The Ape (1940) L’ombra del gorilla

The Ape_1940_poster_02Dal 9 agosto all’11 ottobre del 1929 è stata trasmessa nei cinema americani una miniserie in dieci puntate che rimarrà nella storia per essere il primo telefilm sonoro. Episodio dopo episodio seguiamo l’agente segreta Diana Martin (Jacqueline Logan) che cerca in Africa il fratello scomparso, affrontando mille pericoli non ultimo una banda di pericolosi bracconieri capitanati dallo sfregiato Macklin (Boris Karloff), che in un colpone di scena si scoprirà essere il padre di Diana.
The Ape_1940_poster_03Fra i mille pericoli ci sarà anche un gorilla gigante che dà il nome alla miniserie: The King of the Kongo.
Curiosamente i biografi di King Kong di solito non annoverano questa miniserie tra le ispirazioni, preferendo puntare tutto su una fantomatica (e mai trovata) sceneggiatura di Edgar Wallace: quello che ci interessa è che anche Boris Karloff, mitico antagonista di Bela Lugosi, ha avuto a che fare con gli scimmioni nella sua carriera.
Ma è necessaria un’introduzione che vada ancora più indietro nel tempo.

Nel 1924 la compagnia teatrale di Paul Gershon presenta ad Hollywood uno spettacolo intitolato The Ape e scritto da Adam Hull Shirk.
La storia vede un avventuriero britannico in India che uccide una scimmia sacra beccandosi la maledizione di un religioso. Trent’anni dopo l’uomo ha un crollo nervoso e viene trasferito nella calda Los Angeles per essere accudito dalla famiglia. Nella sua casa iniziano gli strani eventi protagonisti della trama, tra cui un gorilla che si aggira nell’ombra: che in realtà è solo un malintenzionato vestito con una pelliccia.
La storia piace e nel 1934 viene portata al cinema dalla Monogram Pictures.

Adoro questi vecchi titoli!

Adoro questi vecchi titoli!

La casa ha da poco deciso di non stare a guardare troppo la qualità a favore della quantità, ed inonda il mercato di filmetti veloci che scompaiono tutti con pari velocità: non fa eccezione The House of Mystery, diretto da William Nigh e sceneggiato dal prolifico Albert DeMond partendo dal testo teatrale di Shirk.
Uscito il 30 marzo 1934, il film racconta dell’archeologo americano John Prendergast (Clay Clement) impegnato in una generica Asia del 1913, anche se è chiaro che si trova in India. Uccisa una scimmietta scatena le ire di un potente religioso indù (Brandon Hurst), e visto che John reagisce in modo tipicamente americano – prendendo a scudisciate il religioso – si becca una maledizione: un giorno, non si sa né quando né dove, la pagherà. Detto ciò, John sfugge al gorillone dell’indù con l’aiuto di una ballerina locale, che vuole rubare grandi ricchezze e fuggire con l’americano.

M'imbarcai su un cargo battente bandiera indiana...

M’imbarcai su un cargo battente bandiera indiana…

Passati vent’anni, gli azionisti che avevano sovvenzionato la spedizione di Prendergast ricevono un invito a casa dell’uomo, tornato in patria dopo tutto quel tempo: è ormai paraplegico e vuole ridare loro i soldi. Questi vengono informati che John e la sua amante hanno girato il mondo nel tentativo di sfuggire la maledizione indù ma non c’è scampo: ogni ricchezza rubata è maledetta e uccide chi tenti di usarla. Dunque John avverte gli azionisti che nella sua grande casa ci sono almeno due milioni di dollari in preziosi: se gli ospiti resisteranno una settimana in quella casa, con la maledizione indù che pende sulle ricchezze, potranno spartirsi quel bottino.

Sopravvivrete alla maledizione del gorilla indiano?

Sopravvivrete alla maledizione del gorilla indiano?

