The Harder They Fall (1956) Il colosso d’argilla

Colosso d'argillaNel 1956 Humphrey Bogart è alla fine della corsa. Il 14 gennaio del 1957 il cancro all’esofago se lo porterà via, ma la Columbia Pictures riesce a cucirgli addosso un ultimo film (girato quando ancora non sapeva di essere malato), presentato nell’aprile 1956: The Harder They Fall.

Colosso_ALa storia si basa sul romanzo omonimo del 1949 di Budd Schulberg (Garzanti 1957), e la Columbia affida allo stesso autore la sceneggiatura. Però nasce subito un problema: il direttore della Columbia ha avuto modo di insultare il padre di Schulberg (direttore della Paramount) così lo scrittore accetta di sceneggiare il film ma a patto di non incontrare mai l’insultante direttore. Il quale ben vede di licenziarlo ed affidare infine la sceneggiatura al prolifico ed apprezzato Philip Yordan: questo sì che è fare cinema con il cuore…

Il film esce in Italia il 22 giugno 1959 con il titolo Il colosso d’argilla. Distribuito in VHS per Columbia Tristar, la Universal lo porta in DVD italiano dal 10 luglio 2003 e la A&R Productions lo ristampa dal 26 gennaio 2015.

Rod Steiger e Humphrey Bogart: nemici sul set e nel film...

Rod Steiger e Humphrey Bogart: nemici sul set e nel film…

Il boss Nick Benko (un sanguigno Rod Steiger) è uno spietato intrallazzone nel mondo della boxe: con l’aiuto dei suoi sgherri, veri e propri tagliagole, organizza incontri truccati dove con gli altri manager si spartisce la torta di uno sport che alza cifre elevatissime.
Ha appena trovato un campione dal Venezuela (nel doppiaggio italiano si parla confusamente prima di Messico poi di Argentina), Toro Moreno (Mike Lane), e vuole lanciarlo nel migliore dei modi. Per far questo ingaggia il giornalista più influente nel mondo della boxe: Eddie Willis (Humphrey Bogart).

A regazzi', ma lo sai con chi stai parlando?

A regazzi’, ma lo sai con chi stai parlando?

Dopo una vita passata nel giornalismo “alto”, Eddie si ritrova licenziato, al verde e senza speranze per il futuro: in questa situazione l’etica di un uomo si fa malleabile.
Eddie conosce bene Nick e sa di che pasta è fatto, così non si stupisce quando assiste alla presentazione del “campione” Toro Moreno: un brocco senza speranza che a malapena riesce a stare sulle proprie gambe. L’unico modo che ha per vincere è che l’incontro sia truccato, ed è infatti il piano di Nick, ma serve che Eddie chiami i suoi amici giornalisti famosi e prepari una campagna pubblicitaria strepitosa: serve cioè che menta spudoratamente e costruisca una bolla di sapone, che rinunci a tutti i suoi princìpi per soldi.
Per tanti anni Eddie ha dato il benservito a Nick, ma ora è un uomo di mezza età con in mano un pugno di mosche: a cosa è servita l’onestà? Dove lo ha portato l’etica? Eddie ingoia il rospo ed accetta l’incarico.

Mike Lane, un ragazzone "altino"...

Mike Lane, un ragazzone “altino”…

Inizia la folgorante ascesa del pugile più impedito della storia, un bamboccione di due metri che non saprebbe fare male ad una mosca ma che Eddie lancia come nuovo campione tritatutto. Questo serve a mostrarci un bel po’ di trucchi sporchi del mondo della boxe, tipo il mettere un pezzo di filo spinato nel paradenti: al primo pugno il pugile comincia a sputare sangue e l’arbitro sospende l’incontro.
Ne esce fuori uno sport lurido gestito da criminali spietati, che prendono ragazzoni svogliati che pensano di diventare famosi coi pugni, li spremono finché è possibile, guadagnando sulla loro pelle, e poi li mollano per la strada: suonati, instupiditi, malati e incapaci di provvedere a se stessi.

Il grande pugile Joe Greb, ridotto alla miseria, recita il ruolo di un pugile ridotto alla miseria...

Il grande pugile Joe Greb, ridotto alla miseria, recita il ruolo di un pugile ridotto alla miseria…

Merita di essere riportato lo sfogo di Eddie:

«Voi vi limitate a scovare dei giovani forti, gli comprate una licenza da boxeur, affittate un asciugamano e li buttate sul ring. In compenso intascate un terzo della borsa, un altro terzo lo rubate gonfiando le spese e la metà di quello che resta riuscita ad intascarla con il ricatto. Fate affari d’oro, questo è certo.»

