Corto circuito (1986) 30 anni di Numero 5

corto-circuitoIl 23 dicembre 1986 usciva nei cinema italiani Corto circuito: per festeggiare i 30 anni del mitico film, forse oggi troppo dimenticato, ecco un piccolo blogtour.

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Negli anni Ottanta eravamo tutti convinti che nel futuro il mondo sarebbe stato governato da macchine intelligenti: purtroppo ora sappiamo che sarà invece guidato da persone stupide, ma questa è un’altra storia. (Ormai la rimpiangiamo la guida illuminata di Skynet…)
Sono del 1974 quindi gli anni Ottanta li ho presi in pieno e li ho vissuti convinto di conoscere il Segreto dell’Acciaio: no, non quello della spada di Conan, ma l’acciaio delle macchine che avrebbero invaso il mondo.
Prima che Terminator (1984) arrivasse ad agitare le nostre notti, c’era già stato un film che aveva riempito gli occhi e il cuore di noi ragazzini che smanettavamo il Commodore64 sognando con questo di avere il mondo ai nostri piedi: Wargames. Giochi di guerra (1983). Il giovane Matthew Broderick lanciò la moda del “ragazzo che da solo frega tutti con l’informatica”, dando vita ad una realtà che solamente dopo il Duemila il cinema ha capito: i nerd hanno vinto, e ora si prendono la loro famosa rivincita.

Robotica, camicie orribili e cuffie spugnose: signore e signori, gli anni '80!

Robotica, camicie orribili e cuffie spugnose: signore e signori, gli anni ’80!

Wargames lo vidi al cinema parrocchiale sotto casa e mi convinsi che con un telefono collegato al Commodore potevi accedere ovunque: avrei dovuto aspettare 15 anni per Internet, ma mentalmente già ero lì.
Né io né nessun altro conosceva il regista di quel film, un onesto artigiano che è nato in TV ed è finito in TV, ma per un certo periodo ha diretto alcuni titoli incredibili. Com’è che nessuno parla mai di John Badham?
Oggi dirige episodi sparsi di serie famose, ma dal 1976 al 1996 ha avuto un ventennio d’oro, girando capolavori e stupidaggini ma sempre di serie A. Volete qualche titolo? La febbre del sabato sera (1977), Due nel mirino (1990) con Mel Gibson e Goldie Hawn, e il più grande capolavoro della storia del cinema: Insieme per forza (1991) con James Woods e Michael J. Fox. E sciacquatevi la bocca quando nominate questo film!
Ai gggiovani che mi leggono magari questi film non dicono nulla, ma fidatevi: sono la serie A dell’epoca. Badham ha sempre lavorato con attori di prima scelta, poi però con Nome in codice: Nina (1993) ha toppato di brutto: solo l’Asia può girare il remake del Nikita di Besson e uscirne indenne. Lo sfacelo però arriva con gli occhi vacui di Johnny Depp in Minuti contati (1995) e la carriera di Badham è bella che finita, dopo vent’anni di fuochi artificiali.

Ora ditemi che John Badham non è il classico nerd anni '80!

Ora ditemi che John Badham non è il classico nerd anni ’80!

Che la tecnologia fosse un pallino del regista lo dimostra il fatto che ha diretto quel piccolo cult di Tuono Blu (1983), un film che ai tempi quando nominavi dovevi toglierti il cappello, ma credo che dagli anni Novanta sia bello che dimenticato.
Troppa tecnologia nelle mani sbagliate è male, soprattutto se parliamo di macchinone che fanno danni, tipo il super elicottero cazzuto o… un robot da guerra! Con i soldi della Tristar e la distribuzione della Fox – e scusate se è poco – il 9 maggio 1986 Badham presenta negli Stati Uniti quel piccolo capolavoro di commedia robotica che è Short Circuit.

Un film curato nei minimi dettagli

Un film curato nei minimi dettagli

Come detto, il film esce nelle sale italiane dal 23 dicembre 1986 e, dopo una buona vita al cinema, la TV sarà un po’ avara di passaggi: paradossalmente avrà una più capillare distribuzione il decisamente inferiore Corto circuito 2.
La CBS-Fox lo presenta in VHS nel 1988 (circa) mentre la Eagle Pictures lo porta in DVD l’11 dicembre 2003; la compianta Stormvideo lo ristampa il 18 febbraio 2010 e poi il 16 giugno 2010 millanta una Edizione Speciale.