Sin dalla prima sera avvengono cose strane: echi di tamburi lontani, strani rumori e ombre di quadrumane peloso. Ma l’unico gorilla è quello che Prendergast tiene impagliato nel salone…

Un gorilla impagliato è il migliore amico delle donne

Un gorilla impagliato è il migliore amico delle donne

L’atmosfera inizialmente ottima subisce un drastico cambiamento di rotta a metà film, quando dopo il primo omicidio entra in scena l’ispettore Pickens (Irving Bacon) e i suoi due compari: il film si trasforma così in commedia.
Anticipando molti temi del film The Gorilla (1939), con un ridicolo e immotivato giardiniere nel ruolo che sarà invece della divertente cameriera strillona, ogni atmosfera da “casa infestata” lascia il passo ad una commedia mal riuscita.

L'ispettore comico che non fa ridere

L’ispettore comico che non fa ridere

I personaggi sono tutti stereotipati all’eccesso, e il colpo di scena è disarmante. Allo spettatore “d’esperienza” è venuto subito in mente che Prendergast sta fingendo di essere paraplegico e indossa un costume da scimmia per spaventare i creditori così da mandarli via, invece la risposta è multipla e nebulosa: l’amante indiana ha preso un gorilla da uno zoo locale e lo usa guidandolo con il tam tam, ma c’è anche in ballo un costume da scimmia… Insomma, lo sceneggiatore è più intento a fare una commedia per sbrogliare i nodi che lui stesso ha creato.

Paul Foran - L'ombre du gorilleUna curiosità. Negli anni Settanta José Ramón Larraz in arte Gil, uno sceneggiatore di Barcellona, crea il personaggio a fumetti di Paul Foran impegnato in casi nel mondo del soprannaturale. Dopo poche avventure però molla le sceneggiature e gli subentra – non accreditato – Miguel Cussò che, nell’ottava storia, scopiazza palesemente The House of Mystery e scrive L’ombre du gorille.
Ai disegni Cussò chiama suo nipote: un giovane talento di nome Jordi Bernet. (Per chi non lo sappia, è uno dei più grandiosi disegnatori del mondo!) Sulla rivista belga “Spirou” (dal n. 1923 del 20 febbraio 1975 al n. 1936 del 22 maggio 1975) e recentemente, in bianco e nero, su “Lanciostory” (dal n. 2133 dell 22 febbraio 2016 al n. 2135 del 7 marzo 2016) appare a fumetti l’intera vicenda: il conte Baroff in Africa sfida il culto di una tribù di pigmei scatenando le ire del loro dio-gorilla, e cent’anni dopo suo nipote invita un gruppo variopinto di ospiti nel castello di famiglia, dove campeggia un gorilla impagliato. La vicenda poi prende tutt’altra strada, ma la prima metà sembra una fotocopia del film del 1934.

L'indagatore dell'incubo Paul Foran secondo Jordi Bernet, da "Lanciostory" 2135 (7 marzo 2016)

L’indagatore dell’incubo Paul Foran secondo Jordi Bernet, da “Lanciostory” 2135 (7 marzo 2016)

A sei anni di distanza da The House of Mystery la Monogram decide di farne un remake, anzi una rielaborazione: il 9 luglio 1940 ingaggia il celebre sceneggiatore Curt Siodmak – che diventerà famoso in seguito per L’uomo lupo (1943) e Ho camminato con uno zombie (1943) – per rimaneggiare pesantemente il testo di Shirk: malgrado il titolo del film rimanga The Ape, come il testo teatrale, è in pratica tutt’altra trama.
Uscito in patria il 30 settembre 1940 con la regia dello stesso William Nigh del titolo precedente, risulta anch’esso inedito in Italia.

Un titolo "circense"

Un titolo “circense”

Karloff in questo periodo non sta andando per il sottile e appare ovunque lo chiamino, alternando ruoli da mostro a ruoli da mad scientist: è appena uscito Il figlio di Frankenstein (1939) dove fa il mostro, quindi dovrebbe interpretare uno scienziato ma, quel 6 agosto 1940, per una settimana di riprese Boris… è sia mostro che dottore!

