[WIP] Female Prisoner Scorpion: Grudge Song (1973)

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Ad un solo anno di distanza dalla sua nascita cinematografica, arriva già al quarto titolo il fenomeno Sasori, lo “scorpione” nato dai manga di Tooru Shinohara portato su schermo dalla Toei di Tokyo. Ma è il momento degli addii.
Sebbene i piani iniziali prevedessero almeno dieci film, dopo tre il regista Shunya Itô taglia la corda, lasciando questo quarto a Yasuharu Hasebe, nome di spicco del cinema violento degli anni Settanta giapponesi. C’è di nuovo lei, Meiko Kaji, la regina nera del WIP, e bisogna godercela… perché è l’ultima volta che interpreta Sasori.
Joshû sasori: 701-gô urami-bushi (女囚さそり 701号怨み節) esce in patria il 29 dicembre 1973, e come tutto ciò che riguarda Sasori è inedito in Italia: viene distribuito a livello internazionale con il titolo Female Prisoner Scorpion: #701’s Grudge Song.

Splendidi titoli, come sempre

Splendidi titoli, come sempre

Come di consueto la storia si apre con in sottofondo la Uramì bushì, la celebre “canzone del rancore” ormai simbolo del personaggio.
Troviamo Nami Matsushima (Meiko Kaji) – con all’attivo otto poliziotti uccisi, 28 tentativi di fuga e tre evasioni riuscite – in una chiesa cattolica ad accudire una sposa: vedere Sasori con una rosa bianca è davvero un’immagine potente, e le inquadrature rutilanti fanno ben sperare che il nuvo regista Hasebe porti nuova linfa al ciclo. (Il suo predecessore aveva vistosamente tirato i remi in barca.)
Con inseguimenti e trovate del miglior action movie asiatico, la nostra eroina sfugge alla polizia che vuole vendicare tutti i poliziotti morti dando la caccia a Sasori.

Una rosa bianca per la regina del nero

Una rosa bianca per la regina del nero

Ferita, Matsu trova riparo in un localino a luci rosse e viene salvata dal custode Kudo (Masakazu Tamura). Questi è stato un contestatore (non so per cosa si contestasse all’epoca in Giappone, ma gli anni Settanta erano un po’ uguali dappertutto!) che è stato ferocemente colpito da poliziotti senza scrupoli.
Interrogato a suon di frustate e reso eunuco a suon di acqua bollente, Kudo non stravede per i poliziotti così aiuta Matsu a nascondersi e le cura la ferita. Sfortuna vuole che la donna sia inseguita da Kodama (Yumi Kanei), lo stesso bieco ispettore che torturò in passato Kudo e che ora pensa bene di pestarlo un altro po’ per sapere dove abbia nascosto la fuggiasca.
Proprio la violenza della polizia renderà Matsu e Kudo una coppia criminale.

La coppia criminale più silenziosa di sempre

La coppia criminale più silenziosa di sempre

Mentre i poliziotti di Kodama mettono a ferro e a fuoco la città, con metodi oltremodo violenti, Matsu e Kudo vanno a casa di Kodama ad aspettarlo, tenendo in ostaggio sua moglie: appena riesce a liberarsi, però, la donna ne approfitta per buttarsi dal balcone. I giapponesi sono fatti così: appena possono, si suicidano…
Acciuffato Kudo, Kodama usa la più bieca delle torture: chiama la madre del giovane a fargli la paternale, e ovviamente nessuno può resistere ai rimbrotti materni! Kudo rivela il nascondiglio di Matsu e la nostra eroina finisce di nuovo in prigione. Per l’ultima volta…

L'habitat naturale di Sasori...

L’habitat naturale di Sasori…

Stavolta ad aspettare Sasori non è la solita vita carceraria, bensì il nodo scorsoio: la pena di morte però non basta al bieco ispettore Kodama. Fatta cadere in trappola Matsu facendole credere che c’è una possibilità di fuga, in realtà porta la donna dove vuole lui: nel suo personale patibolo, dove potersi togliere la soddisfazione di impiccare con le proprie mani la fatale Sasori.
In una sequenza a metà tra l’onirico e il cialtronesco, Matsu riesce a sfilarsi il cappio all’ultimo secondo e a infilarlo al collo di Kodama… Ok, scena potente ma davvero difficile da credere!

L'ultimo salto di Sasori...

L’ultimo salto di Sasori…

L’ultimo atto è per Kudo, ma non bisogna pensare ad una vendetta perché l’ha tradita: non è a questo che pensa Sasori quando lo uccide. «Non uccido te… ma la me stessa che si era innamorata di te.»

L'ultimo sguardo di Meiko Kaji

L’ultimo sguardo di Meiko Kaji

Nel sangue finisce il ciclo di Sasori, che torna nell’oscurità pronta a colpire chiunque tenti di imprigionarla. Meiko Kaji dà l’addio al personaggio che l’ha resa immortale con un ultimo intenso sguardo in camera: la fine di un’epoca… ma state certi che lo Scorpione tornerà a colpire!

L.

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5 risposte a [WIP] Female Prisoner Scorpion: Grudge Song (1973)

  1. Cassidy ha detto:

    Bellissima l’idea dello sguardo in camera conclusivo, mi mancava questo film, ma ti ringrazio per l’ottima panoramica su Sasori 😉 Cheers!

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  2. Giuseppe ha detto:

    Con quello sguardo conclusivo incorniciato dai lunghi capelli neri, Meiko Kaji sembra anticipare tutto il rancore e la vendetta che, in futuro, avrebbero caratterizzato altre protagoniste dalla nera chioma (non più umane, come Sadako Yamamura) condannate a quell’oscurità dalla quale riemergono per colpire implacabili…
    P.S. “Nun me fate paura: so’ la moglie de Kodama, a me tutto me rimbarza!”
    Matsu/Kudo (guardando dal balcone): “Tranne l’asfalto…” 😉

    Piace a 2 people

  3. Pingback: [WIP] New Female Prisoner Scorpion 701 (1976) | Il Zinefilo

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