Never Back Down: una trilogia che le molla e non molla

Never Back DownUn giorno di inizio 2008 dei produttori si sono detti: se Spielberg può riesumare gli anni Ottanta portando al cinema Indiana Jones 4, perché noi non possiamo anticiparlo ripresentando al cinema Karate Kid?
Solamente nel 2010 la Columbia tirerà fuori il suo remake con il figlio di Will Smith: il 2008 è tutto per il primo vero remake del film, Never Back Down della Mandalay Pictures.

Jake Tyler, il nuovo Daniel san

Jake Tyler,
il nuovo Daniel san

Era dal 1996 che l’esordiente Chris Hauty dormiva ibernato nei ghiacci polari dopo aver scritto Quattro zampe a San Francisco. Scongelato, gli viene affidata la missione impossibile: ripresentare completamente identico Karate Kid ma che sembri un altro film.
Hauty scappa e prova a tornare tra i ghiacci ma viene riacciuffato. Disperato, grida alla produzione: «Già i cinesi hanno copiato quel film nel 1986, quando il giovane Corey Yuen sforna No Retreat, No Surrender
I produttori si guardano stupefatti: praticamente il film si è già quasi scritto da solo! Corey Yuen tira sempre, quindi dovrà essere un mix tra il film originale e la sua versione: il protagonista copiamolo dal film americano, ma il co-protagonista copiamolo dal ricciolino usato dai cinesi.»

Mentre Hauty ha il compito di copiare una copia, e usare un sinonimo di No SurrenderNever Back Down, appunto – nel deserto del Sahara vanno a recuperare il regista Jeff Wadlow, che lì era stato sepolto dopo Nickname: Enigmista (2005).
Il regista ha delle remore. «Se faccio un buon lavoro, poi magari la Universal mi chiama a dirigere Kick-Ass 2: capite che non posso avere questa responsabilità!»
La produzione ci pensa, poi fa notare che invece di un maestrino giapponese tappo ci sarà un negrone di due metri: le battute saranno le stesse, ma avanzeranno trenta centimetri abbondanti… Ok, il film si farà!

Ah, ma i 30 centimetri in più non erano di altezza!

Ah, ma i 30 centimetri in più non erano di altezza!

Uscito in patria il 4 marzo 2008, Never Back Down arriva in Italia il 28 novembre successivo (fonte ComingSoon.it) e la Medusa va in crisi: che titolo italiani gli diamo a questo film? La moda vuole che ci sia una frase inglese e una italiana, ma come trovare una espressione abbastanza inutile che raggiunga l’alta dose di stupidità richiesta dall’Italia? Ah, ecco: Never Back Down. Mai arrendersi. Perfetto!
La stessa Medusa lo porta in DVD italiano dal 6 marzo 2009, ma il 22 aprile successivo esce il Blu-ray targato curiosamente Warner Bros.

È la YouTube Generation, baby: video ergo sum...

È la YouTube Generation, baby: video ergo sum

Cioè, davvero devo raccontarvi la trama? Ve l’ho detto: è Karate Kid ma con attori fighi invece di quei simpatici mostriciattoli di Ralph Macchio e Pato Morita!
Jake Tyler (il bravo atleta Sean Faris che farebbe più bella figura se facesse film marziali, invece di ostinarsi a fare l’attore “normale”) è un ragazzo appena trasferitosi in città con la madre single e il fratellino in gamba. È difficile adattarsi e bla bla bla: la cosa buona è che ci sono così tanti stereotipi che ad un certo punto i personaggi di contorno cominciano a prendere in giro il protagonista per quanti stereotipi sta usando!
Nella nuova scuola fa amicizia con lo sfigato Max Cooperman (Evan Peters, il ricciolino preso dalla copia cinese!) e diventano subito amici, ma conosce anche la sfitinzia – essendo un revival anni Ottanta lo posso dire! – Baja Miller (Amber Heard), infinitamente al di sopra delle sue possibilità ma facciamo finta che la biondazza che spacca si innamori di lui.

Salve, sono la versione moderna di Ralph Macchio

Salve, sono la versione moderna di Ralph Macchio

La biondazza però sta con il super-fighissimo che fa malissimo Ryan McCarthy (un Cam Gigandet più ispirato che mai, incontenibile e perfetto nella sua stronzaggine). Non siamo più nella classe operaia in cui si aggirava Daniel san, qui siamo fra i ricchi sfondati della Florida, tra villone one one e motoscafi e macchine di lusso per andare a fare la spesa.
Così abbiamo la lotta di classe tra il riccone Ryan, viziato e competitivo ad oltranza, e il ruspante Jake, che ambisce solo ad una vita normale: l’obiettivo più difficile da raggiungere.

