Hilda appena entrata in scena vada ad ammucchairsi con un’altra sotto la doccia, sotto gli occhi di tutte, rimane una domanda senza risposta…

DiarioCarcere_1Per essere il primo WIP italiano che ho trovato, non è un grande esordio. (Ci sarebbe il precedente Io monaca per tre carogne e sette peccatrici ma la parte carceraria è in realtà minima, lì.)
Di sicuro il nostro Paese ha ancora tanto da dire sull’argomento… e il Zinefilo è qui per raccontarvelo.

L.

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8 risposte a [WIP] Diario segreto da un carcere femminile (1973)

  1. Cassidy ha detto:

    Non conoscevo affatto questo film, non vedo l’ora di scoprire anche gli altri WIP italiani, visto che questo pare essere così così, a costo di essere ripetitivo (lo sono!) questa tua rubrica è una bomba, ogni settimana imparo qualcosa 😉 Cheers!

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  2. Giuseppe ha detto:

    E’ probabile che, dopo l’edizione Domovideo, un passaggio televisivo nel mare magno delle tv private ci sia stato, perché questo titolo l’ho già sentito nominare: come sempre, il problema è avere le prove della sua trasmissione (quando e dove: praticamente, ogni emittente -o quasi- può essere quella buona)…
    P.S. Lasciamo l’ultima rima a Tonino: “E intanto io mi sono sistemato, piazzando ‘sti venti chili di “bicarbonato!” 😀

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  3. loscalzo1979 ha detto:

    altra tassello obbligatorio parlando di WIP questo film

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