Back in Business (1997) Forza d’urto 2

forza-durto-2Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage! Gli lascio volentieri la parola: io mi limito alle didascalie.
Segnalo anche la recensione di Malastrana VHS.
L.

Che vita meravigliosa, quella dei titolisti italiani di film di serie Z tra gli anni ’80 e i ’90. Proviamo ad immaginarli, spaparanzati su un comodo divano, immersi nell’ozio più completo, dimentichi delle angustie dell’umanità e, soprattutto, dotati di un potere dispotico circa qualsivoglia traduzione di pellicole provenienti da oltreoceano.
Così, quando in un anonimo pomeriggio del 1997 giunge tra le loro mani predatorie Back in Business, già me li vedo i nostri eroi: il più temerario, quello con le mani unte per le Cipster sgranocchiate un attimo prima, scruta la copertina, vi scorge due sbirri, uno bianco ed uno nero, e propone di farlo passare come un seguito di Arma letale o Beverly Hills Cop; un collega, puritano fino all’osso, rosario alla mano, esprime il suo vade retro nei confronti della vena apocrifa testé manifestata e  propone di mantenere il titolo originale; infine interviene il terzo, il più pragmatico, che, notando il ruolo di protagonista affidato a Brian Bosworth, ex giocatore di football poi riciclatosi come attore, ricorda il suo film più famoso, Forza d’urto, e pensa bene di spacciarlo come seguito di quest’ultimo (nonostante non c’entri assolutamente nulla) per accalappiare i fan del buon Brian.
E mentre gli altri due colleghi riflettono, sospettosi, sulla consistenza numerica degli aficionados di Bosworth, il dado è ormai tratto. E così sia: Forza d’urto 2.

Dopo tanto fantasticare ho avuto anche il coraggio di guardarlo? Ebbene sì. Il film inizia con un tale chiamato Little Train che scopre un traffico di droga con alcuni poliziotti corrotti coinvolti: trafelato chiama il suo amico Tony (Joe Torry) che, indovinate un po’, è impegnato nei preliminari di un amoreggiamento foriero di soddisfazioni.
Ora però, se ti chiama un tuo compagno così preoccupato e improvvisamente cade la linea, tu magari ti insospettisci. Tony, fedele al concetto per cui tira più un pelo di f*** che un carro di buoi, liquida il tutto con un «Forse richiamerà». E invece no, citrullo: Little Train viene scoperto dai trafficanti ed ucciso mentre te hai mostrato il fiuto del segugio.
E proprio quando ti stai chiedendo che razza di protagonisti abbiano scelto per il film…arriva lui, che redime tutti i peccati compiuti dal regista fin qui, insomma ecco sua maestà Brian Bosworth (alias Joe Elkhart).

Che poi il nostro ha due sole espressioni facciali, quella da tamarro sborone e quella da tamarro caciarone, e in questa pellicola adotta la seconda. Mi pareva giusto sottolinearlo.
Comunque il suo esordio nel film in questione è di quelli che non si dimenticano: lavora come meccanico, consulta una strizzacervelli radiofonica e, guarda caso, arriva un cliente che, adducendo un ritardo nella riparazione della sua macchina, ne sobilla l’istinto manesco; il giovanotto lo chiama stronzo, bastardo, scimmione e infine gli dice «Se ti do una banana me lo finisci il lavoro?» al che Brian prende un martello enorme e inizia a demolire l’auto incriminata riducendo a miti consigli lo sprovveduto cliente. Poi, mentre ancora ti stai asciugando le goccioline del sudore colato per l’estasi suscitata da ciò che hai appena visto, il nostro telefona alla psichiatra, che lo chiama «Biturbo triste» (!), e trionfante annuncia di aver imparato ad incanalare la rabbia. Sì, nella devastazione delle proprietà altrui.

Per me il film potrebbe finire qui e sarei già soddisfatto ma ci sono altri minuti e tanti momenti di elevata “memorabilità” come quando Joe e Tony si incontrano per un improvvisato match di basket col primo che, per giocare, resta con indosso dei pacchiani boxer bianchi con motivi rossi: sarò onesto, i suddetti boxer hanno avuto un tale effetto ipnotico che non sono riuscito a seguire le fasi della partita; mi sono risvegliato solo quando un fallo ha scatenato un’esilarante rissa verbale condita da battute scorrette sul fallo sito tra le gambe degli uomini, sui ciechi, sui finocchi e sugli obesi, una rissa talmente scurrile che avrebbe provocato scandalo anche nei festini di Arcore.
In ogni caso i nostri due paladini, poliziotti ed ex colleghi, si ritrovano insieme, invischiati in un traffico di droga dove a menare le danze c’è Ryker (il mitologico Brion James),  un ispettore corrotto (con un discreto stuolo di uomini in divisa a seguirne le orme) che, accusato in passato da Joe, ne ha provocato la radiazione dal corpo di polizia. Gravissimo errore.

Tra l’altro in occasione di uno scambio di roba organizzato da Tony per incastrare i trafficanti assistiamo ad uno dei dialoghi più folli mai partoriti: Natalie, graziosa fanciulla invaghita di Bosworth, trovatasi nel luogo sbagliato nel momento sbagliato, intenta a fare un caffè, quando vede l’energumeno attore tirare fuori ogni sorta di arma prima pensa che sia un modo per esprimere le sue rimostranze sulla qualità del caffè stesso (ovvio, no? Anche io quando le paste sono un po’ scotte estraggo il kalashnikov) poi, quando Joe si giustifica con motivi di sicurezza, se ne esce con un «Chi stiamo aspettando? I vichinghi?».
Davvero, dice “i vichinghi”. Qualche Olaf, da qualche parte, si starà rivoltando nella tomba. Io invece mi rivolto nel divano in pieno sollucchero. E il sollucchero prosegue quando Tony si erge ad assoluto protagonista prima guardando film porno per rilassarsi in situazioni incresciose poi, in occasione di un’asta, travestendosi da sceicco, probabilmente il meno credibile nella storia dell’umanità.

Tuttavia anche questi ultimi aspetti confermano la benevolenza con cui si può guardare ad un film ricco di difetti, derivativo, recitato con un numero minimo di espressioni facciali (grazie Brian) ma fondamentalmente simpatico. Mica poco. E poi c’è quel “2” nel titolo talmente inspiegabile da risultare tremendamente romantico per noi che da fanciulli non sognavamo di diventare calciatori, blogger o star di YouTube. Sognavamo di fare i titolisti zintage!

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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18 risposte a Back in Business (1997) Forza d’urto 2

  1. Cassidy ha detto:

    Che mito Brian Bosworth, uno che ha combinato sul campo (e fuori) delle robe degne dei suoi film, questo seguito mi manca, il primo invece lo ricordo bene 😉 Cheers

    Piace a 2 people

  2. Evit ha detto:

    Sai che NON avevo idea che questo fosse un sequel apocrifo ideato dai titolisti italiani?!
    Il titolo, le battute, tutto dovrebbe attarre la mia attenzione ma ho visto alcuni minuti su youtube e non ho proprio avuto il coraggio di andare avanti! Ahah

    Grazie Willy

    Piace a 1 persona

  3. Denis ha detto:

    L’ho registrato da Rete 4 dopo il bellissimo inizio mi ha annoiato e non sono riuscito a finirlo mi sembrava un dozzinale tv movie,ma Kate Bosworth e la figlia di Brian?
    In una cittadina vicina a me 2 ragazze sono andate ai festini di Arcore………

    Piace a 1 persona

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