Un Cam Gigandet più Cam Gigandet di sempre

Un Cam Gigandet più Cam Gigandet di sempre

Da tre anni però imperversa una realtà che si chiama YouTube, così quando Jake prova a salvare Max da una rissa diventa “virale” in rete, e Ryan decide di rimetterlo al suo posto con una “compilation di schiaffazzi”. (Ripeto, siamo negli anni Ottanta 2.0!) Anche perché Ryan sa che il giovane appena arrivato ha messo gli occhi su Baja, che è la sua ragazza. (Tutta la sequenza è copiata di peso dal fim di Corey Yuen del 1986, senza alcuna vergogna!)

Sorridi, sei su YouTube

Sorridi, sei su YouTube

Ferito nel corpo e nell’anima, Jake viene indirizzato dal maestro Miyagi, che però qui si chiama Jean Roqua (il bravissimo Djimon Hounsou) e non insegna finto karate ma vere mma (mixed martial arts). Non è più tempo di wax on, wax off (“passa la cera, togli la cera”), ora vanno di moda il brazilian ju-jitsu e la muay thai, o almeno quelle loro parti che sono state inserite nelle mma.

Djimon Hounsou: alto almeno un Miyagi e mezzo

Djimon Hounsou: alto almeno un Miyagi e mezzo

Così nel dojo Jake san non impara più ad acchiappare le mosche con le bacchette o le altre robe tipicamente anni Ottanta – tipo il celebre crane kick finale: come dare un calcio di karate partendo dalla posizione della gru, che è del kung fu! – qui si parla di leve, di submission e grappling: cioè di quelle tecniche poco appariscenti che i gamer su YouTube non vogliono imparare quando giocano ad EA Sports UFC.

Tecnica brasiliana chiamata... sgambetto!

Tecnica brasiliana chiamata… sgambetto!

Per rispettare il copione, Roqua ha un grande segreto che gli pesa nel cuore e Jake ha un grande segreto che gli pesa nel cuore, così che cominciano a frignare finché non si scambiano i segreti. Finite le lacrime, assistiamo ad un allenamento onestamente insoddisfacente: solo suggerito, mai mostrato.
Inoltre Roqua fa il furbetto, dimostrando la sua potenza facendo spostare il sacco con un calcio: lo stupidotto Jake colpisce basso, quindi inutilmente, mentre con le sue gambe da due metri Roqua colpisce nel mezzo. E grazie, così so’ boni tutti!
Comunque l’allenamento finisce quando il maestro spara la sua frase motivazionale: «Mai arrendersi, mai tirarsi indietro» (Never give up. Never back down). Tutti possono diventare campioni, se si sentono dire questa frase…

«You're the best! / Around! / Nothing's gonna ever keep you down» (se non avete riconosciuto il tema di "Karate Kid" uscite da questo blog!)

«You’re the best! / Around! / Nothing’s gonna ever keep you down»
(se non avete riconosciuto il tema di “Karate Kid” uscite da questo blog!)

Invece del torneo di karate, roba troppo anni Ottanta, c’è il beatdown: un’espressione comunissima nelle arti di combattimento che gli americani usano in continuazione.
Picchiato il ricciolino per assicurarsi che l’amico Jake partecipi, inizia la parata di combattimenti che si lasciano ammirare. Al di là della trama, infatti, questo film è comunque una visione piacevole grazie a bravi atleti e coreografie che funzionano.
Non è facile creare un bello spettacolo con le mma, che sono uno stile da combattimento in cui si sta più spesso bloccati a terra che a darsi calci volanti che bucano lo schermo, eppure qui si riesce a rendere gradevole dei combattimenti poco spettacolari.

