King Kong (1976)

King KongDagli anni Sessanta il mondo della cultura popolare sciaborda di King Kong apocrifi, pallide e ridicole imitazioni del mito anni Trenta della RKO. È ora che l’America si riappropri dell’ottava meraviglia del mondo… e a farlo è un italiano!

Sono tornato: vi sono mancato?

Sono tornato: vi sono mancato?

«Puoi presentarti agli uffici di Dino De Laurentiis a Beverly Hills domani alle 10? Stanno cercando persone che sappiano fare le scimmie.»
Will Shepard è preoccupato: non staranno mica girando il sequel di quella stupidata del Pianeta delle scimmie? Quando però uno dei più grandi produttori internazionali del momento fa audizioni, non stai a farti troppe domande: Will infatti si presenta il 22 luglio 1975 agli uffici di 202 North Canon Drive.
Un certo Federico – che non rivela il suo cognome – lo accoglie e prende le sue foto. Will chiede per quale film sia stato chiamato a fare il provino.
«È King Kong
Un attimo di silenzio, poi Will chiede: «State facendo il remake del film del 1933?»
«Sì.»
«E quale sarebbe il ruolo per cui dovrei fare il provino?»
«Kong.»
Will è allibito e il provino dura solo altri due secondi. «Sa muoversi come una scimmia?»
«Sì.»
«Le faremo sapere.»

KingKong1976_WillShephardQuando esce, Will Shephard ha il morale a terra. Sale sul taxi e comincia il suo turno: Will è un tassista di Beverly Hills, e non avrà più notizie del misterioso Federico. (Che probabilmente è il Federico figlio di De Laurentiis, in un primo momento produttore del film ma poi sostituito perché pare non stesse gestendo la situazione come voleva il padre.) Passano i mesi e il 14 gennaio 1976 Will riceve una telefonata: «Sono Jack Grossberg della King Kong Productions. Mi hanno detto di rivolgermi a lei per il ruolo di King Kong: è ancora interessato?»
La paga è il minimo sindacale e sono banditi agenti ed intermediari vari: violando ogni norma del codice stradale, Will porta il suo taxi agli studi MGM e inizia a lavorare al più grande successo della sua carriera.
Questo aneddoto, preso dal diario di lavoro Inside King Kong: A Journal (2014) dell’uomo che ha recitato nel costume di Kong – i due scelti in precedenza, ancora attestati da IMDb, non piacevano alla produzione – ci introduce a questa ulteriore tappa nella carriera del celebre scimmione: quando un produttore italiano riporta in America un personaggio ormai sviluppato dai giapponesi.

Illustrazione di John Berkey

Illustrazione di
John Berkey

King Kong è nell’aria da anni quando, nel 1974, il ricchissimo Dino decide di girare un sontuoso remake, affidando all’ottimo Lorenzo Semple jr. il compito di aggiornare la trama del 1933: mi sento di dire che il lavoro di Semple è a dir poco… “esempleare”!
Il progetto viene lanciato ufficialmente il 30 novembre 1975 comprando una pagina del “New York Times” e mostrandovi una illustrazione di John Berkey – decano dell’illustrazione fantascientifica, sia per libri che per film – con Kong sospeso tra i tetti delle Torri Gemelle. L’immagine è potente e diventerà l’icona del film, sebbene poi su schermo Kong sarà molto più piccolo di quello dell’illustrazione. (Curiosamente poi in questa prima immagine stringe tra le mani un aereo militare che non si vedrà in video: nelle locandine successive verrà debitamente sostituito da un “coso” a pezzi che non si capisce cosa sia, mentre gli altri aerei diventeranno elicotteri.)

Foto promozionale del 23 febbraio 1976

Foto promozionale
del 23 febbraio 1976

Dino ha capito che metà del successo di un film è nel marketing, e il successo di pubblico è decretato unicamente da quanto sforzo pubblicitario si è fatto. Già dall’uscita di King Kong i critici l’hanno massacrato e ancora oggi non è chiaro se sia un successo o meno, visto che è famoso ma non se lo fila nessuno, visto che ha guadagnato almeno tre volte quanto è costato ma non sembra aver fatto il boom, visto che negli ultimi trent’anni non ha avuto una distribuzione seria. Non si sa se sia un buon film, ma la pubblicità l’ha reso grande… un anno prima dell’uscita.
Quando per esempio Dino ha cominciato a far dire in giro che stava cercando una super modella da far esordire su grande schermo: sia per criticarla che per amarla, alla gente piace la storia della modella che diventa star. Così ecco arrivare Jessica Lange, ambita modella da prima pagina che Dino lancia nel cinema… «Tutte stronzate» è il commento di Jessica Lange stessa, intervistata dal “New York Magazine” il 27 aprile 1981, giornale che si sta chiedendo come mai l’attrice abbia sbagliato un film dopo l’altro.