Signore e signori, ancora gli anni '80 (Photo by David Foster Productions © 1986 TriStar Pictures)

Signore e signori, ancora gli anni ’80
(Photo by David Foster Productions © 1986 TriStar Pictures)

Da tempo è un attore dimenticato, ma negli anni Ottanta Steve Guttenberg dovunque lo mettevi brillava, e anche il più ridicolo filmetto se aveva lui nel cast diventava un successo irrefrenabile.
Nel 1984 era esploso con il successo mondiale di Scuola di polizia e da allora, pur interpretando sempre personaggi “piccoli” e spesso timidi, era il re della commedia americana per famiglie. Qui addirittura vogliono farci credere che sia un introverso “secchione”, un tecnico che passa tutta la sua vita chiuso in sala macchine, impacciato con le donne e tutto il resto. Però si presenta esattamente come si presenterà in ogni suo film: camicia col pelo di fuori e ricci con tanti capricci.
Ally Sheedy non era da meno. Anche lei aveva iniziato in TV e poi aveva lavorato con Badham in Wargames. Negli anni Ottanta era l’attrice delle commedie sentimentali, tendenti alla lacrima facile, ma poi la sua stella si è subito appannata.
Il 1986 era dunque l’anno perfetto per entrambe gli attori e il regista, un annus mirabilis in cui anche una piccola sceneggiatura poteva dar vita ad un grande film.

cortocircuito_ePer chi fosse stato ibernato negli ultimi trent’anni, la trama si riassume in poche parole: un robot militare viene colpito da un fulmine e “manfunziona”, fuggendo dall’esercito e rifugiandosi a casa della “figlia dei fiori” Stephanie Speck (Ally Sheedy). Mentre i militari – guidati da G.W. Bailey, direttamente da Scuola di polizia – lo cercano dovunque, aiutati controvoglia dal suo inventore Newton Crosby (Steve Guttenberg), Numero 5 impara cosa sia la vita e il rispetto per essa.
Il fulmine infatti ha donato l’intelligenza alla macchina, che capisce che gli umani vogliono solo la morte mentre lui vuole la vita. Per affrontare lo showdown finale basterà un minimo di intelligenza…
Può sembrare la classica “moralità” hollywoodiana, ma vi assicuro che funziona benissimo e solamente nel 1986 questo anti-Terminator – non a caso Numero 5 è costruito in modo simile ad una delle macchine ammazza-uomini di Skynet! – poteva parlare di vita e di pace.
Come faccio a dire che “solo” nel 1986 questo film poteva essere girato? Per due motivi:
1) Dalla Guerra in Iraq del 1991 in poi ogni film americano parla di guerra e la esalta, quindi criticarla non è più consentito.
2) Quasi 30 anni dopo questo film, nel 2015, la storia viene ripetuta identica con Chappy – ribattezzato in Italia con un vergognoso Humandroid – e tutti odiano questo film. Eppure è una fotocopia di Corto circuito, lisa e rovinata ma uguale. Semplicemente non c’è più spazio per i robot buoni che parlano di pace…

Numero 5 che legge un classico libro page-turner

Numero 5 che legge un classico libro page-turner

Da quando ho conosciuto Evit del blog “Doppiaggi Italioti“, sono molto più attento alle scelte di doppiaggio nelle rese italiane dei film, e quindi non posso fare a meno di sottolineare alcune chicche.
Come per esempio il fatto che il trio comico degli anni ’30-’50 The Three Stooges solo in tempi recenti è stato ribattezzato “I tre marmittoni”, anzi non ho trovato prove dell’esistenza di questa espressione prima del febbraio 1985, quando cioè su piccole reti locali inizia la trasmissione della serie animata degli Stooges. Con il 1991 questa espressione sparisce per ritornare nel 2012 quando i distributori italiani non sapevano come chiamare l’imbarazzante film-omaggio al trio comico.
Se i doppiatori della sit-com Cin Cin nella metà degli anni Ottanta erano informati del palinsesto televisivo – i tre marmittoni sono i film preferiti del protagonista Sam Malone! – ai doppiatori della S.A.S. in quel 1986 nessuno ha parlato di marmittoni, così Numero 5 con la voce di Leo Gullotta parla tranquillamente dei «tre stughs». (Curiosamente non dice stuges ma proprio stughs…)