Invece dell'elegante crane kick, un bel calcione in faccia vecchia scuola

Invece dell’elegante crane kick, un bel calcione in faccia vecchia scuola

Non c’è l’equivalente del crane kick ma c’è comunque un calcione finale, che quasi stacca la testa al povero Ryan…

Never Back Down 2Never Back Down non è un successo planetario né uno di quei filmoni che fanno la storia, ma è ben distribuito e sa cavalcare la moda potente delle mma, così la famigerata Stage 6 Films – che inizia le sue attività nel 2008 con Steven Seagal, tanto per far capire la qualità dei suoi prodotti! – si affianca alla Mandalay per sfornare l’inevitabile seguito: Never Back Down 2: The Beatdown.
Presentato l’8 aprile 2011 all’ActionFest International Film Festival, il film arriva in DVD italiano Universal il 14 dicembre successivo. Che stupida frase aggiungere al titolo inglese? Dopo un lungo brain storming ecco il risultato: Never Back Down. Combattimento letale.

Lo sceneggiatore Chris Hauty si era già andato ad infilare nei ghiacci quando arriva Michael Jai White che lo va a prendere per un orecchio: «Ora mi scrivi un sequel che io dirigerò ed interpreterò. Non sono alto come Djimon Hounsou ma ho il doppio dei suoi muscoli, chiaro?»
Così il grandissimo White si cimenta anche alla regia: per essere uno che non sa dirigere, non è un lavoro troppo brutto…

La dose di muscoli aumenta a livello esponenziale!

La dose di muscoli aumenta a livello esponenziale!

Stavolta i Daniel san si moltiplicano e abbiano un gruppetto di ragazzi cazzoni che si affidano al ricciolino del primo film, Max Cooperman, per partecipare ad una versione migliore del beatdown e alzare un po’ di soldi, che ne hanno tanto bisogno.
A quale maestro rivolgersi per essere allenati? Semplice: ad un ex detenuto che vive come un barbone in una discarica, cioè Case Walker (Michael Jai White). Tra vetri rotti e ferro arrugginito è il posto migliore per qualsiasi allenamento.
Sono finiti i tempi della ricca Florida, in questo sequel so’ tutti morti de fame e infatti è girato in Louisiana, così la lacrimevole storia del maestro può riallacciarsi all’uragano Katrina.

Forza, fate una battuta su quei pantaloni...

Forza, fate una battuta su quei pantaloni…

In questo prodotto di grana grossa e vistosamente dilettantesco, parlare di “attori” è forse troppo: diciamo che sono ragazzi che si muovono bene sul ring ottagonale ma molto meno davanti ad una telecamera.

Ma così, senza neanche prima una cena e un cinema?

Ma così, senza neanche prima una cena e un cinema?

C’è il belloccio Mike Stokes (Dean Geyer) che guida il gruppo e il suo grosso segreto è che ha il padre gay, gestendo questa notizia come se avesse il cancro! C’è la quota ispanica Zack Gomes (Alex Meraz) e il super stronzo Justin Epstein (Scottie Epstein, e se si chiama come il personaggio mi sa che stronzo lo è anche nella vita!), ma soprattutto la montagna di muscoli Todd Duffee, vero granitico mma fighter che finge di essere un ragazzo del liceo ma che saprebbe spiaccicare l’intero cast con una mano sola.

Chi non ha mai avuto un compagno di liceo come Todd Duffee?

Chi non ha mai avuto un compagno di liceo come Todd Duffee?

Non ci sono più i soldi per fare un beatdown fighettoso come nel primo film, così si mette una cage nel garage e si invitano un po’ di comparse ad agitare le mani in aria.

Poca spettacolarità ma bei combattimenti a terra

Poca spettacolarità ma bei combattimenti a terra

La star incontrastata è White, e a ragione. Quando affronta i poliziotti con le manette ai polsi è pura marzialità grondante, a dimostrazione che dal 1999 Michael è il più grande attore marziale dell’Occidente. L’unico cioè che lo sia di fatto e non solo di nome.
Per finire, la frase motivazionale arriva dal DJ della serata: «Diamoci dentro, gente, perché loro non si arrenderanno mai» (‘cause they never back down).

Never Back Down 3Tanto piace White che l’accoppiata Mandalay e Stage 6 Films gli affidano la regia e il protagonismo assoluto di Never Back Down: No Surrender, titolo che testimonia come si stia raschiando il barile delle frasi che inneggiano a non arrendersi.
Uscito in patria il 7 giugno 2016, la Universal lo porta in DVD immediatamente dal 22 giugno successivo come Never Back Down 3. Mai arrendersi. Cioè riciclando il sottotitolo del primo film…

White prende in mano la sceneggiatura e il suo Case Walker non ha più nulla a che vedere con il secondo film, anzi non si capisce neanche il perché del titolo visto che la storia non ha alcun legame con la precedente. Ma siamo sempre negli anni Ottanta, siamo di nuovo in Thailandia e quindi si possono utilizzare nomi a cacchio. (I titoli della saga No Retreat, No Surrender non hanno alcun legame gli uni con gli altri.)

