Tarzan nella valle dell’oro (1966)

tarzan1966Il produttore Sy Weintraub continua imperterrito nel suo progetto di portare Tarzan in giro per il mondo, ma dopo l’ottimo successo di Tarzan in India (1962) c’è stato l’intoppo de Le tre sfide di Tarzan (1963), dove il protagonista Jock Mahoney in pratica ha girato tutto il film provato dalla dissenteria.
È ora di cambiare attore ma forse i problemi sono altri, perché stavolta della MGM non c’è traccia: che la celebre casa si sia stufata di questo re della giungla in trasferta? O magari l’adventure non tira più? Non dobbiamo giudicare con gli occhi di oggi, va ricordato che all’epoca Tarzan è un nome che fa guadagnare fiumi di soldi e i libri di Burroughs sono bestseller in tutto il mondo: ecco perché è davvero strano trovare alla produzione una piccola casa come la AIP (American International Pictures).
C’è però di nuovo la Allfin A.G., divisione della Warner Bros già presente con Tarzan in India.

Rarissima titolazione italiana del film, in un passaggio televisivo su Rete4

Rarissima titolazione italiana del film, in un passaggio televisivo su Rete4

Con sempre Robert Day alla regia, che fa solo lo stretto indispendabile, nel luglio 1966 – in ritardo dunque rispetto ai titoli precedenti – esce negli USA Tarzan and the Valley of Gold.
Di solito l’Italia accoglie velocemente i film tarzanidi ma stavolta bisogna aspettare il 18 luglio 1970 per vederlo in cartellone, seppur solo in un’anteprima estiva: il film esce a livello nazionale il 13 agosto 1970 con il titolo Tarzan nella valle dell’oro.
Non si conosce alcuna edizione in home video mentre arriva in TV dal dicembre 1987: l’ultimo passaggio noto è su Rete4 il 3 dicembre 1997, dopo di che non si hanno altre notizie del film nel nostro Paese.

tarzan-nella-valle-delloro-1970-08-13«Mi scusi, lei è Tarzan?»
Con questa domanda imbarazzante e ai limiti del ridicolo inizia un film confuso e decisamente peggiore rispetto ai precedenti… il che è tutto dire!
Per capire cosa sia questo film bisogna ricordare che nel 1962 il mondo del cinema è completamente cambiato: l’uscita di Licenza di uccidere ha fatto esplodere in ogni angolo del globo la febbre per James Bond e i suoi schemi narrativi cinematogafici.
Nel 1966 non c’è film di genere che non paghi pegno a 007, e tutti fanno a gara ad imitarne lo stile e soprattutto i tre elementi forti: protagonista dalle molteplici abilità, super-cattivo ridicolo e tanti gadget impossibili. Questo film di Tarzan segue fedelmente lo schema…

No, non è uno dei tanti agenti segreti anni '60... è Tarzan!

No, non è uno dei tanti agenti segreti anni ’60… è Tarzan!

Vestito dello stesso completo cachi che userà Carlo Verdone in Borotalco (1982), Tarzan si presenta ad Acapulco (Messico) con il volto e il fisico del trentenne Mike Henry, ex giocatore di football dai muscoli scolpiti.
Con qualche piccolo ruolo all’attivo, si può dire che in pratica il ragazzone esordisca con questo film e si appresti nella tripletta di Tarzan che sarà l’unico obiettivo raggiunto nella sua breve carriera.
Muscoloso ed aitante, Mike Henry viene presentato come un perfetto Bond-clone tipico dell’epoca, impegnato a sparare contro i cattivi che gli hanno teso una trappola nella locale plaza de toros.

Tarzan (in alto a destra) uccide... lanciando una Coca Cola gigante!

Tarzan (in alto a destra) uccide… lanciando una Coca Cola gigante!