Badham ha girato La febbre del sabato sera (1977) quindi può anche citarla

Badham ha girato La febbre del sabato sera (1977) quindi può anche citarlo

«Con lui devi usare un linguaggio Basic, dirgli chiaro cosa deve fare». Per i gggiovani lettori, ricordo che negli Ottanta tutti eravamo fomentati dal Basic, linguaggio con cui programmavamo in Commodore e con il quale scrivevamo per tutto il pomeriggio decine e decine di stringhe di testo con il risultato… di far muovere una pallina!
A parte questo, l’espressione “linguaggio Basic” è secondo me la perfetta resa italiana di «talk computer» che usa Stephanie. Lei incita il suo sgradevole amico a parlare in linguaggio-macchina, ma lui dice «Augh, robot: me amico», e lei giustamente lo rimprovera: «ho detto Basic, non Apache!» (No, talk computer, not Apache).
In generale Gullotta compie un lavoro perfetto, e il momento migliore è quando Numero 5 corre via sui suoi cingoli gridando «Cingolare! Cingolare!»: un’aggiunta italiana che mi sento di plaudire.

Caratteristi a go-go

Caratteristi a go-go

Mi sono dilungato e rischio di non fermarmi più, ma capite che è stato un film importante per gli anni Ottanta – sebbene in seguito le TV l’abbiano trattato malino – ed è ricco di un’epoca che ho vissuto appieno. Un’epoca in cui nessuno dava del razzista all’americanissimo Fisher Stevens per fingersi informatico indianeggiante! Pare che in India lo confusero con un attore locale ed esaltarono l’ampiezza di vedute di Hollywood che dava così spazio ad un indiano!
Erano tempi in cui bastavano due bravi attori e una buona sceneggiatura per illuminarti la serata, ma anche tempi in cui c’erano soldi da spendere e bravissimi tecnici da ingaggiare: Numero 5 è un piccolo capolavoro ed è un peccato abbia conosciuto solo un altro film, non all’altezza del primo perché in realtà nessuno ci credeva.

Buon anniversario, Numero 5: se anche un robot da guerra può capire il valore della vita umana… potremo riuscirci anche noi.

L.

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16 risposte a Corto circuito (1986) 30 anni di Numero 5

  1. Leo ha detto:

    Evvai, un po’ di affetto per Corto Circuito! 😃 È vero, a parte sulla vecchia TMC non ricordo di averlo visto molto in tv. Vedo il tuo “cingolare” e rilancio con “Sturmtruppen Panzer Divisionen!!!” 😁😁

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  2. Denis ha detto:

    Se vi ricordate anche la Nintendo fece un robottino bianco in stile Johnny 5 come periferica per il Nes 8 bit,poi di recente e stato rifatto nella linea di statuette Amibo,bei ricordi i film erano più lineari ma pieni di significato,comunque una piccola curisosità in Wall-E e Ben Burtt proveniente da Guerre Stellari ad aver curato gli effetti sonori di quel film,comunque concordo il secondo film è meno bello.

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  3. Cassidy ha detto:

    L’inizio del pezzo è micidiale, hai ragione i nerd si sono ripresi la loro rivincita più che nel film omonimo. Dici bene poi, un robot ormai fuori dal tempo, cinque altissimo per la citazione finale a ”Terminator 2”, che chiude il cerchio alla grande! 😀 Cheers

    P.S. Alle elementari, andando malamente fuori traccia, scrissi un tema scolastico su quanto era bello il film ” Insieme per forza”, no così, giusto per ribadire il tuo concetto.

