Il diario di Ellen Rimbauer (2003)

ellen-rimbauerCi sono misteri impossibili da risolvere, domande per cui non esiste risposta. Per esempio: com’è possibile che quella bojata di Rose Red (2002) possa aver spinto chiunque a pensare ad un sequel-prequel?
Per quanto possa sembrare incomprensibile ad una mente umana, piccole case televisive – che infatti hanno tutte chiuso i battenti dopo l’insano gesto – decidono di sfruttare il “successo” (ma dove?) della porcata scritta da Stephen King: chiamano lo stesso Craig R. Baxley a dirigere un’altra porcata, e la cosa più incredibile è che un nome così illustre accetta! (Doveva proprio avere i creditori alle calcagna.)
Quando si parla di filmacci le grandi case arrivano subito, e così la Warner Home Video si occupa di distribuirlo in DVD italiano dal 13 aprile 2005.

Vedo e prevedo: qualcuno ha fatto una porcata di film...

Vedo e prevedo: qualcuno ha fatto una porcata di film…

Tutto nasce dallo scrittore di lunga data Ridley Pearson che nell’agosto del 2002 si maschera dietro lo pseudonimo femminile di Joyce Reardon e per la Hyperion pubblica The Diary of Ellen Rimbauer: My Life at Rose Red.
il-diario-di-ellen-rimbauerSono passati otto mesi dalla trasmissione della buffonata di Stephen King e magari qualcuno ancora ne parla (male), così la Hyperion sfrutta la situazione creando un falso diario – con tanto di disegni, illustrazioni e in generale un delizioso apparato grafico – fingendo che sia il racconto in prima persona delle protagoniste dei flashback dello sceneggiato firmato da King.
Visto che aveva già pubblicato Il diario segreto di Laura Palmer (1991), la Sperling & Kupfer compra per intero il “pacchetto” e porta subito in Italia, nel settembre 2002, Il diario di Ellen Rimbauer. La mia vita a Rose Red (tradotto da Gian M. Giughese), con tanto di illustrazioni e via dicendo.
L’operazione dev’essere piaciuta e neanche un anno dopo, il 12 maggio 2003, esce in TV il film The Diary of Ellen Rimbauer.
L’Italia ci mette un po’ a decidersi a mandarlo in onda, e Il diario di Ellen Rimbauer sbarca sul canale a pagamento Sky Cinema 1 il 22 gennaio 2005: dopo la replica del 9 febbraio, il titolo scompare dai palinsesti. E non è un peccato.

Un titolo scuro e squallido: proprio come il film!

Un titolo scuro e squallido: proprio come il film!

La noia ha un luogo e una data: Seattle 1910. Qui è ambientato il nulla che permea questo inutile filmaccio, dove il ricco e spregiudicato gentiluomo John Rimbauer (Steven Brand) fa portare dall’Inghilterra una villa – spostandola pezzo per pezzo – che regala alla promessa moglie Ellen Gilcrest (Lisa Brenner).

Occhio alla penna, Ellen!

Occhio alla penna, Ellen!

Quello che sembra un matrimonio da feuilleton ottocentesco, con tanto di gelosie e schermaglie tra donnicciole, si trasforma in incubo quando Ellen si rende conto che c’è il male nella casa. Non si sa dove, ma da qualche parte c’è tanto male…

Malgrado il titolo del film, il diario non si vede quasi mai...

Malgrado il titolo del film, il diario non si vede quasi mai…

Tra personaggi ridicolmente caratterizzati come la medium cinese Madame Lu (Tsai Chin) e la serva africana Sukeena (Tsidii Leloka), si snoda noioso un film che fa di tutto per non dire niente usando meno strumenti possibile.

Questa sembra uscita da Il Signore degli Anelli

Questa sembra uscita da Il Signore degli Anelli

Il taglio televisivo è lo stesso brutto e fastidioso di Rose Red, così come trattare argomenti sessuali – pare che John sia uno sporcaccione patentato ma forse è un’impressione – senza però mai nominarli né suggerirli, e usare attori troppo caratterizzati, insomma tutto fa sì che la visione sia particolarmente urticante: un prodotto insulso che ancora una volta piange il cuore veder firmato da Baxley.
Malgrado il risvolto del libro italiano parli di successi mondiali e un titanico gradimento di pubblico, questa spazzatura scompare subito dai radar e non possiamo che esserne felici.

L.

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8 risposte a Il diario di Ellen Rimbauer (2003)

  1. Cassidy ha detto:

    Come ti dicevo era proprio questo il diario che ricordavo uscito sull’onda del successo (si fa per dire) di “Rose Red”, per fortuna non ho mai visto l’adattamento, ho troppa stima per Craig R. Baxley per vederlo pagarsi le bollette in questo modo. Cheers!

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  2. Giuseppe ha detto:

    A dire il vero, una mezza idea che non ti sarebbe piaciuto già l’avevo 😉 ma io, da “RosaRossista” indefesso questo me lo comprai pure (usato) lasciando però perdere del tutto il suo precedente cartaceo che, francamente, non leggerei nemmeno oggi…
    P.S. Comunque quella villa è pericolosa, chi ci abita è sotto costante minaccia. E quando qualcuno è in pericolo l’A-Team non si tira mai indietro: Sukeena si gira perché ha sentito una presenza improvvisa alle sue spalle… un sorridente John “Hannibal” Smith -con l’immancabile sigaro vicino alla miccia di un gruppo di candelotti di dinamite- che esordisce con “Ci hanno chiamati per una ristrutturazione. E io adoro le ristrutturazioni ben riuscite!” (parte il tema di Mike Post e Pete Carpenter) 😉

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  3. cumbrugliume ha detto:

    Per ricollegarmi a un tuo messaggio… Ruby Red > Rose Red 😀

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