Ho sognato di girare quattro stagioni di American Horror Story...

Ho sognato di girare quattro stagioni di American Horror Story

La Lange era una 26enne con un passato da mimo in Europa che serviva hamburger e birra ai tavoli del Lion’s Head prima che Dino la facesse esordire: altro che super modella!

Dino De Laurentiis nella jungla finta

Dino De Laurentiis
nella jungla finta

Al produttore serviva un’inutile biondina svampita che dicesse due stupidate con voce sexy e muovesse gambe e petto a favore di camera: tutto qui. La Lange stessa fa trasparire disprezzo per il suo ruolo, mentre il “New York Magazine” del 23 febbraio 1976 – quando ancora il film non è uscito – si pone una domanda presa dal testo di The Rocky Horror Picture Show: «Whatever happened to Fay Wray?», che fine ha fatto Fay Wray? È questa la nuova “bellezza” di cui si innamorerà Kong?.

Dino non bada a spese e tira fuori dalle proprie tasche una ventina di milioni di bigliettoni sonanti, e la domanda sorge spontanea: quanti soldi sono stati effettivamente impiegati nella produzione del film e quanti invece nelle lussureggianti promozioni in giro per New York? Serviva proprio addobbare in stile “scimmiesco” gli ultimi piani del World Trade Center, facendo infuriare tutti?

Per sprecare più soldi, le Mura sono fatte di milioni di stecchi di gelato Algida!

Per sprecare più soldi, le Mura sono fatte di milioni di stecchi di gelato Algida!

All’insegna del gusto italo-americano degli anni Settanta, il marketing sfrenato funziona e King Kong funziona, alla sua uscita americana del 17 dicembre 1976: il giorno dopo arriva anche sugli schermi italiani, con abbondante copertura mediatica visto la “mano italiana” che tiene in piedi lo scimmione.

Prima locandina italiana

Prima locandina italiana

Dopo aver girato ogni sala italiana per anni ed anni, l’8 marzo 1983 arriva sugli schermi della neonata Rete4: avevo nove anni ma ricordo ancora l’emozione di vedere in TV quel film. Non ricordo se mi sia piaciuto, ma nei successivi 33 anni non l’ho più rivisto! (Anche perché non erano molto frequenti le repliche televisive.)
La Domovideo lo fa girare un po’ in VHS mentre la DVD Storm lo presenta in digitale dal 28 maggio 2003: la Dall’angelo Pictures lo ristampa il 10 gennaio 2006. Diciamocelo: è un film scomparso, pompatissimo in fase di produzione e di proiezione cinematografica ma subito dopo abbandonato dai distributori.

Bella, Kong! Batti il cinque alto!

Bella, Kong! Batti il cinque alto!

La storia è la stessa che Merian C. Cooper volle per il film del 1933, ma alcuni “aggiornamenti” dello sceneggiatore Semple sono gustosi e meritano una citazione.
Invece di un regista in cerca di belve selvatiche per il suo film, abbiamo Fred Wilson (il bravo Charles Grodin nel ruolo più brutto della sua carriera) che lavora per l’industria petrolifera: ricordo che solo due anni prima era scoppiata una terribile crisi energetica internazionale, quindi all’epoca della storia trovare nuovi giacimenti di petrolio era mille volte più importante che trovare una cura per il cancro.
Lo scienziato Bagley (l’ottimo Rene Auberjonois che sembra vecchio anche da giovane!) ha scoperto un’isola sperduta e sconosciuta nel Pacifico, con tutte le carte in regola per essere gonfia di petrolio. Si parte tutti prima che qualche altra grande azienda petrolifera metta le mani sull’affare, l’equipaggio non sa che c’è un clandestino: l’insopportabile ecologista moralizzatore, supponente e petulante, Jack Prescott (Jeff Bridges).

Bona la Jessica, quasi quasi me la magno!

Che simpatica la Jessica, quasi quasi la stritolo…

Visto che, al contrario del film del 1933, non si sta cercando un’attrice, il personaggio femminile arriva… per mare! Proprio mentre si stanno avvicinando all’isola, i nostri eroi soccorrono la naufraga Dwan (Jessica Lange), protagonista dei successivi momenti di grande inutilità del film: un montaggio di scene in cui l’equipaggio si prodiga a vestirla e coccolarla, invece di ripassarsela sotto coperta com’è più facile accada in questi casi…

«Scusi, Mr. Dino, qual è la motivazione del mio personaggio?» «Devi muovere quel culo nudo per metà film, ecco la motivazione!»

«Scusi, Mr. Dino, qual è la motivazione del mio personaggio?»
«Devi muovere quel culo nudo per metà film, ecco la motivazione!»

Poi si arriva sull’isola e tutto segue per filo e per segno la trama già nota. Quando però Wilson capisce che non c’è petrolio sull’isola, decide di limitare i danni portandosi via lo scimmione Kong come attrattiva per il pubblico di New York.

