Ghost Ship (2002) Nave fantasma

Nave fantasma

Prima di tutto, vi segnalo questo sfolgorante pezzo del blog Doppiaggi Italioti, dove giustamente si evidenziano gli assurdi sfondoni di “italiano broccolino” mostrati abbondantemente dal film. Magari se avessero chiesto ad un italiano, invece che a un broccolino, avrebbero fatto una figura migliore…

Edizione britannica
con anche audio italiano

Per l’Halloween del 2002 la Warner Bros ha la bella pensata di distribuire questo “film de paura”, terzo horror volutamente di grana grossa prodotto dalla Dark Castle Entertainment: casa che dichiaratamente si rifà all’arte di William Castle e infatti ha esordito con Il mistero della casa sulla collina (1999), remake del celebre La casa dei fantasmi (1959).
«Tutto ciò che facciamo è, in modo cosciente o meno, un omaggio a William Castle», racconta lo sceneggiatore Gil Adler al giornalista Michael Helms, che presenta in anteprima il film sul numero n. 215 (agosto 2002) della rivista specializzata “Fangoria”.

La stessa Warner Bros porta il film in Italia addirittura al cinema (dal 24 aprile 2003) con il titolo Nave fantasma. Ghost Ship, distribuendolo poi in VHS e DVD (contemporaneamente a noleggio e in vendita) l’11 settembre 2003. Dopo alcuni passaggi televisivi su Pay-TV (Sky Cinema 1) fra il 2004 e il 2005, diventa un fantasma come la sua trama.
Il tema è sempre quello delle “Ghost Ship“.

GhostShip_Cinema

Permettetemi un pizzico di storia di questo film.

Nel novembre del 2000 lo scrittore Mark Hanlon registra il copyright di una sua sceneggiatura di 121 pagine dal titolo Chimera: nel maggio del 2001 la stessa sceneggiatura viene registrata come proprietà della Warner Bros, stando ad indicare che è stata “piazzata”.

Passa qualche mese e nell’ottobre del 2001 la famigerata UFO (Unified Film Organization) fa uscire in Russia un film con una storia straordinariamente simile – noto poi in Italia come Ritorno dalle acque maledette – e qui scatta la domanda: la produzione di serie Z ha avuto notizie del film a cui stava lavorando la Dark Castle per la Warner? Oppure è vero il contrario, che cioè la Warner teneva in un cassetto il film e una volta uscito quello della UFO ha rispolverato il progetto, modificandolo?

Ecco come lo sceneggiatore Gil Adler (specializzato in film horror anni Novanta) racconta alla citata “Fangoria” nell’agosto 2002:

«Abbiamo pensato che il progetto [del film] fosse una logica conseguenza di ciò che avevamo già fatto. Avevamo presentato Il mistero della casa sulla collina, ambientato in un tipo di casa che ti aspetteresti in una ghost story, e poi 13 spettri, dove la casa è molto moderna. Così ci siamo detti: “Una nave… questa è un’idea!” Sentivamo che c’era un sacco di possibilità per mettere paura, e per divertire la platea. Così abbiamo cominciato a lavorare sul copione originale [Chimera], arricchendolo di personaggi migliori e idee più paurose.»

All’inizio di questa revisione Adler si affianca a John Pogue (giovane sceneggiatore di U.S. Marshals e The Skulls), e intanto nel maggio del 2002 esce anche negli USA il citato filmaccio della UFO: il successivo 22 agosto – con ancora in edicola “Fangoria” – viene registrato il copyright del copione di Ghost Ship («by Mark Hanlon; revisions by John Pogue, Gil Adler»), specificando che si tratta di nuovo materiale nato dall’elaborazione del preesistente Chimera («New Matter: new & rev. material / Preexisting material: screenplay titled Chimera»).
Qualcosa forse non va per il verso giusto, perché prima dell’uscita del film nelle sale ad ottobre la firma di Adler scompare – rimanendo egli solo come produttore – e risulta lo stesso Mark Hanlon di Chimear in qualità di co-sceneggiatore insieme a Pogue.

Ma insomma, chi l’ha resa fantasma ’sta nave?

L’antagonismo fra case produttrici è ben noto, ma ripeto la domanda: chi ha copiato chi? Nave fantasma sembra in tutto e per tutto la semplice versione deluxe del filmaccio di serie Z, uguale nella trama e in ogni sviluppo di sceneggiatura, chi è venuto prima?
Christian McIntire, regista e sceneggiatore del film della UFO, ha registrato il copyright del suo copione il 3 maggio 2000… cioè ben sei mesi prima di Chimera: siamo sicuri che sin dall’inizio questo costoso film della Dark Castle/Warner non sia una scopiazzata di un prodotto decisamente inferiore?

Per finire, eccovi il copione di Chimera di Hanlson, a quanto pare nella sua prima versione.

Avviso ai naviganti: stiamo per copiare di brutto, reggetevi forte!

Avviso ai naviganti: stiamo per copiare di brutto, reggetevi forte!

Girato fra la Goald Coast del Queensland australiano e l’Halifax canadese, il film si apre sul terribile viaggio del 1962 del transatlantico italiano Antonia Graza, dove tutti ballano e cantano sulle note di Gino Paoli (!) ignari che forze oscure si annoiano a tal punto da andare a infestare una barchetta in mezzo al mare. Mentre la stupenda veronese Francesca Rettondini (ex ragazza del muretto) canta Senza fine (1961) di Paoli – ma in realtà la voce è dell’americana Monica Mancini (figlia del celebre Henry) che la canta espressamente per il film e poi la inserisce nel suo album Cinema Paradiso (2002) – un cavo si stacca e trincia di netto l’intero equipaggio: una scena dai toni fortissimi e sorprendentemente ben realizzata dà il via ad un film che purtroppo non sarà alla sua altezza.

