The Legend of Tarzan (2016)

The Legend of TarzanIl 25 novembre 1916 la rivista “All-Story Weekly” pubblica la prima puntata di un serial scritto da Edgar Rice Burroughs che si concluderà il 16 dicembre successivo, dal titolo Tarzan and the Jewels of Opar. (In Italia arriverà nel 1931 per Bemporad con il titolo Tarzan e i gioielli di opar.)
Riportare il re della giungla al cinema nel centenario della storia è quasi obbligatorio.

(© 2016 Anthony Harvey - Image courtesy gettyimages.com)

(© 2016 Anthony Harvey – Image courtesy gettyimages.com)

Chi segue il mio blog “Fumetti Etrushi” sa che la mia casa fumettistica preferita è la Dark Horse Comics, che dopo il titanico successo dell’aver scritto il seguito di Aliens, nel 1988, ha cominciato ad acquisire personaggi filmici per scriverne storie inedite.
Nel 1995 la casa acquisisce i diritti di Tarzan e inizia a presentarne ristampe di storie classiche ma anche avventure inedite. (Compreso uno scontro con il Predator!) Ma intanto è nata una nuova realtà: la Dark Horse Entertainment.

DHELa casa dunque partecipa attivamente alle riduzioni cinematografiche dei propri personaggi: Rocketeer (1991), Dr. Giggles (1992), The Mask (1994), Timecop (1994), Barb Wire (1996) fino a Hellboy (2004) e 30 giorni di buio (2007). Tra alti e bassi, la sezione cinematografica della Dark Horse prosegue imperterrita anche se ha rallentato le produzioni.
Dopo R.I.P.D. (2013), dal giugno all’ottobre 2014 si svolgono in Gran Bretagna le riprese di un film che pare sia costato 180 milioni di dollaroni: per fortuna la Dark Horse può contare su altre case, ma soprattutto sullo storico prolifico produttore Jerry Weintraub. (Tra i produttori fa capolinea anche Mike Richardson, il “papà” della Dark Horse.)
Se la stessa casa che cura il personaggio a fumetti ne segue anche la resa cinematografica, c’è speranza che il prodotto sia più curato del solito… (Seee, magara!)

(Photo by Jonathan Olley © 2014 Warner Bros)

(Photo by Jonathan Olley
© 2014 Warner Bros)

Riguardo all’attore protagonista c’è un simpatico aneddoto che riporto dal sito di “Vanity Fair“.

Qualche anno fa, durante una vacanza a casa sua, in Svezia, Alexander Skarsgård approfittò di un po’ di tempo libero per andare allo stadio a fare il tifo per la sua squadra del cuore, l’Hammarby. In un video postato su YouTube lo si può ammirare mentre, come un invasato, si sbraccia e urla e arringa la curva. Quando per la prima volta lui si rivide sul computer, pensò: ecco, la mia carriera è rovinata. Più o meno nello stesso momento anche il regista David Yates era su Internet. Aveva voluto Skarsgård come protagonista del suo The Legend of Tarzan, dopo che le opzioni Tom Hardy e Henry Cavill non erano andate a buon fine. Vide il filmato e si disse: ecco, ho fatto la scelta giusta.

Benvenuti nell'Africa ricreata in casa... (© 2016 Warner Bros)

Benvenuti nell’Africa ricreata in casa…
(© 2016 Warner Bros)

Ahmahamahhahmmamaaaaa
Con questo tipico canto africano si apre un film che l’Africa non l’ha vista che di sfuggita, con qualche panormanica aerea. Siamo in location britanniche ma facciamo finta che siamo arrivati alle porte di Opar, la mitica città dove ai neri escono i diamanti dalle orecchie.
Christoph Waltz si avvicina all’obiettivo e fa la faccia di uno che ha fatto due film con Tarantino. Appare il bravo Djimon Hounsou che fa la faccia di uno che è vestito come un buffone.
Il patto tra i due è presto stretto: diamanti in cambio di Tarzan.

Io sono un attore serio: toglietemi 'sta roba di dosso! (Photo by Jonathan Olley - © 2014 Warner Bros)

Io sono un attore serio: toglietemi ‘sta roba di dosso!
(Photo by Jonathan Olley – © 2014 Warner Bros)

Da otto anni il re della giungla (Alexander Skarsgård) ha abdicato al suo trono di banane per fare il burattino a Londra. Qui fa gli occhietti tristi e le facciuzze buffe, tanto che il padre dell’attore – Stellan, lui sì un attorone – nel frattempo lo ha cancellato dal testamento.
Samuel L. Jackson entra in stanza e dice “A rega’, se buttamo tutti in Africa che lo schiavismo vende e io voglio fa Django 2“. Non dice proprio queste parole ma lo spessore è lo stesso, e la scena è particolarmente ridicola perché l’unico nero tra Europa, Asia ed Africa che nell’Ottocento abbia la completa attenzione e il rispetto dei bianchi… non ci spiega come accidenti sia possibile. Due paroline sul perché nel più razzista dei mondi ci sia un nero che parla come se niente fosse sarebbero state gradite.
Ah, è americano, giusto. Perché lì il razzismo non c’era, lì ai neri affidavano compiti diplomatici in giro per il mondo e li mandavano in Africa a combattere lo schiavismo…

