Django (1966) Cinquant’anni di mito dimenticato

Django_Poster ITAOggi, 6 aprile 2016, compie 50 anni Django, il pistolero che si chiama come un celebre chitarrista jazz francese degli anni Trenta noto per la mano ferita (Django Reinhardt) ma anche il più dimenticato dei miti italiani: se non fosse stato per Quentin Tarantino, solo pochissimi italiani ricorderebbero il film di Sergio Corbucci.
Come per gli altri anniversari, ecco il blogtour:

  • La Bara Volante ci racconta il film alla maniera di Cassidy
  • Do il benvenuto a Movies Tavern che si è unito entusiasta alle celebrazioni
  • E infine IPMP (Italian Pulp Movie Posters) con la locandina italiana dell’epoca

DjangoBannerIl 1966 è uno degli anni più grandiosi per la creatività cinematografica italiana: dal western al noir alla spy story, i cinema sciabordano di prodotti di una creatività totalmente dimenticata negli aridi decenni successivi.
Due anni prima Sergio Leone commette un atto sacrilego: firma un film western, Per un pugno di dollari (1964), con il proprio nome. Un nome italiano. È settembre, e quel mese fa da spartiacque: a febbraio dello stesso 1964 Sergio Corbucci si firma Gordon Wilson jr. per Danza Macabra, e a maggio si firma Stanley Corbett per Massacro al Grande Canyon, ma a novembre segue l’esempio di Leone e si firma con il proprio italianissimo nome per Minnesota Clay.
È iniziato il fenomeno dello spaghetti western, dove gli italiani non hanno più vergogna dei propri veri nomi.

Nero di nome e di vestito

Nero di nome e di vestito

Gli attori ci metteranno un po’ di più, ma quel tizio che ha esordito nel 1965 firmandosi Frank Nero alla fine fa outing, e con Django si presenta per la prima volta come Franco Nero, nome da allora destinato a luminosa e imperitura fama… all’estero. Perché da noi rimane un attore di genere che ci piace vedere quando stringe la mano agli stranieri, non nei suoi duecento film totalmente dimenticati (o ignorati).
Django esplode nel mondo di genere molto più che i film di serie A di Sergio Leone: quest’ultimo regala atmosfere e lunghi primi piani, Corbucci regala un nome figo e una formula sbrigativa quanto vincente.
E, nella sana tradizione italiana, cominciano subito i cloni… già dal giorno dopo!

1966-12-21 Django spara per primoE questo solo per citare una goccia nel mare dei Django-cloni italiani, che è nulla in confronto ai film nostrani che sono stati venduti all’estero spacciando i protagonisti per Django. Un nome che si vendeva come il pane ed era italiano fino all’osso. Prima dell’oblio totale: vi giuro che ho conosciuto persone convinte che Django fosse un prodotto americano…
Poi c’è stato un altro fenomeno squisitamente italiano: la storpiatura. E non è escluso che Django stesso abbia un progenitore: quel Deguejo di Joseph Warren (al secolo Giuseppe Vari) uscito il 4 febbraio precedente e interpretato da Jack Stuart, cioè il mitico Giacomo Rossi Stuart.
Deguejo viene subito dimenticato e rimane Django… ma anche Djurado (8 ottobre 1966) con Montgomery Clark (al secolo Dante Posani) che è solo il primo di varie storpiature ben presto dimenticate.
Un’ultima segnalazione va al film che vede scontrarsi due dei più grandi miti del western italiano anni Sessanta: Quel maledetto giorno d’inverno… Django e Sartana… all’ultimo sangue! (15 luglio 1970) di Miles Deem (Demofilo Fidani), con Hunt Powers (Jack Betts) e Fabio Testi, secondo di una trilogia di film che quel 1970 vede i due miti incontrarsi e scontrarsi.

C'è da spostare una bara...

C’è da spostare una bara…

Django si presenta al pubblico con la più mitica scena della storia degli spaghetti western: qualcuno potrebbe dire che è più mitico l’inizio di Trinità, con Terence Hill che dorme trascinato dal cavallo, e avrebbe forse ragione. Ma quella scena è scopiazzata da I fanciulli del West (1937) dove era interpretata in modo più divertente da Oliver Hardy, mentre Django piomba in scena a trascinare la sua bara nel fango come una fresca novità in un genere cinematografico ampiamente inflazionato. Quella scena girerà talmente in lungo e in largo che quasi vent’anni dopo troviamo il protagonista di un film marziale coreano. Undertaker in Sohwa Province (少和省葬儀師, 1983, ripreso poi in Zombie vs Ninja, 1988), entrare in scena… con una bara a tracolla! (Per questa ed altre chicche vi ricordo il mio saggio Ninja. Un mito cine-letterario.)
Onestamente non mi va di stare a recensire il film, vi rimando ai miei compagni di blogtour che hanno fatto un lavoro decisamente migliore: mi piace omaggiare il film ricordando quanto ha influito sulla cultura popolare… straniera!