Un match che ti prende alla gola...

Un match che ti prende alla gola…

Non più maestro barbone, sebbene abbia più barba, Case diventa un campione che viene invitato dal ricco e Brody James (il vero mma fighter Josh Barnett) a fargli da allenatore per un incontro che deve disputare in Thailandia. Come dite? C’è puzza di Kickboxer in giro? La sentite anche voi? Che maligni che siamo…

Josh Barnett saggia il peso registico di White!

Josh Barnett saggia il peso registico di White!

Case è un rozzo lottatore della Louisiana cresciuto in una discarica, quindi non gli piace la palestra “di lusso” (in realtà un carrozzone sporco e pencolante) così porta pezzi di legno, bottiglie vuote e un copertone per i propri allenamenti.

Josh Barnett ha scoperto l'allenamento dei campioni!

Josh Barnett ha scoperto l’allenamento dei campioni!

Al di là di queste stupidaggini, d’un tratto White si lancia nel kata Seipai: quindi dalle mixed martial arts ora passiamo al karate spinto? Il motivo è che quando il lottatore cazzone Cobra (Eoin O’Brien) lo sfida, White lo batte con un semplice bunkai: cioè la resa “concreta” delle tecniche di un kata.
Il bunkai è una pratica eccezionale che, se fatta bene (e pochi la fanno bene), è roba da campionati mondiali: non è mai stata usata per il cinema perché non è spettacolare e inoltre è difficile da apprezzare se non si conosce il kata, ma qui White ha una grande intuizione. Prima mostra in bianco e nero le tecniche del kata, come se le stesse pensando, e poi le esegue con l’avversario a colori. L’effetto è gagliardo! E bravo White, questo inoltre spiega che ad inizio film sfoggia una T-Shirt con il logo del kyokushin karate…

Crepa d'invidia, Van Damme (parte prima)

Crepa d’invidia, Van Damme (parte prima)

Sullo sfondo abbiamo la trama ufficiale, con il bieco impresario Hugo Vega (l’immarcescibile Esai Morales) che quando si rende conto che Brody non attira abbastanza spettatori non esita a ferirlo così da chiamare in campo Case. Ma poi la vera trama è un’altra: c’è White che mostra come allenarsi duramente ma veracemente, lasciando stare la roba dei fighetti e tornando alle basi.
Il tutto dando consigli ai due sbarbini Taj (Amarin Cholvibul) e Creech (Dan Renalds), personaggi inutili appiccicati con lo sputo.

Una deliziosa comparsata di JeeJa Yanin

Una deliziosa comparsata di JeeJa Yanin

Gustosissima la partecipazione di due star marziali locali. Nella palestra si allena una ragazzetta pepata che altri non è se non la mitica JeeJa Yanin, sempre in ottima forma e protagonista di un combattimento da applauso.

JeeJa tirata a lucido

JeeJa tirata a lucido

Si mostra sempre vestita da stracciona ma poi la sera dell’incontro si presenta tutta tirata a lucido, giusto in tempo per un irresistibile siparietto di un Tony Jaa autoironico, che fa la figura dello scemo e che scambia White per Cuba Gooding jr!

Tony, Michael e JeeJa: in una solo foto, il 70% della migliore marzialità mondiale!

Tony, Michael e JeeJa: in una solo foto, il 70% della migliore marzialità mondiale!

La terza apparizione è di Nathan Jones, il wrestler amato dagli asiatici che qui fa il demente muscoloso, cioè il suo ruolo solito. Non sa nulla di arti marziali e si vede: si limita ad essere una tonnellata di carne bianca presa a calci dal nero White. (Capito? Nero… White… va be’…)

Un altro ruolo da punching ball per Nathan Jones

Un altro ruolo da punching ball per Nathan Jones

Il film è gradevolissimo e rozzo come un prodotto Cannon d’altri tempi, si lascia guardare con piacere e i combattimenti sono belli, coreografati come nel secondo film dal bravo Larnell Stovall: oltre che attore e stuntman, ha partecipato a coreografie di robbetta tipo Undisputed III (2010), The Raid 2 (2014) e Falcon Rising (2014), oltre che all’imminente Kickboxer Vengeance (2016). Scusate se è poco…

