Southpaw (2015) Il pugile che fa piangere

southpawPer il Ciclo Boxe del Zinefilo è davvero difficile criticare un buon film, gonfio di buoni sentimenti e che fa piangere a manetta, però la mia missione zinefila è anche quella di mettere i puntini sulle z…
Consiglio tra l’altro la bella recensione de La Bara Volante.

Un titolo più piccolo no?

Un titolo più piccolo no?

Dal gennaio all’aprile 2015 la MGM gira Creed, settimo film della saga di Rocky, e tutti vanno in fibrillazione: tocca sfruttare il ritorno di moda della cine-boxe.
In rapida ascesa, Antoine Fuqua ha finito di omaggiare Denzel Washington con quella gran marchetta di The Equalizer (2014) e vorrebbe sgranchirsi un po’ la schiena, così con la sua casa (Fuqua Films) va in cerca di qualunque copione parli anche solo lontanamente di boxe: esce fuori che dal giugno 2014 i fratelloni Bob ed Harvey Weinstein – cioè la blasonata The Weinstein Company – hanno per le mani una sceneggiatura firmata Kurt Sutter… e i campanelli suonano a raffica.

Non guardate Rachel McAdams, ma lo sceneggiatore in basso a destra

Non guardate Rachel McAdams, ma lo sceneggiatore in basso a destra

Chi è Kurt Sutter? È un tizio cazzuto che ha passato l’infanzia a due passi da una prigione e ha esordito in TV scrivendo sceneggiature per due serie come The Shield e “sua figlia” Sons of Anarchy. Cioè due dei più geniali e infami prodotti criminali che vedrete mai in televisione.
Una storia sulla caduta di un pugile scritta da Sutter dev’essere qualcosa di esplosivo, durissimo, roba tosta con incontri dove i pugili hanno dei ragazzini legati ai pugni a mo’ di guantoni e combattono su un tappeto di vetri rotti…
Invece Sutter tira fuori la parte harmony di sé e scrive di amore, cuoricini e unicorni…

Gimme some sugar, baby...

Gimme some sugar, baby

Mentre Creed esce in patria solo il 25 novembre 2015, Southpaw lo batte sul tempo e viene presentato in anteprima il 15 giugno precedente allo Shanghai International Film Festival, uscendo in patria il 24 luglio 2015. Arriva subito in Italia il 2 settembre successivo (fonte ComingSoon.it) con la solita aggiunta inutile: L’ultima sfida.
La 01 Distribution lo porta in DVD e Blu-ray dal 28 gennaio 2016.

L'uomo col cognome scritto in bocca

L’uomo col cognome scritto in bocca

Il pugile Billy Hope… no, non ce la faccio, mi devo già fermare: ma per sul serio? Hope? Speranza? Siamo all’onomastica funzionale alla storia? Se fosse stato un film romantico (che in fondo è) si sarebbe chiamato Billy Love…
Insomma, Guglielmino Speranza (per dirlo alla Cassidy) ha il volto del bravo Jake Gyllenhaal – reduce dal nettamente migliore ruolo protagonista di Nightcrawler (2014) – e una moglie gnocca come Rachel McAdams, che ama tanto.
Va sul ring e si fa pestare come uva in tempo di vendemmia, poi quando l’avversario ha le mani stanche a forza di menarlo lui scatta su, fa la faccia arrabbiata e con due pugni lo atterra. Così è diventato campione mondiale ma a casa la musica cambia, perché la moglie se lo comanda a bacchetta.

Siamo la coppia più truzza del mondo

Siamo la coppia più truzza del mondo

Cuoricini e orsetti gommosi ovunque, perché c’è pure la figlioletta viziata – la principessa Leila (New) Hope – e i bacetti volano di qua e di là: è chiaro che tutta ‘sta melassa zuccherosa non può durare.
Un incidente fa crollare Billy che perde tutto, e deve ricominciare daccapo per arrivare con fatica al punto in cui la storia è iniziata. Per queste tre righe di trama servono davvero due ore di film? A quanto pare sì…
La caduta e rinascita del protagonista oserei dire che è un classico dei classici: farlo più lungo non significa renderlo più interessante. Lo spettatore ha già capito tutto dopo cinque minuti e potrebbe recitare ogni singolo fotogramma mimandolo davanti allo schermo, con largo anticipo, che tanto qui succede tutto nell’ordine e nel momento esatto in cui deve succedere, ma guardare un mimo davanti lo schermo sarebbe sicuramente più divertente.

