La fuga di Logan (1976) 40 anni di fuga dal futuro

loganla-fuga-di-logan-mondadoriDurante tre settimane di un’estate californiana del 1966 due giovani scrittori di fantascienza – William F. Nolan (un mito!) e George Clayton Johnson – prendono i moti giovanili dell’epoca e li portano nel futuro: in quel 2116 molto simile a questo 2016 in cui stiamo festeggiando la loro opera.
Perché una volta intervistati, i due hanno ammesso candidamente che non erano interessati a scrivere un romanzo bensì a pubblicare una storia che fosse già pronta per il cinema, e così è stato. La MGM ci ha messo un po’ ma alla fine il 23 giugno 1976 presenta al cinema Logan’s Run.
Il film arriva in Italia il 23 dicembre 1976 come La fuga di Logan, e festeggiamo quindi i suoi quarant’anni nel nostro Paese.
Come sempre, lo facciamo con un piccolo blogtour.

  • La Bara Volante” e la sua imperdibile recensione
  • IPMP” con la locandina italiana dell’epoca

logan_bannerNegli anni Sessanta arriva a sublimazione quel futuro distopico e bbuio che poi non è più cambiato e oggi sembra chissà che novità. A novembre del 1966 esce al cinema quel Fahrenheit 451 tratto dal romanzo del 1953 di Ray Bradbury a cui Logan deve moltissimo. Nel 1971 il film Arancia meccanica rilancia il romanzo del 1962 di Anthony Burgess, e in generale il cinema è interessato a tematiche orwelliane da 1984 (1948): addirittura la saga più scimmiesca di sempre dedica un episodio al futuro distopico con 1999: conquista della Terra (1972), dove il giovane Caesar guida altri giovani a sovvertire l’ordine costituito e a conquistarsi un mondo migliore da quello creato dai “vecchi”.

Nel futuro distopico ci sono le scimmie... e Logan!

Attento Logan, c’è una scimmia che ti ruba il film! (© 2012 Getty Images)

Nolan e Johnson sanno cogliere perfettamente certe atmosfere che sono nell’aria e quando il film uscirà sarà addirittura arricchito da sequenze che sembrano ricopiare Il pianeta delle scimmie (1968): monumenti distrutti e rive marine in campi lunghi compresi.
Ricordo che il romanzo del 1967 arriva in Italia con gli echi dell’imminente film e diventa il numero 22 della storica collana “Oscar Fantascienza” (Oscar Mondadori n. 729, 23 novembre 1976, trad. Angela Campana). Dopo il seguito scritto dal solo Nolan – Il mondo di Logan (Logan’s World, 1977), Mondadori 1979 – tutto scompare nel nulla e i successivi romanzi rimangono inediti.

Monumenti abbandonati a iosa, nel futuro...

Monumenti abbandonati a iosa, nel futuro…

Il regista britannico Michael Anderson era noto per un grande film tratto da Jules Verne – Il giro del mondo in 80 giorni (1956) – passato poi a firmare onesti prodotti di genere, dall’action allo spy al warmovie.
Lo sceneggiatore David Zelag Goodman – che proveniva dal Marlowe di Robert Mitchum (1975) e dal successo di Cane di paglia (1976), pronto poi a firmare Gli occhi di Laura Mars (1978) – allunga il futuro dal 2116 al 2274 e l’età critica diventa 30 anni dai 24 originali del romanzo.

Ti faccio vedere quanto di più scopedelico insegnato ad Austin Powers?

Ti faccio vedere cosa ho insegnato ad Austin Powers?

Oggi temo che Michael York sia un caratterista poco noto, sebbene appaia in un numero abnorme di film: se lo dovessi descrivere ai gggiovani direi che è il capo di Austin Powers. Purtroppo non mi vengono in mente altri ruoli moderni di pari rilievo.
Quando ero ragazzino negli anni Ottanta invece il discorso era diverso: York era un signor attore. Nel 1972 si era fatto notare come co-protagonista di Cabaret, dove faceva girar la testa a Liza Minnelli, e dal 1973 aveva iniziato a far emozionare tutti i ragazzi interpretando D’Artagnan in un ciclo di film oggi dimenticati: per me York rimarrà per sempre l’unico vero grande D’Artagnan.
L’unico altro ruolo degno di nota della sua infinita carriera è proprio Logan, dopo il quale purtroppo la sua stella si è appannata.

Ma tu sei Farrah Fawcett! Scopedelico, baby... (© 2012 Getty Images)

Ma tu sei Farrah Fawcett! Scopedelico, baby… (© 2012 Getty Images)

Il 34enne York dunque interpreta il 26enne Logan 5… dieci anni prima del Numero 5 di Corto circuito (1986)!
Nella civiltà del futuro si vive sotto er cuppolone di vendittiana memoria e a 30 anni suonati una speciale celebrazione squarta la gente, e tutti sono convinti che si siano “rigenerati”. Insomma, anche nel 2274 la gente è allocca forte…

Rigeneragite!

Rigeneragite!

Logan, come tutti, è nato in laboratorio e passa la vita nel più completo edonismo e libertà di costumi – qualcosa che per l’America perbenista è devastante – mentre per lavoro fa il guardiano: in originale è Sandman, come l’uomo che viene a portar via i bambini nelle tradizioni sassoni.

