Captive Wild Woman (1943)

Captive Wild Woman PosterDopo aver aperto la via con Il dottor Miracolo (1932), la Universal Pictures non ci sta a lasciare ad altri il tema “scienziato pazzo che fa esperimenti di contaminazione tra uomini e scimmioni”, così affida ad Edward Dmytryk (in prestito dalla RKO) il compito di dirigere un film che riproponga lo stesso tema.
Il problema è che la Universal presenta alla stampa il progetto nel 1941 ma poi incontra problemi e ritardi, tanto che il film annunciato alla fine viene girato durante le feste di Natale del 1942 e portato nei cinema solo il 4 giugno 1943, lasciandolo come il “film dell’estate”. Questo permette alla concorrente Fox di batterla sul tempo presentando il 19 ottobre 1942 la propria versione della stessa storia: Dr. Renault’s Secret di Harry Lachman (inedito in Italia).

J. Carrol Naish, uomo-scimmia in Dr. Renault's Secret

J. Carrol Naish, uomo-scimmia in Dr. Renault’s Secret

Ispirato al romanzo Balaoo (1911) di Gaston Leroux – giunto in Italia solo nel 1914 per il Corriere della Sera – il film della Fox racconta del dottor Larry Forbes (Shepperd Strudwick) che segue la propria fidanzata Madelon (Lynne Roberts) nel castello in Francia del di lei zio, il dottor Robert Renault (interpretato da quel George Zucco incontrato in The Monster and the Girl, 1941 e Return of the Ape Man, 1944, attore caratterista che sarà vittima di una truffa mediatica postuma che ci racconta Nick Parisi nel suo Nocturnia). Quest’ultimo sta portando avanti strani esperimenti per fondere umani ed animali, tramite chirurgia del cervello e rimaneggiamento ghiandolare: il suo assistente javanese Noel (J. Carrol Naish) altro non è infatti che un gorilla trasformato in un uomo.
Bruciando la Universal praticamente con lo stesso soggetto, la Fox presenta una storia sordida di trapianti e trasformazioni, ma manca l’elemento esotico e pruriginoso, ed è qui che si deve lavorare: ecco dunque Captive Wild Woman, anch’esso inedito in Italia.

Locandina ottima, film pessimo

Locandina ottima, film pessimo

Prima di tutto c’è bisogno di una star, come il Bela Lugosi del citato film o il Boris Karloff di The Ape (1940): ecco dunque che la Universal mette in campo John Carradine, che l’anno successivo sarà di nuovo scienziato in Return of the Ape Man (1944) insieme a Lugosi.

John Carradine, i baffi che fanno tremare le donne!

John Carradine, i baffi che fanno tremare le donne!

Gli sceneggiatori Griffin Jay ed Henry Sucher, che all’epoca sfornarono una gran quantità di filmetti horror per Universal e Columbia, ci raccontano del ritorno a casa dall’Africa di Fred Mason (Milburn Stone), fenomenale addestratore di belve feroci che torna dal Continente Nero con decine di fiere selvagge e… una “ragazza” irresistibile: Cheela, una gorillona particolarmente violenta. (Non sfugga che la scimmia di Tarzan si chiama Cheeta, con la “t”.)

Donna selvaggia... e pure coatta!

Donna selvaggia… e pure coatta!

La sua fidanzata  Beth (Evelyn Ankers) gli racconta che la propria sorella Dorothy (Martha Vickers) ha avuto dei problemi di salute tali da spingerla a ricoverarla al Chestview Sanatorium, inquietante clinica gestita dall’ancor più inquietante dottor Sigmund Walters (John Carradine).

Diffidate dei dottori con i baffi!

Diffidate dei dottori con i baffi!

la diagnosi del dottore è presto detta: Dorothy ha un disordine ghiandolare (qualsiasi cosa questo voglia dire) e subito la inserisce nella serie di esperimenti che sta portando avanti, ovviamente segreti: egli infatti sta “smanettando” per fondere gli organismi umani ed animali, con l’intento di creare una razza di superuomini.
In attesa di questa nuova razza, tutto ciò che riesce a fare è di rapire la scimmiona Cheela e di iniettarle ghiandole umane: il risultato è una donna dallo sguardo inquietante che viene battezzata Paula Dupree.

Il fascino finto latino di una gorilla trasformata in donna

Il fascino finto latino di una gorilla trasformata in donna

Ad interpretare questa donna scimmia, a cui ogni tanto scatta l’ormone e il pelo superfluo diventa un problema serio, è la ventiduenne Acquanetta: un nome esotico che si adatta perfettamente all’affascinante ragazza che si presenta in minigonna vertiginosa (negli anni Quaranta!)… che però è originaria del Wyoming e si chiama in realtà Mildred Davenport.

Mi sa che devo rifare la ceretta...

Mi sa che devo rifare la ceretta…

All’epoca la Universal ne millanta origini latine, la chiama “The Venezuelan Volcano” e proprio nel 1942 appare un suo speciale fotografico sulla storica rivista “Life”. Tutto questo varrà qualche film alla ragazza che però, capito subito come funziona Hollywood, nel 1951 molla tutto e sposa un venditore d’auto dell’Arizona, vivendo una vita piena e felice.

Perché c'è una gorilla in me!

Perché c’è una gorilla in me!

L’entrata in scena di Paula Dupree, cioè della donna scimmia, è gestita malissimo in un film girato con i piedi (di gorilla) e completamente fuori controllo.
Su 60 minuti totali, almeno 40 sono occupati da noiosissime scene di animali feroci, addestrati dal protagonista Fred Mason. Ricordiamo che il pubblico dell’epoca impazzisce per zoo e spettacoli di fiere selvagge, così la Universal in realtà usa il mad doctor solamente come ridicolo riempitivo di un film completamente dedicato a mostrare tigri e leoni veri che ruggiscono e si azzuffano mentre un tizio fa finta di frustarli. (Non c’erano gli animalisti, ma almeno il buon gusto di non frustarli sul serio c’era già.)

Ray "Crash" Corrigan nei panni di Cheela

Ray “Crash” Corrigan nei panni di Cheela

Captive Wild Woman è un film sbagliato e noioso, e le trasformazioni della gorilla in donna e viceversa sono dozzinali e cialtronesche, anche perché occupano sì e no 30 secondi di pellicola. Dalla Universal ci si aspetta decisamente di più…

L.

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11 risposte a Captive Wild Woman (1943)

  1. Cassidy ha detto:

    Grazie per la lezione sulla vedette della serie B Acquanetta, peccato che il film sia davvero poca cosa, ci vogliono più gorilla! 😉 Cheers

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  2. Giuseppe ha detto:

    Un film che, oltre a tutti i difetti che già ha, può vantarne un altro ancora: presentare un dottor Walters che, per via dei suoi particolari esperimenti animali, sembra essere una molto raffazzonata ed economica (qua ci si limita ai gorilla umanizzati, non potendo permettersi un intero campionario di varie specie animali) versione del dottor Moreau di Wells…

    Piace a 2 people

  3. Nick Parisi ha detto:

    Grazie per il link. Ho già ricambiato inserendo il tuo tag nel mio post.
    Nel frattempo, ti faccio i miei complimenti per questa tua serie di post.

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