Fighter (2007) Kung Fu anti-integralismo

Fighter2007Il rapporto tra europei e musulmani è più in crisi che mai, quindi mi sembra giusto ripescare questa recensione che ho scritto nel 2010, quando l’integralismo islamico faceva sempre paura ma ancora non c’erano stati i terribili eventi degli ultimi anni.
All’epoca il film era inedito invece so che in anni recenti è stato trasmesso da Rai4.

Xian Gao, guardia ne La Tigre e il Dragone e qui maestro marziale

Xian Gao, guardia ne La Tigre e il Dragone e qui maestro marziale

Può una donna essere una brava musulmana e allo stesso tempo campionessa di kung fu? Ce ne parla un sorprendente film danese del 2007.
Il titolo non è originale, Fighter: esistono secchiate di film con questo nome, eppure è l’unico indicato per la storia. Aicha è infatti una combattente in ogni senso. È una liceale turca che vive nella comunità musulmana di Nord Copenhagen; suo fratello si è appena fidanzato in casa con una donna di facoltosa famiglia, il che dà il via ad un rituale antico e complesso, in cui la terribile vergogna di una ragazza che si allena in una palestra piena di maschi seminudi può mandare tutto all’aria…

La brava Semra Turan (© 2007 IFC)

La brava Semra Turan
(© 2007 IFC)

Aicha (interpretata dalla bravissima Semra Turan) ha una di quelle passioni impossibili da resistere: ama il kung fu, studia videocassette propedeutiche, si rivede sempre la celebre Lost Interview di Bruce Lee (quella dove lui dice «Be water, my friend»), prova tecniche arrangiate ogni volta che ne ha la possibilità. Ma c’è un ninja nero che la visita ogni notte in sogno: un nemico insormontabile ed oscuro che rappresenta il suo retaggio, il suo posto nella società e qualsiasi altra cosa le imponga di non studiare il kung fu.
Ma Aicha è una fighter, e spavaldamente (e incoscientemente) ogni giorno sale sul ring e fa quello che ogni fighter deve fare: keep on fighting

Combattimenti non eccelsi, ma fatti col cuore.

Combattimenti non eccelsi, ma fatti col cuore.

Si iscrive ad una prestigiosa palestra di Copenhagen, dove incontra un danese che le fa gli occhi dolci. Ma Aicha non può avere un “fidanzato”, cioè non può fare sesso prima del matrimonio: perché però i suoi parenti musulmani non capiscono che a lei non interessa l’amore e che l’unica sua passione è il kung fu, per cui è disposta a rinunciare a tutto? Perché i non-musulmani non capiscono che lei non è una schiava ma che semplicemente non le interessano le frivole usanze giovanili?
Fra questi due mondi, Aicha combatte fuori e dentro il ring, in coreografie bellissime e situazioni umane toccanti.

 

Una combattente tra Oriente e Occidente

Una combattente tra Oriente e Occidente

Fighter non parla di calcio – come il più fortunato ma molto similare Sognando Beckham (2002) – e l’attrice non è una soubrettina ammiccante e formosa: è chiaro che il film non ha avuto quella distribuzione che invece meriterebbe. Ed è un peccato, perché è fatto con il cuore e dimostra che solo perché ci sono delle tecniche di un’arte marziale non vuol dire che un film sia automaticamente “roba di genere”.

Un’ultima curiosità. La regista Natasha Arthy anni fa aveva aderito al Dogma, l’insieme di regole per un cinema “pulito” creato da Lars von Trier: Fighter dimostra che la regista è una in gamba, che non ha bisogno di milioni di euro per girare un film bello e appassionante!

L.

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9 risposte a Fighter (2007) Kung Fu anti-integralismo

  1. Cassidy ha detto:

    Il paragone con “l’irritante “Sognando Beckham” ci sta tutto, eppure questo mi sembra molto più credibile, poi con il passaggio su “Lost Interview” mi ha definitivamente comprato 😉 Cheers

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  2. Solarlord ha detto:

    Questo l’ho visto ille tempora su Rai4. L’idea di partenza e` tutto sommato interessante anche se alla fin fine il suo svolgimento non mi ha convinto del tutto: probabilmente mi aspettavo qualcosa di piu´ ‘deflagrante’… ma questi sono gusti personali. 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un piccolo film, che vola basso, ma il gusto delicato con cui è girato è una boccata d’aria fresca, in una cinematografia troppo spesso estremista.

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      • Giuseppe ha detto:

        Sì, un buon piccolo film che dimostra quanto anche il cinema di genere sappia gestire temi difficili e scottanti meglio di quanto non ci riescano “carinerie” come Sognando Beckham, appunto. Sospetto che sulla scarsa distribuzione abbia pesato, almeno in parte, la poca fiducia in un congruo riscontro al botteghino proprio per via del suo essere un mix “social issues/martial arts”…

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  3. loscalzo1979 ha detto:

    Cavolo, sembra meritare davvero, me lo recupero

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