Captive (2015) Alla fiera della scopiazzata

Captive (4)Alla fiera della scopiazzata, un topolino la montagna creò.
E venne Captive, che si ispirava a un romanzo, che si ispirava a un fatto vero, che copiava un brutto film, che plagiava un telefilm, che si ispirava a un episodio che Alfred Hitchcock presentò.
Alla fiera della scopiazzata, un topolino la montagna creò.
Mi spiego. (Ma non mi spezzo.)

Tranquilla, gli evasi non pensano ad approfittarsi delle donne ostaggio...

Tranquilla, gli evasi non pensano ad approfittarsi delle donne ostaggio…

Prodotto da piccole case e distribuito dalla Paramount, uscito in patria il 18 settembre 2015, Captive fa scomodare alla regia quel Jerry Jameson dalla filmografia cine-televisiva sterminata che è vistosamente stufo di questo mestiere.
In velocissimi 100 minuti ci viene raccontata la storia del detenuto di colore Brian Nicholas (David Oyelowo) che evade di galera e si va a nascondere nella casa dove vive sola la bianchissima Ashley Smith (Kate Mara).
Non succede niente e alla fine Ashley esce di casa e se ne va, senza che Brian faccia nulla per trattenerla. Fine di uno dei film più inutili della storia.
Ma è proprio ora che comincia il bello.

Come dice Mallarmé, tutto finisce in un libro

Come dice Mallarmé, tutto finisce in un libro

Il film Captive – complimenti per il titolo, ce ne sono solo mille uguali! – si presenta come la versione filmica di un vero evento di cronaca, raccontato dalla stessa Ashley Smith (quella vera) nel suo saggio Unlikely Angel: The Untold Story of the Atlanta Hostage Hero (2010).

La vera captive Ashley Smith

La vera captive Ashley Smith

Questo libro è balzato agli onori della cronaca perché l’autrice è stata invitata a parlarne dalla celebre presentatrice Oprah Winfrey: sequenze da questa trasmissione si trovano proprio nei titoli di coda del film Captive.

Questa bianca ha più culo che anima, parola di Oprah!

Questa bianca ha più culo che anima, parola di Oprah!

Ad Oprah la Smith sottolinea come abbia resistito al rapimento, ed abbia ammansito il suo rapitore, tramite i consigli letti nel saggio La vita con uno scopo (The Purpose Driven Life, 2002) di Rick Warren, arrivato anche in Italia nel 2006 per Publielim. Questo libro di auto-aiuto non solo ha aiutato la donna a sopportare la situazione terribile, ma in pratica leggendone ampi brani ha tranquillizzato il rapitore.

Quando hai un evaso in casa, leggigli un libro di auto-aiuto...

Quando hai un evaso in casa, leggigli un libro di auto-aiuto…

Lo show di Oprah si chiude con una sorpresona: entra in studio proprio Rick Warren, il cui libro ha probabilmente salvato la vita di Ashley Smith.

Oprahmba che sorpresa: lo scrittore Rick Warren

Oprahmba che sorpresa: lo scrittore Rick Warren

Tutto molto bello, ma curiosamente nessuno sta notando come il film sia identico ad un titolo dell’anno prima…

E Idris Elba? Se lo sono scordati tutti?

E Idris Elba? Se lo sono scordati tutti?

In effetti Ossessione omicida (No Good Deed, 2014) di Sam Miller è un film che va giustamente dimenticato, come ogni prodotto americano che il bravo attore britannico Idris Elba abbia provato a fare al di là della serie TV Luther, che gli ha regalato il più finto successo della storia.
Ossessione omicida [No Good Deed] (6)La sceneggiatura di Aimee Lagos vede un detenuto nero che evade e va a nascondersi a casa di una bianca… ok, no, Taraji P. Henson non è bianca, ma ha almeno dieci sfumature di nero in meno rispetto ad Elba!
Anche qui non succede niente, perché i detenuti appena evasi a quanto pare sono particolarmente innocui, e il film è di un ridicolo imbarazzante. Va sottolineato come il detenuto si faccia la doccia accanto all’ostaggio e si rivesta davanti a lei senza mai toccarla, esattamente come nel Captive del 2015.
Voi però potreste farmi notare che Ashley Smith è stata tenuta in ostaggio nell’aprile 2005, quindi – sebbene non ufficialmente – questo Ossessione omicida potrebbe rifarsi al suo caso.
Potrebbe… ma siamo solo a metà viaggio!

