Cinderella Man (2005) Jimmy il Fenomeno

Cinderella ManVe lo ricordate Ron Howard? È il regista dei record: riesce ad alternare capolavori e bojate come nessun altro, sa vincere tutti i premi con un film e subito dopo spararti una robaccia immonda che ti vien voglia di picchiarlo. In fondo è così che dovrebbe essere un artista: capace di scatenare forti emozioni.
E vedere Cinderella Man scatena emozioni fortissime: ti fa indossare i guantoni e andare a cercare Ron Howard a casa…

Jimmy il Fenomeno e la sua ascella che non perdona

Jimmy il Fenomeno e la sua ascella che non perdona

Costato una cifra assurda e immotivata come 88 milioni di dollari (voglio sperare che sia una leggenda), il film esce in patria il 23 maggio 2005 e, con grande eco mediatica, viene presentato al Festival del Cinema di Venezia (fuori concorso) il 5 settembre successivo, scatenando «dieci minuti di applausi» nella platea entusiasta, probabilmente fomentata dal professor Guidobaldo Maria Riccardelli. Esce poi nelle sale italiane dal 9 settembre 2005 come Cinderella Man. Una ragione per lottare.
La Buena Vista lo porta in VHS e DVD dal 16 gennaio 2006 e in Blu-ray dal 21 novembre 2007.

Qualcuno ha esagerato con la tinta per capelli...

Qualcuno ha esagerato con la tinta per capelli…

Forse vi sarà capitato di sentir parlare di un pugile di Hell’s Kitchen, a New York: no, non sto parlando del marvelloso Devil bensì di James J. Braddock, che la International Boxing Hall of Fame ha giudicato fra i più grandi pugili di ogni tempo. Per la sua biografia vi rimando ovviamente a Wikipedia, ma il succo è che il noto giornalista Damon Runyon lo battezzò “Cinderella Man” perché come una Cenerentola maschile trovò un guantone di cristallo che gli stava bene e… No, aspetta, mi sa che non è andata così, purtroppo.
Braddock era un ottimo pugile ma la Grande Depressione lo spinse a fare l’atto più umiliante e orribile che un uomo possa immaginare: lavorare per vivere. Capite che per il pubblico americano è qualcosa di assurdo: perché Braddock non ha preferito morire con onore sul ring invece che lavorare addirittura ogni giorno? Poi torna sul ring, vince tutto e smette di lavorare.
La morale è che lavorare fa male, lo dicono tutti, meglio una valigia di sogni prima della partenza: da domani, vacanza. Parola di Irene Grandi.

Balliamo... È tanto tempo che non lo facciamo...

Balliamo… È tanto tempo che non lo facciamo…

Per raccontare la storia di un vero pugile ovviamente Ron Howard si è documentato e si è basato sulla biografia che… Ahh, ma dài, sto scherzando: ha preso da parte il suo solito sceneggiatore, Akiva Goldsman, e gli ha detto «Butta giù la prima cazzata che ti viene in mente, basta che sia triste e patetica e larga, larghissima: fino a riempire il faccione di Russell Crowe!»
Così incontriamo Jim Braddock interpretato dalla facciona di un Russell Crowe votato al patetico patetismo neanche stessero girando lo spot dell’8 per mille: «Dona anche tu, se no fai la fine di Russell Crowe!»

«Cara, trovi che io abbia la faccia larga?» «Sono Renée Zellweger, amore: il botulino m'ha mangiato gli occhi, quindi non saprei...»

«Cara, trovi che io abbia la faccia larga?»
«Sono Renée Zellweger, amore: il botulino m’ha mangiato gli occhi, quindi non saprei…»

Jim ha l’anima nelle mani, perché in fondo non ha altri posti dove tenerla. E con l’anima nelle mani mena la gente nei piccoli incontri che non gli valgono che pochi spicci.
Poi torna a casa e trova la facciona gonfia e sfatta di una Renée Zellweger che ha perso ormai del tutto qualsiasi sembianza umana: capite anche voi che è meglio stare sul ring a farsi menare che tornare a casa da quell’essere a base botulinica.
Però a Jim hanno rotto l’anima, cioè hanno rotto una mano e quindi non può più combattere e gli tocca lavorare. Perché c’è la Grande Depressione e non si vive a palle all’aria, come facciamo noi oggi, bensì tocca lavorare. E mica un giorno solo, no: tutti i giorni. Lo so, non ci volevo credere che esistessero cose così brutte, invece se lo dice Ron Howard dev’essere vero.

Semo ggente de borgataaaaaa...