Ok, ma che c’entra un agente segreto (più simile alle versioni italiane dell’epoca) con il re dela giungla? Sembra che la produzione se lo chieda perché ad un tratto, velocemente, si cambia registro e ripartono le scene documentaristiche di animali locali, Mike Henry si spoglia e indossa i panni tarzanidi (con muscolacci all’aria). Arriva il leone Maharaja, la scimmia salterina Vicky e l’orfanello Ramel (il californiano Manuel Padilla jr., che da questo 1966 entra anche nella serie televisiva del re della giungla).

Quando il gioco si fa duro... Taran si spoglia!

Quando il gioco si fa duro… Taran si spoglia!

Si spara una trama a casaccio – c’è un villaggio da salvare o qualche roba del genere – e si inizia una pellicola puramente tarzanide… mischiata però con un Bond DOC. Il super-cattivo infatti è Augustus Vinero (interpretato dal noto caratterista dell’epoca David Opatoshu) che sembra ricalcato dai buffoneschi nemici di 007: manie di grandezza, un esercito di un solo uomo – il ridicolo pelato forzuto Mr. Train (Don Megowan) – la solita bella bionda svampita Sophia (Nancy Kovack, che quattro mesi prima è apparsa nel cast del blasonato Bond-clone Matt Helm il silenziatore con Dean Martin) e tutto il teatrino danzante.
Ovviamente il cattivo è pieno di gadget esplosivi a cui è dedicata un’attenzione a dir poco imbarazzante. Sarebbe facile risolvere tutto affermando che in fondo è un film per ragazzi, ma in realtà è il gusto dell’epoca: a parte la qualità tecnica, non c’è nulla che separi questo film da un qualsiasi Bond-clone…

Mai accettare doni da un dinamitardo...

Mai accettare doni da un dinamitardo…

Si va poi alle piramidi messicane, dove tutti conoscono perfettamente Tarzan che abita dall’altra parte del mondo. Solite menate del buon selvaggio che non vuole la violenza e Tarzan che insegna che la violenza è buona quando è giusta. (Non a caso è un film americano!)

Parata di personaggi archetipici per moralismi guerrafondai...

Parata di personaggi archetipici per moralismi guerrafondai…

Arriva lo scemone cattivone e tutto scade in una pagliacciata hollydoodiana: forse era meglio se avessero continuano sulla strada del Bond-clone…

fritzleiberUna curiosità. Ian Ballantine, della celebre casa editrice Ballantine Books, cercava in tutti i modi di avere il permesso di Hulbert Burroughs, vicepresidente della casa che detiene i diritti tarzanidi, a far uscire la novelization del film così da sfruttare anche il mercato librario.
Hulbert nicchiava così Ballantine giocò l’asso nella manica: gli sottopose un capitolo di prova scritto dal mitico Fritz Leiber, autore di grandissima fama nonché grande fan di Tarzan. Hulbert si convinse ed ecco così nell’aprile 1966 uscire il romanzo Tarzan and the Valley of Gold a firma di un autore più noto per la sua narrativa fantascientifica. Infatti in Italia questo titolo non ha destato l’interesse di alcuna casa editrice…

L.

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6 risposte a Tarzan nella valle dell’oro (1966)

  1. Cassidy ha detto:

    Anche Tarzan cede al “Product placement” con il lancio (promozionale) della coca cola gigante 😉 Hai ragione, il successo di James Bond ha generato uno schema, che ancora oggi torna a fare capolino in parecchi film, non mi sarei mai aspettato però di vederlo applicato anche a Tarzan 😉 Cheers

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  2. Giuseppe ha detto:

    “Il mio nome è Greystoke. John Clayton Greystoke.”
    Sequenza gunbarrel. Tarzan, inquadrato, estrae la sua banana d’ordinanza (progettata da Q, ovviamente) e -di colpo- il mirino punta bruscamente verso l’alto, stando ad indicare che l’avversario è appena scivolato su di una buccia: partono contemporaneamente motivetto classico e Tarzan yell 😀

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  3. Pingback: Tarzan e il figlio della giungla (1968) | Il Zinefilo

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