Wendy? Weeeeeeendy?

Wendy? Weeeeeeendy?

L’unica altra differenza è che quando lo esporrà al pubblico non saranno più i morigerati anni Trenta: sono i pacchiani anni Settanta… e Kong ha una tristissima corona sulla testa!

È bello essere re...

È bello essere re…

Dino non bada a spese per costruire “manone” e “faccione” scimmiesche, ma sarebbe tutta fatica sprecata senza l’eccellente e impagabile fotografia di Richard H. Kline, che dà ad ogni fotogramma in cui è inquadrato Kong una luce unica e meravigliosa: non lo dice mai nessuno, ma Kline ha vinto l’Oscar per la fotografia di questo film, ed è stra-meritato.

La vera protagonista del film: la fotografia di Richard H. Kline

La vera protagonista del film: la fotografia di Richard H. Kline

Tutti ovviamente parlano di Carlo Rambaldi – anche lui vincitore di un Oscar, ma in collaborazione con Glen Robinson e Frank Van der Veer – perché è una gloria italiana e va elogiato come si fa in Italia: senza se e senza ma. Quindi non ho altro da aggiungere agli oceani di inchiostro versati per lui.

Scimmione curioso...

Scimmione curioso…

Far scalare a Kong le Torri Gemelle è stata un’idea geniale, ma ha anche significato che dal 2001 questo è un film “scottante” per le TV americane, come qualsiasi altro video con le Twin Towers inquadrate. (Poveri Limp Bizkit, che hanno girato uno dei videoclip più divertenti della storia, Rollin’, ma hanno fatto l’errore di ambientarlo per metà su una delle Torri.) Comunque Kong sulle Torri ci sta giusto una manciata di minuti, in una sequenza che non è invecchiata bene.

King of the World (Trade Center)

King of the World (Trade Center)

Tutto il film onestamente scricchiola sotto il peso dell’età, arrivando addirittura a sembrare più vecchio della versione del 1933! King Kong di Dino è figlio del momento, un film senza trama – con lunghi e imbarazzanti momenti in cui Kong flirta con Jessica Lange! – che è semplicemente la parte finale di un’operazione: una grandiosa operazione di marketing di Dino De Laurentiis, che è finita esattamente quando il film è apparso su schermo.
Ha guadagnato, non è stato un flop, ma è stato subito dimenticato: secondo me è la cosa peggiore che possa accadere ad un film…

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41 risposte a King Kong (1976)

  1. Cassidy ha detto:

    Eh allora!! Oggi hai portato il Venerdì-Scimmia più in alto del World trade center! 😀
    Sai che ho un debole per le storie sul grande Dino De Laurentiis, l’aneddoto iniziale è davvero bellissimo 😉

    Questo film lo ricordo bene, la scena anzi, LA scena con Jessica Lange per i tempi era al limite del mostrabile, e malgrado Goffredo Ponti sia uno dei miei attori preferiti di tipo…. Sempre 😉 Il suo personaggio qui è davvero insopportabile, ricordo solo la sua barbona cespugliosa.

    La scena della corona è talmente trash da risultare imbarazzante, forse la più bella frase mai pronunciata su questo film arriva da Peter Jackson (cito a memoria): “Quando ho visto il film del 1933 da bambino, ho deciso che avrei voluto fare il regista, se avessi visto questo film invece, probabilmente avrei fatto l’idraulico”.
    Per altro, spero che il venerdì-scimmia preveda anche il Kong di Pietro Di Giacomo 😉

    Peggio dei Limp Bizkit ha fatto solo il povero Ryan Adams (senza la B), il video del suo gran pezzo “New York, New York” lo vede suonare e cantare, con le torri gemelle sullo sfondo, il video è stato girato se non ricordo male l’8 Settembre 2011…. Gulp!

    Ti ho già detto che è un gran post questo? E che questa rubrica mi manda giù di testa? Continua così! Cheers 😉

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ogni Kong finirà nel ciclo, e ti preannuncio che ho cose incredibili da parte per le prossime puntate, roba forte e… pelosa 😀
      Contento ti sia piaciuto il post: non conoscevo quel commento di Peter Jackson ma sono abbastanza d’accordo 😛

      Piace a 1 persona

    • Fra X ha detto:

      Come è stato già detto praticamente De Laurentiis ha un pò anticipato le campagne marketing moderne! °_O Farà un pò la stessa cosa con “Hannibal”! Film a mio modo di vedere ben peggiore di questo nonostante i nomi coinvolti!

      “Peggio dei Limp Bizkit ha fatto solo il povero Ryan Adams (senza la B), il video del suo gran pezzo “New York, New York” lo vede suonare e cantare, con le torri gemelle sullo sfondo, il video è stato girato se non ricordo male l’8 Settembre 2011…. Gulp!”