Semo ggente de borgataaaaaa…

Si sa che nel mondo della boxe clandestina si vogliono tutti bene, c’è rispetto e amicizia, così i vecchi allibratori che hanno guadagnato sulla sconfitta di Jim gli danno una mano. No, non è che gli sostituiscono la mano rotta, semplicemente gli danno qualche dollaro e d’un tratto il quartiere di Jim diventa tutto bello e luminoso, sono tutti vestiti bene e fanno il barbeque in giardino. Ma come, fino a cinque minuti prima vivevano nel letame e mangiavano unghie condite con caccole, com’è che ora hanno il barbeque in giardino? Sarà l’american dream
Ora che ha un paio di dollari in tasca (e il barbeque), Jim risente l’anima nelle mani e torna sul ring. Perché a rimanere digiuno per giorni e a lavorare al porto, si sa, ci si mantiene in forma e si possono affrontare pugili professionisti cresciuti a bistecche.

Craig Bierko che cerca (senza successo) di fare il cattivo

Craig Bierko che cerca (senza successo) di fare il cattivo

È un classicone, la forza di volontà dell’uomo onesto e puro contro la corruzione del ricco viziato. Un classico… e quindi è mille volte più noioso di un normale filmaccio. (La durata di due ore e venti, che sembrano cento, non aiuta a sopportarne la visione.)
La faccia di Crowe si trascina gorgogliante di scena in scena, alla costante ricerca del patetico in ogni forma. E più il buon padre di famiglia vuole bene ai figli, che gli portano via, e poi gli ridanno, e poi gli riportano via, e poi gli ridanno (ma che è, un flipper?), più il buon marito tratta con amore la moglie inguardabile, invece di pestarla a sangue com’è antica abitudine in situazioni di povertà estrema, più il buon uomo rimane a schiena dritta di fronte al Governo cattivo e bieco che ruba i soldi alla povera gente che quindi si ubriaca ma rimane di buon cuore perché qui era tutta campagna e i treni arrivavano in orario, più il film assurge a vaccata del millennio.

Ricorda: io sono Paul Giamatti e tu no!

Ricorda: io sono Paul Giamatti e tu no!

Ogni singola parola è studiata per far piangere, e quindi fa ridere. Poi ogni tanto entra in scena Paul Giamatti che ci ricorda ad ogni fotogramma che lui è Paul Giamatti, e che si sappia in giro che lui è Paul Giamatti, scendiamo nelle strade e mettiamoci a gridare che lui è Paul Giamatti: non è mica il primo Russell Crowe che passa, no, lui è Paul Giamatti. Tra la larghezza della faccia di Crowe e l’altezza dell’ego di Paul Giamatti il film riempie geometricamente lo schermo.

Gente del porto, com'è che mi chiamate?

Gente del porto, com’è che mi chiamate?

Jimmy il fenomeno vince tutto perché ha l’anima nelle mani, e anche ora che gioca a carte beve vino per la gente del porto rimane… Cenerentolino!

L.

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10 risposte a Cinderella Man (2005) Jimmy il Fenomeno

  1. Cassidy ha detto:

    Penso che questo sia uno dei tuoi posto più ispirati di sempre, a parte il fatto che siamo totalmente d’accordo sull’andamento della filmografia di Howard, sulla faccia aliena della Zellweger, sul fatto che Akiva Goldsman è un cagnaccio e che Paul Giamatti (che di solito mi piace) qui sia chiamato ad esagerare tutto. Sono morto dal ridere leggendoti, dai Irene Grandi è un colpo di genio! 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ho riso come un matto nello scrivere il pezzo: bloggare davvero aiuta a vivere meglio 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Mica come gli americani, che non lavorano per vivere ma vivono per lavorare 😉
        Il pugilato come alternativa all’occupazione (o anche come forma di difesa in caso di disoccupazione, magari quando arriva il classico spiritosone -con il suo “Bello non fare un cazzo tutto il giorno, eh?”- da gonfiare all’istante) … quindi Russell Crowe, in pratica, con il suo personaggio non faceva altro che mettere in scena la quotidianità del disoccupugilato. Sì, doveva essere questa l’intenzione di Howard, senz’altro 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Anch’io sono pienamente convinto dell’impegno sociale di Ron Howard 😀

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  2. loscalzo1979 ha detto:

    Boh a me tutto sommato Cinderella Man (e altri film di Howard) mi è piaciuto.

    Non sopporto un cazzo invece tutta la saga di Angeli & Demoni, ecco per quella Howard dovrebbe andare a zappare campi fino alla fine dei suoi giorni (come l’autore della Saga)

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