Straight Line (1990) Detective Dynamite

Detective DynamiteLascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage! Gli lascio volentieri la parola.
L.

Mr. T. Potrei concludere questa recensione con l’ermetica esibizione di un nome proprio, potrei, memore dell’approccio lirico di Ungaretti, affidare il mio pensiero alla nuda e cruda etichettatura di poche lettere lasciando fluire le emozioni senza stigmatizzare apertamente.
Potrei. Se solo quel mastodonte abbruttito dal vestiario opinabile non mi comparisse immancabilmente davanti deturpando ogni velleità poetica e imponendomi l’abbraccio raggelante del trash.

Va bene, Mr. T, non sono riuscito a togliermi di mente i tuoi capelli in stile Mohawk, ho sempre davanti agli occhi i tuoi grossolani monili in oro. Perché, oltre a questo discutibile mix estetico e a ruoli fortunati in Rocky e nell’A-Team (ah! L’arte di trovarsi al momento giusto nel posto giusto), mi devi spiegare come hai fatto a diventare uno status symbol degli anni ’80: per le doti attoriali? Suppongo di no ma, visto che mi ossessioni, parliamone.
E parliamo di un film che vede il nostro protagonista e che fu tratto dalla serie T. and T. [1989-90] interpretata dallo stesso: si tratta di Straight Line tradotto nella versione italica Detective Dynamite. Stendiamo un velo pietoso.

Allora Detective Dyn… no, non ce la fo proprio, insomma, il film comincia con una banda di teppistelli che si fanno chiamare Future e che hanno come motto “Il futuro è bianco”, ne abbiamo di razzismo qua? Direi abbastanza.
Tra i fumi dell’alcol, armati di spranghe e delinquenza, prendono di mira la casa di una distinta signora e mentre già pregusti un carnaio accade l’irreparabile: la citata signora molla l’elegante tazza da tè, prende una pistola e mette in fuga i malintenzionati. Così, in un battibaleno, il futuro è già passato.
Quindi riassumendo, i cattivi del film sono stati messi a mal partito, senza difficoltà alcuna, da una matura casalinga. Che dire? La dura legge dell’ospizio.

C’è però un lato positivo: la nostra giustiziera è davvero un personaggio indimenticabile; si reca in una palestra e a un avventore che le dice “Guardi che questo è un luogo per soli uomini” lei replica “E allora te che ci fai qui?”. 90 minuti di applausi.
Poi, in serie, tasta tutti i bicipiti che le capitano sotto mano, manifesta perplessità sulle capacità di pensiero della polizia, chiede aiuto per debellare i teppisti ma solo perché sennò lei li manderebbe all’obitorio (il tutto detto con tono serissimo). Fantastica. Ma proprio quando speri che sia la protagonista della pellicola ecco la doccia fredda, cioè l’uomo a cui si rivolge per porre fine ai soprusi dei ragazzetti futuristi. Maledetto Mr. T sei proprio tu, ma vista la location, la palestra, c’era da sospettarlo.

L’uomo-lettera accetta l’incarico con un entusiasmo leggermente superiore alla sua voglia di recitare: non benissimo in entrambi i casi. Poi una vicenda che pareva banalissima, si “stratifica” un po’: Mr. T si reca al comizio elettorale di un reverendo che vuole candidarsi a sindaco (?) ponendo fine alla tensione sociale e qui chiaramente si presentano i temibilissimi (ah ah, le matte risate) Future che rovinano la serata.
In realtà la serata era già stata funestata dall’abbigliamento del nostro eroe che elenco con la stessa indignazione della voce fuori campo che descrive i tremebondi vestiari di Fantozzi e Filini: pantaloni azzurrognoli, delicato giubbottino arancione, gradevole camicia verde melma. Chiudete gli occhi e provate a immaginarvelo, da brividi, vero?

Ora riapriteli perché fuori dal comizio esplode una bomba con la potenza di un minicicciolo (AAA budget per gli effetti speciali cercasi) e ne resta accidentalmente vittima la madre di uno dei teppisti che viene salvato dal suicidio dal fine psicologo Mr. T, quindi catturato e mandato in comunità dal dottor Hammel (Kenneth Welsh), filantropo e sponsor del reverendo aspirante sindaco.
Il giovanotto, che all’orecchio ha un orribile spilla da balia criticata persino dal nostro amico maestro di buon gusto, si pente e indirizza i buoni verso il covo dei Future: difficile abbiano piazzato la bomba, essendo degli emeriti incapaci, ma magari c’è qualcuno di più potente che li manovra, almeno così sospettano Mr. T e i suoi compagni, l’avvocatessa Amanda Taler (Alex Amini) e un giornalista certo più svegli di lui.
E certo più dignitosi nel vestire: a metà film il nostro si presenta con i risvoltini, anticipatore dunque di un’odierna moda da ergastolo, una camicia in cui campeggiano tutti le tinte più astruse partorite dalla mente di Dio e due scarpe di colore diverso: il cattivo gusto è talmente imperante che quando rintraccia un meccanico neonazista che foraggia gli adolescenti agitatori del quartiere e scoppia la rissa il dubbio è se le ire del cattivo siano dovute al colore della pelle o a quel cazzotto in un occhio che è l’abbigliamento del protagonista.
In ogni caso il furfante razzista fugge e resta il sospetto che ci sia qualcuno più in alto che sta tramando nell’ombra.

A proposito di qualcuno più in alto la pellicola registra una svolta in chiesa e non perché Mr. T si presenta incredibilmente in giacca e cravatta (e comunque la cravatta è talmente variopinta da provocare più attacchi epilettici dei cartoni giapponesi) ma perché, dopo la consueta esplosione minicicciolo atta a depistare, il reverendo candidato sindaco si ritroverà nelle mire di un attentatore.
Insomma, senza voler spifferare di più e viste le aspettative sotto lo zero, alla fine la trama è sufficientemente articolata tanto da risultare gradevole quanto una puntata di Walker Texas Ranger: si segue, ci si interessa, magari non ci si stupisce ma non si prova odio inveterato per lo sceneggiatore.

Ora però vi lascio: devo andare dal mio oculista per scoprire i danni irreparabili che i cambi di costume del protagonista avranno sicuramente procurato al mio bulbo oculare. Già mentre scrivevo questa recensione mi è parso di perdere progressivamente lucidità visiva.
Stramaledetto Mr. T.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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5 risposte a Straight Line (1990) Detective Dynamite

  1. Cassidy ha detto:

    A questo punto uno spin-off sulla matura casalinga violenta è doveroso, sicuramente la parte più interessante di tutto il film, a meno che uno non sia appassionato di look atroci anni ’80, di cui “Uomo-Lettera” (genialata!) è sempre stato campione del mondo 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

  2. Giuseppe ha detto:

    La serie T. and T. la vedevo, ed era pure piuttosto divertente… Il film derivato recensito da Willy, invece, non credo di averlo visto perché, in caso contrario, tutto quel micidiale “costumismo” lo ricorderei di sicuro 😉

    Piace a 1 persona

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