Tarzan in India (1962) Arriva Tarzanello

tarzan1962Finisce l’epoca della Solar Films, che ha avuto il pregio di portare Tarzan nel mondo del colore e di farne un personaggio d’azione più che d’avventura. I suoi tre film – Tarzan e il safari perduto (1957), Il terrore corre sul fiume (1959) e Tarzan il magnifico (1960) – sono tre piccoli gioiellini, tre storie western che se non ci fosse il re della giungla sarebbe la stessa cosa: forse anzi proprio per questo sono così memorabili!
L’uomo-scimmia torna a casa, la MGM – che possiede i diritti del suo celebre grido della foresta – la quale affida alla Allfin A.G. altri tre film con il personaggio. E a chi lo facciamo interpretare, che Gordon Scott lo si è cacciato via, a fare filmacci di bassa lega? Aspetta, come si chiamava quell’attore western che fa il cattivo in Tarzan il magnifico? Jock Mahoney. Ok, fatelo fare a lui…

Sembra Kirk Douglas ma è Jock Mahoney

Sembra Kirk Douglas ma è Jock Mahoney

Questa notizia distrugge i sogni di Don Bragg, saltatore con l’asta che ancora oggi è considerato tra i migliori sportivi di sempre. Negli anni Sessanta per tutti era Don “Tarzan” Bragg, e alle Olimpiadi di Roma del 1960 mentre era insignito della medaglia d’oro si esibì in un perfetto grido della giungla. L’atleta aveva più volte dichiarato di voler interpretare Tarzan al cinema, visto che i precedenti attori erano tutti noti atleti, e un bel giorno sembrò essere vicino alla realizzazione del sogno: gli telefona il celebre produttore Sy Weintraub. «Don, notizie fantastiche: ho di nuovo i diritti di Tarzan e se iniziamo il progetto di un nuovo film prima della fine dell’anno potrò avere degli sgravi fiscali.» Ahhh cosa non si fa per l’arte…
Don Bragg racconta questa telefonata nella sua autobiografia, A Chance to Dare: The Don Bragg Story (2002), scritta con Patricia Doherty, così condivide coi lettori la profonda delusione di rispondere al produttore: «Il problema è che ho un piede ferito e devo stare fermo per quattro settimane. Sei al massimo.» Weintraub rimane muto alla cornetta, poi saluta e gli dice che lo verrà a trovare al ritorno dall’India.
Don Bragg nel 1962 assiste con la morte nel cuore al Tarzan che doveva essere lui…

Ci si abbronza, ad andare in India...

Ci si abbronza, ad andare in India…

A chi facciamo dirigere un film d’avventura esotica? Ovvio, al londinese John Guillermin esperto di film di guerra. In seguito dirigerà film di culto come La caduta delle aquile (1966) e L’inferno di cristallo (1974), ma anche King Kong (1976) e King Kong 2 (1986).
Per essere sicuri di sbagliare, a Guillermin si affida anche la sceneggiatura in collaborazione con Robert Hardy Andrews, anche lui inesperto del genere. Il risultato è Tarzan Goes to India, uscito in patria nel giugno del 1962 e arrivato sugli schermi italiani il 9 marzo 1963 come Tarzan in India. Gira i nostri cinema per un numero impressionante di anni, ma quasi per vendetta non conosce distribuzione in home video: nel 1978 arriva in TV e ci rimane per vent’anni, scomparendo poi nel nulla.

Sembra strano, ma è un film di successo...

Sembra strano, ma è un film di successo…

Stando alla biografia di Jock Mahoney – Jock Mahoney: The Life of a Hollywood Stuntman (2014) di Gene Freese – il produttore Sy Weintraub voleva distaccarsi dal Tarzan africano e voleva spostarlo in altre giungle: l’attore amava viaggiare così fu più che contento dell’idea, tanto che prima di partire per l’India studiò sia il paese che la sua religione. (Uno spreco di tempo, visto che è un classico filmetto all’americana pieno di stereotipi!) La scelta della location non è certo casuale: in quell’anno l’India se la passava particolarmente male così era molto economico girarci in esterni.

Elefanti come se piovesse, tanto che ci frega: in India te li tirano dietro!

Elefanti come se piovesse, tanto che ci frega: in India te li tirano dietro!

Ovviamente il suo biografo specifica che Jock fece ogni scena d’azione senza controfigure, le quali dovrebbero essere tutte senza lavoro se crediamo a quello che dicono gli attori…
Proprio la scena iniziale è controversa: Tarzan infatti arriva in India… buttandosi da un aereo! Ma perché? Non poteva aspettare che atterrasse normalmente? No, se no che Tarzan sarebbe?
Il biografo e la campagna pubblicitaria del film dicono che Jock si è davvero buttato da un aereo in volo atterrando nel Gange: mi permetto di dubitarne…

Jock contro il mondo animale, senza controfigure!

