Passengers (2016) Un amore spaziale

passengersDopo il post di “Movies Tavern“, ho voluto vedere questo film che appartiene alla “nuova fantascienza”, quella “giovane”, quella “smart”, quella dove le cose sono belle, e tutto ciò che è bello è anche buono, concetto così moderno e giovane… che già 2.500 anni fa gli antichi greci avevano un nome per indicarlo: kalokagathia.

Aprite il magazzino dei belli, che c'è della fantascienza da fare. (Photo by Jaimie Trueblood © 2016 Columbia Pictures)

Aprite il magazzino dei belli, che c’è della fantascienza da fare.
(Photo by Jaimie Trueblood © 2016 Columbia Pictures)

Il newyorkese Jon Spaihts è una giovane leva del fantastico al cinema. Ha esordito con L’ora nera (2011) che all’epoca fece molto parlare di sé e aprì la porta al sottogenere-Z “russian horror”. Ha co-firmato quell’enorme sbaglio dal titolo Prometheus (2012) e quel fumettone di Doctor Strange (2016). In attesa di vedere il suo imminente The Mummy (2017) – che io vedrò attraverso una mano perennemente appiccicata al viso, nell’universale gesto di MACCOSA – per la Columbia Pictures ha scritto quella space love story che risponde al titolo di Passengers.
Uscito in patria il 14 dicembre 2016, arriva subito sugli schermi italiani il 30 dicembre successivo. (Fonte ComingSoon.it.) La Universal lo ha già messo in prevendita in DVD per il 19 aprile 2017.

Jon Spaihts, il volto nuovo della fantascienza vecchia. (Photo by Johanna Watts © Creative Commons Attribution 4.0)

Jon Spaihts, il volto nuovo della fantascienza vecchia.
(Photo by Johanna Watts © Creative Commons Attribution 4.0)

Non esistono “giovani” al cinema, solo nani che salgono agilmente sulle spalle dei giganti. Tanto il pubblico non ricorda nulla, figuriamoci dei giganti.
Così il giovane Spaihts non deve fare altro che prendere il Solaris (2002) di Steven Soderbergh – che non è un gigante – e spalmare quella formula su una trama più grande, sulla trama appunto di un gigante. Come Ben Bova.
astronave-ventimilaNegli anni Novanta ero un vorace lettore di “Urania” e tra i piccoli capolavori ignoti che ho avuto la fortuna di leggere ci sono alcune chicche di uno dei meno riconosciuti maestri della fantascienza moderna: Ben Bova, appunto.

Mi colpì molto un romanzo intitolato in Italia L’astronave dei 20.000 (Flight of Exiles, 1972; Urania n. 720, 10 aprile 1977) in cui un’enorme astronave piena di viaggiatori in sonno criogenico fluttuava nello spazio verso una nuova patria. I pochi “svegli” alla guida avevano vari problemi, tra cui un malfunzionamento che rischiava di distruggere l’astronave e tutti i suoi “passeggeri” dormienti.
Prendete questa trama e lasciatela in sottofondo, prendete la formula di Solaris – storia d’amore sofferta tra lenzuola di seta e arredamenti di classe, con inquadratura del sedere del protagonista – e avrete esattamente Passengers.

Come dite? Non è Passengers? Boh, a me pare uguale...

Come dite? Non è Passengers? Boh, a me pare uguale…

Perché portare abitini sexy e tacchi a spillo su un’astronave verso un lontano pianeta? Perché in un’astronave deserta fare il bagno con un costumino d’alta classe? Perché ogni singola inquadratura mostra un arredamento perfetto e di gran classe, proprio come quella fetecchia di Solaris? Perché questo NON è un film di fantascienza, bensì un classicissimo filmone d’amore superficiale scritto da uno che palesemente ama la fantascienza, visto che scopiazza dai migliori.

Come dite? Non è Passengers ma Red Planet? Boh, a me pare uguale...

Come dite? Non è Passengers ma Red Planet? Boh, a me pare uguale…

Come per esempio nel finale – tranquilli, non rivelo nulla – quando lo sceneggiatore dimostra di ricordarsi bene del film di cui purtroppo non si ricorda mai nessuno: quel piccolo gioiellino di Red Planet (2000) con Val Kilmer e Carrie-Anne Moss, che fanno esattamente quello che fanno Chris Pratt e Jennifer Lawrence in questo film, anche se questi ultimi sono molto più patinati e ben vestiti. (Addirittura la Moss si permette di mostrarsi spettinata nell’astronave: ma siamo pazzi?)

