Le tre sfide di Tarzan (1963)

tre-sfide-di-tarzanPer un qualche imperscrutabile motivo, Tarzan in India (1962) è un grande successo e il celebre produttore Sy Weintraub ha licenza dalla MGM di continuare con il suo progetto: tre film con Tarzan in giro le giungle del mondo.
Si va dunque tutti nell’economicissima Thailandia – dove arrivavano troupe pure da Hong Kong, per quanto era economico girarci! – e si mette su la solita ridicola baracconata razzista 100% made in USA: Tarzan’s Three Challenges.

Perché continuano a citare Burroughs che non c'entra niente?

Perché continuano a citare Burroughs che non c’entra niente?

le-tre-sfide-di-tarzan-1964-04-11Dal set di Tarzan il magnifico (1960) viene recuperato il regista Robert Day che qui gli tocca pure di scrivere la sceneggiatura: è particolarmente svogliato in entrambe le sue mansioni.
Non si sa perché il film esordisca prima nella Germania dell’Ovest – il 29 gennaio 1963 – comunque esce negli USA nel giugno successivo e arriva nei cinema italiani l’11 aprile 1964 con il titolo Le tre sfide di Tarzan.
Sin dal primo giorno viene considerato “film per ragazzi” – però come sinonimo di “film stupido” – e infatti sbarca su Raiuno domenica 29 febbraio 1976 nella trasmissione “La TV dei ragazzi”, con censurate le uccisioni. (I personaggi in pratica muoiono di raffreddore!) Non si conoscono edizioni home video di sorta nel nostro Paese.

A Tarzan, facce l'urlo!

A Tarzan, facce l’urlo!

Un altro aereo, un altro salto di Tarzan. Oh, ragazzi: ma quest’uomo non ha altri modi per viaggiare? Ma soprattutto, chi è che gli dà tutti questi passaggi in aeroplano in giro per il mondo? E perché il re della giungla non riesce proprio ad aspettare che l’apparecchio atterri?
Comunque stavolta la quota è più alta e anche Tarzan è costretto ad usare il paracadute: non c’è mica il Gange dove tuffarsi, come nel film precedente.
Quello che atterra è il fantasma di Tarzan: Jock Mahoney, alla sua seconda prova in mutandoni, sembra invecchiato dieci anni, con dei capelli inguardabili e un fisico che a tutto assomiglia tranne che a quello di un tarzanide.
Pare che durante le riprese l’attore sia stato vittima di un qualcosa che lo accomuna a molti suoi colleghi che girano in paesi tropicali: una dissenteria delibitante che sembra essere stata la causa della sua interruzione dal progetto di Weintraub, che continuerà il suo viaggio del mondo con un altro attore.

Cioè... Woody Strode con la barba sarebbe il re thailandese?

Cioè… Woody Strode con la barba sarebbe il re thailandese?

Il regno thailandese è in un momento delicato: sta morendo l’amato vecchio re, che ha continuato la tradizione di mille anni di pace, e la successione è contesa. L’erede designato è il piccolo Kashi (interpretato da Ricky Der, bambino cinese che per qualche anno girò tra le serie TV americane) accudito dalla tutrice Cho San (Tsu Kobayashi), ma il perfido Khan vuole diventare egli il nuovo re così da lasciare il trono in eredità a suo figlio, il piccolo Nari (Robert Hu).
Aspetta, aspetta… ma Khan è interpretato dal mitico Woody Strode… Fermi tutti, qui bisogna fare un riepilogo.

Un tipico padre e un tipico figlio thailandesi...

Un tipico padre e un tipico figlio thailandesi…

Siamo in Thailandia, dove vivono i thailandesi, ma tutti i saggi e reggenti che ci vengono mostrati sono neri americani… Ok, i thailandesi forse sono leggermente più scuri di pelle rispetto all’asiatico medio, ma da qui a farli interpretare da neri ce ne vuole!
Il re nero, morente, lascia l’eredità del trono al figlio cinese accudito da una tutrice giapponese e consigliato dal saggio arabeggiante Hani (Salah Jamal). Il perfido Khan, che è interpretato dall’attore nero forse più famoso dell’epoca, vuole invece che il regno vada a suo figlio cinese… Ma perché tutti i neri fanno figli cinesi?

Erede cinese e tutrice giapponese: ma dove sono i thailandesi?

Erede cinese e tutrice giapponese: ma dove sono i thailandesi?

C’è pure uno spagnolo e stranamente manca l’italiano coi baffi che fa gesti a caso, e poi il Gotha del razzismo americano sarebbe stato completo. Solo non si vedono i thailandesi…

Tipici monaci thailandesi in da hood

Tipici monaci thailandesi in da hood

Il piccolo Kashi dev’essere accompagnato alla capitale dove diventerà re, ma non si fida di nessuno nel paese: l’unica è chiamare Tarzan. Triste è lo Stato che ha bisogno di chiamare Tarzan…
Volato dall’Africa, Tarzan si sottopone a tre prove per dimostrare di essere valido. Perché non basta essere il re della giungla, devi pure dimostrare di essere valido! E se non fosse stato valido chi chiamavano, Batman?