Locandina tedesca e copertina di Tex n. 259 (maggio 1982)

Locandina tedesca e copertina di Tex n. 259 (maggio 1982)

Django infatti fa la storia del western ma gli italiani lo dimenticano con la velocità tipica di questo distratto popolo. Vent’anni dopo, nel 1988 – quando Franco Nero è tornato a vestire i panni del personaggio al cinema – la Titanus lo distribuisce in VHS (con una locandina inguardabile) e dopo altri vent’anni la Surf Video (Cecchi Gori CineKult) lo porta in DVD e Blu-ray, dal 4 dicembre 2012: ma solo perché sette giorni dopo è prevista l’uscita americana del Django Unchained di Tarantino!
Gli italiani sono così distratti che nessuno sembra essersi accorto che il film del buon Quentin non ha NULLA a che vedere con il nostro Django, ma niente niente niente niente. C’è un cameo di Franco Nero, tutto qui: anche in Tesoro, sono un killer (2009) fa una comparsata l’attore nostrano, eppure quel film non è considerato un omaggio al western italiano.
Django è un personaggio tanto dimenticato in Italia quanto amato all’estero… anche nei fumetti!
La prima vignetta del numero 12 della rivista a fumetti Weird Western Tales (luglio 1971) vede uno sconosciuto sedere in una cantina esattamente come Django. Arrivano dei facinorosi che lo minacciano e, con rapidi gesti, lo sconosciuto li ammazza tutti senza alzarsi da tavola. Tutta la scena, oste compreso, ricorda da vicino la stessa sequenza vista nel film italiano di qualche anno precedente, ed anche questo protagonista indossa una divisa immotivata… ma grigia, ed ha metà volto sfregiato. È infatti la prima apparizione di Jonah Hex, titanico eroe del Weird West ben poco conosciuto in Italia.
Se il parallelo Jonah-Django non è ufficiale, è dichiaratamente una scopiazzata quella che dal 1981 opera il francese Yves Swolfs, quando inizia a raccontare le avventure del suo Durango: mitragliatrice, rivoluzionari, oro, fortini, ma una sola mano ferita…

Django e Durango

Django e Durango

Django nel mondo è uno dei più noti simboli dello spaghetti western, mentre in Italia da qualche anno è uno dei tanti simboli di Tarantino…
Auguri, pistolero dal nome di chitarrista jazz: che i prossimi 50 anni qualcuno si ricordi di te, non solo come titolo di un film tarantiniano che non c’entra nulla con te.

L.

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20 risposte a Django (1966) Cinquant’anni di mito dimenticato

  1. Pingback: #119. Django (1966) | Movies Tavern

  2. benez256 ha detto:

    Mi hai aperto un mondo con tutte le scopoazzature che ne hanno fatto registi e disegnatori!

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  3. Cassidy ha detto:

    Un post veramente fantastico, solo tu con tutto il tuo scibile di conoscenza potevi mettere i puntini sulle i e le stanghette sulle T in questo modo, mettendo nero su bianco il peso specifico del film di Corbucci nella cultura popolare, bravissimo! 😉 Auguri a Django, anzi… W Django! Giusto per stare in tema 😉 Cheers!

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  4. Denis ha detto:

    Django anche nei videogiochi è stato omaggiato nei due Boktay usciti per Gameboy Advance (di Hideo Kojima ideatore di Metal Gear Solid) il protagonista cacciatore di vampire li mette nella bara dopo sconfitti in più la cartuccia mettendola al sole ricarica l’arma solare e illumina le zone buie(geniale ma scomodo) anche Lucio Fulci è omaggiato dai jap ,Resident Evil nasce perchè il creatore Shinji Mikami voleva vedere Zombi 2 di Romero e invece becca quello di Fulci omaggiato anche in Lollipop Chainsaw una versione di Buffy con gli zombie al posto di vampiri e la tipa gira con la testa del fidanzato attaccato al culo!!
    Gli americani vincono sempre hanno più pecunia e si fanno passare per originali invece copiano tutto

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  5. Giuseppe ha detto:

    Dato che hai già scritto quello che c’era da scrivere, mi sento di aggiungere solo una mia breve, sintetica ma necessaria precisazione: ma col cazzo che io mi sono mai dimenticato di Django! 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ahahah non avevo dubbi che un appassionato come te fosse ben informato dei fatti, ma il problema è che la stragrande maggioranza degli italiani non sa nulla di cinema, soprattutto delle glorie nostrane. Magari a forza di far rimbalzare memi riusciamo a seminare qualcosa…

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      • Giuseppe ha detto:

        Sarebbe un grande risultato, davvero. Specialmente in questo bizzarro paese in cui il pubblico è stato letteralmente “diseducato” al cinema… Non parliamo poi di memoria storico-cinefila residua: qualsiasi film che abbia già qualche annetto alle spalle (e, sempre più spesso, gli anni si possono contare sulle dita di una mano), per non pochi idioti decerebrati ormai deve essere considerato alla stregua di una “mummia”) 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Tristissima verità…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Troppo spesso i film vengono giudicati da “quanto vecchi” sono, che denota un elettroencefalogramma particolarmente piatto…

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  6. loscalzo1979 ha detto:

    Bell’editoriale omaggio 🙂

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