Due tipici astronauti in tuta da lavoro... (Photo by Jaimie Trueblood © 2016 Columbia Pictures)

Due tipici astronauti in tuta da lavoro…
(Photo by Jaimie Trueblood © 2016 Columbia Pictures)

In ogni fotogramma i due attori sono perfetti, perché dal Duemila è questo l’importante in un film di fantascienza: la totale perfezione degli attori e l’altissima classe dell’arredamento. Gli astronauti veri sono brutti e bevono la propria urina, no, a noi servono degli strafighi che cambino abito ad ogni sequenza. Addirittura nelle prime scene Chris Pratt indossa la camicia jeans dell’uomo che non deve chiedere mai…
Pratt e la Lawrence sono perfetti, sono eroi di plastica creati a tavolino che forse neanche esistono. Pratt almeno è diventato famoso facendo il ciccio coglione nella mitica serie Parks and Recreation, dove era vero e divertentissimo, ma la Lawrence non credo sia una persona vera: è una ginoide che tirano fuori dal magazzino all’occorrenza.

Aspetta, ma questa scena non l'ho già vista in Dirty Dancing? «Come here, loverboy»

Aspetta, ma questa scena non l’ho già vista in Dirty Dancing?
«Come here, loverboy»

Va be’, questa è tutta invidia: da che mondo è mondo i protagonisti devono essere belli e impossibili, per far sognare gli spettatori e distrarli dalle trame, non stiamo a fare i pignoli.
Ok, il film scopiazza, e allora? Ogni film di fantascienza ruba ai precedenti: lo stesso citato Red Planet in fondo era una scopiazzata di cose precedenti – tipo lo stesso episodio di Ai confini della realtà che Rod Serling allungò per creare Il pianeta delle scimmie (1968) – e questo alla fin fine non vuol dire niente. Se la storia è bella, che importa? Il finale di Dark Star (1974) di John Carpenter è scopiazzato dal racconto Caleidoscopio (1949) di Ray Bradbury ma è reinterpretato così bene che puoi solo applaudire.

«Aspetta, ma questa scena...» «Ahò, e mmobbasta!»

«Aspetta, ma questa scena l’ho già vista…»
«Ahò, e mmobbasta! Guarda che metto stop, eh?»

Al di là di questo, dunque, onestamente la storia di Passengers ha dei momenti belli, di cui purtroppo non posso parlare per non spoilerare. Non i momenti patinati, durante i quali ti batti le mani in faccia e ti chiedi quanto ancora diventeranno superficiali i registi e gli spettatori, ma alcune scelte di trama che ho trovato intriganti.
Quindi è sicuramente un film da vedere, facendo lo slalom tra le trovate imbarazzanti e quelle ridicole. A tal proposito vi scongilio di vedere il trailer, visto che il film… è tutto lì!
Chi però pensa di vedere un film di fantascienza rimarrà un po’ deluso, visto che NON è un film di fantascienza ma una normalissima storia d’amore patinata all’americana, a meno che non siate gggiovani allora tranquilli: non sapete cosa sia la fantascienza, quindi non soffrite per la sua scomparsa!

Sono esagerato, questa astronave è plausibilissima... (Photo by Jaimie Trueblood © 2016 Columbia Pictures)

Sono esagerato, questa astronave è plausibilissima…
(Photo by Jaimie Trueblood © 2016 Columbia Pictures)

Bravo infine Michael Sheen ad interpretare il barista robot, ruolo che dimostra quanto lo sceneggiatore se ne freghi della robotica e della sua logica: quel ruolo sta lì solo ed unicamente per un twist di sceneggiatura che non vi rivelo. Magari con uno sforzicino in più  il personaggio avrebbe avuto un carattere un po’ più importante, tipo il Kevin Spacey di Moon (2009), che non si vede mai ma rimane valido co-protagonista.
Ah, a proposito, c’è pure la cabina medica di Prometheus, ma in fondo Spaihts ha diritto di citare una propria precedente sceneggiatura…

L.

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27 risposte a Passengers (2016) Un amore spaziale

  1. marcellino248 ha detto:

    Comunque il fatto che tu lo recensisca sul blog che parla di cinema di serie Z è un indice valido della qualità del film! 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In effetti è un po’ screditante, ma essendo il mio unico blog di cinema ormai tratto anche film di qualità superiore. Di sicuro “Passengers” non è serie Z, è di ottima fattura e con un gran cast, ma è anche una gran furbata quindi un po’ si merita di essere qui 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Infatti il suo essere troppo furbata (risultando altro rispetto alle attese di genere create) ha portato alcuni miei amici a giudizi molto severi e il sottoscritto alla voglia 0 di vederlo…nonostante alcune qualità da te evidenziate!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Tutto sommato invito a vederlo, non è una visione sgradevole: a parte la vasta sezione Harmony 😀

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  2. Denis ha detto:

    Non male Pianeta Rosso,che genere può essere Passengers?uno Space Harmony?
    Be ho visto le foto di Jennifer nuda ne vale la pena^_^

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  3. cumbrugliume ha detto:

    Sembra molto patinato, ma in fondo ci può stare… aspetto di vederlo con curiosità!