Crepa d'invidia, Van Damme (parte seconda)

Crepa d’invidia, Van Damme (parte seconda)

Però devo chiudere con le geniali offese che il lottatore Cobra rivolge a Case prima di affrontarlo.
Oltre a chiamarlo Miyagi, e in effetti un po’ è il suo ruolo, vedendolo colpire una tavola se ne esce con «Boards don’t hit back»: il doppiatore italiano giustamente ha pensato che non sarebbe stata colta la citazione da I 3 dell’Operazione Drago (1973), così ha scelto una frase proveniente dallo stesso film, «Morirai: O’Hara, morirai». Entrambe le frasi le pronuncia Bruce Lee a Bob Wall, ma in momenti diversi: mi sembra comunque un’ottima scelta di doppiaggio. Una di quelle scelte che avrebbero il benestare del blog Doppiaggi Italioti!

Un'oasi nel deserto della marzialità occidentale

Un’oasi nel deserto della marzialità occidentale

Infine, due epiteti di Cobra che si adattano a pennello su Michael Jai White: Blackie Chan e Jet Leroy… Basta, ha vinto tutto!

L.

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15 risposte a Never Back Down: una trilogia che le molla e non molla

  1. Denis ha detto:

    Nathan Jones non era un gran wrestler nonostante la stazza,ho visto solo il primo Sean Faris non so perchè mi ricordava Tom Cruise,Micheal Jai White meritava una carriera miglior.,

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando nei primi Duemila ha deciso di non combattere è scomparso nel nulla, ma poi è tornato più grintoso che mai e dal 2009 sta facendo un capolavoro marziale dopo l’altro. E’ sicuramente il miglior attore marziale occidentale, visto che tutti gli altri o sono catorci o si rifiutano di combattere.
      Sean Faris è un ottimo lottatore, è l’unico motivo per guardare il pessimo “King of Fighters”, ma ovviamente come ogni lottatore NON lotta, per cui è un altro talento perso.
      Non ho mai seguito il wrestler e quindi non conosco Nathan Jones, ma nei film marziali dove appare fa sempre il coglione: forse è specificato nel suo contratto…

      Piace a 1 persona

  2. Cassidy ha detto:

    Super post triplo! Fantastico applause a scena aperta! 😀 Ti ringrazio per la spiegazione sul bunkai, io dal basso della mia ignoranza ho solo pensato che fosse una scena fighissima, tipo “Hero” ma molto meno patinata e fighetta. Hai ragione il primo è una copia con you tube di “Karate Kid”, mentre il terzo l’ho visto in inglese ma sono contento che i doppiatori abbiano mantenuto la citazione al film di Bruce Lee 😉 Cheers!

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il “combattimento pensato” non è nuovo, c’è anche la splendida scena di “Zatoichi” in cui immagina le varie mosse dell’avversario e come contrastarle. Ma qui il mitico White alza decisamente il tiro con una pratica che finora è stata esclusiva del karate “vero”. Se fai un giro su YouTube troverai che se fatto bene un bunkai è pura goduria marziale e soprattutto sembra nato per il cinema, eppure il cinema non l’ha mai usato: ci voleva Black Dynamite per sdoganarlo ^_^

      Piace a 1 persona

  3. loscalzo1979 ha detto:

    Una “trilogia” (se possiamo definirla tale) tutto sommato godibile (molto) nel lottato, con il primo che aveva quantomeno una trama decente e gli altri che della trama han solo bisogno il pretesto, perché ci interessa solo vedere White che spetascia gente al suolo.

    Notizie alla categoria “Jones infortuna cose sul set”? che di solito, in ogni film quella monnezza ambulante manda all’ospedale almeno due attori o figuranti di media

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tre film diversi ma tutti gradevolissimi, soprattutto i combattimenti del secondo e terzo con il mitico White 😉

      Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        E ha avuto una grande intuizione davvero, rendendo in quel modo d’effetto una pratica che al cinema non lo sarebbe… poi, possiamo dire che nello scontro con Nathan Jones abbia condensato la sua intuizione in una sola, singola fase senza divisione fra pensiero e azione: pur essendo tutta la sequenza a colori, lui è come se combattesse in bianco e nero (White… nero… l’avrò capita?) 😉

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah ma quante ne possiamo dire giocando sui colori? ^_^

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