Il mio nome è Remo Williams (1985)

Remo WilliamsOggi, 14 marzo 2016, festeggio i 30 dell’arrivo nei cinema italiani del film Il mio nome è Remo Williams, a blog unificati.
Ecco le tappe del blogtour, con anche i link di amici che hanno partecipato:

  • Beati Lotofagi” presenta una delle sue mitiche gallerie fotografiche
  • Gli Archivi di Uruk” presenta il personaggio nella sua vita letteraria italiana
  • Fumetti Etruschi” racconta di quando il fumetto di Remo provò ad uscire in Italia
  • CitaScacchi” racconta di una partita a scacchi tra Remo contro un cattivo nazista, in uno dei rari suoi romanzi usciti in Italia
  • IPMP” (Italian Pulp Movie Posters) presenta la locandina italiana apparsa sui giornali dell’epoca
  • NonQuelMarlowe” presenta note personali sui romanzi usciti in Italia
  • La Bara Volante” di Cassidy partecipa ai festeggiamenti con la sua recensione.

Remo_bannerI gggiovani d’oggi non lo sanno, ma sono esistiti gli anni Ottanta, anche se tutti fanno finta di niente. Tutti i film che oggi vedete al cinema sono remake di idee e atmosfere nate allora, ma migliorate: all’epoca il troppo era poco, e quando si esagerava… era allora che si cominciava a spingere.
Il blasonato “New York Times” negli anni Ottanta dovette riconoscere che trenta milioni di lettori americani non potevano essere tutti pazzi, e che quel personaggio che appariva in fiumi e fiumi di romanzi della serie “The Destroyer” qualche dote doveva averla: un personaggio esagerato che dire esagerato è poco. Un personaggio di nome Remo Williams.
Sconosciuto in Italia – delle sue fulminee apparizioni parlo nei blog su citati – Remo Williams è l’eroe d’azione. Occhio all’articolo: non ho detto un, ho detto l’.

Altro che "begins": l'avventura è nata morta...

Altro che “begins”: l’avventura è nata morta…

Il 25 giugno 1963 Warren Murphy e Richard Sapir scrivono un romanzo con protagonista un eroe spacca-tutto di nome Remo Williams, che però viene pubblicato solo nel 1971 dalla Pinnacle (Beeline Books). Perché così tardi? Perché nel 1969 la Pinnacle ha scoperto l’oro dando vita all’eroe d’azione Mack Bolan per fare concorrenza al Doc Savage e Nick Carter della Bantam.
Pur essendo nato prima, Remo in realtà appare dopo Mack Bolan ma è un perfetto anello di congiunzione: ci sono gli eroi del pulp classico come Doc Savage e Nick Carter, con avventure fantasiose e rocambolesche contro cattivi che vogliono conquistare il mondo, poi ci sono gli eroi moderni come Bolan (che ha dato vita a infiniti cloni, come Rambo e il Punisher), veterani del Vietnam che combattono in casa come se fossero nella giungla. Remo è esattamente a metà strada: è il prototipo dell’eroe d’azione moderno con però più di uno sguardo al classico.
Scritti da eserciti di ghostwriter, i romanzi di Remo Williams nel 2016 toccano le 151 unità: un numero irrisorio, di fronte ai 449 di Mack Bolan!

Il Remo Williams meno Remo Williams della storia

Il Remo Williams meno Remo Williams della storia

Gli anni Ottanta sono gli anni dei giustizieri, degli esecutori, dei vendicatori e via dicendo. La Orion Pictures nel 1982 ha distribuito nei cinema americani un piccolo film, un certo Rambo, tratto da un romanzo che David Morrell ha scritto nel 1972 (quando era già uscito Mack Bolan, veterano del Vietnam che dichiara guerra in casa americana) e già scopiazzato al cinema da Caccia selvaggia (1981) con Charles Bronson, distribuito dalla Fox.
La Orion, regina di quegli anni, decide di investire anche nella produzione e fa le cose per bene: prende cioè un personaggio tra i più letti ed amati dal pubblico. Come può sbagliare? Ora serve un regista di quelli che ti dico fermati!