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  4. babol81 ha detto:

    Cavolo, che amarcord… e come mi sento vecchia!! Da piccola lo adoravo, però preferivo il secondo perché (correggimi se sbaglio) il robot si metteva a parlare? Non lo vedo da quando ho 10 anni a occhio e croce quindi se ho peccato di ignoranza chiedo indulgenza! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A parlare parla in entrambi, ma nel secondo è più “sciolto” 😉
      Distruibuito molto più capillarmente, ho visto più il secondo che il primo: è inferiore perché in pratica è un direct-to-video, ma sempre di grande qualità rispetto ai filmacci attuali 😛

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  5. Pietro ha detto:

    Quanti meravigliosi ricordi, da piccolo sognavo di averne uno tutto per me e fare un po’ di casino e divertirmi 😀
    Certo però che ha fatto davvero epoca questo film 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anch’io avrei tanto voluto un robot, anche perché all’epoca i cingolati “casalinghi” erano di gran moda: c’era in Rocky 3 (1982), Dr. Creator (1985), Dovevi essere morta (1986) ma soprattutto nella frizzante serie TV Riptide (1984). I cingolati tiravano! 😉

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  6. cumbrugliume ha detto:

    Ce lo ricordiamo tutti con grande affetto 🙂 Io ricordo di averlo visto tante volte anche in tv… forse l’avevo registrato e lo rimettevo in continuazione! Ci sta 😀

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  7. Evit ha detto:

    Il secondo lo trovavo inferiore quando ero più piccolo e mi mancava la presenza di Guttenberg, eroe per tutti i fan di Scuola di Polizia, ma rivedendoli entrambi recentemente ho apprezzato ugualmente anche il secondo film, ancora oggi valido e mannaggia al crollo del muro che ci ha portato a non vedere più critiche americane verso la guerra! Gli anni ’80 erano all’insegna del pacifismo perché eravamo sempre ad un passo dalla distruzione totale del pianeta, in quello scenario è difficile anche ricordare l’effetto di film come Wargames. A chi è nato negli anni ’90 quel film potrà sembrare piatto e dimenticabile ma all’epoca erano rischi vissuti quotidianamente e semplici frasi come “passare a Defcon 1” bastavano ad aumentare la tensione al massimo perché facevano appiglio ad esperienze ben note che oggi sono quasi impossibili da paragonare con situazioni attuali.
    Scusate la digressione. Corto Circuito 1 e 2 hanno doppiaggi che ricordo essere ottimi, specialmente dal punto di vista delle interpretazioni, risultando ugualmente divertenti in italiano così come lo erano in lingua originale per gli americani. L’incazzatura finale di “Johnny numero 5” nel secondo film fa scoppiare a ridere in entrambe le lingue. Mi dispiace non aver avuto tempo di trattare questi film nel mio blog così da unirmi al vostro blog tour, prima o poi ci arriverò.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie dell’intervento e a questo punto devo rivedermi assolutamente il secondo film, che è passato troppo tempo.
      Hai detto benissimo, negli anni Ottanta vivevamo con la terza guerra mondiale a due passi, c’era la classica espressione “basta premere un pulsante” che testimoniava quanto fosse facile che il mondo finisse, e la fiction sfruttava questa paura a piene mani sfornando prodotti anti-guerra a iosa. Però questi prodotti creavano anche gli action heroes come Stallone, Schwarzy e Chuck Norris, perché il concetto era semplice: ammazziamo tutti i nemici così non ci sarà pericolo di guerra! 😀
      Quando la guerra è scoppiata davvero, anche se “in miniatura”, tutto è cambiato e dal ’91 in ogni film americano si dice che non si deve dare addosso ai “nostri soldati” che si battono per la libertà. Frasi così stupide nessuno le diceva fino agli anni Ottanta, quando non si combatteva per la libertà ma per sterminare i brutti e i cattivi. E ancora negli anni Ottanta la gente sputava in faccia ai reduci del Vietnam, prima che non fosse più consentito dirlo pubblicamente…
      Oggi appena c’è un soldato o ex soldato in video tutto si scioglie in una zuccherosa melassa imbarazzante, e quindi… non è più tempo d’eroi.
      Paradossalmente, oggi siamo pieni di reduci addestrati ad uccidere che però la gente (almeno nei film) esalta: quindi dal 1991 in poi… Rambo è una storia che non ha più senso! 😛

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  8. Giuseppe ha detto:

    L’inizio è da antologia, come del resto anche tutto il post (che cult Badhamiani mi hai ricordato) 🙂 E fra i tanti momenti memorabili del film, come non ricordare quando Johnny capisce la barzelletta dando la prova di essere “vivo” a tutti gli effetti? 😉 Certo, oggi come oggi si troverebbe ad essere poco meno che un emarginato incompreso (al pari di Chappy, appunto)…

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