Ma lo vedete che è tutto scontato? So' Jake Gyllenhaal, ma mica posso fa' miracoli!

Ma lo vedete che è tutto scontato? So’ Jake Gyllenhaal, ma mica posso fa’ miracoli!

Ma insomma, avevo detto che è difficile parlare male di un buon film strappalacrime invece mi pare stia venendo giù facile. Eh, ragazzi, mica sono un furbacchione come Fuqua, che sa che le lacrime e i ragazzini vendono bene e a lui piace vincere facile.
Per carità, a fare un filmetto zuccheroso pieno di gente che piange non c’è mica nulla di male, soprattutto se ben recitato… ma allora perché fare di Billy un pugile? Se il suo personaggio fosse stato uno stagnaro, non sarebbe cambiata di una virgola la sceneggiatura. E allora perché tirarcela con la boxe, che in questo film è la grande assente?

Una scena splendida, ma nel film sbagliato

Una scena splendida, ma nel film sbagliato

L’apice e il pedice del film – cioè il momento più alto e contemporaneamente il più basso – è quando il maestro saggio Tick Wills (il sempre bravo Forest Whitaker) decide di aiutare il protagonista e così finalmente, dopo un’ora di lacrime, inizia la parte pugilistica del film. E cosa fa? Insegna a Billy a stare in guardia…
Ok, poi dite che sono esagerato e puntiglioso, ma dovrei credere che un personaggio presentato come campione mondiale di boxe NON sappia stare in guardia? L’allenamento di Tick in realtà spiega allo spettatore le basi della boxe, giusto per giustificare la locandina con un pugile, ma è assurdo pensare che Billy ne abbia bisogno, visto che con tutti i suoi difetti è comunque un campione in quello sport.
Ah, ho capito, Tick deve ripartire da zero e fornire a Billy un allenamento migliore di quello che ha avuto. Perfetto, perché allora non partire ancora più indietro, e insegnargli a camminare?

Quando vi serve un maestro buono, Forest Whitaker è la scelta giusta

Quando vi serve un maestro buono, Forest Whitaker è la scelta giusta

Non so a che tipo di spettatori pensasse Fuqua, ma io qualche film sportivo l’ho visto, in vita mia, e il campione “sbagliato” che impara la via giusta dal maestro “giusto” è quanto di più banale esista, però funziona. Se fatto bene. Qui non è fatto bene: è un film che parla a chi non ha mai visto un film in vita sua e gli bastano le faccine sofferenti del comunque bravo Gyllenhaal.
Qual è dunque la morale del film, tra una lacrima e l’altra? Che per vincere, sul ring ma anche nella vita, non serve la rabbia bensì la «concentrazione agonistica», cioè quello che diceva Bruce Lee nei primi minuti de I 3 dell’Operazione Drago (1973). E quella non era mica la morale di un film di due ore!

Dài, che il film è quasi finito...

Dài, che il film è quasi finito…

Parlare male di Southpaw è più facile del previsto, ma lo stesso sottolineo che è un buon film dalla lacrima facile, perché viene bene fare il furbo e buttare su schermo ogni stereotipo possibile così da essere sicuri di acchiappare qualcosa.
È incredibile come appena mi ritrovo a deprecare Fuqua… lui faccia qualcosa che peggiori la situazione! Ormai credo ci siano dei “magnifici sette” motivi per detestare questo regista, ma questa… è un’altra storia.

L.

