The Darkness (2016) Kevin Bacon in da House

darknessLa Universal Pictures è in crisi d’astinenza da filmaccio, bisogna portare in videoteca qualche vergognosa porcata se no qui si rischia di essere scambiati per una casa seria, e dal Duemila non va più di moda!
Così si rivolge alla Blumhouse Productions su cui può sempre contare, e nello stesso 2016 distribuisce un trenino di filmacci a bassissimo costo, tra cui Verità sepolte (The Veil), La notte del giudizio. Election Year ed Ouija: l’origine del male. Prendete un qualsiasi filmaccio horror degli ultimi anni spacciato per grande produzione – da Insidious a Paranormal Activity – e dietro trovate la Blumhouse che produce e la Universal che distribuisce.
A questo punto uno in più o uno in meno non cambia, così la Universal prende Kevin Bacon e lo butta sul set: fai qualcosa, non importa cosa. Nasce così The Darkness.

Un titolo davvero minimalista

Un titolo davvero minimalista

Il regista e co-sceneggiatore è una nostra vecchia conoscenza: quel Greg McLean noto per Wolf Creek (2005) con relativo seguito (2013) e per il coccodrillesco Rogue (2007).
La Blumhouse gli dà carta bianca, e lui ovviamente ci si pulisce le scarpe. (E dico “scarpe” perché sono un signore!)

Lo so, non sembra, ma quello è Kevin Bacon...

Lo so, non sembra, ma quello è Kevin Bacon…

La famiglia Taylor va in vacanza al Grand Canyon proprio come fanno milioni di americani, ma al contrario di questi milioni di visitatori che hanno analizzato ogni granello di sabbia di questo luogo… il figlio ritardato Michael (David Mazouz) cade in una grotta dove trova reliquie di una civiltà extraterrestre o forse degli antichi dèi. E già qui c’è solo di alzarsi ed abbandonare la sala…
Ovviamente Michael porta i sassi antichi a casa e da questi si sprigiona un’entità non meglio spiegata che fa cose, vede gente e lascia manate nere sulle lenzuola bianche: ammazza che demone cattivo!

I famosi sassi alieni, o breccole divine

I famosi sassi alieni, o breccole divine

Mentre si risparmia sugli effetti speciali e il demone non fa nulla per tutto il film, c’è Kevin Bacon che si aggira confuso non ricordandosi più che film stia girando. Più di una volta il suo sguardo vacuo – che ha reso immortale la sua recitazione assente in Sex Crimes (1998) – sembra voglia dire «Ma sono ancora sul set di Cop Car
Gli dà una mano la sempre pessima Radha Mitchell, perennemente bloccata nell’espressione «Sono un’attrice seria, faccio ‘sta roba solo per soldi», se però magari ci facesse sapere quand’è che fa l’attrice seria sarebbe meglio. Credevo che con Evidence (2013) avesse raggiunto il massimo dell’inutilità possibile, invece mi ha stupito una volta di più…

La faccia dei due attori quando hanno letto la trama

La faccia dei due attori quando hanno letto la trama

Papà a mamma Taylor fanno le cose stupide che fanno tutte le coppie nei film horror di ghost house, ma non riescono a distrarre l’attenzione dal fatto che non succede nulla per l’intera durata del film, a parte le smanacciate nere sulle lenzuola che campeggiano in locandina.
Il demone mica è scemo, non è che va a lasciare impronte nere su coperte scure, ci tiene che il lenzuolo sia bello bianco così l’effetto è più intenso.
Alla fine carta avvolge sasso e il demone è sconfitto. O qualche stupidata del genere…

Non pago delle lenzuola, il demone sporca pure le pareti. Solo se bianche.

Non pago delle lenzuola, il demone sporca pure le pareti. Solo se bianche.

McLean si sta specializzando nell’essere il regista più inutile della storia del mondo, girando prodotti di ottima fattura, girati bene e con una buona struttura, che però parlano del vuoto con il buco in mezzo. A questo punto non può essere un caso: è proprio a lui che piace il nulla e ha votato la sua vita a mostrarcelo!

L.

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18 risposte a The Darkness (2016) Kevin Bacon in da House

  1. Cassidy ha detto:

    Sono felice che qui sul Zinefilo ti sia fatto carico di questo ”film”, visto qualche tempo fa, non ho mai trovato la voglia di commentarlo perché è veramente inutile, un Gavino Pancetta sprecato e assente, una minaccia ridicola che si può sconfiggere facendo una lavatrice di bianchi.

    Applausi aggiuntivi perché hai riassunto la carriera di Radha Mitchell, ha avuto un ruolo da protagonista in un Woody Allen di una vita fa, da allora solo film di genere, con l’aria di chi aspetta un altra telefonata dal regista di Neew York. Per fortuna il Zinefilo certe cose le dice! 😉 Grazie per le Citazioni (multiple!) Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Confessa che in realtà sei la voce italiana della Blomhouse, visti quanti ne hai recensiti! 😀
      Malgrado io sia un fan di lunga data di Woody, quel film con la Radha l’ho odiato sin dal primo fotogramma e faccio finta che non esista. Quindi figurati quanto stimo un’attrice che ha raggiunto l’apice con quella roba 😛

      "Mi piace"

      • Cassidy ha detto:

        Ahah non posso nemmeno chiedere a Jason Blum di pagarmi per la pubblicità, visto che è un noto taccagno 😉 “Melinda e Melinda” era uno degli Allen che si dimenticano più volentieri, e pure io sono uno che non si perde mai un suo film, quindi è tutto detto 😉 Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Giù le mani da McLean 🙂
    Io i due Wolf Creek li ho adorati e li adoro tuttora, sul film in oggetto invece, avendolo sciaguratamente visto, devo arrendermi all’evidenza: pietoso.

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  3. benez256 ha detto:

    Beh, calcolando che The Visit mi ha fatto schifo, Sinister mi ha fatto pena e Insidious non era nulla di che, direi che The Darkness si candida ad essere il quarto film che non vorrei mai aver visto…

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  4. canenero ha detto:

    Anche a me i Wolf Creek (anche la serie tv!) sono piaciuti molto… meditavo di vedermi anche questo, per la simpatia che provo per il povero Gavino, ma vista la tua recensione eviterò agilmente 🙂

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  7. Celia ha detto:

    L’incipit, con il ritrovamento inconsapevole di resti di una civiltà aliena dentro una miniera in zona desertica, potrebbe anche essere identica a quello de I vendicatori di King. Che per inciso, credevo fosse uno dei suoi titoli sottotono, invece è un gran romanzo.
    Se The visit è malriuscito, ma sopportabile (nell’attesa di capirci qualcosa), Ouija è una punizione davvero, davvero terribile.

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