Body and Soul (1947) Anima e corpo

BodyAndSoul_PosterNuova tappa del Ciclo Boxe del Zinefilo, che vi porta dove il pugilato inizia per Z.

A volte anche i piccoli arrivano in alto, così alla cerimonia degli Oscar del 1948 vanta ben tre nomination un film della minuscola Enterprise Productions, casa appena nata (che durerà pochissimo) appoggiata alla United Artists per la distribuzione: il titolo è Body and Soul.
Il regista è l’esordiente Robert Rossen, che si farà un nome in seguito con Tutti gli uomini del re (1949) e Lo spaccone (1961), ma ad essere candidato è lo sceneggiatore Abraham Polonsky, anche lui esordiente e già una promessa del cinema… quando però nel 1951 il maccartismo lo brucia.
Prima del “pericolo rosso”, i politicissimi Oscar non si azzardano a premiarlo, né lui né l’attore protagonista, e alla fine il film vince solo la statuetta per il miglior montaggio…

Tipico titolo su sfondo di stoffa...

Tipico titolo su sfondo di stoffa…

Il film debutta in patria il 9 novembre 1947 e la Lux Film lo porta in Italia il 2 marzo 1949 con il titolo Anima e corpo, «il film di tutte le emozioni». Arriva in TV il 28 febbraio 1977, programmato in prima serata su Reteuno (oggi Rai1): appare ancora su piccoli canali ma dopo i primi anni Novanta il film viene dimenticato.
Conosce un’edizione in VHS per Pantmedia (?), poi il 24 marzo 2015 la Sinister Film (Cecchi Gori) lo porta in DVD con la più brutta locandina della storia del cinema…

«Rosebud»... ah no, ho sbagliato film...

«Rosebud»… ah no, ho sbagliato film…

Quarto potere (1941) tiene scuola, così l’inizio di Anima e corpo sembra ritagliato dal film di Welles. Il pugile Charley Davis (interpretato da John Garfield, attore in rapida ascesa quando un infarto se lo porta via a 39 anni) si sta per giocare tutto in un incontro truccato con Jack Marlowe (Artie Dorrell), dove il bieco signor Roberts (Lloyd Goff) gli ha già anticipato che dovrà cadere al 15° round.
Tutti sanno che l’incontro è truccato, e per togliersi dai guai in cui naviga Davis ha scommesso un bel gruzzolo contro se stesso, così tutti ci guadagnano dalla sua caduta. O meglio, quei pochi che ancora gli sono rimasti accanto.
Mentre l’incontro si avvicina, inizia il lungo flashback che ci spiega come si sia arrivati a quella situazione.

«Se ti dovessi racconta' tutto quello che m'è successo sulle montagne del Nepal...» (Cit.)

«Se ti dovessi racconta’ tutto quello che m’è successo sulle montagne del Nepal…» (Cit.)

Comincia così la noiosissima e sdolcinata storiella d’amore tra il rude pugile, additato come eroe dal quartiere popolare in cui è nato, e la pittrice Peg Born (Lilli Palmer), che dovrebbe essere la solita donna “acculturata” e di gusto che raddrizza la testa calda.
Lei lo ama e lo fomenta, citandogli la poesia The Tyger di William Blake che è un po’ un’anticipazione dell’Eye of the Tiger di Rocky: arzillo, lui decide che diventerà un campione di boxe. E via il montage con lui che butta giù pugili su pugili con un colpo solo.

Si vince facile, nei montage pugilistici

Si vince facile, nei montage pugilistici

Diventato campionissimo che fa malissimo, arrivano i soldi che ovviamente corrompono tutto e tutti. L’amico d’infanzia Shorty (Joseph Pevney) cerca di portarlo con i piedi per terra ma il bieco Roberts lo fa uccidere, così non mette strane idee al pugile.

Davis pugila anche nel sonno!

Davis pugila anche nel sonno!

Banalità e frasi d’amore a iosa, e insomma Davis deve decidere: o esce dai debiti truccando l’incontro con Marlowe, ma perde la stima del suo quartiere e di se stesso, o a sorpresa vince il match rischiando le ire del boss.
La risposta è scontata e banalissima, finendo tutto in una pagliacciata buonistica da “volemose bbene”.

Ma sì, tiriamo pure un pugno in questo film d'amore...

Ma sì, tiriamo pure un pugno in questo film d’amore…

I numeri ci sono e la trama sulla carta funziona, ma 80 minuti di melassa zuccherata su 100 minuti di film è davvero stomachevole, e sembra che appena la trama arrivi ai punti salienti, dove cioè bisognerebbe puntare sul melodramma e l’empatia… ecco che sterza o inonda tutto di sdolcinatezza irritante.
Davvero un’occasione mancata, questo Anima e corpo, ma per fortuna due anni dopo esce una rielaborazione apocrifa che invece… è il più grande film di boxe della storia! Avremo tempo di parlarne…

L.

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8 risposte a Body and Soul (1947) Anima e corpo

  1. Cassidy ha detto:

    Ne avevo sentito parlare di questo film ma mi manca, peccato per l’occasione persa, la chicca della poesia di William Blake (che sta bene ovunque) è una vera chicca ante-Rocky 😉 Cheers!

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  2. Giuseppe ha detto:

    Confondere sana bontà con buonismo artefatto ha fatto, fa e sempre farà danni… il voler creare melodramma ed empatia partendo da questa fallata premessa può solo portare a produrre quintali di sciroppo di glucosio con aggiunta di zucchero caramellato (melassa comune). 😉
    Blake:
    “Tigre, tigre, che avvampi
    nella foreste della notte,
    quale mano o occhio immortale
    formò la tua terrificante simmetria?
    In quali distanti abissi e… e… EHI!
    Metto a fuoco coi miei occhi…
    Ma che mai accadde alle tue zanne?
    Quali enormi carie osano intaccarne il fulgore ?”
    Tigre:
    “Will, mi hanno citata in un film così zuccheroso, ma così zuccheroso che è stato un attimo trovarmi in queste condizioni!” 😉

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