Jock contro il mondo animale, senza controfigure!

Dunque Tarzan sbarca in India e va subito a trovare l’amico in fin di vita che l’ha chiamato: il Maharajah. E certo, il re della giungla mica conosce un kebabaro, no: conosce il Maharajah in persona!
Dunque ‘sto Maharajah (interpretato da Murad, un prolificissimo attore locale) accoglie con calore Tarzan e gli stringe le mani per un tempo stranamente lungo. Immaginatevi la scena: un pingue vecchietto sorridente che guarda con occhi languidi un uomo in mutande che può essere il figlio, e gli dice «ci divertimmo noi, insieme in Africa»… Ah zozzi, che avete combinato in Africa, tra le fratte e le liane? Tarzan birichino…

La faccia mascalzoncella del Maharajah...

La faccia mascalzoncella del Maharajah…

Finita la parentesi imbarazzante, il Maharajah informa Tarzan che i britannici stanno costruendo una diga proprio in quella zona che lui ha dedicato a far vivere liberi e felici gli animali: non è che il re della giungla per caso può spostarli, così da non farli affogare?
Cioè… è questa la trama? Ho capito che Weintraub aveva fretta di ottenere sgravi fiscali, ma magari cinque minuti in più per la sceneggiatura poteva sprecarli…
Trasformato in parcheggiatore per animali, Tarzan si lancia nel film meno complesso della sua storia, dove in pratica fra stunt inutili – tipo tuffarsi in mezzo metro d’acqua per evitare di fare tre passi in più! – e passa tutto il suo tempo a mostrare ogni singolo animale locale. Manca la voce fuori campo di Claudio Capone e poi siamo in pieno SuperTarzan nel mondo degli animali…

Arriva Tarzanello!

Arriva Tarzanello!

Visto che la trama è la grande assente del film insieme a qualsiasi personaggio che abbia un senso, a Tarzan viene affiancato… Tarzanello!
Il piccolo Jagdish Raj (scomparso nel 2013) interpreta se stesso guidando gli elefanti, stando in mutande e parlando come Tarzan. In pratica è un piccolo tarzanide indiano che non si capisce perché parlare come stupidone di Africa
Tarzan e Tarzanello si ripassano tutta la fauna locale e come novelli Noè guidano gli animali lontano dal diluvio imminente. Fine del film.

Quiz di fine film: secondo voi chi dei tre recita meglio?

Quiz di fine film: secondo voi chi dei tre recita meglio?

Malgrado sia davvero una vergognosa buffonata, questo film è tra i maggiori incassi del ciclo fino ad allora, vendendo benissimo all’estero. Forse sarà l’uso di veri animali o il fatto che negli anni Sessanta il mito di Tarzan riesplode potente – pare che nel 1962 non esistesse un punto nel mondo che non avesse un’edizione cartonata di un romanzo di Burroughs tra i bestseller! – fatto sta che Tarzan in India è un successo.
Boh, rivisto oggi è un film da prendere a schiaffi… Mi lancio in un Tarzan yell e torno in Africa… stando attento al Maharajah birbante!

L.

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11 risposte a Tarzan in India (1962) Arriva Tarzanello

  1. Cassidy ha detto:

    Hai fatto bene a sottolinearlo, perché al colpo d’occhio stavo per dire “Cosa ci fa Kirk Douglas qui!?” 😉 Il Maharajah birbante vince il premio speciale della critica 😉 Cheers!

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Premesso che devo ancora leggere la rece ma volevo subito sputare il rospo: il titolo del film ricorda infami cinepanettoni (Natale in India, per l’appunto) e nella prima foto Tarzan ha un’espressione che ricorda Enzo Salvi protagonista spesso delle citate vaccate. Sto male, vero???

    Piace a 1 persona

  3. Giuseppe ha detto:

    Ah, certo, bisogna stare attenti a quel Maialharajah 😉
    Comunque, secondo me, biografo e campagna pubblicitaria non l’hanno sparata grossa… hanno semplicemente omesso un particolare fondamentale: sotto falsa identità Don Bragg doveva essere riuscito a salire a bordo in gran segreto, ignorando i dolori, aspettando il momento esatto del passaggio sopra il Gange, dopodiché (bilanciandosi bene sulle stampelle) col piede sano avrebbe rifilato un pedatone al distratto Mahoney al sarcastico grido di “Senza rancore, Jock: prendila come una spinta per la tua carriera!” 😛

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