The Human Shield (1991) Lo scudo umano

the-human-shield-1991Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Quando gli eventi della grande Storia si intrecciano con le piccole storie del cinema di serie Z… il cataclisma è assicurato. In un senso o nell’altro. Così, nel mondo dei film “botte da orbi”, il crollo del Comunismo a fine anni ’80 fu vissuto come un piccolo grande trauma: veniva meno, in un sol colpo, la storica nemesi sovietica che, anche nelle sue declinazioni cubane e vietnamite, era stata presa vigorosamente a calci nelle chiappe. E ora con chi se la sarebbero presa Norris e soci? A chi avrebbero attribuito il ruolo di etnia pestilenziale da estirpare per creare un mondo migliore? Beh, in quegli anni scoppia la Guerra del Golfo, il regista Ted Post pensa “piatto ricco mi ci ficco”, scrittura il prezzemolino Michael Dudikoff  e quando le pallottole hanno smesso di sibilare tipo la mattina prima lui ha già sfornato il film.
Nasce così Lo scudo umano (The Human Shield, 1991), un inno all’arte di cavalcare le tragedie e, a suo modo, un prodotto storico essendo tra i primi a calibrare sul Medio Oriente il nazionalismo filmico americano post sovietico (accidenti, quanti aggettivi).

the-human-shield-1991aPeccato si tratti anche di una pellicola non storicamente memorabile. Lo si capisce dall’inizio quando Dudikoff, nelle vesti del militare statunitense Doug Matthews, guida una jeep nel deserto come se non ci fosse un domani per poi arrivare ad un villaggio dove gli iracheni, nell’ambito della guerra con l’Iran, stanno facendo piazza pulita. Peccato che nel villaggio in questione il cattivissimo generale mediorientale Saddam Huss… ehm, volevo dire Ali Dallal, stia facendo giustiziare donne e bambini innocenti.
Le immagini sono agghiaccianti ma non per la tragedia che il regista mette in scena bensì per i primi piani sullo sguardo costernato di Dudikoff (io ti adoro ma in questo film non dai il meglio di te, con affetto tuo Willy l’Orbo) che svelano le sue doti recitative pari a una sottiletta.

Non va meglio quando esce una donna con bambini maledicendo il perfido Dallal il quale le spara, invero con ragione: recitazione e doppiaggio sono raccapriccianti e meritano una pena esemplare. Sarà una costante del film: le figure di contorno, dai taxisti agli spacciatori, sono talmente astruse da pensare che abbiano raccattato i primi disperati nonché avvinazzati all’uscita di una discoteca domenica mattina. Vabbuò, ognuno fa le scelte di casting che vuole, mettiamola così. Comunque il prode Dudikoff si arrabbia di fronte a tutta questa crudeltà gratuita e sfregia Dallal.

the-human-shield-1991bCinque anni dopo veniamo a sapere che il nostro è stato fatto fuggire dall’Iraq ma vediamo anche che il suo fratello è rapito dai burattini simil Saddam dello stesso Dallal che evidentemente vuole attirare Dudikoff e appagare la sua sete di vendetta. Sono passati pochi minuti e la trama ha già esibito tutte le sue carte peraltro scontatissime. Evidentemente per fare il film, compresa la scrittura dei copioni, Ted Post deve aver attinto sempre dalla stessa discoteca e sempre nell’orario degli avventori sfatti. Ottimo, direi. Uno, scoraggiato, dice “gustiamoci l’azione”: la prima scena in tal senso vede Dudikoff, infiltratosi in Iraq per liberare il fratello, che, inseguito dalle truppe locali, le centra immancabilmente lanciando bombe a mano all’indietro da una jeep lanciata a folle velocità. Ok, ne ho già abbastanza, pure dell’azione. E allora magari ci salviamo con qualche personaggio di quelli tosti… ma anche no.

Il pluri-citato Dallal è uno degli heel più monodimensionali della storia: non si sa quale sia il suo ruolo preciso, sappiamo solo che comanda alcuni soldati, che è cattivo, cattivissimo, che ammazza o vorrebbe ammazzare chiunque senza un perché. Anzi, forse un perché c’è: è iracheno come Saddam e quindi “antropologicamente” crudele. Vero Ted Post? E anche “antropologicamente” bischero visto che, in una scena clou, si scopre che fa giocare il figlio neonato con armi vere al che la moglie, con la stessa naturalezza con cui si chiede di mettere al figlio un giubbottino perché fa freddo, supplica «Puoi non far giocare i bambini con le armi vere?». Aiuto, chiamate il Telefono Azzurro.

the-human-shield-1991cChe poi la moglie suddetta sarebbe una dottoressa amica di Doug  e sposatasi con il ceffo baffuto per salvare la vita al militare americano: a questo punto chiudete gli occhi e immaginatevi la faccia da pesce lesso di Dudikoff di fronte a questa rivelazione. E poi si prosegue tra sparatorie, inseguimenti, sbadigli, stragi efferate di curdi innocenti, tentativi di ribellione a Dallal anche in seno all’esercito iracheno (dai, allora pure loro hanno una coscienza!), sbadigli, domande amletiche su chi la farà franca alla fine (ironia a vagonate), sbadigli. E ancora sbadigli. Rimpiango i sovietici, la falce, il martello e persino Gorbaciov. Qualcuno mi svegli da questo incubo. Ennesimo sbadiglio.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

– Altri post di Willy l’Orbo:

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14 risposte a The Human Shield (1991) Lo scudo umano

  1. Cassidy ha detto:

    Non riesco a pensare ad altro, se non a Ted Post che avvicina alticci Tony Manero in rovina, alle quattro del mattino all’uscita dei locali più trash del circondario 😉 Cheers!

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  2. Denis ha detto:

    Sicuramente Willy è unamante del wrestling,Dudikoff me l’ho ricordo nel non brutto Senza possibilità di fuga con Mark Hamill nel ruolo di psicopatico assassino autostoppista,infatti si mangia la scena quando compare sicuramente e da questo film che lo prendono per doppiare ne la serie animata di Batman il Joker,questo non l’ho visto ma ieri ho visto Aquile d’attacco che meriterebbe di finire in rubrica

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  3. Giuseppe ha detto:

    A ciascuno il metodo recitativo che più gli si adatta: Strasberg, Stanislavskij e, nel caso di Dudikoff con la sua recitazione sottile(tta), il metodo Kraft-Galbani 😉

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Sottoscrivo! 🙂

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