Esercizi per i diti

Esercizi per i diti

Per il filmone dell’anno viene chiamato Guy Hamilton e scusate se è poco. Dal 1964 al 1974 sforna James Bond come se piovesse (Goldfinger, Una cascata di diamanti, Vivi e lascia morire e L’uomo dalla pistola d’oro), ha firmato film di spionaggio (Funerale a Berlino con Michael Caine) e di guerra (Forza 10 da Navarone) che sono stati successi in ogni angolo del globo, e infine ha firmato gialli apocrifi di Agatha Christie (Assassinio allo specchio e Delitto sotto il sole) strapieni di attoroni.
Come sceneggiatore viene poi scelto Christopher Wood, che ha scritto due James Bond (La spia che mi amava e Moonraker). Andiamo, con nomi di questo calibro come si fa a sbagliare? Tranquilli: si può benissimo…

Il personaggio più azzeccato... è sicuramente quello al centro!

Il personaggio più azzeccato… è sicuramente quello al centro!

Malgrado il titolo originale Remo Williams: The Adventure Begins, non ci sarà alcun “begins”: il film nasce morto l’11 ottobre 1985 ed arriva in Italia il successivo 14 marzo 1986 con il titanico titolo Il mio nome è Remo Williams.
Dopo una VHS della Columbia Tristar, il film esordisce il 17 novembre 1987 in prima serata su Italia1: dopo alcuni passaggi televisivi, dal 1993 Remo Williams scompare per sempre dall’Italia…

Fermi tutti, questi sono gli anni Ottanta!

Fermi tutti, questi sono gli anni Ottanta!

Sam Makin (Fred Ward) è un rude poliziotto di New York, di quelli tosti degli anni Ottanta. Una sera viene attirato in una trappola e gettato nell’East River: viene giudicato morto e gli fanno pure il funerale. Ma Sam Makin è vivo e vegeto e si risveglia in ospedale.
Un certo Conn MacCleary (J.A. Preston) lo saluta dicendogli che la sua vita precedente è finita: gli è stata praticata una plastica facciale e gli è stato cambiato il nome prendendolo da una marca di pappagalli ospedalieri. Ora si chiama Remo Williams.

La supposta origine del nome, tutta cinematografica

La supposta origine del nome, tutta cinematografica

Ora Remo lavora per un’organizzazione segreta composta da MacCleary e il panzuto Harold Smith (il mitico Wilford Brimley) e… basta. Smith è la mente (anche perché non s’alza dalla sedia), MacCleary è la lingua (che parla solo per luoghi comuni) e Remo il braccio: insieme… va be’, in realtà Remo da solo dovrà affrontare la corruzione e la criminalità d’America.
Però pare brutto affrontarla così, asciutti asciutti, e visto che Remo fa tanto il duro ma è un inetto (due tizi l’hanno facilmente sopraffatto, ad inizio film), deve essere addestrato nell’arte del combattimento. Entra in scena il “consulente”: il maestro Chiun.

Come ha fatto Joel Grey ad accettare il ruolo di coreano???

Come ha fatto Joel Grey ad accettare il ruolo di coreano???

Devo aprire una parentesi e spezzare una lancia in favore del film. Chiamare un celebre attore, cantante e ballerino ebreo americano come Joel Grey ad interpretare un maestro coreano di arti marziali, con tanto di finti occhi a mandorla, può sembrare un abominio. Ma esattamente questi sono gli anni Ottanta, e vi giuro che da ragazzino, quando ho visto il film, ero totalmente convinto che l’attore fosse asiatico…
Perché poi Grey, leggenda vivente di Broadway, con un Oscar dannatamente meritato per il suo ruolo di presentatore in Cabaret (1972), abbia accettato questa parte ridicola che lo costringeva ad ore di trucco – tanto che per contratto girava a giorni alterni, altrimenti il pesante trucco gli avrebbe rovinato la pelle – rimane un mistero.
La mia ipotesi è che avesse avuto la promessa che di lì a due anni sua figlia Jennifer Grey sarebbe stata protagonista di un film… un certo Dirty Dancing (1987)…

Chiun, maestro nell'arte dello spostarsi...

Chiun, maestro nell’arte dello spostarsi…

Chiun inizia un ridicolo addestramento marziale totalmente sballato, senza capo né coda. Non dico che all’epoca non facesse il suo effetto, nei ragazzini che guardavano il film – me compreso – ma oggettivamente l’anno prima c’era stato Karate Kid che insegnava “vere” tecniche e filosofie marziali (va be’, diciamo “verosimili”) così come i film di Stallone, Schwarzenegger e Chuck Norris parlavano di eroi muscolari che compivano azioni considerate “vere”.
Chiun insegna a Remo a correre volando, a sentire il muoversi dei muscoli degli avversari con la mente e ad arrampicarsi al buio. Va bene che sono gli anni Ottanta, ma qui si esagera…

Campione di mani in avanti!

