Run for the Sun (1956) La preda umana

la-preda-umana-posterI “cani da caccia di Zaroff” (Hounds of Zaroff) continuano la loro opera instancabile e ogni decennio deve avere la sua versione: dopo The Most Dangerous Game (1932) e la sua fotocopia A Game of Death (1945) ecco che tocca agli anni Cinquanta.
La Russ-Field Corporation (che nasce e muore con questo film) produce per la United Artists un film scritto e diretto dal britannico Roy Boulting Run for the Sun

Cominciamo a correre, va'...

Cominciamo a correre, va’…

Il film esce in patria il 30 luglio 1956 e arriva sui schermi italiani il 28 febbraio 1957 con il titolo La preda umana.
Inedito in VHS, la Koch Media lo porta in DVD dal 6 aprile 2009 mentre la DNA lo ristampa dal 24 marzo 2011.

Si capisce abbastanza che siamo in Centro America?

Si capisce abbastanza che siamo in Centro America?

Siamo a San Marcos, uno dei geniali nomi farlocchi che gli americani amano affibbiare ai luoghi immaginari seguendo i relativi luoghi comuni. Non bastasse a far capire che siamo in un generico Centro America, appena la protagonista scende dall’aereo… c’è un messicano che fa la siesta!
Probabilmente in qualche scena tagliata c’erano pure i mariachi

Mira el dito!

Mira el dito!

Katherine “Katie” Connors (Jane Greer, brava interprete di noir classici ma forse più nota per il suo ruolo di Vivian Smythe Niles, la “portatrice di ciocco di legno” in Twin Peaks) è una giornalista che affronta un lungo viaggio alla ricerca di un uomo che i locali conoscono semplicemente come Miguél.

Che fine ha fatto Michael Latimer? E chi se ne frega?

Che fine ha fatto Michael Latimer? E chi se ne frega?

Si tratta in realtà di Michael “Mike” Latimer (Richard Widmark, pezzo da novanta che non credo abbia bisogno di presentazioni), scrittore di successo che manda in tilt tutti i rotocalchi: perché è scomparso dalla circolazione dopo il suo successo?
Il fatto che lo troviamo a pesca di pesce spada ci fa pensare che sia un velatissimo richiamo ad Ernest Hemingway: probabilmente l’unico scrittore noto al grande pubblico americano…

A caccia di uno scrittore che scrive di caccia...

A caccia di uno scrittore che scrive di caccia…

Katie dunque ha trovato la sua “preda”: ha battuto tutti i giornalisti e ha scovato lo scrittore nel buco dove si è andato a nascondere. Lo avvicina facendo la vaga finché non getta distrattamente in terra un suo libro: The Heart of the Hunter. Perché anche i cacciatori hanno un cuore…

Ma chi ha scritto 'sta stronz... ah, sono stato io!

Ma chi ha scritto ‘sta stronz… ah, sono stato io!

Dopo questo incontro fintamente casuale inizia la solita americanata, la melensa storiellina d’amore dove il corrucciato scrittore racconta la sua lacrimevole storia di quando spaccava pietre nel Klondike o baggianate simili.
In pratica il film muore…

Se ti dovessi raccontare quello che m'è successo sulle montagne del Tibet... (cit.)

Se ti dovessi raccontare quello che m’è successo sulle montagne del Tibet… (cit.)

Dopo trenta inutili ed eterni minuti di potente americanata, finalmente gli sceneggiatori si svegliano e si rendono conto che sono andati totalmente fuori tema: ma ‘sto film non parla di caccia? Ah, è vero!
Così si inventano un viaggio turistico in aereo che finisce male, e Katie e Michael cadono in una terra lontana dove se la comanda Browne (Trevor Howard, uno degli anziani del primo film di Superman!). È un uomo che ha scelto di vivere lontano dalla civiltà, circondato da servi messicani… e dal suo “amico” Van Anders (Peter van Eyck).

E voi che fate, tutti soli quaggiù?

E voi “amici” che fate, tutti soletti quaggiù? Birichini…

Ok, sono gli anni Cinquanta, certe cose non si possono dire, ma è facile immaginare come le radure isolate e selvagge e la vita solitaria spingano Browne e Van Anders a qualche intrattenimento non proprio lecito… tipo la caccia!