Il classico black buddy che non fa ridere... (© 2016 Warner Bros)

Il classico black buddy che non fa ridere…
(© 2016 Warner Bros)

Tarzan ha subìto un mutamento genetico e ha le mani con le nocche, al contrario di noi (?): dopo quest’altro inutile particolare buffonesco che non ci viene spiegato, si parte tutti per l’Africa e il fotogramma dopo siamo arrivati. E che ci vuole? Mica potevano mostrarci sei mesi di viaggio…
A questo punto è chiaro che la sceneggiatura è talmente aleatoria e schizzata che è inutile prestare attenzione. Tarzan fa le facciuzze tristi, Jane non esiste – il suo personaggio è così irritantemente e devastantemente inutile e fastidioso che chiudevo gli occhi nei pochi momenti in cui era in video – Waltz fa quello che ha fatto due film con Tarantino, e ad ogni fotogramma fa le facce di chi ha fatto due film con Tarantino, e ogni volta che parla dice cose che direbbe chi ha lavorato con Tarantino, perché dev’essere chiaro che ha fatto due film con Tarantino e che lo sappiano tutti che ha fatto due film con Tarantino, mica come quegli sfigati che non hanno lavorato con Tarantino: Waltz ha fatto due film con Tarantino e ce lo ricorda ad ogni istante.
Si dice che Waltz sia stato chiamato ad interpretare The Legend of Tarzan, ma deve aver rinunciato: in video c’è solo un tizio che ha lavorato con Tarantino…

Grazio, Graziello e Grazie a Tarzan... (© 2016 Warner Bros)

Grazio, Graziello e Grazie a Tarzan…
(© 2016 Warner Bros)

Ahje ahje, daje Tarzan, daje daje
Tra un ruspante canto africano e l’altro, per fortuna solo pochi flashback vengono dedicati alla nascita e adolescenza di Tarzan, che è stata protagonista di cento film in cento anni quindi è facile che qualcuno potrebbe averne già sentito parlare.
Invece parti abbondanti di film vengono dedicate a quella grandissima sagoma di George Washington Williams (Samuel L. Jackson), uno che fa simpatia come quando al mare ti siedi su un riccio. Battute e battutone da sganasciarsi, con testi che i migliori stand-up comedian americani gli invidiano, roba proprio che ti fa chiedere quale genio del cinema abbia voluto appiccicare con la sputazza ‘sto personaggio cialtrone che è convinto di star girando “Django 2: Schiavi in mano”.
Come ogni altro cazzone che avrete incontrato al bar, qualsiasi cosa venga citata lui l’ha fatta di più: c’è la guerra? Ma lui l’ha fatta di più. Ci sono gli schiavi? Lui era due volte schiavo! I cattivi sparano con la pistola? E lui spara con due pistole e non sbaglia un colpo e ne ammazza dieci con mezza pallottola. Lui è quello che ha ammazzato il cuggino di Elio…
Come se questo personaggio non fosse abbastanza imbarazzante, l’apice lo raggiunge quando afferma di aver vissuto metà della sua vita nella giungla… e lo dice a Tarzan! Ma cosa sei, un demente?

Curre, curre, coglio'... (Photo by Jonathan Olley - © 2014 Warner Bros)

Curre, curre, coglio’…
(Photo by Jonathan Olley – © 2014 Warner Bros)

Mentre scorrono irritanti le battutine da commilitoni, in cui Samuel specifica che non stava per baciare gli zebedei (nuts) di una scimmia – ammazza che battutona, qui si ride della grossa! – finalmente qualcuno si ricorda che Tarzan è il signore della giungla: lo so, a giudicare dal film non sembra proprio, visto che lui e Jane vengono ritratti come due medici senza frontiere, ma sarebbe opportuno che Tarzan tarzaneggiasse, in questo cacchio di film. Mica tanto, eh? Giusto per motivare la scritta “Tarzan” che campeggia misteriosamente sulle locandine.
Però c’è un problema: nel 2016 non si può mostrare un uomo in mutande, non è cool. Per fortuna hanno imbastito la trama così che il protagonista sia vestito per il 90% del tempo, e al massimo del nudismo tenga su i pantaloni. Pensate ai bambini…

Magari non lo sapete, ma ho fatto due film con Tarantino... (© 2016 Warner Bros)

Magari non lo sapete, ma ho fatto due film con Tarantino…
(© 2016 Warner Bros)

Non è mai esistito un Tarzan meno Tarzan di questo: a parte una liana per puzza e un urlo sbilenco – il Tarzan yell originale appartiene alla MGM, mica lo possono usare cani e porci! – è un semplice filmetto stupido per ragazzini, con tanti animali al computer che fanno versi e tanti umani che fanno cose stupide e banali. Ad un certo punto ci sono così tanti animali digitali che sembra di essere su Focus TV!

