Fat City (1972) Città amara

Città amaraNuova tappa del Ciclo Boxe del Zinefilo, che vi porta dove il pugilato inizia per Z.

Il 1972 è un anno strano per John Huston: esce il suo western frizzante L’uomo dai sette capestri ma anche il pencolante e poco riuscito Fat City, prodotto dalla Columbia Pictures.
Uscito il 26 luglio 1972, arriva in Italia il 3 gennaio 1974 con il titolo Città amara. Dopo un’edizione in VHS, nel 1999 la Sony Pictures lo porta in DVD italiano e lo ristampa il 25 novembre 2008.

Un'immagine davvero rappresentativa del film...

Un’immagine davvero rappresentativa del film…

La sceneggiatura è scritta da Leonard Gardner partendo dal proprio romanzo omonimo del 1969: malgrado sia l’unico suo libro, è diventato subito un titolo importante nella narrativa pugilistica. In Italia il romanzo arriva curiosamente sotto forma di fumetto (Milano Libri 1974) con i disegni di Maurizio Bovarini, mentre il testo dovrà aspettare Fazi che, nel 2006, lo presenta come Fat City e poi, ne 2015, come Città amara.
Nella mia rubrica “Scrivere di menare“, del blog Non Quel Marlowe, presento la descrizione di uno degli incontri nel romanzo.

Jeff Bridges, giovane pugile

Jeff Bridges, giovane pugile

«Molti mi hanno chiesto il significato del titolo del mio libro – racconta Gardner all’intervistatore Michael Durham per “Life Magazine” (29 agosto 1969). – Fa parte dello “Slang Negro”: quando dici che vuoi andare in una Fat City, significa che ambisci ad una bella vita. Ho avuto l’dea del titolo vedendo una foto esposta a San Francisco, con su scritto “Fat City”: era un titolo ironico, perché è un obiettivo che nessuno raggiungerà mai.»

Il giovane Stacy Keach

Il giovane Stacy Keach

Ernie (interpretato da un giovanissimo Jeff Bridges) arriva in una città californiana e si allena alla palestra della locale YMCA. Qui incontra Tully (un intenso Stacy Keach), ex pugile che sta cercando di raccogliere i pezzi della propria vita.
L’ex atleta riconosce subito del talento in Ernie e lo incita ad affidarsi alle cure del suo vecchio allenatore di boxe Ruben (il compianto Nicholas Colasanto, indimenticato barista anziano delle prime stagioni della serie TV Cheers.)
Inizia una doppia narrazione che ci mostrerà le esperienze dei due pugili che solo alla fine si rincontreranno.

Nicholas Colasanto, l'allenatore-barista di Cin Cin

Nicholas Colasanto, l’allenatore-barista di Cin Cin

Tully aveva i numeri per vincere ma non la stoffa del campione. Una truffa in un match messicano lo frega e l’alcolismo fa il resto: essere mollato dalla moglie è la goccia finale. O si rialza o si seppellisce.
Fa lavoretti da manovale in una città povera dove i giovani boxano e i vecchi lavorano nei campi. In un bar conosce un’alcolizzata schizzata con cui crede di poter iniziare una nuova vita. Si allena e Ruben gli organizza un incontro con un campione in declino: uno sforzo enorme… per un risultato infimo.

L'entusiasmo e la felicità che segue un incontro...

L’entusiasmo e la felicità che segue un incontro…

Discorso diverso per Ernie, che non sembra avere nessun talento per la boxe se non la voglia di combattere: va a tappeto appena vola un pugno ma forse addestrandosi meglio potrebbe migliorare.
Peccato che la fidanzata non gliene lasci il tempo: rimane incinta e il sogno della boxe finisce qui. Una volta nato il bambino, Ernie parteciperà a qualche piccolo match, ottenendo scarsi risultati.

Quando si dice combattere a testa bassa

Quando si dice combattere a testa bassa

Quando Tully ed Ernie si rincontrano, il primo è ormai un fallito che fa del bar la sua casa, mentre pare che il secondo sia invece votato ad una normale vita familiare. In realtà il primo è lo specchio del secondo: Ernie non riesce a smettere di boxare, pur non avendo alcun talento, quindi prima o poi farà la fine di Tully.

Il pugile vecchio e il nuovo: entrambi falliti

Il pugile vecchio e il nuovo: entrambi falliti

Sulla carta potrebbe essere un’ottima storia, ma il taglio è devastante e fa più male di un pugno in faccia: il 90% del film passa noiosamente a presentare le schizzate chiacchiere senza significato di Tully con l’amante ubriacona Oma (Susan Tyrrell), parole vuote buttate a casaccio sullo schermo.
Città amara è un film di una noia mortale perché gli equilibri sono tutti sbagliati: si pone troppo l’accento sulle chiacchiere inutili e tutti i punti forti sono lasciati muti.
Il personaggio di Ernie è praticamente un cartonato appoggiato alla pellicola, così come il vecchio allenatore che ha molte frecce al suo arco – l’impossibilità di dialogo con una moglie a cui non frega niente della boxe, la frustrazione di non riuscire a trovare atleti validi – che però non scocca mai. Tutta l’attenzione è per il Tully e la sua delirante barbona-amante che non chiude mai quella sua odiosa bocca inutile.

L'insopportabile protagonista assoluta dell'inutile film

L’insopportabile protagonista assoluta dell’inutile film

Tutte le potenzialità del film sono gettate via in favore di discorsi da ubriachi: davvero un bel buco nell’acqua!
In compenso ci fa sentire per infiniti minuti la canzone Help Me Make It Through the Night, ballata country di Kris Kristofferson che fa venir voglia di prendere la chitarra in mano e darla nella schiena del mitico Kris!

L.

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9 risposte a Fat City (1972) Città amara

  1. Cassidy ha detto:

    Più drammone umano che storia di pugni vera, con tutto che amo John Huston e Jeff Bridges, questo è uno dei film di quei due che ho visto meno, una ragione ci deve essere no? 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Davvero un peccato, perché sotto la noia e le chiacchiere si sente che c’è una bella storia sotto, e i due attori sono bravissimi. Però il risultato è davvero infimo.

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      • Giuseppe ha detto:

        E infatti ricordo pochissimo di questo film, pur trattandosi di John Huston. Se solo non si fosse deciso di privilegiare a manetta il ring “esistenziale” dei protagonisti rispetto al ring vero e proprio, avrebbe potuto anche funzionare…

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se fosse stato trattato in modo decente, anche quello esistenziale avrebbe avuto il suo perché: invece tutto il film è per le chiacchiere inutili dell’ubriacona, che non hanno nulla di esistenziali…

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      • Giuseppe ha detto:

        … E dev’essere per questo, principalmente, che mi è rimasto molto poco di questo film. Dai miei rari sprazzi di ricordi al riguardo quello della Tyrrell, al massimo, poteva essere “esistenzialismo etilico”…

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        o “essenza alcolica” 😛

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  2. loscalzo1979 ha detto:

    Il fumetto e il Romanzo sono meglio?

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  3. Pingback: [Scrivere di menare] Città amara (1969) | nonquelmarlowe

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