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Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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16 risposte a Southpaw (2015) Il pugile che fa piangere

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Guarda ti dirò che anche io concordo sul fatto che criticare questo film…è più facile del previsto! Lo vidi con buone attese, apprezzando sia la boxe sia l’attore protagonista, e poi mi sono ritrovato a vedere un film che non mi ha stuzzicato più di tanto. Non brutto per carità ma con nulla che lo elevi al di sopra della massa per intenderci.
    p.s. sottoscrivo in pieno l’elogio a Nightcrawler

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nightcrawler si che ha carattere, una bella trama e un personaggio che colpisce duro. Mi spiace che non l’ho mai sentito citare, al contrario di tanti film più modaioli ma dimenticabili…

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Davvero, un film che ti resta impresso sia per l’idea di fondo (per come è messa in scena e sviluppata più che per l’originalità in sè) sia per un protagonista che ti ammalia affascinandoti e provocandoti repulsione al tempo stesso. Scusa l’off topic ma in fondo la necessità di un off topic può anche dir molto circa la qualità di Southpaw!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Tranquillo, ci sta tutto! Il pugile Billy Hope neanche per un momento si eleva dal luogo comune, fa le cose che ti aspetti che faccia e quindi non ti prende mai. Il protagonista di Nightcrawler è l’esatto opposto, arrivi ad odiarlo e quindi ti ha preso…

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      • Denis ha detto:

        Ieri ho visto 3 film:Delta Force 2 Columbia Connection,Universal Soldier il giorno del giudizio e infine i Guardiani della Galassia indovina quale mi ha fatto adormentare?
        Sutter e bravo ma ogni tanto fa delle minchiate di sceneggiature Esempio;Whitaker in Shield riesce ha incastrare con delle prove false Mckey,lo fa salvare da Wagonback,suo nemico e sospettoso fin dall’inizio di Vic!
        The Shield si ispira alla scandalo della polizia Rampart.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Voglio sperare siano stati i Guardiani a farti dormire, perché gli altri due sono talmente tamarri che ti tengono sveglio 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La particolarità di Vic è che è fa cose cattive per scopi buoni, e durante le sette stagioni di “The Shield” arrivano vari “buoni” che per fermarlo si ritrovano a fare cose cattive: la serie gioca sempre su questo paradosso.
        Prima che cambiasse strada, “Sons of Anarchy” aveva lo stesso identico spunto di “The Shield”: protagonisti cattivi dal cuore buono che gestiscono la criminalità cittadina per evitare che finisca in mano a criminali peggiori, e senza cuore. Per fermarli, arrivano i buoni che però fanno cose cattive, tipo la bravissima Ally Walker che cerca di fermare Jax nelle prime stagioni.

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  2. Cassidy ha detto:

    No dai, gli orsetti gommosi e la principessa Leila (New) Hope sono stati il tuo one-two-punch con cui mi hai fatto cadere dalla sedia dal ridere! 😀

    Jake Gyllenhaal è bravo, Rachele D’Adami è bellissima, Forest Whitaker è un grande così come Kurt Sutter, ma mamma mia se mi urta come scrive. Anche se un giorno riuscirò a vedermi come si deve “The Shield”, serie che ho seguito a spizzichi e bocconi.

    Hai perfettamente ragione, un film che si gioca la carta della commozione (non cerebrale), ma io non credo alla teoria “Se fa piangere è per forza un bel film”. Non ha senso che il campione del mondo non sappia difendersi, è come se un campione di Basket facesse a meno di palleggiare.

    Per il resto di Fuqua ho apprezzato abbastanza “The Equalizer”, e molto “Training day”, questo week end conto di vedermi i suoi “Magnifici 7”, bah, sono piuttosto preoccupato. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Aspetto con ansia la recensione “volante” dei nuovi Magnifici: dal trailer sembra carino, ma spesso è un indizio ingannevole 😉
      Fuqua mi piace come regista ma non mi piacciono le sue scelte di sceneggiatura, prediligendo storie troppo dannatamente lineari e quindi spesso scontate. Però sulla resa visiva nulla da dire, tanto di cappello.

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  3. Cassidy ha detto:

    Dimenticato, grazie per la citazione 😉 Cheers!

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  4. Giuseppe ha detto:

    Fuqua ha voluto raccontare una storia che, però, messa in questi termini, mi pare proprio non avesse chissà quale bisogno della boxe come mezzo per raccontarla al meglio. Ci può stare, intendiamoci, pur con la palese implausibilità dell’insegnamento di Wills/Whitaker ma resta il fatto che avere la commozione come obiettivo principale pone decisamente il dettaglio della disciplina sportiva in secondo piano: a questo giro, Gyllenhaal poteva pure impersonare un cestista, un velista o altro a piacere e senza influire di per sé sulla quantità di lacrime programmata…

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