Io mi sa che torno a Londra a fare Luther...

Io mi sa che torno a Londra a fare Luther

Vent’anni prima del rapimento della Smith, l’8 dicembre 1985, va in onda l’episodio 1×09 della serie TV “Alfred Hitchcock Presenta“, dal titolo esplicativo: Prigionieri (Prisoners).

Ho come un déjà vu...

Ho come un déjà vu

La trama forse vi sarà familiare. L’evaso di colore Jack (Yaphet Kotto) si fionda nella casa della bianca Julie Randall (Cristina Raines) prendendola in ostaggio e costringendola ad accudirlo. Indovinate un po’? Si farà un bagno mentre lei è lì accanto e non la toccherà mai…
In realtà anche la donna vive da reclusa, costretta ad ubbidire alle mille regole del marito, e fra i due nasce subito un’amicizia quanto meno curiosa, che dovrà fare i conti con l’arrivo della polizia. L’elemento “mediatico” che unisce i due non è un libro – come nel Captive del 2015 – bensì la TV, che entrambi guardano avidamente dalle loro “celle”.
In realta quegli episodi a colori della serie di zio Hitch erano remake di storici episodi del passato, e questo in particolare è il remake dell’episodio 1×16 della serie originale, dal titolo Bisogna avere fortuna (You Got to Have Luck, 15 gennaio 1956). Qui l’evaso è il bianchissimo John Cassavetes che entra in casa dell’altrettanto bianca Marisa Pavan: se fosse stato nero, non ci sarebbe stato alcun coinvolgimento degli spettatori dell’epoca!

Uno strepitoso John Cassavetes nella prima versione televisiva della storia

Uno strepitoso John Cassavetes nella prima versione televisiva della storia

C’è ancora un salto indietro da fare, perché l’episodio citato di “Alfred Hitchcock Presenta” è sceneggiato da Eustace e Francis M. Cockrell partendo dal racconto You Got to Have Luck di S.R. Ross, apparso sulla celebre “Ellery Queen’s Mystery Magazine” nell’ottobre 1952.
Insomma da sessant’anni si continua a scopiazzare la stessa idea… e che questa diventasse reale era solo questione di tempo!

È come se avessi già vissuto tutto questo...

È come se avessi già vissuto tutto questo…

Come ho scritto in diverse occasioni, aderisco alla scuola di Baudrillard dunque sono pienamente convinto che il simulacro preceda la realtà: l’immagine, la fantasia, il luogo comune sono sempre la base su cui si sviluppa la realtà.
Quando Ashley Smith è stata tenuta in ostaggio da un evaso di colore, in realtà si stava compiendo una finzione nata ben cinquant’anni prima in un racconto poliziesco: una “immagine” che è rimbalzata di titolo in titolo fino a diventare realtà.
State attenti alla narrativa, dunque, perché porta già i semi della realtà futura… e dei futuri filmacci.

L.

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5 risposte a Captive (2015) Alla fiera della scopiazzata

  1. Cassidy ha detto:

    Posso tranquillamente dire che mi sono divertito di più a leggere il tuo completissimo post che a vedere il film, che per altro è una palla mostruosa, storia vera o meno 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

  2. Giuseppe ha detto:

    Alla fiera del plagio
    mi trovai un po’ a disagio
    portai una sceneggiatura
    faceva paura
    tant’era copiata
    cioè NO! Citata!
    ma poi un produttore
    da vero e gran signore
    ci si interessòòò
    E c’era Idris Elba
    che mi prese il braccio
    “Sai, in Luther mi piaccio
    ma qua è meglio se taccio!”
    mi lasciò il braccio
    triste e amareggiato
    “In USA son sfruttato!
    Almeno son pagato…”
    e poi se ne andòòò 😉

    Piace a 1 persona

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