Dottor Karloff

Dottor Karloff

In un paesino di provincia il dottor Bernard Adrian (Boris Karloff) sta completando i suoi esperimenti sugli animali, attirandosi l’attenzione delle malelingue che non capiscono la sua missione. Adrian ha perso moglie e figlia perché non ha saputo curare la loro malattia, ma dopo dieci anni di ricerche ora è in grado di guarire la paraplegica signorina Frances Clifford (Maris Wrixon), ragazza su cui il dottore riversa tutta la sua speranza di redenzione.
Arriva il circo in paese e il solito gorilla fugge dalla gabbia dopo aver ucciso il suo crudele custode. Questi viene portato morente al cospetto del dottor Adrian, che decide di portare a un livello superiore i propri esperimenti: basta animali… è il momento di testare la sua cura sull’uomo!

Gorilla in fuga!

Gorilla in fuga!

Non si sa cosa faccia all’uomo morente e alla giovane Frances – pare di capire che prelievi del midollo dalle vittime per impiantarlo nella paziente – comunque la “cura” con elementi umani funziona e la ragazza comincia a sentirsi le proprie gambe: la direzione da intraprendere è dunque chiara… servono più “donatori” umani.

Un dottore deve fare quello che un dottore deve fare

Un dottore deve fare quello che un dottore deve fare

Intanto il gorilla fa irruzione a casa del dottore che prontamente lo uccide, ma non è il caso di rivelarlo ai paesani, più utile girare con addosso la pelle di scimmia e procurarsi altre dosi di midollo. Teoricamente che il gorilla assassino è il dottor Adrian dovrebbe essere il colpo di scena finale, ma è talmente palese, anche da come si muove, che anche se non viene specificato è chiaro sin da subito.
Quando i paesani lo uccidono credendolo un animale selvaggio, il dottore morente fa in tempo a vedere Frances camminare: la sua cura funziona, i tanti anni passati a studiare sono serviti, la sua visione era giusta. Ora può morire soddisfatto.

Guardi dottore, sono guarita dalla zoppìa!

Guardi dottore, sono guarita dalla zoppìa!

Il film dura 62 minuti striminziti ed ha anche tempo per scene inutili e lungaggini di sceneggiatura. Il 53enne Karloff sbriga il suo ruolo con grande professionalità ma senza alcun tipo di trasporto: è una parte talmente asettica che va via da sola, non ha bisogno di momenti di grande interpretazione o di primi piani intensi.
Pare che in un primo tempo gli sia stato chiesto di indossare sul serio il costumone di scimmia, e di aggirarsi per ore di riprese sotto il sole californiano: ovviamente il buon Boris ha declinato l’invito e ha lasciato spazio al corpulento stuntman Ray “Crash” Corrigan, che in seguito tornerà spesso ad indossare panni da gorilla.

Ray "Crash" Corrigan nei suoi pannoni da gorillone

Ray “Crash” Corrigan nei suoi pannoni da gorillone

Per quanto non lascino il segno, questi piccoli film nati rimaneggiando testi teatrali sono comunque più intriganti e pieni di spunti di semplici pellicole con scimmie finte che si agitano: ed ora, dopo i decani Bela Lugosi e Boris Karloff, arriveranno anche quelle…

Chiudo ricordandovi che entrambi i film citati sono di pubblico dominio, e potete vederli (e scaricarli) liberamente su Internet Archive, qui e qui.

L.

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11 risposte a The Ape (1940) L’ombra del gorilla

  1. Cassidy ha detto:

    “M’imbarcai su un cargo battente bandiera indiana…” gran citazione 😉 Questo film ha più svolte, cambi di ritmo e atmosfera che effetti minuti di durata, non si scappa dalle scimmie, nemmeno se ti chiamo Borsi Karloff 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

  2. benez256 ha detto:

    Ottimo post, mi piace quando scrivi roba così dettagliata! 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sono rimasto invischiato nelle ricerche e ho allargato il giro a dismisura 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        E bisogna dire che l’hai allargato più che bene, portandoci degnamente a spasso con Boris Karloff (e la chicca su Paul Foran, poi… non sapevo che Lanciostory l’avesse riproposto così di recente) 😉
        P.S. Visti i risultati Su Frances possiamo affermare che il dottor Adrian sia riuscito a mettere a punto con successo la cura del Gorilla, parecchio in anticipo rispetto a Sandrone Dazieri 😉

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahhah questo sì che sarebbe un filmone Asylum: “La cura del gorilla 2: Karloff vs Dazieri” 😀

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