College Kickboxers (1991)

Dall'archivio marziale dell'Etrusco!

Dall’archivio marziale dell’Etrusco!

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage! Gli lascio volentieri la parola: io mi limito alle didascalie.
L.

Stavo male. Malissimo. Così mi sono recato dal medico e ho vuotato il sacco: gli ho detto che mi sono fatto crescere i baffi alla Hulk Hogan, che ho messo su un vestiario talmente trash e sgargiante da far invidia a Mr. T, che ho assimilato gli atteggiamenti da tamarro simil Dennis Rodman.
Dopo un tale elenco di oscenità pensavo tirasse fuori una mannaia e mi scuoiasse lì, seduta stante, adducendo come ineccepibile motivazione che non meritavo di vivere. Invece non ha battuto ciglio e con fare sicuro mi ha detto che ero affetto dalla “sindrome zintage”, il che effettivamente mi è parso plausibile.

Solo che per guarire dalla temibile malattia non mi ha prescritto la visione di un film impegnato, di quelli che mandano in sollucchero la giuria di Cannes, girati in bianco e nero in una sola stanza e con un unico protagonista che fissa in camera per un’ora. No. Nella ricetta c’era scritto “Guardare College Kickboxers” ed io, pur stupito dall’udire un titolo così zintage e quindi foriero di tutte quelle fisime che mi hanno fatto cadere nel tunnel, ho obbedito.

La pellicola, nota anche come Uniti per vincere 2 (non chiedetemi di approfondire le risibili motivazioni), si apre con i titoli di testa e davanti a un elenco di attori del calibro (si fa per dire) di Ken Rendall Johnson, Tak Wing Tang, Matthew Roy Cohen ti poni due quesiti: per recitare in questo B-movie avere i nomi super articolati era un prerequisito essenziale? E, alla luce del fatto che la filmografia dei suddetti è più striminzita del pistolino dopo un bagno nell’acqua gelida, il regista quando li ha ingaggiati era in vena di beneficenza?

Due protagonisti figli degli anni '80

Due protagonisti figli degli anni ’80

Attanagliati da questi dilemmi che ronzano per la testa iniziamo la visione vera e propria con il gagliardo protagonista James Caulfield (Johnson) che giunge nel nuovo college; attenzione a questo particolare: quando la receptionist lo indirizza alla sua stanza gli comunica il nome del suo compagno e lo congeda con un eloquente «tanti auguri» come a dire che non sa a cosa sta andando incontro.
Per la precisione sta andando incontro a Mark Brown (Mark Williams) che un motivo per essere un piantagrane ce l’avrebbe: cioè, è scuro di pelle (ebbene sì, lo è) e gli appiccichi il cognome Brown? È una presa di giro o trattasi di scarsa fantasia? Forse al nostro gireranno anche per questo (fossi nel regista avrei una paura fottuta) ma il vero casus belli col nuovo arrivato è che… vorrebbe studiare. Proprio un ragazzaccio.

I due si minacciano, vantandosi di essere esperti di karate ed esibendo le rispettive onorificenze, poi la mattina dopo James si sveglia alle 5 e mezzo per allenarsi, l’altro si alza per suonargliele, si danno due schiaffetti e fanno pace diventando amici fraterni. Non solo, Mark lo porta anche nella sua palestra dove insegna la disciplina marziale a dei giovani per lo più tolti dalla strada e vorrebbe partecipare ad un torneo per aprire una scuola tutta sua.
Ricapitolando, il nostro Mark è uno studioso ed aiuta il prossimo, in poche parole un tesoro. E a me torna in mente quel “tanti auguri” che sembrava preannunciare inenarrabili sventure. Mah.

Una gang che mette paura... per come è vestita!

Una gang che mette paura… per come è vestita!

E comunque, proprio quando sognavo che l’ineffabile receptionist fosse l’antagonista della pellicola, ecco comparire la mitica banda dei White Tigers, una gang razzista guidata da Craig Tanner (Cohen), il quale nel corso del film darà a Mark del negro, del lustrascarpe, della scimmia e così via.
L’aggettivo “mitica” che ho appioppato alla banda è dovuto al fatto che le nostre tigri offendono, sputano, minacciano ma ne buscano sempre. SEMPRE. Non importa da chi né dove: ne buscano sempre (mi pareva giusto ribadire il concetto). Praticamente “ammaccano” il solo Mark (e comunque non è opera di Tanner che non riesce a far male manco ad un moscerino) convincendo James ad iscriversi al torneo al posto suo.