Tipica prova thailandese

Tipica prova thailandese

Le prove consistono nel dar fastidio a dei poveri bufali, allo stare appesi a due corde e al rispondere a domande stupide del saggio thailandese.

– Come si dimostra che un uomo è saggio?
– Perché lo appoggia adagio adagio.

Purtroppo non è questa la domanda che pongono nel film, dove invece si divertono a fare i filosofi della domenica con frasette che sarebbero schifate dai Baci Perugina.
Dimostrato che Tarzan è un uomo valoroso – e vorrei vedere! – inizia il viaggio più stupido della carriera del personaggio, che sfocerà nel combattimento finale più stupido della sua filmografia.
Mahoney è piegato dalla dissenteria e Woody non ha il coraggio di lottare sul serio con uno straccio umano, così i due si limitano a fare le boccacce sopra delle corde sospese su barili di acido: Tarzan fa piedino, agita la corda e il perfido Khan scivola morendo. Roba da denuncia…

La sequenza più imbarazzante della carriera di Tarzan (finora)

La sequenza più imbarazzante della carriera di Tarzan (finora)

Tutto il cast parla da stupido come gli americani pensano si parli abitualmente nel mondo, ormai in questi film Tarzan è l’intellettuale della storia!
In questo ridicolo crogiuolo di razze e comportamenti da barzelletta – la sai l’ultima sull’erede al trono thailandese? – una nota di amarezza arriva proprio dal cattivo da operetta Khan, che alla strana voglia di pace del suo popolo risponde che il mondo sta arrivando armato, e bisognerà affrontarlo armati.
Ricordo che siamo nel 1963, e meno di due anni dopo gli americani inizieranno la fallimentare guerra del Vietnam, a due passi da dove è ambientato il film.
Forse Khan era l’unico uomo saggio del suo paese…

L.

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13 risposte a Le tre sfide di Tarzan (1963)

  1. Cassidy ha detto:

    Con “Tipici monaci thailandesi in da hood” possiamo dichiarere chiuso l’Internet per oggi 😀
    Non so se è più imbarazzante, il combattimento in stile “giochi senza frontiere” o la confusione relativa alla Thailandia, che nella mente degli autori deve essere tipo un quartiere di Baltimora 😉 Cheers!

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  2. Giuseppe ha detto:

    Dopo che te l’ha appoggiato adagio adaggio, come si può dimostrare ancora che un uomo è saggio? Gli porti la bici e lui, ad occhio, delle due ruote ti sa misurare il raggio!
    E perché Tarzan grida a caso, quand’anche nel copione questo non è previsto che ci sia? No, non è improvvisazione, è che Jock si è preso la dissenteria! 😛
    P.S. Incredibile quanto questi Tarzan “per ragazzi” (siano dannate le prime censure Rai anni ’70) siano invecchiati di merda, proprio…

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  3. Giuseppe ha detto:

    Se la memoria non mi fa cilecca, erano pubblicati sia nella collana Gli Albi Per Tutti dell’Editrice Edigamma, fra il ’74 e il ’75, sia singolarmente (i “film” di U.F.O. per altra casa editrice e un paio di antologie di film di Tarzan, queste ultime con molte più pagine a disposizione, sempre per Edigamma). Tra l’altro -ne Gli Albi Per Tutti- ai Tarzan si alternavano pure gli spaghetti western così, come diremmo oggi, un tantino alla cazzo di cane, visto che quello che attirava davvero alla fine erano gli episodi della serie di Gerry e Sylvia Anderson (e tutto il resto andava a traino)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Che bello sarebbe mettere le mani su uno di quei vecchi numeri! Per quanto si trattasse spesso di editoria selvaggia, testimoniava comunque un certo interesse per la cultura popolare e la narrativa id genere, che mi sembra bello che scomparso oggi…

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah, oggi di certo è scomparso del tutto il background necessario per operazioni del genere. Io ne avevo qualcuno di quei numeri (ricordo l’abbinamento episodio U.F.O/Una ragione per vivere, una ragione per morire di Tonino Valerii, tanto per rendere l’idea) ma chissà dove sono finiti, maledizione 😦 … Ho rivisto qualcosina sulle bancarelle, a prezzi non sempre popolari.
        P.S. Se vuoi dare un’occhiata, il sito di Isoshado ha una sottosezione (da menù su pagina principale, voce “Ricerche storiche”) dedicata proprio ai fotoromanzi di U.F.O 😉

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