Come può Eddie, che conosce bene questo mondo, prestarsi al gioco e permettere a Nick di guadagnare bei soldoni sulla pelle di un ragazzone ingenuo come Toro Moreno? Tutta la storia è un continuo tentativo del personaggio di scendere a patti con la propria morale (rappresentata dalla moglie, personaggio inutile ma che serve a ricordargli la sua etica), di salvare baracca e burattini così da fare il gioco di Nick ma a favore del pugile.
L’apice della vicenda è la famosa scena in cui Eddie va a ritirare il compenso di Toro Moreno: a fronte di un milione di dollari di incasso di Nick, tolte le spese e le tasse… il compenso per il pugile mezzo morto è di 49 dollari! Ed è tutto legale, alla luce del sole, in mancanza di una legislazione che controlli il racket della boxe.

Grande, grosso e frescone...

Grande, grosso e frescone…

Il film usa tematiche già viste in Body and Soul (1947), come per esempio il passato campione nero che cerca di mettere in guardia il protagonista dal non fare gli stessi suoi errori, senza venire ascoltato.
A sua volta la pellicola anticipa i temi di Una faccia piena di pugni (1962), ma trattati molto meglio: il film con Anthony Quinn esagera e scade spesso nel patetico, qui invece rimane tutto di altissimo stile.
Tranne però il finale, che sciaborda nel moralismo: se la pellicola fosse finita cinque minuti prima sarebbe stata perfetta, invece c’è il tempo per un pippone infantile sul potere della stampa che vincerà sui boss come Nick e ripulirà il mondo della boxe dalla piaga degli organizzatori spietati. Tutte belle parole che ovviamente rimangono parole, visto che tutto è ancora uguale quando nel 1999 viene presentato il Muhammad Ali Boxing Reform Act.

Pochi addomi scolpiti ma tanta boxe ruspante

Pochi addomi scolpiti ma tanta boxe ruspante

Da segnalare l’ottima regia del professionista Mark Robson, già all’epoca esaltata dai giornali. I suoi match sono scattanti e coinvolgenti, riuscendo a rendere bene il corpo pesante di Toro e la sua incapacità a lottare tanto quanto gli sforzi degli avversari per fingere di cadere colpiti da un pugno: il tutti però con una parvenza di veridicità, che non sempre il pubblico si beve.
L’incontro finale contro Buddy Brannen (Max Baer, vero grande ex pugile passato al cinema, che morirà d’infarto quattro anni dopo questo film) è stato girato in una stanza “mascherata” da arena pugilistica e riempita di 500 comparse. Ci è voluta una settimana per le riprese di quella sola scena, con un cameraman che faceva scorrere la cinepresa lungo le corde del ring mediante un marchingegno costruito appositamente, e con gli attori continuamente truccati sul set per rispettare le ferite che man mano appaiono sui loro volti.
Già alla sua uscita i giornalisti hanno parlato di una delle scene di boxe meglio riuscite del cinema.

Un nuovo addio in aeroporto... stavolta però è l'ultimo. Addio, Bogey: sarai sempre il numero uno

Un nuovo addio in aeroporto… stavolta però è l’ultimo.
Addio, Bogey: sarai sempre il numero uno

Una curiosità.
La storia del romanzo e del film è palesemente costruita sulla vita di Primo Carnera, ragazzone forzuto fatto diventare campione di boxe con incontri dal fortissimo sospetto di manomissione. Il lottatore stesso era stato preso in considerazione per il ruolo di Toro Moreno, ma ancora negli anni Cinquanta erano forti le polemiche sugli incontri truccati, così alla fine si è scartato.
Invece per il combattimento finale si è scelto Max Baer… che nel 1934 ha battuto sul ring proprio Carnera!

L.

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5 risposte a The Harder They Fall (1956) Il colosso d’argilla

  1. Cassidy ha detto:

    L’Ultimo film di Boogy mi manca, indimenticato. Bellissimi questi tuoi post del sabato, comprensivi di lezioni sui veri match storici, si leggono sempre che è una meraviglia. Cheers!

    Piace a 1 persona

  2. Pingback: Champion (1949) Il grande campione | Il Zinefilo

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