Amityville: It’s About Time (1992)

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L’investigatore dell’incubo John G. Jones è lanciatissimo. Costretto a dichiarare “romanzo” il suo The Amityville Horror – Part II (1982), capisce che ormai la famiglia Lutz ha acquisito un valore letterario proprio, così Jones si diverte a raccontarne le avventure in giro per il mondo… con il demone di Amityville che li insegue!
Se già era imbarazzante questo romanzo del 1982 – da cui il film Amityville 4. La fuga del diavolo (1989), con il demone in vacanza californiana – nel 1985 Jones presenta Amityville: The Final Chapter con i Lutz in Australia! Stranamente questa operazione di dubbio gusto non è arrivata in Italia, dove andiamo a nozze per certa roba.
Nel 1992 Jones non sa più che dire e così pensa bene di scrivere un soggetto che riproponga l’idea di fondo di Amityville ma sempre lontano da Long Island.

E vai con un'altra Amityville, sempre in California

E vai con un’altra Amityville, sempre in California

A chiedere aiuto a Jones è proprio quella piccola (e pessima) Steve White Productions che ha curato Amityville 4, e quindi siamo sempre in California, al 24722 Cordillera Drive (Calabasas), e facciamo finta che la strana villetta del tutto inoffensiva assomigli all’inquietante casona di Amityville da cui tutto è nato.
Diretto da Tony Randel – già autore di Hellraiser II (1988) – il 16 luglio 1992 esce in home video Amityville: It’s About Time.
Non ho trovato tracce di una sua distribuzione italiana.

Che grande creatività per i titoli...

Che grande creatività per i titoli…

Gli Sterling sono la classica famiglia tradizionale moderna: padre divorziato, nuova giovane moglie trofeo, figli adolescenti pieni di turbe e fisime che crescono nell’odio e nel rancore. Così dev’essere perché credo sia scritto nella Bibbia…
In questo caldo tepore casalingo un giorno papà Jacob (Stephen Macht) porta un regalo curioso: una pendola d’importazione, proveniente da oltre oceano. Qui la sceneggiatura prevede che sia un oggetto antico ma si vede benissimo che è una classica patacca moderna.
Messo un oggetto di pseudo-antiquariato in una moderna stanza californiana si ha il perfetto effetto cafone che ogni americano cerca. Gli Sterling non sanno che quella pendola è indemoniata…

L'"antichissima" pendola indemoniata...

L'”antichissima” pendola indemoniata…

Se la lampada di Amityville 4 aveva in sé il demonietto dispettoso della celebre casa in 112 Ocean Avenue, questa stupida pendola si scoprirà avere non si sa che demone evocato dal negromante Gilles de Rais nella Francia del XV secolo.
Con questa trovata dozzinale si giustifica un’intera sceneggiatura fatta di niente. Se già nel precedente filmaccio c’erano solo le mosche come segno tangibile della presenza del demone… qui neanche quelle! Basta inquadrare la pendola e il gioco è fatto. Lo dice pure il titolo: è questione di tempo…
Così abbiamo porte che si aprono, attori che fanno le facce strane, un cane posseduto che abbaia – quindi tutti i cani del mio quartiere, che abbaiano notte e giorno, sono tutti posseduti da un demone evocato nel Quattrocento? – e mille altre trovate stupidissime ed economicissime.

Lo spiritello porcello che scalda l'atmosfera

Lo spiritello porcello che scalda l’atmosfera

Il film non ha in pratica trama, si limita a suggerire atmosfere riciclate dai precedenti film – tipo il padre di famiglia che diventa ombroso e si comporta come fosse indemoniato, ma solo per poco – come se si volessero lanciare strizzate d’occhio a film migliori (va be’, “migliori” è un parolone!) nella speranza che non si noti che questo non è un film. Al massimo è un volantino che ricorda le trame dei titoli precedenti.
L’apoteosi si ha quando la final girl di turno – la matrigna Lisa (Megan Ward) – si appresta a prendere ad accettate la pendola indemoniata e lancia la sua “frase maschia”: «It’s time». È tempo… Tutto qui? Possibile che non avete trovato dietro i secchioni della differenziata uno sceneggiatore capace di inventarsi una punchline migliore? Forse se li erano già portati via tutti insieme all’umido…

Guarda che ce vuole per mancare una pendola con un'accetta

Guarda che ce vuole per mancare una pendola con un’accetta

Per parlare male di un film c’è bisogno di un’unica cosa: che ci sia un film. Questo è tutto tranne che un film, quindi il Zinefilo deve sospendere il giudizio.
Nel dubbio, comunque, evitatelo come un demone del XV secolo!

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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22 risposte a Amityville: It’s About Time (1992)

  1. Cassidy ha detto:

    “It’s time” secondo loro sarebbe una punch-line? Serve immediatamente un corso di specializzazione, una maratona di film con vere frasi maschie, questa proprio non si può sentire 😉 Cheers

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  2. Evit ha detto:

    Credo di aver dormito durante questo film, nella mia famosa maratona che non è servita a molto dato che ho già dimenticato gran parte di loro. Sei già arrivato al meno ispirato di tutti? Quello in un loft con la pittrice?
    Sarebbe stato bello avere questo in italiano almeno così da vedere il titolo tradotto in “era ora!”, tanto l’ironia era quella anche in originale.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah dubito che i titolatori italiani – loro sì indemoniati – avrebbero rispettato l’ironia: più facile che avrebbero prodotto uno dei titoli infernali che affliggono le nostre locandine 😛
      Comunque no, non sono ancora arrivato alla pittrice ma è difficile capire quale sia il titolo peggiore, visto che sono tutti peggiori!

