[Gli Archivi del Monte Song] One-Armed Boxer (1972)

onearmedboxerLascio la parola a Marco Figoni, esperto di cinema marziale e curatore del gruppo facebook Quando le mani rompevano ed i piedi spezzavano.
Ha acconsentito a parlarci del mitico cinema della Shaw Bros in questa sua rubrica sabatina “Gli Archivi del Monte Song“.

L.

One-Armed Boxer
(獨臂拳王)

Yu Tien-Lung (Jimmy Wang Yu) non sopporta i soprusi, e quando la banda degli uncini comandata dal perfido maestro Chao (Tien Yeh), ancora una volta spadroneggia alla locanda, non ci pensa due  volte ad intervenire spedendoli a casa a suon di calci e pugni.
A nulla servono i ripetuti agguati ai suoi danni perché il giovane Lung si difende anche quando il maestro Han (Ma Kei) glielo proibisce.

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Il malvagio maestro Chao oltre ad essere un campione di kung fu, arrotonda lo stipendio con un giro di droga internazionale, e per mantenere il suo status quo chiama a raccolta i più grandi lottatori internazionali che per prima cosa irrompono nella palestra del maestro Han massacrandone gli allievi.
L’unico a tenergli testa sembra essere Lung, fino a quando interviene il campione di karate giapponese che con un colpo di taglio fulmineo gli stacca un braccio.

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Dopo un primo momento di crisi, il giovane grazie ad un dottore riprende gli allenamenti per potenziare l’unico braccio rimasto.
In seguito ad interminabili addestramenti a suon di martellate sulle mani e infusi di erbe atti a neutralizzare tutti i centri nervosi, rendendolo immune al dolore, Lung torna per vendicare l’onta della sconfitta e perché no fermare anche il traffico di droga.

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Conosciuto anche con il nome di The Chinese Professionals e da noi con l’evocativo Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo [distribuito in Italia da Giuseppe Zaccariello a partire dal 17 aprile 1973. Per saperne di più sulla distribuzione nostrana del cinema marziale dell’epoca, rimando al post Doppiatori di menare. N.d.R.], The One Armed Boxer è uno dei film di kung fu più famosi e copiati al mondo.

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Alla regia troviamo la stella Jimmy Wang Yu che dopo l’esperienza come attore alla Shaw Brothers decide di fare il salto “di qualità”, diventare regista e sceneggiatore con uno script che prende il meglio da due suoi film campioni d’incasso: One-Armed Swordsman (1967) e The Chinese Boxer (1970).
Dal primo film diretto da Chang Cheh eredita il personaggio dello spadaccino monco, trasformandolo in un campione del kung fu sulla falsa riga di “Chen” dell’astro nascente Bruce Lee, dal secondo l’eterna diatriba con i giapponesi che ha fatto di Fist of Fury (uscito solo pochi mesi prima) uno dei maggiori incassi di sempre della colonia inglese.

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Va detto che Wang Yu è un regista rozzo, che non si fa scrupoli ad usare trucchetti di montaggio o velocizzazioni per raggiungere il suo scopo e i risultati spesso non gli danno ragione.
Ma dove raggiunge l’apice è nella caratterizzazione dei personaggi e degli stili di lotta, formula che porterà all’apogeo con il sequel One-Armed Boxer vs The Flying Guillotine (1976) con coreografie marziali del compianto Liu Chia Liang.

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Lung Fei, storico villain di mille film!

In questo primo episodio chiama a raccolta  campioni di karate da Okinawa, lottatori di judo, dalla Corea un esperto di taekwondo, monaci tibetani, un maestro Yogi dall’India e infine due thaiboxer,
Ovviamente tutte le scene di lotta come da tradizione “Wang Yu” sono esagerate fino alla caricatura involontaria che sfocia nei migliori dei casi nel fumettoso: come i monaci tibetani che occludendosi i punti di pressione si gonfiano diventando inattaccabili, o lo Yogi che combatte con i piedi reggendosi con le mani a terra, girato e montato con l’effetto rewind (da brividi).