Campione di mani in avanti!

Fred Ward è un attore mitico ma qui interpreta l’eroe d’azione meno anni Ottanta di tutti gli anni Ottanta: non fa assolutamente una mazza per tutte le insopportabili due ore di film.
Bisogna attendere più di un’ora e mezza per vedergli tirare un ridicolo pugnetto, e basta. Alla fine scansa due pallottole, fa una giravolta, la fa un’altra volta, e dà uno spintone al cattivo. Oh, ma uno spintone grosso grosso eh?
Mentre Stallone si cuce le ferite da solo, Schwarzenegger stermina eserciti con una pallottola sola e Chuck Norris prende a bazookate la gente… Remo Williams fa le giravolte per evitare le pallottole…

Questo film sta scadendo nel cattivo gusto...

Questo film sta scadendo nel cattivo gusto…

Il film è devastante sotto ogni punto di vista, sbagliato in tutto, anche nella musica: Craig Safan scrive un tema di fanfare che scopiazza quello di A-Team (1983) ma il risultato dà un fastidio incredibile.
Come se non fosse sbagliato ogni singolo aspetto tecnico del film, prendere un eroe letterario che da quindici anni sta ammazzando cattivi in ogni angolo del mondo e fargli fare assolutamente nulla per due ore, focalizzandosi su un unico cattivello di città che finisce con uno spintone, è da pazzi e da criminali.
Non stupisce affatto che sia un colossale flop e che assicuri il totale oblio di Remo Williams al cinema: quello che stupisce… è come facessi io all’epoca a considerarlo un film gagliardo!

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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26 risposte a Il mio nome è Remo Williams (1985)

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  6. Cassidy ha detto:

    Anche secondo me ha accettato per piazzare la figlia! 😉 Il maestro Chiun mi ha sempre fatto ridere perché sembrava uscito da un cartone animato (trucco compreso) e penso che sia l’unico modo per godersi questo film, guardarlo da ragazzini o come faresti con un episodio di “Samurai Jack” 😉 Adesso aspettiamo tutti la versione di Shane Black, ci penserà lui a fare giustizia… Cheers!

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  7. Denis ha detto:

    Remo Williams viene pure citato in videogioco Deadly Premonition(Twin Peaks in salsa jap) dal protagonista,si il film manca d’azione in pratica e un pg 13 (che tanto male fa all’horror e ai film d’azione odierni) comunque il primo Rambo è stato Tomas Milian nel Giustiziere sfida la città.

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  8. Giuseppe ha detto:

    Anche io l’ho sempre considerato alla stregua di un cartone animato con personaggi in carne ed ossa, senza pretese -nemmeno minime- di verosimiglianza. Comprese le passeggiate veloci sull’acqua 😉
    Joel Grey, se non ricordo male, aveva partecipato all’ultimo episodio di Dallas nel ruolo del demonio venuto per reclamare l’anima del corrottissimo J.R. Ewing (tra le altre soprannaturali cose, camminando pure sulle acque della piscina davanti a lui)…

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  9. Giuseppe ha detto:

    L’idea di base non è male: mostrare a J.R. come sarebbe altrimenti stata la vita di chi ha conosciuto (e, quando possibile, rovinato o indotto a lasciarci la pelle) se lui non fosse mai esistito, fino a cuocerlo a puntino in un senso di colpa tale da non poterlo più sopportare… Tutto sommato, qualcosa di più coerente del ritorno di personaggi defunti con l’espediente del sogno (“Bobby, che cazzo fai nella doccia? Non eri morto? ” “Naaahh, è che ti sei sognato tutta l’ultima stagione senza di me”) 😉

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  10. gioacchino dimaio ha detto:

    Non eri l’unico a considerarlo gagliardo anche a me piacque all’epoca. Ma anche adesso non lo demolirei del tutto bisogna prenderlo per quello che era.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il fatto che non abbiano girato i sequel preventivati dimostra che anche al pubblico americano non piacque, e al di là del ricordo personale – come appunto di un film fighissimo – basta confrontarlo con i suoi coetanei per rendersi conto dell’abisso. Sly con “Rambo 2”, Schwarzy con “Commando” e Norris con “Invasion USA”. Remo è loro stretto coetaneo, ma dal confronto ne esce a pezzettini!

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