Due grandi amici marziali

Due grandi amici marziali

Bell’affare miei prodi. Anche perché nel frattempo James, a proposito di arti marziali, non se ne sta con le mani in mano; oddio, si dà da fare anche in un ambito, quello sentimentale, dove i risultati sarebbero disastrosi: considerando che ci prova con una tipa secchioncella e fissata con la difesa dell’ambiente, la pronuncia di ecosistemi con l’accento sulla prima “i” e la battuta «deve essere un bel falò» riferita agli alberi bruciati in Amazzonia dovrebbero valere un bel cartellino rosso. E invece, dopo qualche incomprensione, senza motivo alcuno, l’amore trionfa. La logica è la stessa del “tanti auguri” della receptionist a quanto pare. Cioè… è assente.

Visto così non sembra gran che, ma Tang Tak-Wing è un mito!

Visto così non sembra gran che, ma Tang Tak-Wing è un mito!

Dicevamo però che James si cimenta anche nelle arti marziali: nulla di più vero visto che, prima del torneo, inizia ad allenarsi con il cuoco del ristorante dove lavora come cameriere per racimolare qualche spicciolo. E in quel momento tutto diventa prodigiosamente godibile: è godibile il maestro Sifu Wing (Tang), un po’ basso e sovrappeso ma, mi si passi il termine, cazzutissimo, è godibile il modo in cui bastona le “tigri bianche” ossia facendo finta di stare alle loro prepotenze imitando un cane per poi ribellarsi, sono godibili le sue battute e la sua risata stile Eddie Murphy made in China, è godibile la sua riottosità ad allenare il poro James costretto a pernottargli davanti casa con tanto di frigobar e sono godibili le sessioni di karate come quella sull’importanza di rafforzare la zona della vita, quella svoltasi in una pista da hockey per migliorare l’equilibrio, quella incentrata sul colpirsi le mani come si faceva da bambini, quella in spiaggia con tanto di buca da cui saltare fuori con uno spazio di manovra sempre minore (la mia preferita), quella sui punti di pressione, senza dimenticare le corse con i pesi ai piedi.

College KickboxersE così, nonostante un torneo finale a dir poco deludente e raffazzonato, le sequenze citate mi hanno aperto gli occhi circa il significato della ricetta propinatami dal medico curante: College Kickboxers, questo Karate Kid dei poveri, mi ha insegnato che lo zintage non è solo un supplizio; nello zintage, pur con tutte le anomalie che lo rendono unico, si può trovare anche la magia della classe operaia che va in paradiso, del letame da cui nascono i fior e dell’inaspettato.

La magia di un maestro paffutello e tracagnotto che dipinge nell’aria concetti e piroette come Nureyev. Grazie. Mi sento decisamente meglio.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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3 risposte a College Kickboxers (1991)

  1. Cassidy ha detto:

    Willy riesce a tirare fuori dei film talmente di serie Z da lasciarmi senza parole, però mi sta contagiando con la sindrome Zintage, spero di non svegliarmi con i baffi a manubrio come Hulk Hogan e la cresta di Mr.T anche io 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il film lo registrai una ventina d’anni fa da una rete locale poi l’ho comprato d’occasione su ebay in VHS e riversato in DVD: cosa non si fa per i peggiori filmacci marziali 😀
      Però il coraggio di recensirlo non l’ho trovato, per questo lascio volentieri il campo a Willy 😉

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  2. Denis ha detto:

    La classe operaia va in paradiso grande film ,da me hanno fatto un fabbrica(entrando c’è una targa con scritto lavorate e riposate)attaccata al cimitero,dal’altro lato c’èun prato con degli asini cimiteriali questo film sembra uno scempio anni ’80,mi dispiace Willy ti ho rivisto nei Goonies che prendevi il largo anche da ex vivente,comunque dopo 2 settimane il gioco di Conan sta arrivando assieme a un’amico di Benez, Bionic Commando:)

    Piace a 1 persona

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