La nave rimane a fluttuare sull’oceano per i successivi quarant’anni, finché qualcuno la vede e avverte il team di recupero “Arctic Warrior” gestito da Murphy (Gabriel Byrne): dopo i dubbi di rito, si parte tutti per il Mar di Bering nel tentativo di appropriarsi delle ricchezze contenute dalla Antonia Graza.
Appena imbattuti (nel vero senso della parola) nel relitto galleggiante, ci si rende conto che qualcosa non va e quindi si può dar vita allo scopiazzamento del citato Ritorno dalle acque maledette, che già a sua volta scopiazzava abbondantemente da Sphera e Virus.

La splendida Julianna "Good Wife" Margulies

La splendida Julianna “Good Wife” Margulies

Malgrado la bravura di Julianna Margulies, all’epoca ancora attiva nel suo celebre ruolo televisivo in E.R. e in attesa del successo di The Good Wife, e di Isaiah Washington, prima del contestato ruolo di dottor Preston Burke in Grey’s Anatomy, la sceneggiatura segue purtroppo fedelmente lo standard dei film “recupera & esplora”: la parte del recupero è affascinante e intrigante, quella dell’esplorazione banale e noiosissima.

Isaiah Washington, quando ancora non aveva "problemi" con i gay...

Isaiah Washington, quando ancora non aveva “problemi” con i gay…

Ghost Ship, oltre i titoli già citati, sembra una fotocopia anche del mitico Punto di non ritorno (1997): premesse intriganti, recupero di un relitto ben diretto e pieno di mistero, poi inizia un’esplorazione che non è altro che una caduta di stile “infernale”… Possibile che non si riesca a inventare una storia di esplorazione di relitto che non faccia addormentare lo spettatore? Pare di no.

Francesca Rettondini: davvero un buon motivo per vedere il film (© 2003 Warner Bros.)

Francesca Rettondini: davvero un buon motivo per vedere il film
(© 2003 Warner Bros.)

A parte la sequenza introduttiva, davvero da applauso, e le irresistibili curve ed occhi scuri magnetici della Rettondini, la visione di questo film è davvero inutile. Il giudizio del Zinefilo è: mandate ’sta nave a fare compagnia a quella del film precedente!

L.

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25 risposte a Ghost Ship (2002) Nave fantasma

  1. Cassidy ha detto:

    Visto al cinema ai tempi, ricordo solo la micidiale scena iniziale, e poi una grande noia, ricordo anche che non mi aspettavo nulla dal film, ma quella decapitazione iniziale mi aveva illuso che forse poteva essermi sbagliato, invece nulla, noia noia. Ottimo post come sempre, vado a leggermi anche quello di doppiaggi Italioti che mi ero perso 😉 Cheers!

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  2. Evit ha detto:

    Il film che a rivederlo dopo anni fa sempre illudere che sia meglio di quanto ti ricordavi… quindi una perpetua delusione delle aspettative.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah Definizione perfetta! ^_^
      In più dopo aver visto altri titoli similari dell’epoca – “Triangle” o “Ritorno dalle acque maledette” – ci si rende conto dell’incredibile assenza di qualsiasi novità nel campo ghost ship…

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      • Evit ha detto:

        Non solo quelli ma, proprio per il tipo di scelte stilistiche, Ghost Ship rimane legato a praticamente tutti gli horror dozzinali della prima metà degli anni 2000, dove c’era molta cattiveria gratuita e “gore”, che più che far paura fanno puntare il dito al cattivo gusto di quel periodo. Solo perché Resident Evil aveva avuto successo, non è che dovevano propinarci corpi affettati ovunque… ma a Hollywood la pensavano diversamente in quel periodo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In fondo “Ghost Ship” è la versione marinara di “Punto di non ritorno” (1997). E, proprio come gli altri film similari, i protagonisti entrano nella struttura ritornata dalle tenebre e trovano fantasmi legati al loro passato. Come? Chi ha detto “Virus” (1999) con Jamie Lee Curtis? Come? Chi ha detto “Sphera” (1998) da Crichton? Ehi, basta citare “Solaris” di Lem: che volete dire, che ogni volta che si va in una (astro)nave abbandonata ci troviamo fantasmi del nostro passato? Che maligni, non ci parlo più con voi 😀
        Per fortuna “Ghost Ship” (2002) e “Sea Ghost” (2004) usano la variante “fantasma di donna figa mezza nuda”, almeno alzano lo share 😛

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  3. Denis ha detto:

    Ma la Rettondini all’epoca non era assieme al Kevin Costner di noialtri Alberto Castagna(rip)?

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  4. Evit ha detto:

    Lucius, ti sei perso questo pezzo di “trivia” sulla Rettondini e le navi che affondano:

    “Il 13 gennaio 2012 si trova a bordo della nave Costa Concordia che quella stessa sera impatterà con gli scogli dell’isola del Giglio provocando molti morti e gravi feriti: l’attrice è uscita illesa dal naufragio.”

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  5. Giuseppe ha detto:

    Una nave fantasma con meno pretese ma, pur con i suoi limiti, migliore di questa? Death Ship (1980) di Alvin Rakoff… vecchia scuola, paura autentica. Di certo, più autentica di quella che crede di riuscirci a trasmettere qui Steve Beck 😉

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