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      • Evit ha detto:

        Lascia perdere… proprio quando pensavi di aver visto il peggio, il successivo capitolo di Amityville (qualunque esso sia, dopo il 2) sa come farti ricredere subito. Verso gli ultimi cominci a ricordare con affetto quello della lampada indemoniata in California.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non avendo vissuto il mito di Amityville all’epoca, mi sento particolarmente immune già dal primo film: sebbene tecnicamente superiore, trovo già inguardabile e noioso il capostipite… figurarsi l’immonda genia di sequel!
        Solamente il romanzo originale mi ha preso e dato qualche emozione, sebbene fosse spacciato per cronaca giornalistica.

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      • Evit ha detto:

        Il secondo è fenomenale, non dimenticare i bambini che si mettono i sacchetti di plastica in testa! E poi è dello stesso regista di Alex l’ariete e tenta di imitare L’Esorcista… quindi è già un mito imbattibile. Il primo soffre del problema di molti film anni ’70: non basta il gatto nero a spaventarci. Però aveva la scena comica della suora che vomitava se non sbaglio.

        Il problema è che all’epoca tutto questo fenomeno non credo neanche esistesse. Cioè, si sapeva che erano film spaventosi e un po’ terrorizzavano proprio come faceva L’Esorcista, la gente temeva che guardando film col demonio, questo potesse realmente manifestarsi. Oggi fa ridere ma era così.
        Dopo il terzo film mi pare fossero già tutti “direct-to-video” quindi alla fine erano tutti filmetti (i sequel dal quarto in poi) che tentavano di fare qualche spicciolo sull’onda del ricordo che “Amityville faceva paura”, ma ormai erano fuori tempo massimo. Credo sia la saga di insuccesso più longeva della storia del cinema. Però quando sai tenere il budget basso (vedi quello del loft) e il nome sulla copertina ancora fa fesso qualcuno al video noleggio hai già portato a casa la pagnotta.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono cresciuto sentendo gente dire “eh, ma quei film sono maledetti”, perché durante le riprese la gente è stata maledetta e sono morti poco dopo. Quando ho notato la grande quantità di film i cui attori sono morti poco dopo ho cominciato a pensare che forse era semplice pubblicità 😀
        Oggi nessuno parla più di cinema, siamo davvero rimasti una tribù errante, ma quei pochi capita che citino ancora il primo film come dici tu, roba che metteva paura “sul serio”, ma credo che sia solo il ricordo di un periodo in cui l’horror non era la commedia triste che è diventata in seguito: negli anni Settanta era una cosa seria e quindi ci stava il “mette paura sul serio”. Quando ho visto per la prima volta Amityville ho reagito come quando ho visto tutti i grandi film horror “seri” dell’epoca: «Ma ‘sta roba dovrebbe mettere paura?» Ovviamente l’incanto era spezzato perché li ho visti fuori tempo massimo.
        Riconosco nel primo Amityville almeno una buona struttura tecnica, crollata di brutto per me già dal secondo, ma forse è solo perché li ho visti fuori tempo massimo.
        Per farti un esempio, è come se oggi qualcuno vedesse per la prima volta “Kickboxer”: vaglielo a spiegare cos’ha significato quel film all’epoca 😀

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      • Evit ha detto:

        Ahahahah, ovviamente ti riferisci a me col Kickboxer LOL!

        La mia maratona Amytiville partì proprio con la mia ragazza che sosteneva fossero troppo spaventosi e io che le dicevo che erano spaventosi solo nella sua memoria… vinsi io.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti piace vincere facile, eh? 😀

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      • Evit ha detto:

        Il secondo è geniale da un punto di vista goliardico, con Paulie-padre-padrone, i bambini che mettono le teste nei sacchetti, i figli incestuosi, l’entità che sobbalza davanti alla croce sul muro (LOL!) e sul finale la volgare imitazione dell’Esorcista. Come non amarlo? Poi ce l’ho pure registrato dalla tv, alla Mediaset posseggono una copia italiana dove c’è scritto VIETATA LA TRASMISSIONE TELEVISIVA ahah!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaha quella sì che è una chicca! 😀
        Di sicuro Paulie era perfetto per interpretare DeFeo padre: ci ha fatto capire che non c’entra niente il demone di Amityville, è stato semplice disgusto a guidare la mano di DeFeo jr. 😛

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Pensavo di essere un esperto di Amityville ed invece ogni puntata di questo ciclo devo ricredermi scoprendo nuove nefandezze!
    p.s. il dialogo Evit-Lucius è interessantissimo, il giusto coronamento alla recensione! Anche io, come la sua ragazza, me li ricordavo più dignitosi (ergo spaventosi) ma probabilmente la mia memoria si ferma ai primissimi!

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  4. Giuseppe ha detto:

    DAMIANO SCUSAMI (aria e base: Fidenco/Foster)
    Damiano scusami
    io mal ti giudicai
    Damiano scusami
    ma non sapevo
    che sol dopo te
    c’eran davvero i guai
    è tutto un “bocciami”
    puoi proprio crederci
    se vuoi il post stracciami
    ma se mi penserai
    ricordati
    che alla fine
    sei ancora meglio te. 😀
    P.S. Povero Damiani: aver girato cosette da niente come “Il giorno della civetta” e “L’istruttoria è chiusa: dimentichi” per poi inciampare su Alberto Tomba a fine carriera 😦

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  5. benez256 ha detto:

    L’immagine della tipa in vena di strusciamente davanti allo specchio mi ha ricordato molto quella di Monique Gabrielle in Evil Toons. Filmaccione che peraltro potrebbe rientrare nel ciclo “case maledette” (o nel ciclio “ciofeche”)

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