Uno non può mettersi i pantaloni ascellari e avere un "amico" che subito tutti malignano...

Uno non può mettersi i pantaloni ascellari e avere un “amico” che subito tutti malignano…

Mentre il personaggio di Katie è ormai totalmente scomparso dalla trama, rimane solo un cartonato dell’attrice a fare le faccette buffe, Michael e il suo colletto della camicia alla moda comincia ad agitarsi di qua e di là: nottetempo va a frugare nella casa di Browne e scopre un deposito d’armi.
È ormai chiaro che i due uomini sono ex gerarchi nazisti che hanno trovato riparo in quelle terre centroamericane – che secondo gli stereotipi di Hollywood sono piene di messicani! – e quindi prende il cartonato di Katie e fugge nella notte.
Browne, ovviamente offeso dalla maleducazione del suo ospite, lo rincorre perché il mondo non sappia del suo segreto. Aspetta un momento… e la caccia all’uomo?

Il cartonato di Katie e il colletto alla moda di Michael

Il cartonato di Katie e il colletto alla moda di Michael

Malgrado nei titoli di testa sia chiaramente specificato che la sceneggiatura si rifà a Richard Connell, in realtà è totalmente assente la caccia all’uomo se non per il fatto che il nazista insegue l’americano per ucciderlo, non certo per sport!
Quasi un’ora di ridicola fuga nei campi, con la donna che inciampa e sviene ogni due secondi, con Michael che fa trappole assurde degne d’un Predator e con quel beota di Browne che non riesce a fare nulla, è la parte dove il film morto comincia davvero a puzzare.

Crepa d'invidia, Schwarzenegger!

Crepa d’invidia, Schwarzenegger!

Il capolavoro è nel finale. Ucciso il nazista e ripreso l’aereo, Michael e Katie mettono in moto ma c’è Van Anders davanti a loro che vuole sparare… e gli si inceppa il fucile. Mentre lui passa due ore a cercare di ricaricare, Michael lo investe con l’aereo! Ma questa è una scena Asylum Style!!!

Hopa Asylum Style!

Hopa Asylum Style!

La preda umana, patinato tipico prodotto hollywoodiano sebbene girato con pochi mezzi, è il simbolo della totale nullità di questo cinema: è un prodotto ridicolo in ogni suo fotogramma, sebbene l’ottima fotografia sia da lodare, e non sfigurerebbe in qualche fetente produzione bulgara a noi ben nota, targata tipo UFO o BUFO. La blasonata Asylum si rifiuterebbe assolutamente di girarlo: ha un certo standard di qualità, a cui questo film non arriva!

L.

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9 risposte a Run for the Sun (1956) La preda umana

  1. Denis ha detto:

    Ah Ah schifezza d’annata povera signora del ceppo,comunque ti segnalo questo da registrarti oggi L’erba dl vicino di Joe Dante 16,50h rete 4,ma il salto dello squalo quando lo metti? pensavo ieri^_^

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  2. Cassidy ha detto:

    Bello scoprire che anche il grande Richard Widmark ha qualche macchia nella sua filmografia, tipo questo film 😉 In ogni caso adesso so che canzoncina avrà in testa tutto il giorno: Hopa Asylum Style!
    Non so se è un bene o un male, ma è tremendamente orecchiabile 😀 Cheers

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Quando leggo queste rece mi chiedo dove arrivi la tua cultura cinematografica anche di serie Z (è un complimento 🙂 )…davvero complimenti vivissimi e tanta ammirazione!

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  4. Giuseppe ha detto:

    San Marcos? Originalissimo, in effetti! Probabilmente la prima scelta era stata San Franciscos, ma a Boulting doveva essere sembrato qualcosa di già sentito 😀
    Il film tutto sommato parla comunque di caccia, se vogliamo: sì, perché aver tra le mani attori del genere, a partire da Widmark, e far loro prendere parte a una storiella così esile (per non usare altri termini meno diplomatici) deve aver significato CACCIARE via in massa la gente dai cinema anche all’epoca 😛
    P.S. Hopa Asylum Style, eh? Ecco, se avrò incubi con Richard Widmark che balla il Gangnam style davanti a Jane Greer ripetendole a intervalli “Eh, sexy lady” la responsabilità è solo tua 😉

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