Su Chen Ping nel ruolo dello Yogi "gonfiabile"

Su Chen Ping nel ruolo dello Yogi “gonfiabile”

In aiuto ad una scarsa abilità marziale dei lottatori arrivano il montaggio, gli effetti speciali audio/video ed un certo gusto per il weird che da sempre contraddistingue il cinema di Jimmy Wang Yu, elevandolo come esempio anche in altri campi: i videogiochi di The Street Fighter su tutti!

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In conclusione questo film non ha la potenza evocativa di Chang Cheh, non si avvicina nemmeno agli eccessi di The Chinese Boxer/Cinque dita di violenza, ma percorre la sua strada perennemente in bilico tra il ridicolo e il fumettoso, con momenti di puro sense of wonder e altri dove vorresti spegnere il televisore e gettarlo giù dal balcone.
Nonostante ciò senza Jimmy Wang yu e la sua “poetica” probabilmente non avremmo avuto Sonny Chiba, i videogiochi beat’em up e tutta quella sottocultura d’azione marziale pop che oggi amiamo!

Marco Figoni

P.S.
Ringrazio Marco per aver presentato questo film.
L.

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8 risposte a [Gli Archivi del Monte Song] One-Armed Boxer (1972)

  1. Giuseppe ha detto:

    Così, a pelle, ho l’impressione che non poche caratteristiche dei combattimenti alla “Wang Yu” siano poi state riprese -e nemmeno rimaneggiate più di tanto- anche in un certo Hokuto No Ken 😉

    Piace a 1 persona

  2. marcochiba ha detto:

    Sonny Chiba rulez!
    Comunque all’epoca si vociferava di un film con Bruce Lee Sonny Chiba e Yusuaki Kurata!….purtroppo la prematura morte del piccolo drago ci ha negato questo splendore!

    Piace a 1 persona

  3. Anna ha detto:

    una noticina ai cattivoni: Lung Fei il capellone, Shan Mao che stappa le bottiglie con la bocca (e che morì nel 1977 ucciso da un taxista armato di cacciavite), Wu Tung Choo il judoka cintura rossa, Su Chen Ping e Chang I kwai, i due Lama, Tsai Hung e Wong Wing Sang, cioè i due aikidoka, Blakie Ko e Kwan Hung, i due thai boxers, Pan Chun Lin lo yoga, Tien Yeh il capo dei trafficoni etc.… tutta gente che girava dozzine di kung-fu a Taiwan. Sto film ricorreva in tutti i libri di Riccardo Esposito e Lorenzo De Luca (quest’ultimo specificava anche l’incasso italico, oltre 200 milioni di lire, di cui 15 milioni nel solo weekend a Pasqua ’73!) al punto che ho dovuto recuperarlo su YouTube. Lo trovo tecnicamente meno corrivo di altri e divertentissimo. Peccato che su YouTube non c’è la musica originale che la vers italiana del 73 manteneva, ma quella di Shaft plagiata dalla copia americana. Si vede che sul tubo hanno messo la copia USA con la pista sonora italica. Grandissimo doppiaggio di Massimo Turci, Bellini e di tanti altri vocioni di allora. Leggenda vuole che il titolo italiano lo suggerì Sergio Leone, che lo vide in moviola mentre montava Il mio nome è nessuno nella moviola a fianco.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Uau, permettimi di inchinarmi davanti a cotanto commento: hai citato così tante cose da applauso che non so da dove cominciare!!!! Di sicuro ti do il benvenuto al blog e sappi che il mio cuore batte per il cinema marziale sin da bambino quindi non posso che batterti le mani ^_^
      Già che citi quei libri di Esposito e De Luca mi commuovi: li ho amati in ogni pagina e dovrebbero essere studiati a scuola!
      Mi stai facendo venire l’insana voglia di parlare più spesso nel blog di vecchi cavalli di battaglia marziali…

      Mi piace

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