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  4. Pingback: #176. Passengers (2016) – Movies Tavern

  5. Cassidy ha detto:

    Sei un signore lo dico sempre, hai messo i puntini sulle i, trovando rimandi e citazioni che secondo me nemmeno Jon Spaihts conosce. Ottimo pezzo per un film di serie A nel budget, ma Z nell’animo e nel risultato. Grazie per le (multiple) citazioni! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ahahah Come cantava Blu Cantrell, hit ‘em up with style 😀
      Se avessero usato meno harmony sdolcinato e meno patinata superficialità magari sarebbe venuto fuori un onesto filmetto di cassetta, ma atteggiarsi a fanta-filmone dell’anno fa ridere…

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  6. Evit ha detto:

    Qui devo togliermi il cappello. Hai centrato perfettamente tutto il succo e i riferimenti sono azzeccati come sempre. Quel libro di Bova l’ho visto nei mercatini, merita?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio e sì, merita tantissimo come merita ogni suo libro. È un narratore fenomenale e ho adorato tutto quello che ho letto di lui. Purtroppo non ha avuto in Italia la considerazione che merita e da molto tempo Urania l’ha dimenticato, ma lo considero un maestro della fantascienza moderna. (Nel senso di versione moderna della fantascienza classica: non intendo la fantascienza hard, quella bullonara e piena di termini tecnici inutili)

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      • Evit ha detto:

        Di lui ho solo (mi pare) la versione a romanzo di L’uomo che fuggi dal futuro (THX-1138) e già lì adorai il suo modo di scrivere. In quel libro c’era anche un finale “esteso” che penso fosse di sua creazione e non un’idea di Lucas. Mi sono sempre ripromesso di leggere altro dell’autore ma ancora non mi è capitata l’occasione.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ricordo Voyagers (in Italia mi pare “Giove chiama Terra”) che è splendido e con un finale da applauso. Ovviamente rovinato da un Voyagers II che poteva evitare di scrivere.
        Il bello di Bova è che qualsiasi sia la trama ha una narrazione così coinvolgente che ti cattura subito e non ti molla più. C’era pure un romanzo su Kennedy clonato, ma ho ricordi vaghi…

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  7. Alfonso Maiorino ha detto:

    Lo andrò a vedere questa sera e come film mi incuriosisce molto. Ecco diciamo che il fatto che tutti dicano sia più un film d’amore che un film di fantascienza mi preoccupa abbastanza… Boh, spero almeno di non rimanerne deluso!

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  8. gioacchino di maio ha detto:

    E’ vero che di fanta-scienza ci sia poco. Qualcuno ha fatto notare ipoteticamente che in una nave di 5000 passeggeri una sola cabina medica è poca, però se ne mettevano due o più il film prendeva un altra piega. Poi la passeggiata nello spazio mentre la nave viaggia a metà della velocità della luce non sarebbe consigliabile.

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  9. Giuseppe ha detto:

    Ho capito, va… meglio che mi riguardi Pianeta Rosso, mi rilegga L’Astronave dei 20.000 (ce l’ho, ce l’ho 😉 ) e già che ci sono, a questo punto, ridia un occhio pure al Solaris di Soderberg: film dalle enormi differenze rispetto all’originale, chiaro, ma che tutto sommato non mi era dispiaciuto perché 1) se non altro Soderbergh si era ricordato di inserircelo in qualche modo nel suo “nuovo” adattamento, l’oceano pensante (con tanto di ricordi materializzati e senzienti) e 2) essendo lontano dai suoi per nulla fantascientifici territori abituali, trovai che se la tirasse meno del solito.
    P.S. Non sono del tutto ostile all’idea che la fantascienza possa anche fungere da cornice in un quadro che parla d’altro, ma almeno sia una cornice robusta (vedi Star Wars, la cui Sword & Sorcery ben si sposa con la Space Opera)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il bello della fantascienza è che in realtà non è un genere ma proprio uno sfondo ad altro, come dici tu. Le storie parlano di avventura, amore, guerra, giallo, thriller, spy e chi più ne ha più ne metta, tutto ambientato in luoghi lontani ma vicini. Però un minimo di fantascienza dev’esserci: qui è solo love story con un 10% di fantascienza…
      Purtroppo odio troppp “Solaris 2 la vendetta”, ed amo troppo il vero Solaris, per giudicare a mente fredda Soderbergh, che odiavo già prima del film. È uno di quei casi in cui il cuore impedisce alla mente di ragionare 😛 (ma credo tu sia l’unico ad aver notato il pianeta pensante al posto del sedere di Clooney 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        E’ perché alla fine uno, come spettatore esigente, si chiede se per caso anche il sedere di Clooney non sia stato ricreato dal pianeta pensante (nemmeno io sono fan di Soderbergh, e quello è certo l’unico DVD con un film suo che avrò mai in cineteca) 😛
        Con quel 10% hai centrato esattamente il problema: se la percentuale è troppo bassa -o male dosata- la science fiction non serve né da sfondo né tanto meno da strumento “attivo” valido capace di usare per i propri scopi (narrativa d’anticipazione, distopica, ucronica, classica/avventurosa, hard-science fiction ecc. ecc.) tutti i sottogeneri -da te elencati- che può contenere…

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