Against the Ropes (2004)

Against the Ropes (DVD ITA)Ci sono storie vere che sembrano finte, e storie finte che sembrano vere. Però ci sono anche storie finte che sembrano finte, e che magari si ispirano a storie vere che sembrano finte ma le trattano proprio come se fossero finte…
Insomma, la Paramount Pictures si rifà ad una storia vera che sembra finta e crea una storia finta che sembra molto più finta della storia vera: Against the Ropes, ispirato alla vita di Jackie Kallen.
Uscito in patria il 20 febbraio 2004, arriva nei cinema italiani il 2 luglio successivo con lo stesso titolo e sembra rimanerci una sola settimana: la stessa Paramount lo porta velocemente in DVD già dal 9 dicembre dello stesso 2004.
SkyCinema1 lo trasmette in anteprima televisiva (a pagamento) il 18 novembre 2005, e dopo il dicembre successivo… il film scompare nel nulla.

Il film è disponibile su Prime Video.

Si vede che sono una donna emancipata, che veste come una squillo?

Si vede che sono una donna emancipata, che veste come una squillo?

Negli anni Settanta a Detroit Jackie Kallen era un nome ben noto del giornalismo, soprattutto sportivo. Dopo aver intervistato diverse pop star la grintosa bionda giornalista si specializzò nel giornalismo sportivo, in particolar modo del mondo della boxe.
Nel 1988 debuttò come produttrice di un incontro pugilistico e nel 1991 gestì il suo primo campione: è stata la prima donna a muoversi in un ambiente storicamente dedicato ai soli uomini.
Questa storia non poteva rimanere nell’immaginario collettivo: il cinema doveva rovinarla in qualche modo.

Visto che indossi un abito che mette in risalto la tua professionalità e la tua serietà di donna in carriera, dove lo ficco il dollaro?

Visto che indossi un abito che mette in risalto la tua professionalità
e la tua serietà di donna in carriera, dove lo ficco il dollaro?

La Paramount va in cantina e libera Cheryl Edwards, che teneva prigioniera dopo che aveva sceneggiato il dimenticabile e dimenticato Save the Last Dance (2001): per fortuna in seguito la donna è fuggita e non ha sceneggiato altro.
Scritta la storia in modo che potesse perdere ogni pur minimo vago accenno di realismo o di plausibilità, affida la regia al bravo Charles S. Dutton, molto più noto come attore cine-televisivo. (Per me sarà sempre il Dillon di Alien 3…)
Dutton non è un regista professionista ma compie un ottimo lavoro, cercando di dare un minimo di spessore a una storiella pencolante.

Cos'è che devo dirigere?

Cos’è che devo dirigere?

La seria giornalista Jackie Kallen, che ha dimostrato quanto le donne si debbano prendere sul serio, viene interpretata da un’anoressica Meg Ryan che sembra essere appena uscita dal concorso “Coatta più Coatta”.
Sfoggiando abitini che farebbero arrossire una escort, e mettendo sempre e costantemente in chiaro quanto è magra e longilinea, la Ryan non assomiglia neanche in controluce alla reginetta delle commedie romantiche d’un tempo: è la solita attrice quarantenne che vuole dimostrare di essere ancora figa, dando un misero spettacolo di sé.
La Kallen del film lavora ufficialmente come segretaria dell’organizzatore Irving Abel (Joe Cortese) ma in realtà gli fa tutto: è la solita storia della donna dai mille talenti costretta a rimanere all’ombra del capo maschilista, ignorante e tronfio, che si prende tutti i meriti. Che bello, siamo tornati negli anni Settanta quindi via al sesso libero, che non c’è ancora l’AIDS…

Foto di gruppo con stereotipi a manetta

Foto di gruppo con stereotipi a manetta

Licenziatasi dal maschio sciovinista e patriarcale, Jackie cerca la sua realizzazione professionale prendendo il primo nero che trova per strada: perché si sa che tutti i neri sono grandi pugili, no? Guai a chi fa del razzismo sulle donne, che sono migliori degli uomini e sopportano meglio il dolore, ma i neri possiamo dire che sono tutti pugili e sono bravi a ballare il tip tap, perché in fondo hanno tutti il ritmo nel sangue.
Cosa manca? Ah be’, ovvio: un allenatore nero burbero ma dal cuore d’oro, che disprezza il mondo corrotto del pugilato ma fa tutto ciò che la biondina Jackie gli ordina: purtroppo in questo ruolo umiliante si cala lo stesso Charles S. Dutton. Vederlo fare lo scimmione nero al servizio della padrona bianca è davvero triste: se ci fosse almeno una sceneggiatura ne varrebbe la pena, ma così è solo talento sprecato.

Sento un piccolo pugile marrone dentro di me, che preme per uscire...

Sento un piccolo pugile marrone dentro di me, che preme per uscire…

Il pugile grezzo, che mette il cuore nei guantoni e altre baggianate simili, è Luther Shaw: interpretato da quell’Omar Epps che undici mesi dopo il film entra nella serie televisiva Dr. House e dimentica i suoi passati ruoli sbagliati.

Guarda là, c'è Dottor House... io andrei...

Guarda là, c’è Dottor House… io andrei…

Con le braccia pompate e due mossette sul ring, dobbiamo credere che l’antipatico e attaccabrighe Shaw passi da manesco teppista a pugile professionista in un lampo: ma come te chiami, Rocky?
Pugni di qua, pugni di là – cos’accadrà, cos’accadra? – Shaw fa le cose banali che ci si immagina mentre Meg Ryan fa le facciuzze allegre e tristi a ripetizione, dimostrando che crede ancora di essere un’attrice.

Fate uscire anche voi il vostro piccolo pugile marrone...

Fate uscire anche voi il vostro piccolo pugile marrone…

Al di là di qualsiasi collegamento con la vera Jackie Kallen, e credo ce ne sia davvero ben poco, Against the Ropes è un filmetto carino da vedere al volo, senza mai soffermarsi sui particolari altrimenti casca tutto come un sacco di patate.
Diciamo che è da vedersi con un occhio solo, credendo che basta una parolina detta da Meg Ryan imbronciata per far vincere un incontro…

L.

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10 risposte a Against the Ropes (2004)

  1. benez256 ha detto:

    Omar Epps nei panni di: PAPPO! La sua strada è il baretto…

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  2. Cassidy ha detto:

    Mamma mia come avevano smaronato con la pubblicità di questo film ai tempi! Come sai non sono uno da commedie romantiche, quindi più che dire che Meg Ryan era caruccia da guardare, non saprei che altro dire di buono su di una che è celebre per una scena di orgasmo (finto). Hai riassunto tutto tu alla perfezione, vestiti aderenti e un ruolo finto-provocatorio. Omar Epps poi, me lo ricordo più che altro per “Brother” dove Takeshi Kitano lo trattava male, direi anche con ragione 😉 Cheers

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  3. Giuseppe ha detto:

    La mestizia di Dutton in quella foto di gruppo la dice lunga… “Bene, fino a qua in qualche modo l’abbiamo sfangata. Ecco, se adesso Meg continua a ricordarsi che Epps non è Billy Crystal e che qui siamo a bordo ring, non a una tavola calda, magari la pagnotta la portiamo a casa anche stavolta ” 😉

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  4. Giuseppe ha detto:

    A pensarci, però Charles poteva anche chiederlo a me di scrivergli la sceneggiatura… 😉

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