Applausi per l'esordiente Jenny Agutter, bella da far male...

Applausi per l’esordiente Jenny Agutter, bella da far male…

Conosce per caso Jessica (la stupenda Jenny Agutter, al suo esordio cinematografico: oggi la trovate nel Consiglio Mondiale dei film degli Avengers!) e scopre la solita Resistenza. Riceve la missione ufficiale di infiltrarsi, fingendosi un “resistente”, ma poi si convince che la Stato ha preso in giro lui e milioni di persone e cerca di cambiare il mondo. Ma, com’è noto, il mondo non si cambia…

Questa società non mi sembra molto democratica... (© 2012 Getty Images)

Questa società non mi sembra molto democratica… (© 2012 Getty Images)

Costato circa 9 milioni di dollaroni e incassati 25, il film è un successo dell’epoca e ha aperto la porta al classico trenino: una miniserie televisiva in 14 episodi (a quanto pare giunta anche in Italia), una serie a fumetti (edita da noi nel 1978 dalla mitica Editoriale Corno) e altri romanzi che ne continuano il discorso: nel 2014 è nata una nuova serie a fumetti, ovviamente inedita in Italia.
Tutto viene velocemente dimenticato dal nostro distratto Paese, dove il film esce (non si sa quando) in una rarissima VHS MGM e poi scompare nel nulla. Persino la Mondadori, che ristampa tutto il ristampabile fino alla nausea, ha dimenticato il romanzo lasciandolo in pasto agli avidi collezionisti. (E ora mi mordo le mani perché più volte l’ho visto su bancarella senza comprarlo!)

(© 2012 Getty Images)

(© 2012 Getty Images)

La “corsa” di Logan è quella che compiono tutti gli eroi del futuro distopico, che rinunciano alla loro vita agiata e tranquilla in un mondo brutto per affrontare i pericoli mortali di un mondo bello. E ovviamente il mondo bello è il nostro… che proprio bello bello non è…

Alcune sequenze identiche a L’altra faccia del pianeta delle scimmie (1970) rendono un bel po’ datato la struttura tecnica del film, ma il suo messaggio è ancora potente: guardate sempre al di là delle affermazioni roboanti e delle verità imposte (e supposte). Perché quando ti svegli in un mondo distopico, non importa se tu sia un guardiano o un ribelle: è meglio che cominci a correre…

L.

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12 risposte a La fuga di Logan (1976) 40 anni di fuga dal futuro

  1. Pingback: La fuga di Logan (1976) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

  2. Cassidy ha detto:

    Finale perfetto per un altro gran pezzo, sapevo che con i romanzi originali avresti dato il meglio 😉 Concordo in pieno su Jenny Agutter, davvero bellissima, e grazie per avermi ricordato il moschettiere di Michael York, quella era davvero il miglior adattamento del romanzo di Dumas! Ma tu la serie tv di Logan la ricordi? Non credo di averla mai vista. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La serie ignoravo che esistesse, l’ho scoperta scrivendo il pezzo e la sua uscita italiana rimane nebulosa.
      La Agutter è spettacolare, non capisco come mai non abbia fatto più film famosi.
      Una volta il ciclo dei Moschettieri lo ripetevano a getto continuo poi è scompare nel nulla: York, Chamberlain e Oliver Reed facevano scintille!!!

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      • Cassidy ha detto:

        Anche io proprio non la ricordo, cercando immagini di York nei panni di Logan, continuavo a trovare i personaggi della serie tv. Hai ragione, quello era un gran trio! Cheers

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      • Giuseppe ha detto:

        La serie io la vidi, ai tempi: Gregory Harrison ed Heather Menzies avevano i ruoli di York e della Agutter, affiancati da Donald Moffat nel ruolo di un androide. Che io ricordi, fu trasmessa a metà anni ’80 circa sui canali della “primissima” mediaset senza altre repliche in chiaro. In pratica, fatte salve alcune differenze rispetto al film di Anderson, i fuggiaschi erano alla perenne ricerca del Santuario (luogo ideale per un’umanità libera, dove il Carousel non esiste) incontrando sulla loro strada rogne di varia natura, di questo e altri mondi: in un episodio si trovano addirittura a fronteggiare il pericoloso immateriale inquilino di una casa infestata (interpretato da un noto volto televisivo, Skip Homeier)…
        Ah, io York e la Agutter riuscii a vederli (cosa non erano quelle sale specializzate di fine ’70/primissimi ’80, che purtroppo oggi non ricorda più nessuno) su grande schermo 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio per la testimonianza: mi sa che sei l’unica prova della distribuzione italiana del telefilm 😛

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  3. Denis ha detto:

    Non l’ho mai visto,ho visto il simil remake The Island di cui partiva bene il primo tempo .poi il secondo tempo era un film alla Bay che spreco e Sean Bean muore come sempre,York se non ricordo male era nel film Zeppelin.

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  4. canenero ha detto:

    Anche io ho visto più volte il libro a delle bancarelle di un mercatino che fanno qui vicino, quasi quasi la prossima volta se c’è ancora lo prendo 🙂 Gran bell’articolo!

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  5. Pingback: L’orca assassina (1977) 40 anni sotto il mare | Il Zinefilo

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