(Photo by Jonathan Olley © 2014 Warner Bros)

(Photo by Jonathan Olley
© 2014 Warner Bros)

È un film piccolo che sembra grande e si lascia il finale pronto per un altro episodio: tutto è fatto come si fa oggi il cinema (cioè da schifo), ma proprio qui c’è il totale fallimento. Tarzan è stato trasmesso al cinema quasi cento anni fa e ha guadagnato cifre astronomiche perché è meraviglia pura creata per stupire e togliere il fiato agli spettatori. La giungla selvaggia, gli animali più feroci e un eroe unico: questa la formula che ha conquistato milioni di spettatori. Oggi è una formula impossibile da rendere e, questo film lo dimostra, ogni pur minimo vago accenno di meraviglia è violentemente cancellato per far spazio alle battute diarroiche di Samuel L. Jackson, mentre un finto Tarzan vola rifatto al computer.

La totale assenza di meraviglia è il virus del cinema del Duemila, e questo film – che invece dovrebbe rilanciare il senso del meraviglioso – ne è infetto in ogni fotogramma.

L.

 

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10 risposte a The Legend of Tarzan (2016)

  1. Cassidy ha detto:

    Non conoscevo la storia del video su internet, se non ha rovinato quello la carriera di Skarsgård ci penserà questo film! La faccenda di Sam Jackson è gestita parandosi dietro lo scudo del “E’ un personaggio realmente esistito quindi non lo spieghiamo, andate a informarmi su Wikipedia”, mi piace molto di più la tua teoria su “Django 2” 😉 Davvero un occasione sprecata, un film pavido fatto per non urtare nessuno, per fortuna lo si dimentica in fretta 😉 Cheers!

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  2. Giuseppe ha detto:

    Ah, ma se Waltz vuol passare solo per Tarantiniano o Polanskiano noi invece lo ricordiamo pure con Götz George in un episodio nella serie poliziesca Schimanski dove, essendo rimasto ammanettato per un incidente all’ispettore Horst Schimanski, veniva caricato in spalla da quest’ultimo per marciare più in fretta sugli impervi terreni boscosi per poi venir scaricato a terra all’istante, visto il peto che gli aveva emesso praticamente quasi in faccia (mettete scene come QUESTE in Tarzan, se ne avete il coraggio), oppure ancora come maniaco omicida sistemato dall’intervento risolutivo del cagnone poliziotto ne Il Commissario Rex… e qui non vorrei che, vista l’attuale penuria di idee, a qualcuno venisse in mente di fare un cross-over cinematografico del tipo ” Alexander Skarsgård e Christoph Waltz in: Tarzan e il Rex della foresta”, magari in coppia con “Django 2: Schiavi in mano” (double feature, come ai vecchi tempi) 😉

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  3. gioacchino ha detto:

    In una annata di super eroi al cinema Tarzan senza super poteri appare una mosca bianca, schiacciato da una critica impetuosa. La mutazione genetica delle nocche mi pare una trovata per cercare di piacere agli spettatori di Marvel e Co. bisognava avesse qualcosa di inumano.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah non ci avevo pensato: una “marvellata” ^_^
      Sicuramente era il momento giusto per Tarzan, che compie il secolo di vita in questi anni, ma servirebbe un po’ di meraviglia e avventura, che purtroppo non ho trovato in questo film. E poi fanno tutto gli altri personaggi: a parte una scazzottata e un salto nel vuoto, qui Tarzan non fa che faccine crucciate…

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  4. claudionizi ha detto:

    …La totale assenza di meraviglia è il virus del cinema del Duemila, e questo film – che invece dovrebbe rilanciare il senso del meraviglioso – ne è infetto in ogni fotogramma…

    Hai spiegato il cinema delle “meraviglie” degli ultimi 20 anni, io non ho visto tarzan ma ieri ho visto batman Vs superman e la tua recensione calza a pennello anche a questo film, come alla maggioranza.
    Il dramma è che ci stanno cambiando anche il modo di pensare, io ad esempio riflettevo sull’uomo d’acciaio pensando che se avessero fatto un remake più fedele ai vecchi film sarebbe stato meglio…cioè mi spingono a preferire un remake uguale, quando invece bisognerebbe invocare film nuovi, con nuovi eroi e nuovi caratteri!
    Per quello alla fine, l’ultima avventura originale (anche se a tratti inconcludente e allungata), gli ultimi personaggi a cui sono affezionato sono quelli del telefilm lost…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mai uscirà dalla mia bocca una parola di apprezzamento per J.J. Abrams, ma effettivamente lui sa come creare meraviglia e stupore in un’epoca che ne fugge come fosse la peste.
      Bat/Super/Man è un lavoro cervellotico che meriterebbe il bando eterno invece ha già generato una secchiata di figli (Justice League, Wonder Woman, ecc.) Tutta roba fredda studiata per NON destare alcuna meraviglia: a questo punto sono meglio i mostroni della Asylum 😀

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  5. Atroxsaurus ha detto:

    Questo film l’ho visto, ma principalmente per la scena finale con i coccodrilli.

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