      What’s!?! °_O

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  2. Denis ha detto:

    Nel film c’era anche Jeff Bridges,per le Torri gemelle furono tolte dal videogioco Metal Gear Solid 2 e anche dallo Spiderman di Raimi,Jessica Lange e passata dagli hamburger a burger king kong a suora depravata in American Horror Story (per i miei gusti troppo patinato,c’è anche la Sevigni che fa “servizietti in ricordo della nota scena di Brown Bunny).
    Comunque il film l’ha ritrasmesso Iris e stanotte c’è il tuo amico Cuba in Ticking Clock su rete 4 film che ti avevo gia segnalato.

    Piace a 2 people

  3. loscalzo1979 ha detto:

    ricordo ancora l’emozione della prima volta che l’ho visto.

    E di quando vidi a San Marino la mostra di Rambaldi con il megabraccio di King Kong ❤

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  4. Giuseppe ha detto:

    Destino amaro quello del remake di King Kong del ’76: tecnicamente, tutti i nomi giusti al posto giusto -Rick Baker compreso- al servizio di una storia non esattamente memorabile e invecchiata troppo rapidamente (poi, gli arrivi di lì a non molto dei kolossal di George Lucas e di Steven Spielberg certo non lo avrebbero aiutato a rimanere a lungo nella memoria degli spettatori)… Per farmelo ancora piacere devo ogni volta tornare mentalmente ai tempi in cui lo vidi al cinema, agli inizi del ’77, quando pure ebbi la fortuna di vedere da vicino l’INTERO pupazzone rambaldiano esposto sotto un tendone da circo, grazie a un’iniziativa itinerante facente parte della campagna pubblicitaria del film: come entravi c’era Kong -fermo, ovviamente, ma il suo effetto lo faceva eccome- ad accoglierti con i suoi potenti grugniti (in aggiunta a varie urla, femminili e non, sparate a tutto volume 😉 )

    Piace a 1 persona

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  9. nicholas ha detto:

    al epoca negli anni 70 questo forse era un bel film ma in confronto a quello di Peter Jackson del 2005 che è un vero capolavoro non c’è paragone perche anche se è del 76 almeno quello nuovo ha effetti speciali e scene migliori e almeno Kong è sul Empire State Bilding invece nell’altro è sulle torri gemelle assurdo

    Piace a 1 persona

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  11. nicholas ha detto:

    al epoca negli anni 70 questo forse era un bel film ma in confronto a quello di Peter Jackson del 2005 che è un vero capolavoro non c’è paragone perche anche se è del 76 almeno quello nuovo ha effetti speciali e scene migliori e almeno Kong è sul Empire State Bilding invece nell’altro è sulle torri gemelle assurdo

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dipende dai gusti, io ho trovato troppo lungo ed esageratamente sensazionalistico quello di Jackson, pur non amando particolarmente il Kong del ’76. Se non altro però aveva una splendida fotografia e rendeva perfettamente la grandezza e la potenza di un animale gigante: quello di Jackson mi sembra più un videogioco, bello ma piatto…

      "Mi piace"

  12. nicholas ha detto:

    se lo dici tu ognuno ha i propi gusti comunque adoro questo sito e fare i commenti continua a recensire io continuero a seguirti ok

    Piace a 1 persona

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  18. Fra X ha detto:

    Lo vidi anch’ io su Rete 4 una decina di anni dopo. Me lo sono rivisto un’ altra volta, ma sempre un pò di tempo fa ormai. Effettivamente è uno di quei film che ha trovate interessanti miste ad altre un pò così. Ci sono affezionato perché è così che ho conosciuto KK!
    Dopo film più impegnati come “Serpico”, “Il giustiziere della notte” e “I tre giorni del condor” ecco che il buon vecchio Dino fece uscire fuori la sua megalomania e si gettò di nuovo nei kolossal! XD Peccato che invece del periodo americano vengano ricordati più i film “piccoli”. L’ unico davvero azzeccato è “Conan il barbaro”, ma come si suol dire per la legge dei grandi numeri uno tosto doveva pur uscirne! XD

    Piace a 1 persona

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  20. Sam ha detto:

    Per me la scena con la corona in testa ci stava : se nel primo film veniva mostrato in un raffinato teatro per siuri, in questo remake veniva esibito in una fiera paesana per contadinotti ritardati che si portava dietro tutta quella pacchianeria , quell’ “americanaggine” che noi europei conosciamo bene.
    Era un azzeccato specchio dei tempi.
    Bisognerebbe parlare in un post anche di King Gori, il mostro silmil Kong apparso in Goldrake per anticipare il film di Dino ( in due puntate, tra fine settembre e inizio ottobre del 1976 ).
    Due miti che si scontrano, imperdibile

    Piace a 1 persona

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